Simone Gabaldo, sulla scia del tempo

Simone Gabaldo, sulla scia del tempo

La creatività non è altro che un’ intelligenza che si diverte ( A. Einstein). Il tempo è nostro amico, un nostro compagno fedele ma può rivelarsi anche uno sconosciuto ed un eterno enigma. Dipende da noi. Da quando saremo capaci di congiungerci al tempo e sposare  il suo ritmo e le sue dinamiche. Perché non si può vivere una vita  a farsi domande, ad affannarsi a cercare risposte mentre il tempo passa quasi inavvertitamente. Invece bisogna percepire le ore, i minuti, i secondi del tempo che passa e toccarlo come sabbia tra le dita, avere una percezione e una sensazione attiva del tempo che passa. Bisogna soffermarsi sui bei momenti ma anche  assistere  ai nostri stessi passaggi interiori, senza temerli. E amarli perché siamo sempre noi i protagonisti e gli attori di quel teatro e spettacolo chiamato vita. Organizzare e ottimizzare il nostro tempo, avendo uno spirito critico e  cercando di avere una visione completa su presente, passato e perché no? anche sul nostro futuro se pur non potremmo conoscerne i dettagli a fondo, farà di noi una persona responsabile.  Responsabilità è una bella parola, tra l’ altro deriva dal latino “respicere” che vuol dire guardare ma anche rispettare. Ecco, il fulcro di ogni cosa è rispettare appunto noi stessi e il tempo che viviamo. Si chiede rispetto, si porta rispetto, si merita rispetto, si incute, si esprime, si manca di rispetto.  Quanti sentimenti, quante dinamiche interiori vengono fuori con la parola rispetto, tante, davvero tante! Nel rispetto delle cose e delle persone si fondano ideologie, correnti, visioni, concezioni, azioni. Se al rispetto si aggiunge la parola  sostanza e la parola essere, siamo salvi o perlomeno siamo sulla buona strada. Saremo così nel tempo che ci sarà amico.  Cercare la verità, la nostra verità e dimensione umana è importante, è quasi più importante che trovarla.  Magari alle volte non si troverà la verità assoluta ma ci troveremo e ritroveremo noi per il solo fatto di averla voluta trovare. Ognuno, dunque, cerca di allungare il suo ponte verso la felicità, ognuno tira la sua lenza per pescare quello che più si confà al suo abito interiore, ognuno cerca di tenersi a galla come può e ognuno di noi cerca la propria verità.  Come è accaduto a  Simone Gabaldo, un uomo che ha apparentemente ancora l’aria di un eterno ragazzo ma poi vi si scopre una grande maturità e singolare visione di vita.  Simone ha quaranta anni, vive  a Verona con sua moglie  Tatiana e sua figlia Jennifer di dieci anni. Nella sua vita ha fatto diversi lavori e questo hanno arricchito la sua personalità e aperto nuovi orizzonti. Perché l’ esperienza e il lavoro premia sempre. Ha iniziato dall’ humus Simone, e questo è molto bello e gli fa onore.  Verso i tredici anni ha iniziato con il lavorare nei campi d’ estate.  Solo chi affonda le mani nella terra, solo chi riesce ad essere umile  e semplice fino in fondo, potrà trovare i suoi tesori, la sua strada, le sue passioni di vita.  Grazie a quel libro importante che ci ha permesso di crescere solo se riletto e rivisto. Suo padre Enzo era un riparatore di treni nonché falegname, da lui ha appreso la passione per la manualità. Quel che colpisce di Simone è appunto la sua umiltà, il rispetto che ha per le persone e per il tempo. L’ essere un uomo di altri tempi, con valori  e quel senso di libertà che si porta dietro.   Spirito libero e anacronista, di Simone colpisce  il suo voler essere più che apparire anche se poi si maschera ed esce fuori.  E vedremo in che modo… Simone oggi fa il magazziniere ma ha davvero fatto di tutto, adattandosi alla quotidianità con uno spiccato senso del dovere. Ed è così che poi è arrivato all’ improvviso quel tocco magico a rendere fantastica la sua vita e anche quella della sua famiglia che ha abbracciato il suo stesso filone artistico. Parliamo dello Steampunk, un filone della narrativa fantastica e ancor meglio della fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all’ interno di un’ ambientazione storica. Steam significa vapore, fonte tipica della rivoluzione industriale e gioca con anacronismi e  tecnologie, immaginando come sarebbe il passato se il  futuro fosse accaduto prima.  Simone ha abbracciato per caso questa filosofia di vita.  Da premettere che ha sempre avuto la passione per i carri allegorici di carnevale e i costumi dell’ 800, periodo nel quale gli sarebbe piaciuto vivere davvero. Una passione tale che l’ ha condotto a leggere e studiare l’ epoca ottocentesca fino poi a imbattersi nello Steampunk.  Di questo filone gli è piaciuto non solo l’aura dei Racconti Fantastici di Giulio Verne, tra i più importanti autori di storie per ragazzi come la Londra Vittoriana dei romanzi di Conan Doyle, ma il fatto di poter travestirsi interpretando il personaggio che si vuole, avendo ampia scelta.  Sempre tenendo presente la filosofia dello Steampunk che invita a questa sorta di provocazione: ossia  a focalizzare l’attenzione su come si sarebbe visto il futuro nell’ ’800. Un filone davvero affascinante quello dello Steampunk. E non è finita qui: lasciandosi ispirare da questa corrente, Simone  è diventato un artista  a tutto tondo. Realizza di tutto: dagli anelli ai capi di vestiario agli accendini, tutto in chiave Steampunk.  Ciò che colpisce di Simone Gabaldo è la sua voglia di volare sulle ali dell’ immaginazione la quale infonde senz’ altro libertà assoluta.  Poiché dice: – la  realtà a lungo andare stanca-. E come dargli torto? Ognuno di noi dovrebbe trovare il suo spazio incantato, il suo giardino segreto dove trasformare la vita ordinaria per farla diventare straordinaria. Questo mix di valori, romanticismo, fantasia, libertà, evasione, il voler vedere la vita da un’ altra angolazione non può che affascinare. Come affascina la personalità di Simone con quell’aria sognante ma con quella determinazione nel voler dare sostanza ai suoi giorni, sulla scia del tempo.

Raccontati tra vita ed esperienze lavorative…Il tuo primo lavoro e l’ ultimo?

Ho iniziato la carriera lavorativa nei campi. Io provengo da una cultura rurale. A tredici anni ho iniziato a lavorare nei campi d’ estate fino ad arrivare alla maggiore età. Ho fatto il meccanico, poi ho fatto consegne per una ditta di arti grafiche, ho lavorato in un  centro commerciale come addetto al banco della gastronomia. Ho lavorato in un’ acciaieria e come montatore di porte blindate.  Oggi lavoro come magazziniere…

Ma non ti bastava, giusto?

-Sorride-. Beh, ho sempre voluto trovare un modo per esprimermi di più…

Quando nasci dunque come artista e perché hai scelto il filone detto Steampunk?

Nasce tutto per caso o per fortuna, ho avuto  sempre la passione per i carri allegorici di carnevale  che si tengono ogni anno  nel centro storico di Verona. Ho sempre ammirato gonnelloni, cilindri e quant’ altro, restandone affascinato e quindi ho voluto iniziare a  studiare l’ epoca ottocentesca…in questo modo mi sono imbattuto nello Steampunk. Intanto mi sono sempre piaciute Le Storie Fantastiche di Giulio Verne e così dopo continui approfondimenti,  ho conosciuto il gruppo Steampunk Nord Est  a Venezia. Come dicevo, mi ha sempre affascinato il passato, in particolare l’ Ottocento e lo Steampunk, a differenza della moda Cosplay dove bisogna interpretare alla lettera il personaggio. Lo Steampunk permette di  interpretare chi si desidera in una maggiore libertà di espressione. Poi mi piace lo Steampunk per la volontà  di vedere e ricreare il futuro nell’ ottocento.

In che cosa ti rappresenta in termini emotivi lo Steampunk?

Mi restituisce una forma di evasione che altrove non riesco a trovare, mi libera dalla monotonia giornaliera, mi astrae dalla realtà che alla lunga stanca, mentre l’ immaginazione mi rende libero…

Che cosa hai realizzato e realizzi attraverso questa filosofia?

Ho realizzato anelli rivisti a modo mio con vari ingranaggi come una anello in metallo anticato con carta di cotone, un cilindro con il comignolo che fuma, capi di vestiario, accendini,  particolari armi giocattolo, ali di farfalla con ingranaggi… Lavoro anche su commissione, quindi dò ampio spazio alla mia fantasia e a quella degli altri…

Progetti futuri?

Sto collaborando con Barbara Melli, una pittrice di Roma. A entrambi piace valorizzare la donna e le storie di donne  dell’ ottocento, tutte storie realmente accadute per poi riportarle in chiave Steampunk.  Come la storia di Nellie Bly,  giornalista statunitense,  la donna che ha fatto il giro del mondo in settantadue giorni…Barbara prende spunto dalle mie opere che poi dipinge…Intanto  quest’ anno ho partecipato a cinque eventi firmati Steampunk  come  ho partecipato da poco al raduno Steampunk di Valeggio sul Mincio, sono stato un  esperto di esplosivi di un  battello volante…

Per abbracciare questo filone, c’è qualcosa che non accetti di questa società?

Prima mi domandavo tante cose, non accettavo alcuni aspetti della società. Oggi ho imparato a non farmi condizionare, la mia Jennifer mi ha messo la testa a posto, è una bambina felice…

Certo,  è fortunata ad avere un papà così che le fa vivere una fiaba d’ altri tempi…

Se non altro, in questo modo,  cerco di distoglierla dall’ uso di tablet e telefonini…

Che cosa ti piaceva fare da ragazzo?

Ho sempre vissuto a contatto con la natura,  lontano dalla confusione,  andavo a pescare al fiume,  si organizzavano feste con gli amici a casa come anche in un semplice garage, vivevamo di poco ma stavamo bene davvero…

La domanda sorge spontanea: che cosa ti fa star bene e che cosa ti fa star  male della società di oggi?

Non sopporto i discorsi materialisti, l’ipocrisia, l’apparire più che l’essere. Non sopporto le nuove generazioni attaccate sempre ai nuovi strumenti tecnologici, l’ isolamento dei giovani, la stereotipazione, la mancanza di fiducia verso il prossimo, l’ opportunismo, la mancanza di dialogo…Tutto questo mi faceva star male anche da ragazzo… Invece mi fa star bene la famiglia, l’ unione familiare, le gite in montagna con la mia famiglia e  con i miei amici  in mountain bike tra le malghe… Poi mi fa star bene l’ amicizia vera e il rispetto verso il prossimo.

Un sogno targato Steampunk?

Un viaggio in Inghilterra, dove è sentito di più lo Steampunk…

Quanto sei legato al passato?

Tanto, mi affascina il passato, mi sarebbe piaciuto vivere nell’ ottocento, a lume di candela, tra cavalli e carrozze, soprattutto perché  vigeva maggiore rispetto. Ci si dava il buongiorno anche se non ci si conosceva, magari alzando il cappello!

Come ti definiresti come uomo e come artista?

Sono un uomo semplice ed umile, tenace e determinato, i miei amici però mi chiamano lo “svizzero”, sono preciso e di principio, il tempo va sempre ottimizzato al meglio. Come creativo mi sento un sognatore, più sogno e più creo…

Un tuo motto?

Non potrebbe che essere vivi e lascia vivere…

 

Per info: Simone Gabaldo: amministratore del gruppo facebook  Steampunk Italia; pagina Facebok Steam Art Creation; cell:  340-8319727

 

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