Chiara Berta, il sogno diventa realtà e la realtà diventa sogno

Chiara Berta, il sogno diventa realtà e la realtà diventa sogno

“Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza di affrontare il quotidiano. Preservami dal timore di poter perdere qualcosa nella vita. Non darmi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno. Insegnami l’arte dei piccoli passi.  (Da Il Piccolo principe di A. de Saint Exupery). Viaggiare fino ad arrivare ai confini  della mente, sedersi su un prato  e godere delle stesse sensazioni di bambina, di quando ci si arrampicava sugli alberi per sentirsi più in alto, per provare quella vertigine, quell’entusiasmo misto alla paura di cadere. Malgrado tutto si andava, comunque si esplorava, comunque si cercava di toccare il cielo con un dito per arrivare all’ essenza delle cose. Certo sì, da piccoli, si cadeva, ci si sbucciava il ginocchio, si piangeva ma subito dopo si rideva, subito dopo si giocava, subito dopo si suonava il flauto…E  capitava anche di rabbuiarsi  per un piccolo torto subito, per una merenda rubata al volo, per quella farfalla che non si riusciva ad inseguire… Ma una dopo l’ altra, si sono spente le candeline sulla torta e ci sembrava di crescere, anzi, di non vedere l’ora di crescere sempre più.  Si cresceva senza accorgersene, nel silenzio dei nostri passi insicuri, lenti, ma si cresceva. Perché, poi, una volta diventati grandi, si vorrebbe tornare bambini? Capita a tutti di voler inseguire quelle emozioni passate, quando quel lampo di genio  passava per la testa e diventava un disegno, una barchetta di carta, una lettera spiegazzata da leggere alle volte anche tra le lacrime. Quante volte si vorrebbe ritornare su quell’ albero di ciliegio? Salirvi su per contemplare semplicemente il cielo, per avere la sensazione di arrivare alle stelle come in una bella notte d’ estate. La macchina del tempo ancora non l’ hanno inventata e…  meglio così perché diverrebbe tutto così falsato, così arido e stereotipato. Però ci sono i ricordi, se chiudiamo gli occhi,  magari riusciremo a sentire ancora quel profumo di rosa e glicine, riusciremo a vedere ancora il loro colore che ci inondava gli occhi e l’ anima. E così, in questo modo, potremmo metterci in cammino per trovare la parte più vera di noi, quella che farà rima con le parole libertà e felicità.  Potremmo iniziare a volere le cose con tutte le nostre forze, a non avere più il timore di perderci ma la gioia di ritrovarci perché, in fondo, bisogna smarrirsi per riaversi, perdersi per poi fidarsi di nuovo. Ma soprattutto sentirsi liberi di amare, di sfidare, di lottare, di volere il proprio sogno. Perché, solo alla fine o a metà del cammino, ci accorgeremo che sarà stato proprio il nostro sogno a liberarci dalle paure e dai  condizionamenti. Il nostro tratteggiare un segno su un foglio diventerà quel codice, quel segno di riconoscimento che ci renderà persone uniche al mondo.  Tutto questo solo perché non saremmo riusciti a tradire la parte  più vera del nostro io, la parte più profonda di noi. E quando apriremo quel quaderno di bambina, ci sembrerà di sentire ancora l’ odore delle violette che lasciavamo essiccare all’ interno. Questa volta parliamo di Chiara Berta e, quanto detto, è un modo per presentarla.   Chiara è una persona che, passo dopo passo, è arrivata dove voleva ma soprattutto una donna che non ha tradito la sua parte bambina e la propria essenza. Quarantaquattro anni, è originaria di Felegara e vive in un piccolissimo borgo del parmense vicino a Fornovo, nella natura, sua grande fonte di ispirazione e linfa vitale. Ha due figli, Pablo di dieci anni e Adele di sette.  Chiara è una donna che ha voluto lottare sempre per i suoi sogni, una donna che non si tira indietro davanti alle difficoltà ma le affronta poco alla volta. Nella consapevolezza che, per arrivare alla soglia dei sogni e alla propria meta, bisogna metterci del proprio ed esporsi in prima persona. Dopo aver frequentato l’ Istituto d’ arte come scenografa, è approdata al campo della ceramica, un settore che ha esplorato poco alla volta. Proprio perchè ha voluto conoscere da vicino un campo artistico e ha voluto toccare con mano e vivere  tutta la magia di  un percorso creativo nonché pittorico, poi perché ama sporcarsi le mani di creta, colori  e vivere di quella fantasia che aiuta  davvero a vivere  meglio. Chiara è una che vuole vedere il bello della vita, vuole sperare sempre che ci sia qualcosa di liberatorio e salvifico  da dare agli altri. Istintiva, intelligente, diretta, schietta, ecco che ora Chiara si trova a tirare il fiato, dopo i primi anni di incertezza. Dopo aver svolto il suo apprendistato, si è buttata a capofitto nel suo sogno e, venti anni fa, ha fondato il Laboratorio  Crea, il suo laboratorio di arte ceramica. Il contatto con la materia prima tra segni, tracce e disegni che ha sempre amato sin da piccola, hanno sicuramente dato un senso alla sua vita. Un senso che si muove tra i colori, i progetti, e nei suoi stessi oggetti. In una mattonella o in un piatto, c’ è lei con la sua luce e la sua grazia, una luce che si riflette nell’ intento di ascoltarsi ed ascoltare gli altri. Chiara, oggi come allora, è riuscita a rimanere in ascolto di se stessa insieme ai richiami e all’eco della natura dalla quale si lascia avvolgere. Ed ecco che raffinatezza, stile proprio e unicità caratterizzano anche i suoi pezzi che diventano pura magia ai suoi occhi. Perché Chiara è una donna che si cerca e si ricerca, in continuo movimento, nel rispetto dei suoi stessi cambiamenti interiori, nel rispetto di una libertà che si conquista giorno dopo giorno. Ed ecco che i suoi pezzi sono anche degli spaccati di vita, racchiudono un significato, un simbolo, un messaggio o… una storia da custodire. Anche se le piace sentirsi in fermento, anche se è stimolata dal cambiamento, è tuttavia convinta di voler vivere la vita a “misura d’ uomo” e voler circondarsi di quella  semplicità che gratifica e dà sapore alle cose, senza alterazioni, senza sofisticazioni.  Ed è così che Chiara si cerca e si trova, forse soprattutto perché riesce a vedere il mondo con gli occhi di un bambino, riesce ancora ad inseguire quell’ aquilone nel prato, quel fiore che sboccia, quelle onde che rapiscono il cuore…e poi, chi l’ ha detto che non si può ritornare ad essere bambini? Alle volte c’ è chi  può insegnarcelo, ed è così che il sogno diventa realtà e la realtà diventa sogno.

Il tuo percorso di studi e lavoro?

Ho frequentato l’ Istituto d’ arte ad indirizzo scenografico per poi approdare alla ceramica.  Ho lavorato in un laboratorio di ceramica per tre anni. Ho lavorato  per alcuni anni anche come restauratrice. Da venti anni a questa parte ho  dato vita al “Laboratorio Crea”, il mio laboratorio di arte ceramica.

Che cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’ arte e della creatività? Qual è stato il filo conduttore?

Volevo fare un’ esperienza lavorativa che fosse inerente al discorso pittorico e creativo, volevo fare un’ esperienza lavorativa in ambito artistico…  Così mi è venuto in mente che sul  mio territorio di provenienza, esisteva una realtà ceramica, un’ azienda che offriva la possibilità di fare apprendistato. Nel ’96, in questa azienda, ho appreso tutto il ciclo produttivo della ceramica e ho aperto il mio laboratorio.

Quando nasce il tuo Laboratorio Crea e  quali ricordi  hai di questo tuo momento?

Nel ’99 nasce  il Laboratorio Crea e pian piano si inserisce in comparti ceramici molto sviluppati. Ho davanti l’ immagine di una donna poco più che ventenne con timori e voglia di farcela. Una cosa è certa: l’ entusiasmo che mi caratterizzava all’ inizio del cammino è rimasto inalterato! Oggi, quando apro un forno, percepisco quella magia che, con il passare del tempo,  non è cambiata!

Da che cosa ti lasci ispirare?

Mi lascio ispirare dalla semplicità delle cose e, in particolar modo, dalla natura. Per me, un ramo o una foglia può essere arte, questo è il mio modo di percepire il sibilo della natura anche se, talvolta, mi piace tuffarmi nel caos di qualche città per stimolarmi… In fondo amo i contrasti, ho  questa duplice natura che mi permette  di assorbire al meglio emozioni e sensazioni per poi inventare una decorazione nuova o altro. Ho sempre bisogno di guardare fuori dalla finestra e confrontarmi… Nel disegno che non è necessariamente legato al lavoro, poi, trovo la mia essenza, un modo per raccontarmi in maniera libera. Mi piace raccontarmi, dò importanza a quello che faccio e a come lo comunico! Le persone percepiscono la mia passione, sento la loro stima  e  tutto questo diventa uno scambio emotivo  fondamentale per proseguire nel mio ambito lavorativo. Ascoltare  e ascoltarmi è importante per me, amo poi la montagna, il momento di solitudine in natura dove mi ritrovo. Sentire il ritmo delle cose insieme al mio ritmo.  Mi lascio ispirare da tutto ciò…

Che cosa realizzi precisamente?

Naturalmente il materiale di base è la ceramica che talvolta accompagno al ferro o al legno. Realizzo oggettistica per la casa come palline di Natale, vasi, piatti, lampade, lampadari, mattonelle per cucina o bagno. Tutto personalizzato e nel rispetto delle esigenze del cliente. Consiglio di inserire sempre qualcosa che abbia un significato…Ad esempio su una mattonella, ho dipinto una casa prima di essere ristrutturata o una chiesa per ricordare il giorno del matrimonio di alcuni miei clienti…

Che cosa provi quando lavori nel tuo laboratorio?

Mi metto in contatto con me stessa e con le mie emozioni, provo  a rilassarmi e mi ritrovo nei miei passaggi interiori…

Che cosa provi invece nel veder nascere e crescere un’ opera fra le tue mani?

Provo una gioia impagabile, una magia…

Dove pensi ti porterà il tuo spiccato senso artistico?

-Sorride e prende tempo per cercare la risposta giusta-. Me lo chiedo continuamente. Ho bisogno di nuovi stimoli, penso spesso al cambiamento, quello sto facendo mi gratifica ma, nel contempo, penso spesso di rinnovarmi. Ascolto il momento, penso e spero di non fermarmi mai, mi sento una persona in continua evoluzione ma amo anche vivere a misura d’ uomo, nella semplicità e naturalezza delle cose.

Che bambina eri?

Una bambina vivace, curiosa, sentivo già da bambina di avere una predilezione  per il disegno, da ragazza pensavo di fare la designer, comunque sia, mi è sempre  piaciuto realizzare e costruire le cose…

Pensi che la bambina che eri sia coerente alla donna che sei oggi?

Sì, credo proprio di sì. Oggi dico ai miei figli di fare sempre ciò che li fa stare bene…

Che tipo di donna e di artista sei?

Sono ironica, positiva, allegra, concreta,  so essere cinica  solo quando mi sento circondata da falsità…Come artista, sono molto emotiva e sento in me un fluttuare di energia…

I sentimenti che ti raccontano? E che cosa ti far star bene e male?

Mi fanno star male la falsità e l’ipocrisia,  amo la verità delle cose e la sincerità…

Progetti da realizzare?

Viaggiare, sento spesso l’esigenza di viaggiare per arricchirmi e stimolarmi…

Altre passioni di vita?

Vivere la montagna,  adoro l’arte figurativa, la musica, il cinema, la lettura…

Un motto di vita che ti racconta?

Mi piace un passaggio tratto dal libro “Il Piccolo Principe: “Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante…” Questo per dire  che le cose  si possono sempre vedere sotto una prospettiva diversa…

 

Per info: cell 329-6047476 ; pagina facebook Laboratorio Crea

 

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