Il coraggio percorre una distanza breve; dal cuore alla testa, ma quando se ne va non si può sapere dove si ferma; in un’emorragia, forse, o in una donna, ed è un guaio essere nella corrida quando se n’è andato, dovunque sia andato (Ernest Hemingway). Il coraggio delle donne è infinito, vario, bello, affascinante e unico. Il coraggio delle donne nel pronunciare dei no che poi aiutano a crescere, il coraggio di distinguersi in questo mondo di like e affermare il proprio credo, la propria personalità. Nel lavoro il coraggio delle donne è quello di seguire il proprio istinto e la propria passione. Poi c’ è anche il coraggio di avere paura e quando si è sfiduciate di affrontare sempre nuove battaglie quotidiane. Poi c’ è il coraggio di educare i propri figli in questa era digitale e il coraggio di mandare avanti la propria famiglia fra mille difficoltà nell’ intenzione di curare anche il proprio rapporto di coppia. Quante sfumature ha il coraggio di una donna? Tante davvero. Poi c’è anche chi deve imprimere una marcia in più e lì si ha bisogno di una forza particolare, come di una miniera di risorse interiori dalle quali attingere. La donna oggi è presa da mille incombenze e magari cerca il suo rifugio, un rifugio che può essere una passione antica o semplicemente un modo per mettersi in discussione, un modo che ha anche il sapore del coraggio nel non fare le cose che non ci appartengono e che non si sentono come proprie. Ci sono donne che si analizzano fino ad intuire quale possa essere la loro strada: in questo modo possono essere addirittura contagiose per altre donne che hanno bisogno di esempi e testimonianze e che sono alla ricerca della propria identità. Le donne dalla loro hanno anche il coraggio di immaginare e l’immaginazione stessa insieme alla fantasia può portare a confini fino ad allora sconosciuti. Ecco che poi la forma si trasforma in materia e viceversa, ecco che poi scaturisce la creatività. E forse alle volte basterebbe affrontare tutte le sfide del nostro viaggio respirando solo amore, amore per i figli, per il proprio marito, per il lavoro che si sceglie. Questo perché si fa tutto con il cuore. Silvia Gibertini è una donna di quarantaquattro anni, una donna semplice e forte, una donna che ha tanto da dare a se stessa e agli altri. Alle spalle ha una famiglia ricca di valori che le ha trasmesso il senso del rispetto e del sacrificio. Una donna che non si ferma davanti alle difficoltà, anzi sa trarne spunti di riflessione per sé e per gli altri. E come un filo di Arianna che si srotola nel tempo, Silvia attraverso la merceria di famiglia che è la sua attività primaria, ha creato il suo rifugio-passione. Il Batuffolo, questo il nome della merceria a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia dove vive e lavora insieme alla mamma Lilia. Il negozio è diventato fulcro dei suoi manufatti e graziose creazioni che vanno ad arricchire uno spazio espositivo in continuo allestimento, caratterizzato dalla sua cura e dedizione. Silvia ci tiene a definirsi una autodidatta e come dice, oltre ad aggiustare le cerniere, si concentra su tutti i materiali dell’ hobbistica femminile, passando così dalla lana al feltro al pannolenci al cucito creativo. Silvia è sposata con Devis, una coppia solida la loro che si comprende e si appoggia vicendevolmente. Hanno un figlio Alberto di dodici anni. Silvia ama la sua famiglia e il suo lavoro e il suo piccolo paese del quale ricorda volentieri tradizioni e atmosfere. Ama gli animali: ad allietare la sua famiglia c’ è un cane Bobo che ha adottato e Penny, un gatto. A suo figlio intende trasmettere quei valori che un tempo i suoi genitori le hanno trasmesso nella semplicità e gioia di vivere. Fin qui tutto sembrerebbe normale se non fosse per quei momenti bui che nella vita ti assalgono all’ improvviso e con gli stessi ci sembra di far parte di un altro pianeta dove il dolore e la sofferenza hanno una parte determinante. Quando sono arrivati i momenti bui per Silvia, proprio questo mondo che si è cucito addosso l’ ha aiutata a proseguire e ad avere fiducia nel domani, un domani che ha saputo colorare con i colori dell’ arcobaleno. Donne come Silvia hanno negli occhi il sorriso di chi sfida la vita, quell’ umiltà che aiuta a vivere persino il dolore. In questo modo un bel giorno ci si sveglierà e addosso si avranno vestiti migliori fatti di forza e coraggio. Intanto vivere la quotidianità attraverso il proprio lavoro è dare davvero un senso non soltanto alla propria vita ma è un modo per fermare il tempo e vivere quel meraviglioso e se pur fragile domani. E quando la pioggia ci sorprenderà all’ improvviso, sapremo anche come ripararci! Silvia è una persona ottimista, positiva, concreta, solida, una persona dalla quale si può imparare a vedere le cose sotto un’ altra sfumatura, un’ altra luce. Perché la vita è un continuo libro da imparare a leggere comprendendone il pensiero dei suoi migliori autori.
Quando nasce la tua passione per l’handmade?
Si è trattato di un percorso non occasionale ma voluto…Dopo aver frequentato due anni di università, ho fatto due chiacchiere con me stessa, mi sono ascoltata per capire che cosa mi facesse stare bene. Intanto già intorno ai ventidue anni affiancavo mia mamma nella merceria di famiglia. Penso che qui sia iniziata la mia passione anche perché bisogna sempre inventarsi nuovi lavori, perché non sempre si riesce a vivere esclusivamente della propria attività. Devo dire che il nostro punto vendita è ben articolato, curato e in continuo allestimento tra articoli da ricamo per puntocroce, tele e filati vari. Non ho resistito… dunque posso parlare di una passione cresciuta nel tempo. Nel nostro negozio, Il Batuffolo, si possono trovare anche capi di abbigliamento lavorati da me a mano ai ferri o all’ uncinetto insieme ad altre mie creazioni: si va dai quadretti agli addobbi per nascita ai berretti, dai maglioni alle borse. Sto iniziando già a creare qualcosa per Natale come palline e angioletti e alcune mie creazioni si possono trovare sul sito http://www.pinterest.it
Quante ore dedichi alla tua passione?
Lavoro di sera fino all’ una di notte…
Un tuo manufatto che ha avuto successo?
Un cappottino di lana per una bimba che ho realizzato in occasione della festa dell’ uva. Una festa di paese che, in una fiera storica, ricorre nella terza settimana di settembre. Devo dire che è piaciuto molto.
Quante ore hai impiegato per la realizzazione di questo cappottino?
Circa venti ore ma di solito lavoro in maniera frammentaria…
Come puoi definire il rapporto con la tua mamma che lavora con te da anni nel negozio di famiglia?
Ho un rapporto bellissimo con mia mamma che adesso ha settanta anni, è un bel sodalizio! Ho appreso da lei il lavoro della maglia ai ferri, il nostro è un rapporto di amicizia e di lavoro! Ma devo dire che anche il mio papà mi ha aiutato nel restyling del nuovo negozio attraverso lavori di falegnameria, inserendo poi i cosiddetti pallet, pedane di legno che oggi vanno molto di moda.
Che ricordi hai delle tue primissime creazioni? Che cosa hai realizzato agli esordi della tua passione?
Un cuscino a punto croce con un bambino che dorme sotto le coperte.
Quali sono i materiali che usi più frequentemente?
Il polistirolo, il plexiglas, il legno che poi copro con lana e pannolenci, poi penne a gel nere e bianche per delineare i contorni del viso.
Che cosa stai realizzando adesso?
Un fiocco nascita con una cornice e una coccinella di pannolenci.
Come ti definiresti?
Beh, mi definirei una persona trasparente, generosa, solare, coraggiosa…
Che cosa ti piace fare nel tempo libero?
Mi piace andare a cinema, passeggiare nei boschi, leggere…Da ragazza mi piaceva andare in bicicletta a contatto con la natura…oggi amo molto sciare: di solito con la mia famiglia siamo soliti andare a Sestola, sull’ appennino modenese e sul Monte Cimone.
Che cosa è la creatività per te?
Attraverso le mie creazioni mi sento realizzata, la manualità mi rilassa, mi stimola, mi aiuta nei momenti difficili…
Mi hai confessato che c’ è stato un momento difficile nella tua vita…
apprezziamo il fatto che tu voglia regalarci la tua testimonianza affinchè possa essere da monito per altre donne…
Si per me è un po’ difficile parlarne e ripercorrere quanto mi è accaduto ma se può essere di aiuto ad altre donne… Nel Natale scorso mi è capitato di scoprire di avere un nodulo al seno e naturalmente da lì iniziò un percorso doloroso: sono stata operata e ho dovuto sottopormi a chemioterapia. Adesso sono perfettamente guarita ed invito di cuore le donne a fare prevenzione!
Come hai reagito a tale notizia?
Non ti sembra vero, ti sembra di essere in un altro pianeta, in una vita che non senti più tua. Ma tutta la mia famiglia mi è stata vicina e mi ha dato la forza di andare avanti; alla fine del percorso mi sono scoperta molto più combattente e ho scoperto risorse interiori che non pensavo di avere…Mi ha aiutato molto continuare a lavorare anche durante la terapia…
Ti ringrazio a nome di tutte le donne per questa tua testimonianza! Cambiamo discorso… che cosa si organizzerà a Castellarano per Natale?
Ci sarà il mercatino di Natale il 17 dicembre…
Memorie legate al tuo paese e alla tua famiglia di origine?
Sono ricordi legati ai mestieri antichi e in particolar modo a mio nonno Jafet che impagliava le sedie e aggiustava gli ombrelli. Sono ricordi legati a mia nonna Ada: cantavamo insieme le canzoni dei partigiani e le incidevamo sulle “cassette” come si faceva prima. Poi ricordo come se fosse ieri un sabato sera di cinque anni fa. La neve imbiancò tutto il centro storico di Castellarano, pura poesia!
Come definiresti la tua passione?
Un sogno antico…
Per info: Pagina facebook Il Batuffolo; cell: 340/3657813