C’ è chi guarda alle cose come sono e chiede “perché”. Io penso a come potrebbero essere e mi chiedo “perché no?”( Pablo Picasso).
Seduta su una panchina, c’è una donna che aspetta di ritrovarsi ancora. Fuori c’è troppo vento. Scosta i capelli che le solleticano il viso. Ha l’ aria un po’ disorientata, un po’ vaga. Tanto che sembra voler andare tra le nuvole per riflettere, ritrovarsi e continuare ad avere un contatto con se stessa e con gli altri. Colpisce il suo sguardo che si perde tra l’ erba che diventa sempre più fitta come fitti sembrano essere i suoi pensieri. Nomade, si sente un po’ nomade una donna così, perché vuole arrivare ad altri orizzonti. E quindi non riesce a calarsi in un ruolo ordinario, ma ha bisogno di elevarsi, di fare un giro sulle nuvole e tornare. Questo per rigenerarsi e per sentirsi in sintonia con la natura e tutti i suoi misteri. Si lascia cullare dal vento e come ali di farfalla i suoi pensieri cominciano a girare tutti intorno alla sua testa, si sente confusa ma stranamente felice. Felice di pensare che c’ è altro, che nella vita si può fare altro. Non solo essere una moglie, una madre, una lavoratrice. Ci sono donne che hanno bisogno di sentire, di percepire sulla propria pelle tutto l’amore, anche il caos frutto di amore, quel disordine che poi porta alla creazione. Ci sono donne nate per creare… E aspettano qualcosa o qualcuno che li salva. Aspettano qualcosa che non sia stato scritto prima o dipinto prima, aspettano se stesse, il loro cambiamento, quella metamorfosi necessaria. E da qui scatta una forza nuova, quel lancio emotivo e creativo che non si pensava si potesse avere. Si passano notti insonni, ci si alza in cerca di qualcosa, si percepisce che quel qualcosa sta per arrivare come la pioggia in lontananza dietro il sipario della campagna circostante. Si aspetta, si respira lentamente… Ci si ferma a pensare, a trovare un contatto con la parte più vera di sé e la si apre, così, poco alla volta. Si aspetta, si respira lentamente. Il mattino seguente, quel pensiero di cambiamento continua a starti addosso come una camicia madida di sudore. Vai a cambiarti ma senti che qualcosa ti resta appiccicato alla pelle, alla tua pelle sempre in continuo cambiamento. E allora non resisti più e vai, vai alla ricerca di ciò che ti è sempre mancato, quel pezzo da aggiungere al mosaico. Ed è fatta o è quasi fatta. Perché ciò che si era messo da parte, era la propria essenza creativa, quella che adesso vai a ricercare. Questo quadretto un po’ naif mi è stato ispirato dalla personalità di Monica Bernardi, una personalità ricca di fascino perché silenziosamente e rumorosamente vera. Sì, perché Monica ha fatto prima un gran caos dentro di sé e poi silenzio, quel silenzio che apre una porta, poi una finestra, tutto per capire fin dove sia arrivato lo sguardo sull’ orizzonte. Ti guardi anche indietro per tirare un sospiro di sollievo e ringraziarti per quel coraggio che comunque hai avuto e per quella forza che hai saputo raccogliere in tutte le notti insonni trascorse in compagnia di te stessa. Notti dalle quali sono nate favole e storie da raccontarsi e raccontare. E la vita di Monica si è arricchita del suo mondo creativo perché la stessa ha creduto fortemente nel lavoro delle mani e soprattutto nel suo istinto creativo. Monica ha sempre svolto il lavoro di analista programmatore per molti anni. Un lavoro che le è caduto addosso e che si è trovata a fare ma che non corrispondeva realmente alle sue aspettative interiori. Ed ecco che prima o poi il nostro spirito si ribella perché non ce la fa a restare ingabbiato a lungo. Monica ha cinquantatrè anni, è di origine modenese e vive a Roma. Suo marito Elio è un sistemista informatico presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha due figlie, Elisa di diciannove anni e Melissa di undici. Monica, ad un certo punto della sua vita, ha cambiato rotta perché si sentiva soffocare da un sistema lavorativo che non sentiva proprio. A Monica è sempre piaciuto dipingere sin da piccola, ha sempre disegnato e amato il lavoro manuale. Intanto Monica ha sempre sofferto di asma, sei anni fa ha avuto una forte crisi anche perchè le cure non funzionavano bene. Poi si è accorta che soltanto quando disegnava e creava, riusciva a respirare meglio. Da qui la sua gratitudine per la creatività è cresciuta a dismisura, fino a diventare una vocazione, una missione. Attraverso le sue creazioni Monica si carica di energia positiva, riuscendo così ad affrontare tutto il resto, dinamiche relazionali comprese. Oggi realizza meravigliosi cabochon in argilla polimerica e legno, gioielli dipinti a mano, illustrazione, progetti grafici e in Mixed media Art. Una tecnica americana quest’ ultima che consiste nell’ utilizzare su supporto di carta o legno più tecniche creative mixate tra loro a più strati. La tecnica dei suoi dipinti si chiama appunto Mixed Media Art. Nell’arte visiva, i media misti sono un’opera d’arte in cui sono stati impiegati più di un supporto o materiale. Assemblaggi e collage sono due esempi comuni di arte che utilizzano supporti diversi che faranno uso di materiali diversi. Da tutto ciò nasce il suo marchio Mokiko – creative painting & Co.. Monica adora disegnare visi e ritratti femminili ispirandosi alla cultura giapponese e alle sue figlie. Talento, perseveranza, dolcezza, tenerezza infantile, respiro, energia è quanto traspare nelle sue opere. E traspare… quel respiro dell’ arte che ti prende e ti dà quella libertà alla quale non pensavi più di appartenere. Ma la vita è così… ti lascia fare mille passi di danza, ti fa perdere il respiro per poi fartelo ritrovare. Proprio lì su quella panchina dove pensavi che tutto sarebbe finito, dove i pensieri ti ronzavano a dismisura ma dove sentivi che avresti comunque voluto e dovuto creare un contatto con te stessa. Monica è empatica ed emotiva, introversa ma estroversa con le sue creazioni dove dà vita ad un mondo che rinasce sotto le sue dita e il suo sguardo. Monica realizza di tutto perché grande è la sua propensione e dedizione al mondo artistico. Questo perché ama disegnare, dipingere, illustrare quella parte della sua vita che le ha ridato il respiro insieme alla sua gioia di vivere. Oggi ha capito che entrare dentro di sé è come entrare nel respiro dell’ arte e viceversa.
Raccontati tra vita, lavoro e famiglia…
Sono una modenese doc, sono poi arrivata a Roma a quattordici anni perché i miei si sono separati…mia madre si è risposata con Mario, il mio patrigno, è stato un cambiamento traumatico… Poi Roma ha cominciato a piacermi, qui ho frequentato un istituto tecnico ad indirizzo mercantile e poi ho deciso di iscrivermi a giurisprudenza ma dopo diritto romano, una noia, non ce l’ ho fatta a proseguire… E così ho aiutato un mio amico che doveva partecipare ad un concorso-corso come analista programmatore. Io sono passata e lui no, dopo un corso di specializzazione, sono stata assunta in una ditta privata. Dopo un anno e mezzo è uscito un concorso per analisti programmatori, ho vinto questo concorso e cosi ho lavorato alla Sapienza di Roma per ventinove anni.
E poi che cosa è successo?
Un lavoro interessante questo, è come studiare una lingua, utilizzi un linguaggio per risolvere il problema, ma i miei interessi sono stati sempre altri… Poi avendo l’ indipendenza economica, ho fatto un corso per grafica editoriale pubblicitaria e grafica pubblicitaria. Successivamente un corso di fitoterapia e cure naturali e una scuola di operatrice shiatsu, una scuola che mi ha aperto un mondo e mi ha cambiata… Poi ho conosciuto Elio, mi sono sposata, è nata mia figlia…quindi dopo un periodo di disorientamento, nel 2018 non ce l’ho fatta a lavorare come programmatore, non c’ era più l’ aspetto creativo, è stato bello finchè è durato… Ho un po’ sofferto ma ho voluto seguire il mio istinto …
Come nasce la tua passione creativa?
Mi è sempre piaciuto disegnare, dipingere e lavorare con le mani, ho sempre sofferto di asma sin da piccolina, sei anni fa ho avuto una crisi forte, stavo molto male perché non funzionavano le cure che facevo, riuscivo a respirare solo quando dipingevo e creavo… ho una gratitudine enorme per l’ attività creativa, adesso ho il laboratorio sotto casa, per me è vitale e mi carico di energia positiva…
Quando nasce Mokiko – creative painting & Co.?
Circa otto anni fa, dipingevo o facevo gioielli con le murrine in fimo, ho iniziato con il disegnare e dipingere delle faccine, mi sono trovata a fare cabochon in argilla polimerica, legno e resina. Le chiamo “le bimbe di Mokiko” e vengono fuori da sole! Davvero non mi ispiro a immagini o foto, inizio a dipingere e anche se mi sembra di farle sempre nello stesso modo, vengono sempre diverse…Sicuramente però l’ispirazione in assoluto viene dalle mie figlie e dalla cultura giapponese…
Che cosa realizzi esattamente?
Oltre ai bijoux, magliette, pochette, tazza, vestiti, lenzuola…
Tue artiste e creative preferite?
Le mie mentori in ambito artistico : Tamara Laporte, Kelly Rae Roberts, Tiare Smith e Jane Davenport.
Che cosa ti emoziona ?
La maternità, la creatività, la natura, le piante per le quali provo un senso di gratitudine…
Come ti definiresti come donna e come creativa?
Come donna sono empatica, emotiva, intuitiva, affettuosa, introversa… Come creativa, sono estroversa, utilizzo colori brillanti e sto bene con me stessa…
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti intristisce e che cosa ti rallegra e rasserena?
La falsità, la mancanza di libertà, la disuguaglianza sociale mi intristiscono molto, dall’altro canto, mi rallegrano l’ amore della mia famiglia e i rapporti sinceri e limpidi.
Altre passioni di vita?
In passato ho praticato arti marziali, poi sono appassionata di cure naturali, mi piace il mare e viaggiare…
Un tuo motto di vita?
“Buttati e la rete si aprirà”, un’ espressione di Julia Cameron nel libro La via dell’artista, un libro bellissimo che consiglio a tutti!
Per info: cell: 347/4871399; pagina facebook Mokiko – creative painting & Co.
E’ un piacere conoscerti e averti tra le mie creative preferite. Sei una grande, traspare il tuo essere sensibile e empatica….
Ho avuto modo di apprezzare Monica. I suoi lavori fanno trasparire la sua umanità, sensibilità e il suo amore per la vita e per la natura. Ho alcuni dei suoi meravigliosi cabochon. Avrei dovuto incastonarli, ma ogni volta che li prendo per lavorarli, ho l impressione che il mio lavoro potrebbe sminuire il suo, così mi limito ad ammirarlo. Chissà forse un giorno…
Monica admiro il tuo arte, ti seguo anni fa. Anche ti conosco solo virtualmente sono sicura che sei una donna meravigliosa e sensibile. Mi ha fatto piacere leggere l’intervista e conoscere un po’ più su di te. Sei bravissima! Tutto il meglio per te e la tua famiglia. Un abbraccio forte dal Messico 🤗😘.