Nadia Freschi, quella luce che va oltre

Nadia Freschi, quella luce che va oltre

“Io vorrei, superato ogni tremore, giungere alla bellezza che mi incalza…togliere la misura della voce e cantare all’ unisono coi suoni”  (Alda Merini). Il fruscio del vento tra gli alberi ti parla mentre hai quel timore iniziale che ti blocca ma poi, quella foglia che cade all’ improvviso sul viso fino ad accarezzarlo, ti implora quasi di andare avanti. E tu vai, senza sapere che cosa ti aspetta, a volte con i pugni chiusi e gli occhi sgranati, tra cielo e terra, sogni, paura, pensieri  e desideri. In quel caos emotivo che tutti conosciamo, quando la nostra essenza non si è ancora pronunciata, terra da modellare, perché è oggetto di cambiamenti o perché è ancora in quello stato embrionale  e non può conoscerne ancora i tratti.  Ma un vento che è pneuma, respiro e soffio vitale ci sospinge fino a condurci all’altra riva, lì dove una barca si è fermata per riportarci in salvo. All’ inizio le nostre gambe tremeranno dalla paura per l’ ignoto che si appresta  ad avanzare. E noi continueremo ad andare incontro a quel flusso vitale che altro non è che la stessa forza della natura. Quella forza che ci fa intravedere la luce anche in un cielo carico di nuvole grigie, quella forza così potente che riesce ad illuminare anche i sentieri più impervi fino  a riuscire ad unirci alle stelle. Ed è così che rimarremo sopraffatti  da  qualcosa che va oltre noi stessi, una luce che ci sovrasterà all’ improvviso e andrà oltre ogni nostro programma, ogni nostro passo o giudizio.  E ci ricorderemo di quando stavamo in piedi, raggelati e punti dalle nostre vicende, dalle nostre leggende personali. E ci accorgeremo che sarà proprio quello spillo al cuore ad appuntarci alla vita. Perché, per vedere quella luce che va oltre il buio, oltre ogni ostacolo e oltre anche il nostro respiro, occorre oltrepassare il fiume, quel fiume di dolore che, comunque sia, ci porterà alla sapienza e alla salvezza.  E ci saranno anche volte che non riusciremo a guardare in faccia lo stesso dolore e che vorremmo starcene da soli, braccati ed indifesi con le mani tra le mani e il nostro pianto che ci conosce bene. Perché è lo stesso pianto di quando eravamo piccoli, perché sarà quel pianto antico e liberatorio a sospingerci sulla soglia di una nostra nuova essenza. E se saremo bravi a remare controcorrente e ad arrivare dall’ altra parte del fiume, saremo salvi davvero, perché avremo tutta la riconoscenza e il rispetto della natura che ci vuole vivi, onesti e liberi. Come solida, libera e vitale è Nadia. Una donna di quarantadue anni che ha conosciuto alcuni passaggi sotterranei, attraversando alcune fasi di vita per riemergere e riuscire a vedere quella luce che va oltre ogni ragione, ogni impedimento, ogni brutta sensazione o presentimento. Nadia Freschi è toscana,  è originaria di Prato ma oggi vive a Campi Bisenzio in provincia di Firenze  insieme  a suo marito Matteo, la gatta Luna e i cagnolini Pepe e Mia. Ciò che colpisce di Nadia è l’ aver superato il fiume nuotando e resistendo contro le avversità, avvalendosi della sua forza vitale e della sua bellezza interiore.  Dopo gli studi classici si laurea in Lettere e Filosofia con indirizzo storico e artistico. Poi, come spesso accade, non sempre le nostre migliori aspirazioni sono riconducibili alla stessa realtà lavorativa. E quindi, spirito libero qual è, ha cercato un suo percorso di lavoro avulso dalle sue vere aspettative. Ha lavorato spesso come commessa e venditrice per poi arrivare a quel bivio che non conosceva prima. Il suo corpo ha cominciato a cedere a causa di una malattia genetica che le ha scombussolato  l’esistenza. Dopo un periodo nel quale si è sentita sopraffatta dal suo stesso dolore, ha deciso di reagire mettendo in campo le sue risorse  e nutrendosi di ciò che aveva imparato e percepito sulla sua pelle. Tutto ciò dando libero sfogo alla sua creatività che è diventata nel tempo una terapia, quel quid in più, una compagna di vita. Nadia, intanto, ammette di sentirsi una creatura naturale perché si sente fortemente in simbiosi con il mistero, l’incanto  e la forza della  natura in quella terra che l’ha protetta come in una corteccia d’albero o un bozzolo di farfalla per poi salvarla e donarle qualche sogno in più da coltivare. Sognatrice lo è sempre stata, sin da piccola, e oggi appare con gli occhi più sgranati di prima per voler credere ancora di più  ai sogni sotto forme, contorni  e cornici diverse. Nadia appare forte come il legno d’ulivo che si mantiene nel tempo, dolce e delicata, determinata, sicura di voler camminare ancora nella nuova consapevolezza di  mettercela tutta per attraversare il fiume e arrivare dall’altra parte della riva.  Nadia ama e crede nelle cose semplici e naturali e in un ritorno all’antico, a quel calore, a quello spazio sia fisico che mentale che ti fa sentire a casa.  Ed è così che si chiama il suo piccolo e  grande sogno ritrovato perché ingloba tutta la sua essenza, le sue memorie e quanto appreso. La casina di Travalle è il nome dato alle sue meravigliose creazioni in legno, quel legno che è il cuore della sua manualità, creatività e talento.  Tutto questo perché sa ancora ascoltare i movimenti, i sussurri e gli echi della natura, depositaria delle nostre più intime emozioni e passaggi interiori, calandosi nei paesaggi incantati che offre la sua straordinaria terra d’ origine. Ed è così che i pezzi di legno, dallo stupore dei suoi occhi, arrivano  alle sue mani per essere trasformati in oggetti di grande suggestione estetica, a tratti surreali, romantici ed onirici. Ed è così che la fantasia prende le ali per arrivare su orizzonti inesplorati ma che regalano l’emozione del navigante che si immerge tra le onde e valica quella distesa d’ acqua intrisa di vita e speranza per un futuro migliore. Soprattutto chi è veramente in simbiosi con la natura, riesce a creare meraviglie. Solo chi sa ascoltare il fruscio del vento fra gli alberi, solo chi sa inondarsi di un tramonto, solo chi sa godere di un focolare acceso nelle notti d’inverno, riuscirà a stabilire un contatto con la parte più vera di sé. Ed è così che si  scoprirà quel luogo che non si sarebbe mai pensato di raggiungere lì dove si potrà intravedere quella luce tanto misteriosa quanto affascinante da sublimare la nostra intera esistenza.

Raccontati tra esperienza di vita e di lavoro…

Ho studiato al Liceo Classico di Prato, adoravo studiare i classici e quindi, poi, all’ università ho scelto Lettere e filosofia con indirizzo storico-artistico. Mi sono laureata in Storia della produzione artigianale e cultura materiale nel Medioevo. Dopo la laurea, mi sono buttata nel lavoro facendo ciò che mi capitava: dalla commessa in una gioielleria alle ripetizioni nelle materie letterarie. Ho anche lavorato come venditrice alla Apple store: mi è piaciuto esplorare un mondo diverso finchè un problema di salute nell’ estate del 2014, ha bloccato la mia vita. Si tratta di un problema genetico sorto in età adulta, non riuscivo più a stare in piedi…la causa è un accumulo di liquidi  nella gamba destra che il mio corpo non sopporta… Oggi sono costretta a portare un tutore fisso e  a fare frequenti bendaggi. Questa scoperta ha  rivoluzionato un po’ tutto, dai progetti più semplici allo stesso lavoro, stravolgendo piani e programmi… Inizialmente sono stata presa da attimi di sconforto e disorientamento  che, con il passare del tempo, mi hanno però restituito anche un’altra visione di me stessa…Quindi ho pensato di cambiare  e di buttarmi in qualcosa che mi piaceva ed ecco che ho iniziato a crearmi questo mio  magico mondo di legno…

Come nasce e cresce nel tempo questa passione?

In qualche sagra di paese avevo visto degli oggetti in legno, qui da noi c’ è molta oggettistica in legno perché ci sono piante di diverso tipo, le montagne e il lavoro dei falegnami e degli artigiani. Ho iniziato con il realizzare orologi da parete e adesso anche da tavolo. Poi sono passata alle lampade e da qui agli gnomi e ad altri oggetti per arredo casa come il portavino, i taglieri, i memorandum…Attualmente mi sto molto dedicando agli oggetti di Natale come i fiocchi di neve da appendere sugli alberi, gnomi di varia misura, presepi su base di legno e  speciali presepi dentro le conchiglie…

In che cosa ti ha cambiato il lavoro creativo e che cos’ è per te la creatività?

Da piccola sono cresciuta nella natura, abitavo in una piccola frazione di  Prato che ha alle spalle tutta la vallata che porta nel Mugello. Io e i miei genitori siamo sempre stati qui, andavamo a cercare i funghi, a fare pic nic e trekking. Quindi la natura è stata la mia linfa vitale che mi ha portato alla creatività sotto tutte quelle varie forme che creano atmosfera e bellezza: ho scritto racconti e poesie… Intanto ho sempre amato le cose artistiche: ho sempre disegnato e mi è sempre piaciuto il make up in genere e il travestimento per fare anche la cosplayer come sono da sempre affascinata anche dalla fotografia …Ho voluto esprimermi in vari modi e man mano è stato un crescendo fino ad arrivare alle creazioni in legno alle quali mi dedico da due anni a questa parte. Per me la creatività è un mondo da scoprire e mi ha cambiato in meglio, ridandomi il gusto di vivere le piccole cose con maggiore lentezza… Prima mi sentivo  inglobata nel flusso della vita, adesso riesco a fermarmi  di più, prima mi sentivo obbligata a fare le cose invece adesso penso  un po’ più a me  stessa…La creatività mi dà quel pezzo che mi manca, quando lotto per la mia malattia o c’è molto da fare, mi immergo  così in una sorta di mondo fantastico…

Quali sono i materiali e le tecniche che utilizzi?

Utilizzo il legno…il più gettonato è il legno d’ulivo, poi il legno di quercia, il cipresso, il pioppo, il ginepro, il faggio… A seconda dell’ oggetto in legno da creare, le tecniche sono perlopiù quelle del taglio del legno e della levigatura e del conseguente trattamento  con prodotti lucidanti ed impregnanti che lo proteggono dagli agenti atmosferici. D’ estate scelgo un legno leggerissimo, un legno che è stato nell’acqua di mare, difatti il legno di mare non lo tratto più di tanto perché è stato già trattato dal mare…il legno di mare mi ispira tanto  e accende la mia fantasia con le sue forme diverse che sembrano pesci, draghi, oppure forme antropomorfe…

Altre tue fonti di ispirazione?

I luoghi, le campagne, i boschi, le mie passeggiate solitarie,  girare  per mercatini di antiquariato e usato, mi lascio ispirare da una ruota, dai setacci, da una falce o da un utensile…

Prossimi progetti o sogni?

Vorrei semplicemente vivere della mia creatività e …avere un figlio.

Perché il nome La casina di Travalle?

Travalle è una zona di campagna vicino Prato, qui c’è tutto il mio piccolo mondo antico, qui mi sono sposata in  una magnifica villa  proprio per questo legame che ho con il luogo. Poi  ho scelto il nome casina perché la casa è calore, famiglia, protezione e quindi la creatività deve essere portata nelle case…

Un tuo motto?

“C’ è una crepa in ogni cosa, è da lì che passa la luce”,   questa è una frase  di Leonard Cohen… che ho tatuato in fondo alla schiena…

 

Per info:  Pagina facebook La Casina di Travalle; cell: 392/7403559

 

 

 

Un pensiero riguardo “Nadia Freschi, quella luce che va oltre

  1. Lei splendida persona, le sue opere parlano , basta riuscire ad usare il cuore, la mente . Ogni suo capolavoro emana energia positiva, magia, benessere, pace e immensità. Attraverso le sue creazioni lei arriva al cuore . Un onore avere i suoi Gnomi. Grazie Nadia.

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