Emanuela Chimienti, la bellezza è movimento

Emanuela Chimienti, la bellezza è movimento

Sono attratto dall’intelligenza come se fosse la bellezza, e dalla bellezza come se fosse l’intelligenza (Richard Krause).

Trovarsi nell’ erba alta fino agli occhi tanto da non vedere l’ orizzonte, non vedere l’ infinito ma provare ad ascoltarlo dentro di sé. Trovarsi tra un tappeto di foglie colorate in autunno e verde in primavera, provare i brividi dell’ alternanza delle stagioni. Voler cambiare, voler migliorare per andare incontro alle nuove sfumature che  la vita ci offre insieme alle sue leggi, metamorfosi ed insegnamenti. L’alternarsi delle stagioni  come l’ alternarsi delle stagioni dell’anima. Somigliano a  quel coro di voci che ci ricordano di essere vivi in quel preciso momento, in quel determinato istante. Intanto c’è chi percepisce la bellezza e l’armonia delle cose per vocazione  e talento innati.  In questo modo ci si lascia illuminare dalla bellezza e dall’ armonia che può essere in ogni cosa, solo se la sentiamo, la percepiamo e la ascoltiamo di più. Ascoltare nuovi flussi e riflussi, le mode e i tempi che cambiano insieme a noi. E noi non restiamo mai in posa, ci muoviamo, viviamo, cambiamo. Solo una rappresentazione in movimento può cogliere il senso dell’ identità dell’ uomo. Siamo esseri in evoluzione, cambiamo senza neppure rendercene conto e con noi cambia anche la nostra prospettiva sulle cose e  il nostro sguardo sul mondo.  Poi ci sono le passioni, le inclinazioni, l’essere portato per quel qualcosa, così, senza necessariamente un perché ma per una semplice e sana predisposizione nonchè  attitudine. Perché, sia che siamo predisposti all’ antichità o alla modernità, siamo sempre noi, in bilico tra passato e presente.  Solo accettando questo andirivieni, si può creare qualcosa di unico e prezioso: il passato ci ha generati  e cullati, il presente apre il sipario sulla storia quotidiana in tutte le sue contraddizioni, luci ed ombre. Può, quindi, piacerci il nuovo come il vecchio. Senza tradire niente e nessuno, possiamo essere forieri di quanto è stato e di quanto sarà, incollando alle pareti i nostri sogni futuri e le nostre speranze.  Speranze in un mondo dove si possa trovare equilibrio ed armonia, dove la natura parla di noi  e noi parliamo alla natura, alla primitiva essenza. Anche un tronco d’ albero ha il suo mistero e può essere valorizzato non solo per sua natura intrinseca ma per messaggio simbolico  ed artistico. Basta voler vedere oltre l’ apparenza e la forma, basta voler cercare armonia in sintesi con gusto ed equilibrio. Emanuela Chimienti ha cinquantaquattro anni ed è una interior designer. Nata in Puglia, aveva due anni quando i suoi genitori si sono trasferiti a Bergamo. Ha un figlio di ventisei anni, Alessandro. Il marito Giampaolo ha una falegnameria dove progetta mobili su misura. Insieme lavorano fianco a fianco nel momento in cui si interviene sul recupero di mobili datati o vintage, come dir si voglia. Da qui poi Emanuela opera trattandoli e decorandoli con  svariate tecniche, dallo shabby chic al  provenzale, dal classico al gustaviano al moderno. I tempi si rincorrono come le mode, le tendenze  e gli stili. Ci si trova alle volte in uno stato di spaesamento. Ma con fermezza Emanuela trae appunto la sua sintesi tra gusto, raffinatezza ed equilibrio senza tralasciare niente. Tutto questo, assorbendo mood passati e presenti nella considerazione e nella consapevolezza di entrambi, in modo del tutto naturale. In nome della valorizzazione estetica e storica di un determinato oggetto, sottolinea il rispetto tra antico e moderno, creando interazione in base poi a scelte individuali e personali inclinazioni. Emanuela trasmette davvero  sentimenti di armonia e cura  già nell’ esposizione di alcuni passaggi importanti della sua vita. Sembra di stare con lei  a chiacchierare in un prato verde tra mille margherite, illuminate dai raggi del sole, trasmette quella tranquillità e calma quasi zen, quasi catartica.  Sempre al passo con i tempi,  dotata di spiccate capacità di comunicazione, chiara, lineare, intelligente, aperta al confronto, Emanuela trasmette la volontà di proseguire nel suo lavoro, dettata da enorme passione. Una passione maturata e cementata negli anni che vede i suoi frutti e le sue sfumature evidenziate poi  nel corso dell’attività professionale. Un percorso di studi e di lavoro fortemente voluto che ha portato a farsi conoscere in un settore sempre più in auge. Le sue capacità introspettive fanno il resto: bisogna saper analizzarsi per capire  i bisogni e le esigenze degli altri. Ed Emanuela, animata da un’ innata sensibilità e predisposizione per l’arredamento, trasmette empatia insieme a quel piacere di vedere armonia e gradevolezza nelle case altrui. Perché, si sa, una casa è anche lo specchio della propria personalità. Dunque, il cambiamento come la trasformazione, non bisogna imporlo ma studiarlo insieme, decidere insieme  che cosa tenere, che cosa omettere, dove lasciare una maggiore impronta di sé. Le case parlano di noi e il compito di una interior designer è delicato  quanto di fondamentale importanza nel guidare il cliente  a sentirsi a proprio agio nel proprio ambiente familiare.  Gli stili  che ha scelto sono senz’ altro stili raffinati  e sobri come lo stile gustaviano che è una semplificazione  degli opulenti mobili francesi  rococò e neoclassici. Basti pensare che da qui è nato lo shabby chic… Il lavoro  di Emanuela, quindi, è un lavoro che esprime cura, dedizione,  ed attenzione ancor prima del recupero e successivamente del restyling e della  decorazione. Ecco  intanto che cosa colpisce in genere  e anche in questo caso:  la cura che non è altro che la cura di sé  che ci consente di conoscere noi stessi per poi conoscere gli altri. Si tratta di capire anche dove vogliamo arrivare ed è una ricerca che nasce da tentativi, prove, da un movimento interiore fino ad arrivare a trovare la giusta direzione. Emanuela sembrerebbe averla trovata poiché chi professa il bello, l’ armonia delle cose, il gusto, la passione non può che essere sulla buona strada. La bellezza, d’altronde, è vita, è movimento.

Decoratrice ed interior designer, ci descrivi il tuo percorso di studi e lavoro?

Ho studiato presso la  scuola d’arte a Bergamo e poi subito dopo mi sono occupata nel campo della compravendita di mobili e ancor prima sono stata commessa in una pellicceria…Ammetto che mio marito mi ha dato l’ input in questo campo dal momento che ha una falegnameria, quindi abbiamo unito le nostre attitudini e passioni, ci siamo intersecati e completati a vicenda… Dal canto mio, ho sempre avuto una grande passione per l’ antiquariato  e l’ arredamento di interni. Dunque, sposando mio marito ho come sposato anche le mie vecchie passioni…Solo successivamente ho scoperto vari stili, dallo shabby chic al provenzale dal gustaviano al classico fino al moderno…

Di che cosa ti occupi attualmente?

In realtà sto sistemando e ultimando vari lavori, ho decorato un divano in stile barocchetto, adesso mi sto adoperando per il restyling di un mobile credenza lungo tre metri e trenta…Dal mobile si prosegue con lo studio dell’ ambiente: consiglio il cliente intorno al colore delle pareti e la disposizione degli arredi. Si tratta di un lavoro di psicologia perché si deve intuire lo stile di vita del cliente, non si può imporre al cliente la propria visione, al contrario, bisogna riuscire a capire le sue esigenze ed aspirazioni per consigliarlo al meglio.

Perché hai scelto questa strada e non un’ altra? Che cosa ti ha spinto emotivamente a proseguire?

La passione, la predisposizione innata, il piacere di vedere un ambiente che sia armonioso e gradevole…

Altre passioni di vita?

La lettura in particolar modo, il cinema, il teatro, le mostre d’ arte, i viaggi…soprattutto in Francia dove traggo spunto ed ispirazione al Mercato delle Pulci, occupandomi poi di brocantage…

Le tue letture preferite?

Mi piacciono molto i romanzi di Isabel Allende poichè racconta storie di donne  e le donne vengono viste come le vere artefici degli eventi dell’ umanità…

Come sta cambiando il mondo dell’ interior design?

Il mondo dell’interior design è un continuo flusso e riflusso, ciclo e riciclo storico. Stanno tornando di moda gli ambienti anni’ 70, uno stile riletto comunque in chiave moderna insieme agli stilemi del periodo. Come  stanno tornando di moda anche gli anni ’50.  Intanto nell’ arredamento si possono dosare vari stili insieme ad un gusto dell’ eclettico che non deve mai scadere nel kitsch.

Dove risiede la bellezza, secondo te?

Nell’ armonia, nell’ equilibrio, nella simmetria. Reputo bella una cosa se è gradevole ed armoniosa…

La tua parola mantra, quella che rispecchia anche il tuo design e il tuo carattere?

Gusto ed equilibrio…

Come definiresti il tuo stile?

Un giusto equilibrio tra colori, oggetti, pieni e vuoti, luci ed ombre…

La tua fonte di ispirazione?

Tutto. Ovunque io vada, trovo cose che mi ispirano. Mi lascio ispirare da un locale pubblico come da un palazzo antico e decadente che ha una storia da raccontare, quindi trasmette fascino e gusto per l’antico.

Come ti definiresti come donna e come esperta del settore?

Sono una persona abbastanza socievole, aperta al confronto, ottimista, vedo il lato buono nelle cose ma poi sento il bisogno di stare da sola nei momenti di maggiore ispirazione e creatività. Nel mio lavoro ho uno spirito critico e sono molto esigente con me stessa…

Quale stagione dell’anno ti rispecchia di più?

L’ autunno perché induce alla riflessione, è un’ esplosione di colori, quei colori che mi piacciono tanto, dal rosso all’ arancione all’ amaranto…

Che cosa ti rasserena e che cosa ti rattrista?

Mi rasserena stare con la mia famiglia, ritrovarmi tra tutte donne in un clima familiare al femminile, mi rattrista l’ ipocrisia imperante…

Qual è il tuo motto?

Non è mai come si vorrebbe!    Meglio non avere troppe aspettative! Se non hai troppe aspettative, tutto quello che viene è una  sorpresa e…si spera, una gioia in più!

 

Per info: cell: 347/5784778 ; pagina facebook:  La Bottega del falegname

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