Nicola Mirenda, miti e sogni dalla terra di Sicilia

Nicola Mirenda, miti e sogni dalla terra di Sicilia

Che gli Dei cambino a loro piacimento i miei sogni, ma non il dono di sognare (Fernando Pessoa)

 

Davanti a noi c’ è sempre un foglio bianco che chiede di essere scritto, davanti a noi c’ è sempre un quadro che chiede di essere dipinto…C’ è sempre una casa da essere vissuta, un tramonto da essere ammirato, una bottega da essere animata. Bisogna essere artigiani e artisti della propria vita e, una volta individuato il proprio cammino, bisogna percorrerlo fino in fondo e fare del proprio meglio, fino ad essere autori  e artefici incontrastati della propria leggenda personale. Da ragazzi, poi, si hanno tanti sogni, si vorrebbe spaccare il mondo, si vorrebbe fare di tutto con quel furor vitae che contraddistingue l’ età giovanile. L’ importante, però, è viaggiare sulla linea dei sogni e non farseli scappare mai ma inseguirli  sempre durante tutto il nostro cammino di vita. E per far questo, bisognerebbe avere uno sguardo fanciullesco, attento, curioso, vibrante, bisognerebbe continuare a meravigliarsi sempre perché la vita merita di essere vissuta nel migliore dei modi secondo la nostra personale visione. Ci sono persone, poi, che assorbono tutta l’ arte, l’ humus e la bellezza della loro terra e la trasmettono nella loro operosità e progettualità. Nascere, poi, in una terra come quella siciliana, certamente aiuta  a generare arte e bellezza. La Sicilia è una terra ricca di tradizioni, fermenti culturali, energia. La Sicilia è una terra che ti prende per mano e ti porta lontano fino a lasciarti esplorare confini nuovi, fino a lasciarti approfondire una vocazione, una passione che comincia a profilarsi piano, per caso, fino ad esplodere in arte, sapienza, vitalità, generosità di forme e colori. Nicola Mirenda ha quarantanove anni, è un artigiano della terracotta o ceramista come dir si voglia ma soprattutto un artista perché riesce a dare un’ anima ai suoi manufatti che sembrano parlare di terre lontane… Vive a santo Stefano di Camastra in provincia di Messina insieme a sua moglie e ai suoi cinque figli. Sulla scia delle memorie passate, il suo percorso artigianale e artistico nasce per caso, quando negli anni ’80, anni buoni e ricchi di entusiasmo, ha imboccato la sua strada tra i mestieri che gli si proponevano. Così ha iniziato a bussare presso le varie botteghe artigiane, in punta di piedi, con aria curiosa e stranita come di chi non ha niente da perdere ma tutto da guadagnare. Poi, nel tempo, con  la solerzia ma anche con quella passione crescente che lo contraddistingue, ha continuato a sedersi al tornio e da qui si è liberata tutta la sua essenza. E da qui ha provato emozioni infinite fino a dare il suo prezioso apporto alla sua terra di provenienza. La bottega Njco, dunque, nasce su presupposti di grande professionalità fino a superare i confini regionali espandendosi in una diffusa progettualità e nell’ impegno costante come nella stessa libertà espressiva. E a tutt’ oggi gli sforzi sono stati ricompensati. Nicola Mirenda, intanto, ha all’ attivo influenti collaborazioni e la sua attività ha la sua eco importante come è giusto che sia. Il  concept della Njco  ha un suo significato intrinseco che è semplice e chiaro: dare onore alle tradizioni locali attraverso figure mitologiche insieme a quella Sicilia in continua evoluzione. Tutto in nome dell’ artigianalità e del prezioso lavoro delle mani, tutto in nome di una passione crescente che non vede confini. Nicola Mirenda è soprattutto una persona che ha saputo sognare… Parliamo di un uomo attento, sensibile, versatile, lungimirante tant’ è che sin da ragazzo  ha intuito che il campo della ceramica avrebbe potuto aiutarlo ad estrinsecarsi e soprattutto a veicolare ciò che di bello c’ è nella vita, ossia l’ incanto, la bellezza, l’ artigianalità che diventa arte, perché è proprio qui che i confini sono labili. Perché è qui che lo sguardo può rivolgersi altrove verso l’ infinità volontà di creare e ricreare bellezza, storia, cultura, arte e artigianato. Attraverso miti e sogni della terra di Sicilia.

 

Raccontati tra studi, lavoro, famiglia, passioni…

 

Da ragazzo non sono stato uno studente modello ma, con i miei tempi, non ho finito mai di studiare. Lo studio mi ha insegnato tanto soprattutto in questi ultimi anni e mi ha dato la base della progettazione della ceramica. La bottega Njco è gestita in quota familiare ed ogni suo membro è specializzato in una professione ceramica. Tengo molto a questa attività e spero così che un giorno qualcuno dei miei cinque figli possa continuare questa mia passione.

 

Quando e come inizia la tua avventura nel mondo della ceramica?

 

È stato un puro caso che mi sia avvicinato al mondo della ceramica, non sono figlio di un ceramista, mio padre era un operaio edile.  Ma in quel periodo in cui ero  adolescente, parliamo degli anni ’80, tutti i ragazzi della mia fascia d’ età dovevano imparare un mestiere e così io scelsi ingenuamente di lavorare la ceramica. Ricordo perfettamente le prime tre botteghe che frequentai: il primo anno ero ancora piccolo, infatti nemmeno mezza mattinata e scappai a casa, così il proprietario della bottega Biagio Zammataro disse a mio padre che ero ancora troppo piccolo. Il secondo anno frequentai la bottega di Filippo Cespa e, per pagamento, a fine stagione, ricevetti un vaso che tengo ancora custodito. L’ultimo anno frequentai la prestigiosa bottega del ceramista Edoardo Fratantoni, con il quale rimasi per altre due estati prima di girare quasi tutte le botteghe di Santo Stefano.

 

Quale fase dell’arte ceramica ti affascina particolarmente?

 

Trovo tutte le fasi molto affascinati ma la più particolare è senza dubbio la lavorazione al tornio. E’ spettacolare sentir scorrere l’argilla tra le mani. Come un pezzo d’argilla possa diventare qualsiasi cosa a cui la nostra mente dia forma.

 

La tua fonte di ispirazione: in che modo ti ispira la tua Sicilia?

 

La mia principale fonte di ispirazione è l’isola dove sono nato, ma non solo come luogo. Intesa anche come storia, tradizione, arte, cultura e soprattutto identità di bellezza.

 

I tuoi manufatti più gettonati?

 

La collezione portante del nostro artigianato è sicuramente “Ceramitica”, una raccolta di teste  espressive dai tratti decisi e dalle tinte policromatiche che  caratterizzano l’intera produzione. I miti di  Sicilia e  degli antichi Greci  sono fonte della nostra immaginazione e ispirazione.

 

Prossimi progetti?

 

Dopo i vari successi presso “le Saline dello Stagnone di Marsala” e il ristorante “AB il lusso della semplicità” di Alessandro Borghese, posso anticipare che a partire dal 10 marzo del corrente anno, le nostre ceramiche saranno utilizzate al “San Domenico di  Taormina” e faranno da sfondo alla seconda stagione della serie televisiva “The White Lotus”.

 

Che cosa provi quando dai vita alle tue creazioni?

 

Quando produciamo dei manufatti è impossibile resistere allo stupore della metamorfosi della materia ma la sensazione più bella è  vedere lo sguardo di un cliente soddisfatto.

 

Come ti definiresti come persona e come artista?

 

Come persona: uno tra la folla, trascorro una vita normalissima tra casa e bottega, come artista invece mi ritengo un brillante ceramista che, dopo vent’anni, aspetta ancora con trepidazione l’apertura del forno per vedere la magia della ceramizzazione.

 

Altre passioni di vita?

 

​Ceramista a tempo pieno.

 

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

 

Mi accontento con poco, ci sono tantissime cose che mi fanno stare bene. Incontrare un vecchio amico, ricordare una vecchia storia racconta migliaia di volte e progettare nuovi sogni per il futuro. La cosa che mi rattrista invece è  pensare al tempo che scorre troppo velocemente.

 

Un tuo motto di vita?

Noi siamo le persone che incontriamo”. Prendo in prestito le parole di Federico Scianna, fotoreporter siciliano. Perché il nostro destino è determinato dagli incontri che facciamo.

Per info: cell: 320 0621772;  Instgram nicola.mirenda; www.artigianodellaterracotta.it

 

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