Un elemento essenziale dell’arte è il rischio. Se non rischi come potrai creare qualcosa di autenticamente bello che non è mai stato visto prima? ( Francis Ford Coppola)
Solo crescendo sentiremo nuove melodie e quella musica che ci avrà accompagnato un po’ ovunque, svanirà per far posto a nuove note, nuovi pentagrammi musicali. E solo guardandosi indietro pur andando sempre avanti, scopriremo se ciò che abbiamo fatto converrà farlo ancora o se si potrà cambiare rotta. Tutto è nelle nostre mani e nel nostro cuore. Che cosa farà la differenza mentre ascolteremo la nostra musica? Sicuramente il bisogno degli altri sarà fondamentale, l’ incoraggiamento, la fiducia, l’ appoggio che vorranno darci. Perché nessuno, è risaputo, si salva da solo. E ognuno avrà bisogno di uno scambio emotivo, di una musica nuova come anche di uno sguardo di fiducia e perché no?, anche di qualche atto di generosità. Si ha bisogno di noi, di capirsi, di ascoltarsi sempre e costantemente ma si ha bisogno anche di intrecci, di circostanze, di casi, di incontri. E ci faremo così trasportare dal vento e da quel famoso pneuma, da quel respiro o soffio vitale che solo noi riusciremo a dare alle cose. E sarà come assistere ad un miracolo, il nostro. Ognuno di noi è in grado di dare un senso alla propria vita se riesce a stabilire quel contatto con se stesso e con il mondo. L’ ambiente nel quale viviamo è intanto quell’ humus, quella terra bagnata e arata che porterà i suoi frutti. Difatti sarà proprio l’ambiente che ci circonda ad arricchirci di sapienza e cultura nel rispetto vicendevole. Nascere al Sud vuol dire nascere tra i colori dell’arcobaleno, tra il mare che ti inonda lo sguardo, tra i paesi che sono presepi viventi e la gente che li popola. Tra cultura, usi, costumi e tradizioni inconfondibili e uniche. Nascere a Napoli, poi, vuol dire nascere due volte perché è come se Napoli aprisse due volte il suo cuore, una volta per riceverti e l’ altra per amarti. Vivere a Napoli vuol dire sentire il calore delle persone nelle serate d’ inverno, i venditori di caldarroste o di calzini che sono appunto personaggi di quel presepe vivente, il sole che batte sugli scogli e sul golfo… Nel vociare, in quel rumore che è musica se sai coglierla e in quel silenzio che non può che saziarti perché parla da solo tra le strade, i vicoli e i palazzi. Napoli è per quella gente che sa ascoltarla e Luigi lo sa… Luigi Busciè è originario di Gragnano, una cittadina che già di per sé profuma di antiche tradizioni. Luigi ha trentotto anni ed è felicemente fidanzato con Elvira, un medico molecolare che attualmente si trova ad Oxford perchè ricercatrice in ambito aziendale. Un legame forte il loro che resiste ad ogni difficoltà come può essere la distanza e i diversi stili di vita. Ma ciò che colpisce della loro storia è proprio la parola fiducia, la fiducia che si sono dati e che continuano a darsi, il rispetto e l’ amore reciproco. E da tutti questi sentimenti non può che nascere qualcosa di bello, qualcosa che poi andrà celebrato… Luigi dopo varie esperienze di lavoro, oggi lavora in un caseificio ma ha sempre avuto il pensiero fisso per la pittura e la creatività. Un pensiero e una passione che lo hanno accompagnato sin da ragazzino. Difatti avrebbe voluto seguire una strada artistica, avrebbe voluto frequentare un istituto d’arte ma problemi logistici glielo impediranno. Ma quando l’ immaginazione pulsa nelle vene insieme ai colori , quando si sente quell’ impulso a creare, niente e nessuno può fermarti. Riusciresti a stare perfino seduto sulla punta di uno scoglio vicino al mare ma se quell’ impulso chiama, devi seguirlo, vuoi seguirlo. Scendi e vai a riprenderlo su un foglio per poi colorarlo sulla tela, arricchendolo di smalti, acrilici, glitter e colle…Perché è la pittura materica che contraddistingue il percorso artistico di Luigi Busciè. Dopo l’ esperienza maturata anche nel campo della ceramica, Luigi ha un rapporto viscerale con la pittura, con le croste di colore, con il legno che intaglia e dipinge. Tant’ è che molto scherzosamente ammette di non avere invece un buon rapporto con le cornici che soffocano la tela mentre per il nostro artista è tutto un evolversi e spaziare, è tutta una scoppiettante esplosione di colori. Come il rosso magma che esce dal Vesuvio anche sotto forma di cuori, come quei rilievi che fuoriescono dalle tele, come se Napoli insieme al mare e alla sua gente ne gridasse al mondo l’ esistenza. Ciò che viene fuori dalla tela è ciò che più sta a cuore a Luigi, perché ama così tanto ciò che crea da offrirgli spazi unici e sconfinati. Luigi ama la gente, i profumi, i colori, i contrasti, tutto di Napoli. Perché il cuore di Napoli è ovunque. Ed ecco che la parola fiducia l’ ha condotto fin qui, la fiducia che le ha infuso Elvira, la sua ragazza, e l’ amico Vincenzo insieme ad altri incontri che hanno fatto la differenza. Luigi è stato aiutato dalla vita ad esprimersi perché chiunque ha intuito in Luigi talento e generosità. In uno stile moderno compare un volo, una voce che grida il suo incanto, l’ incanto di una terra che vuole difendersi e che si inventa ogni giorno il modo per farlo. Tutto questo è linfa vitale per Luigi e per la sua pittura materica, una pittura che vuole liberarsi, fino ad arrivare alla gente che trasuda esperienza di vita ed amore incondizionato. Solare, fermo, pacato, empatico, curioso, Luigi sembra riposarsi per poi svegliarsi nelle sue tele, in una pittura che è mistero per se stessa ma che poi ti invoglia a proseguire proprio per questo. L’ armonia che si percepisce è tutta nell’azzurro e nel verde acquamarina, la sua passione è tutta nella lava che erutta dal Vesuvio, simbolo della sua Napoli, della storia, della cultura, della leggenda e dei miti. Vesuvi scoppiettanti, colori vivaci che schizzano fuori, insieme al mare della costiera fino a voler immergersi in tutto il suo incanto e la sua bellezza. E poi…la fuga dal mondo reale. E’ questo che anima il percorso pittorico di Luigi Busciè. Questo suo non voler accontentarsi soltanto di vedere e di immaginare ma piuttosto voler rinchiudersi nel suo mondo per ascoltarlo e ascoltarsi. Affinchè le voci e i suoni, i tormenti come le gioie siano evidenziati, affinchè sia tutto un inno alla vita. Affinchè come il vento tra gli alberi, i segnali possano essere non soltanto visti ma ascoltati. Del resto l’ arte è un po’ come la vita, va vista, ascoltata, celebrata. Intanto il volo nell’arte, il coraggio nel lanciarsi, l’ amore per la sua terra, è stato ripagato con vari riconoscimenti e partecipazioni a premi artistici come quello in onore a Pino Daniele che si tiene ogni anno il 19 marzo, il giorno di San Giuseppe.
Raccontati tra vita e lavoro…
Sono stato affascinato sin da piccolo dal mondo artistico, a tre anni mi piaceva modellare la plastilina, i miei amichetti me la donavano per poter vedere i loro pezzi modellati e finiti da me… Intanto avrei voluto fare il liceo artistico ma per problemi logistici, non mi è stato permesso. Quindi dopo il diploma di ragioneria, intorno ai venti anni, sono stato volontario nell’ arma dei carabinieri, ho fatto poi il magazziniere, il trasportatore, oggi lavoro in un caseificio. Ho ristudiato per prendere il diploma di tecnico sanitario, mi piacerebbe ancora oggi inserirmi in questo campo. Il mio programma preferito, da ragazzino, era Superquark. Ma devo dire che la passione artistica si è sempre fatta sentire…Ho poi imparato a lavorare la ceramica fino ad appassionarmi alla pittura materica.
Che cosa ti sarebbe piaciuto fare da grande?
Sicuramente mi sarebbe piaciuto lavorare nel campo dell’arte e insegnarla…
Come nasce la tua passione per la pittura materica?
Nasce come bisogno di espressione, verso i venti anni volevo dare libero sfogo a ciò che sentivo, quindi ho iniziato a creare… Le mie opere sono piaciute subito al mio amico Vincenzo tanto che mi offrì un suo spazio a casa per poter essere più libero di dedicarmi alla mia pittura. Da qui ho iniziato a farmi conoscere in facebook fino a quando ho conosciuto dei ragazzi che avevano una galleria d’ arte a Napoli e così ho iniziato ad inserirmi e a fare delle esposizioni, sono quattro anni che mi dedico a questa mia passione pittorica…
Come definiresti le tue opere?
Sono quadri stilizzati, opere in stile moderno in formato materico. Utilizzo smalti, acrilici, glitter, colle, legno che dipingo e intaglio, anche ceramiche e terracotta. Il papà del mio amico Giacomo aveva un laboratorio di ceramica per uso amatoriale dove io ho trascorso vari anni ad imparare la ceramica… Devo dire che con il tempo ho imparato ad uscire fuori dalle cornici, penso che possano soffocare il quadro, forse questo è dovuto ad un mio deficit tecnico artistico, tuttavia mi piace prendere i soggetti e portarli fuori dal quadro…
Quali sono i temi e i soggetti principali delle tue opere?
I miei Vesuvi, i colori vivaci della nostra costiera sorrentina, il mare come anche San Gennaro e Pino Daniele…, è tutto simbolo di appartenenza! Mi lascio ispirare anche da fatti e accadimenti quotidiani, come anche da Klimt e Van Gogh, i miei pittori preferiti di allora e di oggi.
Che cosa è per te la napoletanità?
Napoli è ovunque, nei costumi, nei profumi, nei colori, nei modi di fare, tra la gente, nelle strade. L’ animo dei napoletani è unico! La napoletanità la riscontro nella nostra regione anche se Napoli fa da capofila…
Che cosa ti rattrista e che cosa ti dà gioia di vivere?
Mi rattrista non vedere tutte le persone felici, mi dà gioia la generosità e la solidarietà. E la fiducia, mi piace sentire fiducia sulla mia pelle…
Altre passioni di vita?
Mi piace giocare a calcio, passeggiare nella natura, come incamminarmi nei percorsi naturalistici, dal sentiero degli dei a Punta Campanella…
Prossimi progetti?
Formare una famiglia e portare avanti questa mia passione…
Un tuo motto di vita?
Citando Pino Daniele: “Ma per sognare poi qualcosa arriverà…”
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