Chiara Olmi, fino ad arrivare all’ alba

Chiara Olmi, fino ad arrivare all’ alba

Ora ho il cuore come un pulcino e la punta si solleva, si apre, come se potessi nutrirlo di qualcosa. Posso solo scrivere, caro mio cuore, non posso darti altro  a quest’ ora… ( Da  La cura dello sguardo di Franco Arminio).

 

Cerchiamo anfratti dentro di noi, scogli solitari sui quali appoggiarci per assistere alle acque placide o alle maree. Perché fondamentalmente siamo anche noi il riflesso di ciò che sentiamo, ci urtiamo tra la folla e poi accarezziamo una foglia che cade dall’ albero. Siamo apparenza e sostanza insieme. Ma talvolta sentiamo come il bisogno di separarci dal nostro corpo perché vogliamo collegarci semplicemente e assolutamente con quella parte nascosta che sta dentro di noi che aspiriamo a  conoscere e che non conosciamo mai abbastanza. Viene sera e sentiamo di finirci e sfinirci tra domande e risposte per poter nutrire quella parte di noi che si chiama anima. Ma che cos’è l’ anima? Qualcosa che sfugge al solo pensarla, bisogna avere fede per invocarla o stupore per accoglierla? Sono tante le domande e le risposte che tardano ad arrivare poiché di fronte ai misteri della vita siamo limitati e fragili. Non sapremo esattamente cosa ci aspetterà domani e sempre. Ma ci è dato comunque di vivere tra croste di colore, bozze, disegni e pagine di libri… Fra albe e tramonti conviene sostare per vivere meglio e arrivare a ciò che può esserci oltre. Ma per oltre si intende anche oltre noi stessi, oltre le nostre parole, i nostri pensieri e i nostri sguardi persi nel nulla o nell’ infinito. Ciò che può aiutare è far spazio sicuramente al nostro cuore. Poichè come diceva Pascal: “Il cuore ha  le sue ragioni che la ragione non conosce”.  E se pure saremo sempre limitati di fronte ai misteri della vita, occorre squarciare quel velo e andare, camminare, volare. E tutto ciò è sicuramente possibile attraverso l’ arte che dà quel tocco in più: è quella rugiada che si posa al mattino, quella corona che si posa sul capo e quella chiave che può aprire qualche porta in più. Tutto questo anche per sentirci parte di un tutto e per non sentirci soli. Chiara Olmi è una donna che vive di arte, una donna che respira la sua arte che sente fino in fondo, anche quando sembra perdersi in se stessa, nascosta tra le foglie del suo cespuglio. Perché quando esce ed entra nella sua arte non può che sentirsi viva, altrimenti preferisce chiudersi come in un bozzolo dal quale poi uscirà una splendida farfalla. Come se non le bastasse una sola vita ma  per gli artisti è così,  davvero non può bastare una sola vita, devono necessariamente procurarsene un’ altra. Chiara ha quarantadue anni, è originaria di Carrara ma vive tra Carrara e Monsagrati, in provincia di Lucca. Ha un compagno, Jacopo, e una figlia, Amelie. Chiara  ha vissuto i primi anni della sua vita in Sicilia, poi a Roma, poi di nuovo in Toscana. Ciò che colpisce della personalità di Chiara è la sua sospensione, come se qualcosa dovesse accaderle da un momento all’ altro. Perché è proprio la sua ricerca spirituale e la sua emotività a trasportarla in altri territori dove tira il vento e il mare è in burrasca. Ed è proprio così che si sente, in continua tensione, alla ricerca di quella bellezza che va ricercata e che non è sempre visibile  agli occhi. Illustratrice, pittrice e da poco anche scultrice, Chiara sembra come trovare rifugio nella tela, tra i disegni e nel suo materiale scultoreo. E si scolpisce davvero, si disegna davvero, si dipinge davvero: c’ è tanto di lei in tutto ciò che realizza. Chiara ha bisogno di fotografarsi in quella che è la sua interiorità. E lascia il mondo fuori  quando deve ricercarsi spiritualmente. Si definisce malinconica e in continua tensione, ma fare, parlare  e vivere d’ arte le procura un senso di abbandono e di distensione. Per arrivare ad una visione introspettiva dove prevalgono le emozioni che scivolano dagli stati d’ animo alla materia. Romantica di quel romanticismo ottocentesco  che è passione, istinto, creatività individuale e forza della natura. Una pittura la sua che apre un conflitto, che è irrazionalità e mistero. La difficoltà di Chiara è proprio quella di restare in bilico tra ideali e realtà, tra aspirazioni all’ infinito e vita concreta, tra tensione e distensione. Fatica quasi a sdoppiarsi tra il suo ruolo di educatrice e di artista.  Ruoli che la calzano a pennello ma che sfociano in direzioni parallele. Ma Chiara sembra amare la sua vita parallela, ha bisogno soltanto di accordare la sua musica e di dare un nome a ciò che fa. Sospesa anche tra il mondo dell’ illustrazione e il mondo pittorico, professa il suo panta rei, lasciandosi andare alla sua voce interiore che, in arte più che in vita, non tradisce facilmente.  Chiara intanto subisce un  contraccolpo tra fragilità e forza, proprio perché lancia uno sguardo al passato in maniera nostalgica e malinconica. Pur tuttavia nella consapevolezza di voler riuscire a trovare la sua dimensione nell’ hic et nunc e in un futuro che avrà le sue radici solo perché si porta dietro un logos, un unione di pensiero e parola. Tra tensione  e distensione, dunque, appaiono le sue opere pittoriche che vedono le figure femminili predominanti su sfondi chiaroscurali a creare quel pathos, quell’ enigma che incita a squarciare  il velo e ad andare oltre. Fra Eros e Thanatos, in questo duello o sodalizio, si realizza la volontà di ispirazione alla luce. Nell’ artista Chiara Olmi, in arte Rol, si avverte tutta la potenza lirica nella quale si possono trovare l’ amore, il dolore, i sogni, le paure, le speranze. Così la sua scultura, un assemblaggio di materia e ingranaggi, così la sua illustrazione, figure in continuo divenire, talvolta arrotolate su se stesse, naviganti di uno spazio ristretto, ancorate a quel passato che come una macchia di colore non va più via. E la malinconia sarà come il vento in autunno, in una natura aspra e selvaggia, tra le nebbia, la sera e la notte. Fino ad arrivare all’ alba.   (Tra le esposizioni di Chiara Olmi Rol ricordiamo  Angeli e Artisti “ nella Iglesia de los Angeles – Argentina; “Eufonia di sfumature” Museo Ugo Guidi a Forte dei Marmi; “II Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno” Palazzo Fruscione a Salerno; “Lo Specchio Infranto” Galleria Duomo a Carrara; Daliano Ribani  presso la Galleria di Pietrasanta; “La Divina Commedia dell’Arte” Castello Angioino-Aragonese Palazzo civico delle Arti ad Agropoli; Montepagano Premio Internazionale di Pittura Roseto degli Abruzzi a Teramo).

 

Illustratrice freelance, pittrice e da poco anche scultrice, che cos’ è l’ arte per te?

Come pittrice ho sempre lavorato in chiave emotiva, avevo bisogno di fare terapia, sono sempre in tempesta… Questa mia malinconia  mi ha portato ad esprimermi. Ho cercato negli anni vari mezzi per esprimermi, ho suonato, ho cantato per poi arrivare alla pittura. La mia ricerca spirituale mi sta aiutando  a trovare una sintonia con ogni cosa e soprattutto con la pittura. Come illustratrice,  d’ altro canto, nasco insieme a mia figlia in quanto sin dall’ infanzia ho realizzato delle illustrazioni  esclusivamente per lei, poi ci ho preso gusto e ho iniziato a frequentare un corso per studiare  e ho deciso finalmente che è quello che voglio fare professionalmente. Sto presentando dei progetti presso le case editrici e sto puntando molto in questo settore.  Intanto per me l’ arte è introspezione e crescita, ricerca, un continuo confronto con me stessa in chiave emozionale e quindi attraverso i miei stati d’ animo. Devo dire che la pittura è più istintiva, l’illustrazione ha bisogno di una pianificazione mentre la scultura invece mi procura un contatto fisico con la materia… Sto realizzando delle barchette in legno, a Monsagrati viviamo in una casa nel bosco, il legno mi piace perché è vivo e mi piace assemblare oggettistica del passato: chiodi arrugginiti, bulloni, piccole chiavi, tutto su base di legno.

Raccontati tra vita, passioni, lavoro, e famiglia…

Ho studiato al magistrale e ho iniziato subito a lavorare negli asili nido, mi piacciono tanto i bambini… Poi ho lavorato in uno studio di fotografia e grafica per poi tornare a fare l’ educatrice. Devo dire che in famiglia c’è comunque una vena creativa, mio padre è un cantante per passione, mia sorella lavora a teatro, mio nonno  ha sempre dipinto…

A che cosa stai lavorando attualmente?

Lavoro molto in chiave emotiva e quindi cerco di darmi un’ anima e darla alle cose. Lavoro da poco con l’ argilla sintetica e adoro ascoltare musica degli anni ’30 come  Helen  Kane che ha ispirato il cartone animato Betty Boop. Ed ecco che sta nascendo la linea Helen Kane…Poi sto lavorando a delle illustrazioni…sul tema di Kafka e la bambola viaggiatrice.

La tua musa ispiratrice?

L’ amore e la morte come fine di qualcosa per poi vedere la luce e …l’ essere femminile. Mi piace riprendere le donne nei loro stati d’animo…

I luoghi dove ti ritrovi?

Sono una solitaria, mi serve la solitudine, il bosco di Monsagrati…

Altre passioni di vita?

Cantare…

Quanto c’ è di te nella tua arte?

Tanto di me, io sono nella malinconia delle illustrazioni,  invece nella pittura sono nell’ evoluzione del sentirmi donna…

Che cosa ti piace di te e che cosa ti piace meno?

Mi piace di meno il mio essere tormentata, mi piace però il fatto che so accettare questa parte di me per sapermi rialzare.

Come ti definiresti come donna e come artista?

Sono una donna malinconica, fragile e forte nello stesso tempo. Poi mi ritengo un’ artista in evoluzione, un’ artista che guarda al passato con uno sguardo più consapevole al presente e al futuro.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti intristisce e che cosa ti arreca gioia di vivere?

La maleducazione e la cattiveria gratuita mi intristiscono molto, d’altra parte, mi arrecano gioia la costruzione di un progetto perché mi tiene viva, la spontaneità, la sincerità con la quale ci si può esprimere liberamente.

Un tuo motto di vita?

Tutto è in divenire, quello che senti adesso non è quello che sentirai domani…

 

Per info: cell: 328- 4755005

 

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Chiara Olmi, fino ad arrivare all’ alba

  1. Cara Rossella, la tua intervista è stata una bellissima esperienza, ti ringrazio per la cura e la gentilezza con la quale ti sei approcciata al mio raccontarmi, mi sono sentita subito a mio agio, tutto merito della tua grande empatia.
    Porterò le tue bellissime parole sempre con me. Grazie.

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