Giacomo Martucci Ventura, l’ intelligenza delle mani ( PH Dario Fusaro)

Giacomo Martucci Ventura, l’ intelligenza delle mani ( PH Dario Fusaro)

Il dolore che ti arriva guardalo, lavalo, tienilo con te. Il dolore che tieni non vola via alla cieca, ti fa compagnia. Il dolore serve contro la ruggine, contro le muffe delle abitudini…( Franco Arminio).

Un bosco, un bosco d’ inverno, la solitudine di un bosco, la nostra solitudine che si annida nella natura. Questo bisogno crescente di creare che interrompe il silenzio per poi onorarlo nuovamente. Tra bruciature d’ali e vertigini di dolore,  vaga il nostro essere fluttuante, il nostro venirci incontro, il nostro cercare di essere più sostanza che materia. “Compressis labris” diceva Orazio, per descrivere la sua solitudine e per dire di stare bene in compagnia di se stesso. La solitudine è amica quando il caos del mondo ci assale, quando si ha un bisogno di creare che va oltre le normali e umane passioni, quando si traduce nella necessità di ricercare se stessi e il nostro essere spirituale. La conoscenza di sé ha origini lontane, “nosce te ipsum” diceva Socrate: sgretolarsi,  annullarsi per poi conoscere un altro  io che possa accompagnarci per sempre. La ricerca della nostra identità è frutto del nostro coraggio e della nostra sapienza, avendo così la possibilità di rinascere a nuova vita. Proprio quando tutto sembrava scomparire sotto i nostri occhi e noi con le cose del mondo, la forza della vita ci viene incontro per non tarparci le ali ma per volare più in alto di prima, per raggiungere orizzonti inesplorati. Nella solitudine buona e nella costante ricerca di sé, ci si ritrova e quel pneuma, quel soffio vitale plasmerà i nostri corpi e la nostra anima.  Ci sembrerà di essere diventati più belli, più trasparenti, più leggeri, solo perché finalmente avremo individuato il cammino da percorrere, quella strada maestra che ci porterà dall’altra parte della riva e ci salverà.  Questo avviene scoprendoci persone nuove, quelle persone che hanno fatto i conti con una propria crescita spirituale, con cause ed effetti, guardando in faccia il pathos e aspettandolo quasi come si aspetta un amico. Su quella famosa panchina, magari al freddo, con qualche filo d’ erba che ti gira intorno e con quel raggio di sole che fa capolino. Solo dopo aver parlato con il nostro io, solo dopo aver raggiunto un accordo, riusciremo a  capire quale abito voler indossare. Sarà quell’ abito cucito nelle trame del nostro intimo sentire, del nostro aver superato noi stessi: sarà soltanto nostro perché sarà il nostro abito interiore che nessuno potrà toglierci. Ed è così che le nostre mani creeranno meraviglie perché saranno passate per il cuore e avranno acquistato la loro intelligenza. Saranno anche mani screpolate, incallite ma solide  e pulite. E sarà l’ intelligenza delle mani  a salvarci per l’ ennesima volta. Mani che affondano nella terra, nell’ humus, in quella sostanza che è umiltà e contenuto vitale. Il cuore dei suoi progetti sono l’amore per il bello, per la poesia, per la manualità, per le antiche tradizioni. Questa volta parliamo di Giacomo Martucci Ventura, un uomo che crede nell’intelligenza delle mani, di quelle mani che hanno provato  e ancora provano a rinsaldarsi alla vita. Giacomo è una persona che ha capacità di analisi  e crede nella scoperta delle propria identità, il risultato di conoscenza, sapienza, impegno, abnegazione.  Giacomo è un artigiano filosofo, non è solo un artigiano ma è un uomo che va controcorrente perché ama l’esclusività  e il coraggio del fatto a mano,  di quel lavoro artigianale che è un trasferimento d’ amore nel rispetto e nella bellezza. Il suo  leitmotiv è proprio questo: avere il coraggio di analizzarsi per poter dare il meglio di sé. Dalla capacità di analisi oggi si fugge ma  solo intingendo il nostro vivere nel proprio sentire, verrà fuori l’identità insieme a quell’ esclusività e unicità di cui potremmo andare veramente fieri.  Semplice, diretto, libero, intelligente, profondo,  dotato di un saggio ed equilibrato criterio di valutazione, e comunicativo nello stesso tempo, Giacomo offre molti spunti di riflessione. Per fame di lavoro ha fatto per diversi anni il ristoratore ma senza una vera motivazione, poi, per fame vera, ossia per il bisogno di ritrovarsi e di aversi, è diventato un artista e un artigiano perchè il confine tra arte e artigianato è davvero labile… Lavora il fil di ferro Giacomo perché il suo animo creativo un giorno esplose prima di implodergli dentro e non dargli la giusta connotazione. Oggi invece crea meraviglie per gli occhi e per il cuore.  Giacomo Martucci Ventura vive  Podenzano a pochi chilometri da Piacenza, ha cinquantasei anni e due figli, Samuele di trenta anni e Gioele di undici anni.  La sua  famiglia ha origini pugliesi, proviene da Martina Franca per poi emigrare prima a Milano e poi a Piacenza. Una separazione alle spalle e quella necessità tutta nuova di mettersi alla prova come uomo e come artista in continuo movimento  e fermento. Ed ecco perché oggi Giacomo ama la solitudine creativa ed  emozionale che  fluttua nel  suo atelier Fildiferro Decor. Nome quest’ ultimo dato alla sua bottega, fucina di idee, incontri  e progetti. Talvolta tutto è semplice e tutto è complicato, dipende dal nostro sguardo sul mondo ma certamente ad aiutare Giacomo sono state anche le presenze importanti della sua famiglia d’ origine e l’aria che ha respirato gli è entrata dentro per permettergli di respirare ancora e per continuare ad andare dritto per la sua strada. Suo nonno Cristoforo Mario era  un artista decoratore e anche suo padre Mario. Con loro ha respirato quella libertà di espressione che è il fulcro oggi di tutte le sue scelte e della sua filosofia di vita. Le sue sospensioni, lampade, lampadari, e le stesse sculture fanno letteralmente sognare. Il suo artigianato artistico risente  dell’ influenza francese che per un lasso di tempo l’ha formato insieme alle mostre all’estero e ai vari riconoscimenti ottenuti. Il suo operato è l’incontro di due voci, il confine tra reale e l’ immaginario. Sembra di entrare in confini onirici e surreali,  terreno fertile per creare bellezza, incanto e nostalgia dei tempi che furono. Amante della verità, del bello che non accetta compromessi, Giacomo continua imperterrito per la sua strada perché oramai ha realizzato il suo sogno di libertà  tenuto insieme fortemente proprio dal suo tessere fil di ferro, un materiale solido e vero che gli assomiglia. Tensione e distensione in un pentagramma di emozioni, coraggio, chiarezza di intenti fanno di Giacomo Martucci Ventura un uomo e un artista d’altri tempi. Una persona ricca di humus interiore da poter donare agli altri. Tutto insieme alle  sensazionali perché elargiscono sensazioni ed emozioni, sue, uniche, meravigliose opere in fil di…ferro.

Raccontati tra vita e lavoro…

Ho iniziato a lavorare subito… Sin da ragazzo, ho iniziato lavorando alla fiera campionaria di Milano dove preparavo gli stand per gli espositori…Poi ho iniziato  a lavorare nei ristoranti per rendermi indipendente, ho lavorato nel campo  della ristorazione per quindici anni, quindi fino ai trent’ anni. Intanto devo dire che avvertivo l’ esigenza quotidiana di dedicarmi all’artigianato, fino al punto che ho iniziato a montare le mie prime sospensioni, lampadari, lampade con fil di ferro e qui mi sono reso conto di voler continuare…Al Mercante in fiera, a Parma, trovai lampade realizzate in fil di ferro di artigianato francese e quindi ho voluto ispirarmi a questi pezzi particolari e nel ’96 mi sono lanciato completamente nel settore artigianale, facendo della mia passione un lavoro che continua nel tempo.

Ci sono artisti nella tua famiglia d’ origine?

Mio padre Mario era un artista decoratore, era specializzato  nelle insegne dei negozi dipinti a mano: molte scritte si trovano ancora oggi in giro per l’Italia…Mio nonno Cristoforo Mario invece decorava i palazzi sempre in giro per l’Italia. Ho respirato quell’ aria di libertà d’ espressione che non è andata più via. Mio nonno anche se persona severa, mi ha dato l’imprinting per l’ artigianato che non sono riuscito ad avere da mio padre che ho perso a soli sei anni in un incidente stradale…Quindi è stata una promessa che ho fatto a lui e devo a mio padre e  a mio nonno questa mia indipendenza e questa forza di volontà artistica!

Come e quando continua a crescere la tua passione per l’ artigianato in ferro fino ad aprire il tuo atelier Fildiferro Decor?

Devo premettere che sono stato coraggioso nel liberarmi dal pensiero del posto fisso. Ho iniziato ad avere consensi e dei risultati a livello economico e quindi ho voluto lanciarmi in questo settore.  Ho  lavorato all’ estero, tenendo delle mostre in Francia e sono tornato in Italia più forte di prima. Anche se l’ Italia non è molto adatta per l’ artigianato artistico, perché, fondamentalmente, i luoghi sono pochi per esprimersi, alla fine, però, ho dovuto ricredermi e ho tenuto degli eventi in Italia. Il mio atelier Fildiferro Decor nasce subito dopo nel ’97. Ho ricreato il mio studio in una piccola stalla dove ferravano i cavalli, avevo già il bancone da fabbro, e quindi l’ho formato pian piano a mia immagine. Successivamente sono state importanti le mie partecipazioni alle  fiere e alle mostre di artigianato in Veneto e Friuli, puntualmente tornavo a casa con degli ordini… Come importante è stato il mio spazio espositivo sulle colline piacentine e l’ aver collaborato con studi  di architettura su case private  e locali perché le mie lampade sono scenografiche e creano atmosfera… Intanto ho sempre creduto che il bello italiano abbia bisogno di  competenze, sostanza  e sinergie giuste!

Che cosa realizzi precisamente?

Realizzo lampade, lampadari, complementi d’ arredo, cestini legati ad una tradizione contadina… Non utilizzo saldatura ma  pinza e tenaglia. Ho sempre lavorato su richiesta, sull’ arte applicata che è arte funzionale, le mie sospensioni sono arte applicata ma mi dedico anche alle sculture … Il confine tra arte e artigianato è sempre labile: credo che un artigiano evoluto possa diventare un artista. Che sia arte o artigianato, l’ importante è emozionare…

Dalla fondazione del tuo atelier ad oggi, che cosa è cambiato nel tuo lavoro e tu con esso?

Intanto sono riuscito a fare della mia passione il mio lavoro e questo, guardandomi indietro, è già tanto! Nel mio lavoro ho cercato di portare sempre le competenze giuste nel confine tra reale ed immaginario, l’ esclusività, la ricerca spirituale. Quando creo qualcosa è sempre qualcosa che prima non c’ era, cerco di trasmettere poesia, sincerità, energia. Prima ero affiancato dalla preziosa  collaborazione di Monica Busconi con la quale ho lavorato per diverso tempo, oggi mi trovo da solo nel mio studio,  trovando  anche nel tempo l’ estensione della mia vita.  C’è da dire che mi sento fortificato, il mio lavoro mi  ha dato modo di limare anche dei lati del mio carattere, di guardarmi dentro e di continuare a crescere e migliorare.

I migliori riconoscimenti ricevuti?

Un redazionale su Marie Claire Maison, nel settembre di qualche anno fa,  ho ricevuto un premio in Valcamonica: il presidente di giuria era Vittorio Sgarbi dal quale fui premiato per la capacità tecnica unita alla libertà di pensiero…

Come ti definiresti come uomo e come artista?

Tenace come uomo e nell’ artigianato i miei punti fondamentali sono l’onestà e la spiritualità.

Che cosa provi quando crei le tue opere in fil di ferro?

Mi emoziona pensare all’ idea di esclusività che tendo a dare ma anche e soprattutto al trasferimento d’amore. Mi piace pensare che le mie opere continuino ad essere amate nelle case e dalla gente e che possano diventare un’ icona di familiarità.

Altre passioni di vita?

Camminare tra i boschi, ho vissuto per anni in una casa in mezzo ai boschi, suonare, leggere…

Prossimi progetti?

Ho esposto nelle gallerie di Padova e Brescia ma mi piacerebbe organizzare una mostra d’ arte a Piacenza, la città nella quale vivo perché finora non ho tenuto ancora nessuna mostra…

Un tuo motto?

“Dissociarsi per incontrare la vita!”,  come proclamava Carmelo Bene, sono d’accordo, bisogna frammentarsi per ricostruirsi…

La tua primissima opera realizzata alla quale resti più affezionato?

Un cesto in fil di ferro legato alla cultura contadina, mi colpisce l’ intelligenza delle mani di quelle persone che quando le cose non c’erano, le creavano  da sé, con  le proprie mani,  con fiducia, rispetto e bellezza.

 

Per info: pagina facebook : Fildiferro Decor; cell: 338-7694163.

 

 

Un pensiero riguardo “Giacomo Martucci Ventura, l’ intelligenza delle mani ( PH Dario Fusaro)

  1. Mi viene da dire solo grazie
    Un racconto intenso del mio percorso tratto da una bellissima chiacchierata
    Con una Giornalista Vera.
    Grazie Rossella per la passione e competenza che metti nel tuo lavoro un dono per chi ha occasione di incontrarti.

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