“Ti auguro di ballare una danza, quella della tua vita, ti auguro di udire una musica su cui dirigere i tuoi passi, un ritmo che esplode da dentro da cui trarre forza, energia, amore, al di là delle sfide, al di là delle battaglie di ogni giorno” (Stephen Littleword). Ogni donna ha un nome scritto nel libro della vita, ogni donna è guidata da una stella che scrive in cielo il suo destino, ogni donna è unica come un gioiello o come pietre preziose in tutte le sue venature e sfumature. Ogni donna si unisce alla danza delle vita, si vede bambina allo specchio, assapora i ricordi come frutti maturi. Capita un po’ a tutte noi donne di volerci ascoltare, voler essere libere, librarci nell’ aria in attesa di quel momento tutto nostro. Fa piacere circondarsi di silenzio e guardarsi nella penombra di casa così come ci si guardava un tempo da bambine, quando ci si sentiva delle principesse al solo contemplare le stelle, bagnarsi i piedi nell’ acqua del mare o al solo riflettere lo sguardo nella luce del giorno. Da piccoli era tutta una continua scoperta, una rivoluzione annunciata dalla crescita in atto. C’ è chi vuole portare con sé questo incanto, vuole ascoltarsi nella parte più genuina e recondita della propria essenza e personalità. C’ è chi ama rivoluzionarsi la vita e vederla svilupparsi oltre allo spessore della propria pelle, ossia nei propri successi, emozioni e conquiste. Ogni donna ha il suo nodo da sciogliere, magari torna indietro, fa tanta strada ma torna sul luogo dei ricordi, di quel tempo andato che può essere un maestro, un faro che illumina la mente. Tutto per sentire addosso e dentro di sé l’ emozione di far parte di un progetto, per delinearsi un profilo, un raccordo che va ad unirsi ad una musica speciale che sgorga direttamente dall’ anima. Tania Sbardellati ha sentito dentro di sé di voler far parte di un progetto, ha come registrato un sequel, un film della sua vita. Il titolo potrebbe essere proprio “La mia Africa”, ricordando la famosa pellicola con Meryl Streep e Robert Redford. Questo perché la location principale della sua storia è l’Africa ma anche perché si è sentita parte di un disegno più grande di sé, così grande da doverlo rendere noto prima o poi, da doverlo fermare o imprimere in qualche modo. Proprio come una pietra ed in particolar modo una pietra dura, ha sentito di voler racchiudere un pezzo della sua storia che potesse concentrarsi nella materia, in ciò che la natura ci mette a disposizione. La storia di Tania sembra estratta da un romanzo per tutti coloro che vogliono leggerne e coglierne le pagine insieme alle punteggiature, le virgole, i punti esclamativi… Questo perché la nostra esistenza è fatta di corsi e ricorsi storici, di pause, chiavi di lettura, come una splendida giostra che gira per tornare al punto di partenza. Sta a noi salirci sopra e continuare a girare, fino poi a scendere per aver trovato la nostra dimensione, quell’aura, quella conoscenza di sé che inizia poi a manifestarsi completamente. Tania Sbardellati nasce a Roma nel ’76, si laurea in Giurisprudenza e, successivamente, occupandosi di diritto internazionale, lavora alcuni anni in Africa. Ed è proprio durante questa esperienza africana che resta affascinata dalle pietre dure, dalla loro bellezza, significato, tradizione. Rientra a Roma nel 2006, incontra l’uomo della sua vita, Alessandro, dottore in urologia, si sposa e nascono due figli. Dopo un periodo nel quale ha fatto la mamma a tempo pieno, insieme alla creazione di monili ha poi iniziato ad interessarsi di cristalloterapia, materia affascinante e ricca di mistero. La voce di Tania vibra fluida come se fosse fuori dal tempo o meglio come se desse importanza al tempo solo per il fatto di esserci, aspirando però a riempirlo a modo suo, secondo la sua vera personalità. Tania dà molta importanza alle parole che dice, sembra muoverle cesellandole a seconda del messaggio da voler inoltrare, a seconda dei passaggi che hanno delineato nel tempo la sua vena creativa. Si racconta e diventa un fiume in piena che non riesce ad arginare. Comunicativa, sensibile, disponibile, professionale e profonda, Tania ama viaggiare, ama gli animali, la cucina, le persone vere, le cose vere che sembra ricercare all’ infinito in quell’ unicità, quel dettaglio e quel particolare, proprio come fa con le pietre dure. Perché i veri artisti, i veri creativi sono così: si attardano sul particolare per arrivare all’ universale, si portano dietro un mondo. Tania ha portato con sé, attraverso lo sguardo di bambina e di donna, i colori, le luci, i suoni, le vibrazioni di una grande terra che è l’Africa. I suoi occhi si sono riempiti fino a straripare nei ricordi, in quei tuffi al cuore che inevitabilmente conducono all’amore, a emozioni uniche, a passioni uniche. Creare per Tania è un po’ come pensare: una collana diventa un pensiero da infilare tra il fascino di pietre dai colori quasi onirici, senza tempo. Creare per Tania è pensare alla donna in modo autentico. Perché la donna è un po’ come un viaggio da intraprendere e un continente da attraversare con le sue luci di sera e di giorno.
Dietro ogni passione si nasconde una storia, qual è la tua storia riguardante la creazione dei monili?
La mia passione per i monili ha radici che affondano nel mio passato… Mio padre che ora è un ingegnere in pensione, ha lavorato per sovrastrutture in via di sviluppo e quindi volle fare un’ esperienza all’ estero. Io avevo circa sei mesi e partii insieme ai miei genitori per il Camerun restandovi fino ai tre anni di età. Una volta tornata in Italia e dopo averla girata sempre per il lavoro di mio padre, poi, crescendo, mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza, ma come accade dopo i diciotto anni, non sempre si hanno le idee troppo chiare. Comunque sia, mi sono trovata ad essere un consulente legale. Intanto, all’ epoca, mio padre si trovava in Algeria ma chiese successivamente di lavorare in Mozambico. Ecco perché verso la fine del 2004 chiesi anch’ io di lavorare come consulente legale in Mozambico. Per l’occasione, approfondii la materia di diritto internazionale e migliorai il mio inglese. In Africa ho visto di tutto…e ho subito l’ influenza positiva di una cultura etnica: da qui la mia passione per i monili che ho riportato quando poi, nel 2006, sono ritornata in Italia. Ho ripreso questi particolari bijoux realizzati a mano con pietre dure, li ho smontati, li ho rivisitati così per gioco ma poi ho pensato di iniziare seriamente a creare qualcosa di mio… Sempre nel 2006 ho conosciuto mio marito, mi sono sposata in breve tempo perché si è trattato di un vero e proprio colpo di fulmine. Sono nati i miei due figli Beatrice e Dario che oggi hanno dieci e otto anni…Mi sono occupata a tempo pieno della famiglia per cui una volta diventati i miei figli più grandicelli, e restando a casa, mi sono catapultata nell’ avventura della creazioni dei monili. Devo dire che mio marito, conoscendo la mia storia personale, mi ha sempre spronato e continua a farlo, desidera quanto me che riesca a realizzarmi in questo settore della creazione artigianale di particolari bijoux con pietre dure…
Quali sono i tuoi ricordi legati all’ Africa?
-Tania resta un po’ come sospesa ma giusto per riprendere fiato. Con la voce che a tratti rimbalza per l’emozione inizia a parlare della sua Africa…- In Africa ci sono posti meravigliosi, la gente è bella e solare…Dal punto di vista umano, il continente africano è sempre stato molto impegnativo. Dico questo perché si lavorava molto, anche di sabato e c’era poco tempo per il riposo. Ho assistito a questo doppio lato che si muove tra la povertà dell’ uomo e la bellezza struggente dei paesaggi…Ho incontrato la Comunità di S. Egidio come varie organizzazioni umanitarie come ho visitato l’orfanotrofio di Maputo. Ma devo dire che alle volte, oggi come allora, non c’è nemmeno bisogno di andare a visitare gli orfanatrofi, basta uscire per strada e incontrare il primo villaggio e accorgersi della mancanza dei beni primari, ossia l’ acqua e la corrente elettrica. Ci sono bambini che non si lavano e che non hanno i genitori: provi un sentimento di impotenza alle volte, qualcosa ti irrompe dentro e ti fa capire che cos’ è la vita vera, toccando con mano alcune realtà sconosciute. Ma quello che maggiormente mi ha colpito è stato lo spirito degli abitanti del luogo: persone solari che sorridono con poco e niente…sono diffidenti perché si sentono sfruttati ma quando capiscono che non vuoi fargli del male sono pronti a darti l’ anima…Poi la natura incontaminata, l’ aria che si respira, le strade bianche, i paesaggi africani sono unici al mondo con tramonti mozzafiato e vegetazione selvaggia: il Mozambico è già un Paese più occidentalizzato, vicino a Maputo poi c’è una riserva naturale, il Krugher Park, dove ci sono vari animali della savana tutelati dai guardiaparco. Ho pernottato in un campo tendato dove si sentiva di tutto, ho visto molti animali come leoni, giraffe, elefanti ma anche particolari specie di volatili. Ci sarebbe tanto da dire ancora ma una cosa è certa: l’Africa mi è rimasta dentro.
“I bijoux non sono fatti per dare alle donne un’ aura di ricchezza, ma per renderle belle”, dice Coco Chanel, pensiero che tu hai inserito nel tuo sito http://www.st-ones.net . Che cosa pensi dunque della bellezza?
Non mi piace seguire le mode e penso che bellezza sia anche sinonimo di unicità: adoro le imperfezioni, quei fori naturali, quei colori striati…
Quali sono i monili artigianali in pietre dure che realizzi?
Le creazioni donna comprendono bracciali, orecchini, collane, anelli. Realizzo anche monili per uomo e bimbi e si possono anche richiedere monili personalizzati, con pietre e materiale che si possono scegliere in partenza. Prima immagino i miei pezzi, li penso anche di notte, quindi li realizzo, ma poi li arricchisco a seconda delle esigenze del cliente.
Quali sono i tipi di pietre dure maggiormente utilizzate?
Utilizzo pietre come l’onice, l’agata, la giada, il quarzo, il lapislazzuli, l’ossidiana, l’amestista, l’ acquamarina, l’ avventurina verde e la pietra di luna. Ogni pietra ha le sue caratteristiche e i suoi benefici nel campo della cristalloterapia al quale io per prima mi sono addentrata, trovandolo un mondo interessante, affascinante e tutto da scoprire!
A quale pietra sei più affezionata e pensi di assomigliare?
Sono affezionata all’ agata Botswana, mi piace perché è imperfetta, naturale, semplice. Questo meraviglioso minerale viene estratto in Africa ed è affascinante per le sue striature. Secondo la leggenda, l’agata Botswana riesce a trattenere la luce del sole, così da poterla poi donare a quelle persone che si sono perdute. Io mi sento così e penso di essere una persona aperta, disponibile ma che ama l’autenticità, la genuinità, la naturalità, la schiettezza, la spontaneità.
Quali sono invece i materiali che utilizzi ?
Da premettere che nei miei monili non c’ è niente di fuso ma tutto viene assemblato con gli attrezzi giusti. I materiali utilizzati sono l’ acciaio, l’ottone, il rame, l’ alluminio. Nella nuova collezione ho utilizzato un nuovo metallo: lo zama che è una lega composta da alluminio, zinco, magnesio e rame. Per i charms utilizzo in special modo l’ argento tibetano che ha una percentuale di argento minore rispetto al normale argento, una percentuale che unito allo stagno o al rame restituisce quel colore brunito, tipico dell’argento anticato.
Prossimi progetti?
Ho in mente di creare una linea che ricorda i monili delle donne vichinghe e l’ alfabeto runico…
Il tuo colore preferito?
Il rosso ma anche il rosa: sono colori con accesi punti luce…
Un tuo motto?
“Per aspera ad astra”!
Per info: http://www.st-ones.net ; cell: 347/2479003