Calogero Arcidiacono, il richiamo della terra

Calogero Arcidiacono, il richiamo della terra

Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci ( Aristotele)

 

Non può esistere presente e futuro senza la memoria passata, senza sapere chi erano i nostri avi, senza sapere per quale ideale hanno combattuto, senza sapere quali erano i loro sogni e le loro speranze. E non può esserci senso di appartenenza se non rivolgiamo il nostro sguardo alla terra, se non conosciamo le nostre radici e ci rendiamo conto della nostra storia passata. In effetti siamo ciò che pensiamo, ciò che sogniamo, ciò a cui volgiamo lo sguardo e l’ attenzione. E spesso accade che le nostre stesse radici ci chiamano, come se volessero raccontarci la loro storia che è anche la nostra. E quindi la terra diventa la nostra più grande maestra di vita, basta saperla ascoltare. Calogero Arcidiacono è un giovane artista di ventiquattro anni, originario  del messinese e che vive a Misterbianco, in quella Sicilia che è croce e delizia. Appunto perché legato alle sue radici e al concetto di memoria da portare avanti. Dopo il percorso di studi intrapreso presso il liceo artistico a Bronte, ha sentito il bisogno di provarsi nel settore dell’ arte scultorea, se pur sempre appassionato di disegno e pittura. Si sente coinvolto emotivamente e fisicamente dal rapporto con le opere scultoree che lo stesso realizza. E nel tempo ha approfondito tecniche attraverso la conoscenza di materiali diversi. Di Calogero piace il suo voler scoprire mondi  nuovi, il suo osare e andare oltre, il suo ingegno e la volontà di coerenza in ciò che fa, progetta e pensa. In una società che è polimaterica e multiculturale, ecco, Calogero ha saputo coglierne questi due aspetti, in una visione strettamente personale che va dal particolare all’ universale. E nelle sue opere non mancano le radici, la volontà di confronto con altre culture e l’ associazione di materiali diversi tra loro, dal più nobile al meno nobile. Questa commistione di usi, tradizioni, costumi, vocazioni è dato sempre dal richiamo della terra. Una terra quella di Sicilia che Calogero percepisce tanto, perché ascolta, sente, ama, odia. Perché è una terra che fa vedere il paradiso e poi te ne priva, una terra bellissima e martoriata.  E Calogero Arcidiacono vive tanto sulla sua pelle questa tensione e distensione, questo rigore e questa passione, questo essere e non essere. Non a caso le sue opere scultoree omaggiano sempre la sua terra ma non mancano mai allusioni e messaggi come quello del problema ambientale. Poi tutto si alterna a seconda dei materiali, dal ferro al plexiglass.  A lanciare anche altri messaggi attraverso la realizzazione di nuvole che riportano alla caducità dell’ uomo, alla ricerca del divino in un periodo storico come il nostro, travagliato e condizionato dall’ incubo della guerra russo-ucraina in atto. Responsabile, sensibile, attento osservatore e della natura e della condizione umana, Calogero Arcidiacono non è solo un artista di spessore e, malgrado la sua giovane età, è un artista che pesa le parole e i pensieri per dare il meglio di sé attraverso l’ atto artistico. E la sua propensione artistica è  ben supportata anche dalla sua partner Miriana che conosce dai banchi di scuola e che lo consiglia ed incoraggia nei suoi passaggi di vita e d’arte. La personalità di Calogero si delinea intorno ad uno spessore culturale da voler elargire agli altri: non pensa solo per sé e non agisce in maniera individuale ma ciò che realizza è sempre appunto un focus di approfondimento e  studio su cui puntare l’ attenzione generale. Ecco ciò che piace del suo essere artista in itinere. Piace il suo movimento interiore, il suo soffermarsi sulle nuvole come sulla terra, tra sacro e profano, tra razionalità e irrazionalità. Perché, per raccontare i sentimenti, quelli veri, si ha bisogno di andare all’ interno delle cose, della materia, come all’ interno di se stessi. Esplorandosi, informandosi, aprendo dibattiti utili per sé e per gli altri. E quindi dell’ artista Calogero piace  il non voler accettare passivamente le cose ma l’ elaborarle a seconda di una propria visione e pensiero individuale che diventa spunto di riflessione per tutti. Ed è questo che lo rende unico e speciale: il voler distinguersi per una necessità interiore, per vivere la vita appieno e non per lasciarsi vivere. E tutto ciò non può che destare stima e ammirazione… Sono questi i giovani che ci piacciono davvero e che fanno ben sperare in un futuro migliore!

 

Raccontati tra passioni, lavoro, famiglia…

Essere nato “in mezzo alle montagne” dà stimoli diversi sicuramente da chi nasce in città. Si fa fronte a quello che è il concetto delle tradizioni e della storia insieme all’ importanza della memoria, che sia sociale o individuale. Intanto il concetto di passato è un concetto che voglio portare avanti: proveniamo dalla terra  e abbiamo bisogno di ricordarcelo per arrivare anche all’ intreccio di culture diverse. Il percorso di studi intrapreso e concluso presso il liceo artistico di Bronte è stato fondamentale perché ho avuto modo di conoscere l’ arte scultorea grazie alla maestra Rita Barbagiovanni. Ancora oggi sento di ringraziarla per aver saputo tramandarmi quest’ altra forma d’ arte, oltre al disegno e alla pittura. Devo dire che quest’ ultime non mi davano soddisfazione perché si tratta sempre di un rapporto vincolato ad un supporto. La scultura, invece, mi coinvolge dal punto di vista fisico e mentale. Nel 2017 ho iniziato il percorso accademico a Catania, sto concludendo con gli ultimi due anni di specialistica. Naturalmente quando si inizia una ricerca artistica, è fondamentale seguire un percorso di studi…

A che cos’ altro ti sei appassionato all’ interno del tuo percorso di studi?

Ad esempio mi sono appassionato alla tecnica della fonderia dei metalli e poi amo la polimatericità tra le opere, pertanto mi piace associare materiali diversi come il marmo e il ferro arrugginito o il marmo alla terra,  un materiale nobile ad un materiale non nobile.

Quando nasce la tua passione artistica?

La passione per ciò che è visivo e sensoriale nasce da ragazzino perché ho sempre avuto un senso artistico, disegnando e dipingendo…

Che cosa realizzi e con quali materiali?

Ho iniziato  a realizzare opere intorno al 2019. Sono vai i materiali che utilizzo, dai tradizionali ai contemporanei: lamiere in ferro, plexiglas, tessuti, lana, velluto, ottone, legno… Con la scultura della Sicilia blu, ho voluto parlare del deturpamento delle nostre spiagge, poi  ho sentito il bisogno di trattare il tema dell’ incendio boschivo e in questo caso ho rappresentato una sagoma della Sicilia in fumo… Ho realizzato nuvole per rappresentare il senso del divino e la condizione umana.

Che cos’ è per te l’ arte?

Si tratta di un concetto talmente grande, un po’come l’ amore che non amo definire e che non si può definire…

Prossimi progetti?

Sto realizzando un mio progetto per esprimere una mia impressione sul tema della guerra e… sette nuvole a delineare le fasi del pensiero…

La tua fonte di ispirazione?

Mi piace osservare la natura e i processi umani, l’ evolversi del pensiero, gli eventi che si susseguono…

Che cosa ti emoziona di più della tua Sicilia?

Questo suo essere e non essere, questo essere madre buona e madre disgraziata, questa sua grande bellezza e  questa sua cruda realtà.

Come ti definiresti come persona e come artista?

Un osservatore, una persona che fa attenzione a ciò che lo circonda e che sviluppa le sue idee a seconda di ciò che percepisce.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e che cosa ti intristisce?

Intanto le persone senza sogni mi destabilizzano, l’amore mi fa stare bene, come il sentimento della tradizione, i legami profondi della nostra cultura, le radici… Mi intristisce la passività dei nostri giorni, l’ ipocrisia, il “politicamente corretto”…

Un tuo motto di vita?

Guarda il passato e vai avanti!

 

Per info: cell: 328- 1818154; Instagram calogero.art

 

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