Stefana Surdila, l’ anima in una bambola di stoffa

Stefana Surdila, l’ anima in una bambola di stoffa

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Blaise Pascal). Una donna, il silenzio, un raggio di sole che ne sfiora i tratti delicati, una bambina, sua figlia, e una bambola di stoffa. Il mondo non ha bisogno di altro se poi quell’altro non corrisponde a sentimenti puri e sinceri. Così è per una donna che ama le cose vere, che ama sentire le sensazioni sulla sua pelle, decidere della propria vita, lottare ed andare avanti. “Va’ dove ti porta il cuore”, recita la celebre scrittrice Susanna Tamaro, un’ espressione divenuta un simbolo, un incitamento, un filo conduttore che porta all’ estrema bellezza dell’anima, solo se non ci tradiamo e seguiamo la nostra essenza, la profondità del nostro essere e del nostro essere al mondo. Conoscere donne che si mettono in discussione, che magari cominciano daccapo o che ricominciano ogni giorno a inventare, colorare e creare la propria vita, sicuramente è una testimonianza importante per tutte la altre che forse sono in bilico, che hanno bisogno di una parola di incoraggiamento, di un aiuto e di una mano amica. Stefana Surdila è sicuramente una di quelle giovani donne che possono aprire un varco, una luce nella mente e nel cuore di altre donne. Di origine rumena, precisamente di Tg-Jiu, a sud della Romania, dove è nata e cresciuta, è l’esempio di una donna che si è lasciata tutto alle spalle per inventarsi una nuova esistenza insieme ad una vita dignitosa e un nuovo traguardo. Appena conosciuta, sono due i sentimenti o le parole che la stessa detta o suggerisce: resilienza e tenerezza infinita. La prima parola la connota in particolar modo. Perché resilienza, nella sua giusta accezione psicologica, indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’ altra parola è tenerezza. Quando una donna ispira tenerezza, è davvero arrivata a chiudere il cerchio, avvolgendosi di un alone, di un’ aura magica che la porterà lontano. Perché tutti, prima o poi si accorgeranno di quanto riesce a donare. Dolce, positiva, autonoma, Stefana è riuscita a donare questa tenerezza a sua figlia, nonostante le delusioni d’ amore, come anche è riuscita a donarla alla sua famiglia d’origine e a tutti coloro che l’apprezzano. Ma poi si è accorta di averne quel tanto in più, sprigionata dal suo essere, come un buon cibo in abbondanza con il quale vuoi sfamare anche chi non ne ha, come una luce che si vuole accendere su qualcuno che resta al buio. Stefana è così, delicata e forte nello stesso tempo, ma soprattutto consapevole a trentatrè anni che la vita non è niente se la viviamo in maniera egoistica e possessiva. Generosa nei gesti e nelle parole che le escono da bocca come rivoli d’acqua gorgheggiante, come se, volendo racchiudere il suo pensiero, appunto non pensa soltanto a sé ma al beneficio da dare, da elargire, da espandere al prossimo a piene mani. Questo perché il suo pensiero è stato ed è azione. Difatti Stefana parte dal suo Paese con la sua borsa carica di sogni e prospettive future e arriva in Italia dove ha trovato il giusto habitat insieme a persone che le vogliono bene e le dimostrano il loro affetto. Anche se ha dovuto affrontare momenti duri, come appunto delusioni d’amore e d’amicizia e la morte prematura della sua cara mamma, anche se è stata al buio per un po’, un bel giorno ha riaperto la sua borsa e, come dal cilindro di un mago, sono usciti volando idee e progetti, come sulle ali di una bellissima farfalla colorata. Stefana non ha fatto altro che rincorrerla, trattenerla sul palmo della mano, prendere ago e filo e provare a cucire e ricucire la sua vita. Ed ecco che dal suo talento e fantasia sono apparse ai suoi occhi le prime, tenerissime e meravigliose bambole di stoffa alle quali Stefana è riuscita a dare un’ anima. Ecco che cosa distingue un’ opera dall’ altra: dare un cuore, un’anima a ciò che si crea, e ciò che è frutto della mente, delle mani e del cuore, non può che avere sentimenti puri e arrivare a destinazione. Dai tratti fini, esile, con meravigliosi occhi chiari, la vita di Stefana sembra una fiaba che sta avendo il suo lieto fine. Perché Stefana ha voluto dare un titolo nuovo al suo romanzo, ha voluto voltare pagina e scrivere da capo la sua storia con coraggio, versatilità e positività. Le sue bambole di stoffa racchiudono i suoi stati d’animo, i quali, si sa, sono fluttuanti, diversi tra loro. Per questo piacciono le sue bambole, perché nella loro infinita tenerezza, sembra che parlino e che suscitino sentimenti ed emozioni sempre nuove, sempre fresche, sempre appena uscite dalla sua anima.

Come è nata la tua passione per il mondo della sartoria?

Più che nascere, ho visto evolversi questa passione per il mondo delle stoffe e dei ricami. In Romania ho frequentato una scuola per geometri, poi mi sono trovata a volere e a fare tutt’altro. Da piccola, verso i sette anni, cucivo i primi abitini per le bambole, mi divertivo a creare caos intorno a me, a disfare stoffe, a tagliare per poi provare a cucire. Evidentemente covavo questa passione dentro di me da tempo. C’ è da dire che la mia bisnonna Adriana era un’ insegnante di sartoria ed io ero affascinata dal suo modo di essere e di fare…

Che cosa è successo, una volta arrivata in Italia?

Avevo diciannove anni e, una volta arrivata in Italia, ho sentito crescere in me ancor più questa passione, come se il vostro Paese me l’avesse tirata fuori… Difatti mi sono trasferita a Sacile, in provincia di Pordenone, dove sono stata ben accolta da tutti…Qui ho lavorato in un atelier dove cucivo vestiti da sposa con ricami ed applicazioni di perline e altri materiali. Ho anche lavorato in un negozio per complementi di arredo quali tendaggi, cuscini, coperte…

Adesso la tua passione sono le tue deliziose bambole di stoffa che rendi note sulla tua pagina facebook Fiori & Cuori e sulla piattaforma di vendita online Wacoh: chi ti ha dato l’imput per iniziare questa attività?

Mia figlia Andrea Sabrina che adesso ha dieci anni. Ho fatto la mia prima bambola per lei quando aveva un anno, seguendo un tutorial in un giornale. Da lì è partito tutto e sono poi arrivata al punto di fare di queste bambole il mio lavoro…

Sono bambole originali che esprimono tenerezza… hai sempre preso spunto ed ispirazione dall’infanzia di tua figlia?

Sì, proprio così. Ho visto che da piccola si addormentava con il suo orsacchiotto a mo’ di cuscino, un orsacchiotto morbido dalla pancia grossa, per intenderci. E così ho provato a realizzare le mie bambole di stoffa che sono abbastanza cicciottelle proprio per permettere ai bambini di addormentarsi… Difatti molte clienti mi hanno confermato che i loro bambini si addormentano con la testa sulle mie bamboline morbide e questo mi ha dato lo slancio per proseguire…Sono bambole interamente cucite a mano, senza colla e si possono lavare tranquillamente in lavatrice. Soltanto la bocca e gli occhi sono dipinti con colori acrilici su stoffa come il cotone, che prediligo, e talvolta anche la seta. Trovo ottima la marca “Ferrario” per i colori acrilici di cui parlavo!

Quante ore impieghi per la realizzazione di una bambola?

Circa sei ore, il diametro è pari all’altezza di diciotto centimetri. Realizzo anche portachiavi con bamboline… A dire il vero sto già programmando il miei lavori per il prossimo Natale, non si sa mai, ritengo opportuno partire in tempo…

Divisa tra l’Italia e la Romania, come riesci a conciliare e organizzarti per i tuoi progetti futuri?

In Romania seguo gli studi di mia figlia e rivedo la mia famiglia. Grazie anche all’aiuto dell’ organizzatrice Daniela Frigeri, in Italia torno per tenere corsi in varie città, come di recente a Sacile e a Brescia, e come, dal primo all’otto luglio, a Milano per poi proseguire con altri corsi in autunno.

Perché hai scelto L’ Italia per l’handmade e non il tuo Paese?

Qui da me non c’è il culto dell’handmade, è molto sottovalutato…

Che cosa ti piace dell’Italia?

La cultura, la mentalità, la gente: non c’ è differenza tra le classi sociali. In Romania c’è più disparità tra poveri e ricchi, la si avverte di più e, per giunta, te lo fanno pesare emarginandoti.

Un tuo sogno?

I miei sono sogni semplici e concreti: ultimare le pratiche per la registrazione del brand e aprire un negozio da me con una filiale italiana…Dare un futuro a mia figlia e magari riuscire ad avere davvero successo con le mie bambole…

Te lo auguriamo di cuore…La realizzazione di queste bambole sta a significare un certo legame con il mondo dell’infanzia, giusto?

Sì, direi proprio di sì. Sono molto legata al mondo dell’infanzia…colgo i particolari, gli atteggiamenti dei bambini. Ad esempio le mie bambole talvolta sono imbronciate, o hanno l’aria sognante e furbetta, proprio come le espressioni dei bambini…

Progetti ai quali sei legata?

Ho dato in beneficenza le mie bambole l’estate scorsa per il terremoto di Amatrice…Il 28 luglio ci sarà una serata a Sacile dove darò in beneficenza i miei portachiavi il cui ricavato andrà al CRO di Aviano (Centro di Riferimento Oncologico) con reparto pediatrico di oncologia.

Che cosa ti ripaga?

L’espressione felice dei bambini quando regalo una mia bambola di stoffa…

Che cosa ti ha insegnato la tua famiglia?

Ho cresciuto mia figlia soltanto con l’aiuto della mia famiglia, di mio padre, un ex insegnante di violino, oggi commerciante, e della sua attuale compagna. La mia famiglia mi ha insegnato ad andare avanti nonostante tutto. Mia mamma Adriana era un’ insegnante di pianoforte morta prematuramente per un tumore, mi ha sempre detto: “Non esiste non posso ma non voglio!” E mi ha sempre incoraggiato a distinguermi, a non essere uguale a nessuno se non che a me stessa! Adesso vorrei insegnare questi principi anche a mia figlia!

Il bello della vita?

Il mare, la montagna, il silenzio, la passione che ti tiene in equilibrio, essere in pace con se stessi… Tutto passa ma la nostra anima resta…

Per maggiori info, invitiamo a consultare la pagina facebook: Fiori & Cuori e su http://www.wacoh.org

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