La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare ( A. Schopenhauer)
In quel silenzio che solo noi conosciamo, quel silenzio atto a creare e che ci fa pensare di essere finalmente al posto giusto nel momento giusto, ecco, proprio in quello spazio riservato ed in quello spazio libero, riusciamo ad essere veramente noi stesse. E non importa se ci sentiamo scorrere il tempo addosso, non importa, perché quel tempo è davvero prezioso, è fonte vitale per le nostre idee e le nostre trasformazioni. E ci vediamo crescere e continuiamo a vederci crescere mentre la vita gira intorno a noi. E sappiamo bene che cosa ci fa star bene, che cosa è adatto a noi come un bel vestito da indossare in una sera d’ estate mentre la luna ci sta a guardare… Perché le emozioni si indossano un po’ come i vestiti e quello che ci andrà bene, sarà per sempre il nostro perché come cucito addosso, alla perfezione. Noi donne siamo così, accettiamo le sfide, non potremmo fare diversamente perché è la vita stessa a metterci alla prova. E solo ascoltandoci, riusciremo a tirar fuori i nostri sentimenti. Come una bambola restata a lungo in un baule in soffitta. Una bambola che adesso ha bisogno di uscire fuori allo scoperto per un solo giorno o per una vita intera. Solo se riusciamo ad esprimerci, a tirar fuori le nostre inclinazioni, a guardare in faccia la nostra passione e a seguirla, solo se riusciamo a far questo, ci sembrerà di vivere una vita più intensa, più dilatata, più unica. E tutto potrà ricondursi alla parte migliore di noi, quella vera, quella che ci fa sentire veramente persone speciali. Perché per essere speciali non ci vuole poi molto, bisogna non tradirsi, consolidare quella parte bambina e curarsi di più per amare la vita. Sembrerebbe tutto facile, scontato ma è così. Anche quando la vita sembra schiacciarti da un dolore troppo grande, bisogna poco alla volta riprendere le sembianze umane e ritornare al punto di partenza che altro non è che il nostro cuore. Fino a scoprire che… anche una bambola possa avere un cuore. Perché proprio di bambole si parla, di quelle uniche, lavorate interamente a mano artigianalmente. Bambole che nascono dai sogni, dalle ansie e dalla voglia di ricominciare di chi le produce. Severina Baini ha sessantadue anni, è sposata con Eugenio e vive a Lodi. Il figlio Luca ha quarant’ anni, il figlio Andrea ha venticinque anni, mentre Matteo che non c’ è più, avrebbe avuto oggi trentaquattro anni. Poi c’ è Milo, un husky di tre anni e sua nipote Gladis che le è stata data in affido dopo la morte di sua sorella e suo cognato. La vita è stata molto dura con Severina, ha avuto molti precipizi dai quali poi cercare di uscire per non morire dentro. La vita ci chiama a capire, a soffrire, per poi vedere e rivedere la luce e quei sogni che ci restavano comunque appiccicati alla pelle. Siamo chiusi in un bozzolo e non sapremo mai che cosa ci sarà fuori se non all’ aprirsi del guscio. Solo così ci ritroveremo nei prati come al mare. Ma tutto ciò sarà poi voluto dal nostro spirito, dalla nostra risorsa in più e dal nostro coraggio. D’altronde la vita si impara, è come un “mestiere” diceva Cesare Pavese. E la vita si crea, anche a seconda delle proprie mani, della propria testa e del proprio cuore. Poi c’ è sempre una fonte ed una musa ispiratrice. Però questa volta … Severina non ha fatto altro che seguire il suo istinto, un istinto naturale fatto di sogni di bambina che arrivano poi ad avvolgere ed invadere anche l’età adulta. Perché non c’è età per sognare e creare e questo Severina, dopo un lungo percorso e lavoro su se stessa, sembra davvero averlo appreso dentro di sé, dentro la sua essenza di donna e di appassionata creativa. Ed è così che è riuscita a realizzare quel sogno fatto bambola e ad arrivare al cuore di ogni bambola. Il bello della creatività sta proprio qui, nel prolungare i propri sogni, le proprie visioni e aspettative. E l’istinto creativo non può che aiutare portando a galla tutti i buoni sentimenti, i valori, l’unicità di un operato. Severina crea le sue bambole, le bambole Tea Dolls in memoria di suo figlio Matteo. Autodidatta, ha fatto tutto da sola, ha imparato da sola a cucire, a trasformare i tessuti, a dare un viso ed un’espressione alle sue bambole che sono naturalmente una diversa dall’ altra. Frutto questo anche di un’ infanzia serena e piena di valori, di una tradizione familiare, di una vita semplice vissuta in armonia e nel bene reciproco. Severina è una donna sensibile, affabile e gentile anche se introversa. E…armonia e quella serenità che va sempre ricercata, è questo quello che trasmette la nostra creativa insieme alle sue particolari bambole. Perché fondamentalmente Severina ha saputo sciogliere il dolore in tenerezza infinita, in una lettura interiore privata, in uno spazio che le appartiene e nel quale si sente libera di esprimersi. Per poi donare al mondo il frutto della propria risorsa in più, del proprio coraggio, della propria bellezza. Le bambole di Severina Baini nascono dalla pedagogia steineriana che promuove metodi e giocattoli naturali per i bambini. E scopriamo che la pedagogia Waldorf o steineriana è un approccio educativo sviluppato a partire dal 1919 su indicazioni di Rudolf Steiner esoterista e teosofo, fondatore dell’ antroposofia (1861-1925). Pur incorporando elementi comuni ad altri approcci pedagogici, i suoi elementi specifici e identitari sono ritenuti pseudoscientifici. Le scuole con pedagogia steineriana sono oggi diffuse in tutto il mondo. Severina si è anche approcciata alla filosofia dell’ empathy dolls, bambole usate non solo per giocare ma anche per vere e proprie terapie. Sono bambole che offrono stimoli educativi ed affettivi, per questo dette empatiche. Grazie alla loro morbidezza e alla realizzazione con materiale naturale, suscitano affetto, fiducia e naturale istinto di cura.
Raccontati tra note familiari e professionali…
Ho lavorato in ufficio, in un’ azienda a Milano, poi ho iniziato a fare la mamma e mi sono sentita subito realizzata. Fare la mamma era quello che desideravo di più nella vita. Ho cresciuto i miei figli e la mia vita scorreva tranquillamente. Finchè mia sorella e mia cognato sono venuti a mancare e io preso in affido Gladis, mia nipote, oramai grande. Un periodo difficile per noi e per lei…Poi è venuto a mancare anche mio figlio di venticinque anni, Matteo, e la mia vita si è stravolta. Sono caduta in depressione tanto da non uscire più di casa, sono stata in cura da psicologi e psichiatri…ma non ne sono uscita subito.
Che cosa ti ha aiutato ulteriormente?
Ho iniziato a lavorare all’ uncinetto e guardavo il mondo attraverso il web finchè non ho incontrato il mondo delle bambole…
Come è nata dunque la tua passione per le bambole?
Un giorno mi sono trovata ad ammirare le bambole nate dalla scuola pedagogica steineriana per educare i bambini in maniera naturale. Mi sono innamorata di queste bambole e mi sono entrate nel cuore. E così ho iniziato a vedere i tutorial e a comprare i materiali e …otto anni fa ho iniziato a creare le mie bambole. Anche per ritrovarmi e per reagire ad un momento di grande crisi, disorientamento e dolore causato dalla morte dei miei cari.
Che cosa ti sarebbe piaciuto fare da grande?
Il mio sogno è sempre stato quello di fare la maestra d’ asilo per stare a contatto con i bambini…
Creativi in famiglia?
C’ era mio zio Giuseppe che dipingeva, suonava la pianola e faceva dei bellissimi presepi in chiesa. Intanto Andrea è andato a scuola di disegno, anche Matteo era bravo…
Perché creare proprio bambole, per caso ti riportano all’ infanzia?
Sì, mi riportano al mondo dell’ infanzia. Creare bambole è un po’ come stare vicino al mondo delle bambine e renderle felici attraverso il gioco.
Come è stata la tua infanzia?
La mia è stata un’ infanzia semplice: eravamo quattro sorelle ma il mio ricordo particolare va a mio nonno Ernesto che mi è stato molto vicino, era molto buono, semplice, umile e mi ha voluto un gran bene. Lo ascoltavo tanto parlare della sua vita, del suo lavoro nei campi. Mi ha trasmesso saggezza di vita. Abitavo in campagna e avevo pochi giochi, giocavo molto all’ aperto, andavo in bicicletta e giocavo con le bambole…
Che tipo di bambina eri?
Chiusa, molto introversa, timida fino all’ adolescenza…
E oggi che tipo di donna sei e in che cosa sei cambiata?
La timidezza mi è rimasta, prima mi sentivo forte e serena ma poi dopo la morte di mio figlio, mi sono sentita fallita in tutto. Ho questa fragilità interiore che mi è rimasta. La creatività mi sta aiutando come d’ altronde la fede e il confronto con gli altri.
Che cosa provi quando realizzi le tue bambole?
Mi emoziono, mi piace crearle, è una cosa che mi prende molto dentro. Ogni bambola è diversa l’ una dall’ altra. Man mano che le creo, curo i particolari e immagino di vestirle in un certo modo anche in base all’ età…
Quali sono i materiali che utilizzi?
Lana di pecora cardata per l’ imbottitura, maglina di cotone per rivestirle, i contorni di occhi, naso e bocca vengono ricamati con la lana cardata… Poi lana mohair per i capelli, cotone e lana per i vestitini e i maglioncini realizzati all’ uncinetto come le scarpine.
Prossimi progetti?
Continuare a migliorarmi, mi voglio perfezionare nella tecnica…
Il miglior complimento ricevuto?
Mi dicono che le mie bambole emozionano e che quando si tengono in braccio, sono morbide e naturali.
Che cosa ti fa star bene e che cosa ti rattrista?
Mi fanno star male e mi rattristano le ingiustizie sociali, le persone emarginate, il bullismo ai giovani e agli anziani. Mi fanno star bene e rasserenano l’ altruismo, vedere le persone che hanno speranza e che continuano a credere in qualcosa.
Altre passioni di vita?
Mi piace molto il mare, il sole, la piscina, mi piace stare nell’ acqua, mi sento protetta. Mi piace andare in bicicletta per le strade di campagna…
Un tuo motto di vita?
Vivi e lascia vivere.
Per info: cell: 335-5978147; pagina facebook Tea Dolls