Sia l’ arte che l’artista non hanno una propria identità, ma la acquisiscono nell’ incontro dell’ una con l’ altra ( H. Rosenberg)
Noi siamo spazio e tempo da riempire…Intanto la vita ti permette di tornare sempre al punto di partenza, quel punto da dove sei partito. Ci permette di fare giri immensi, di volare come un aquilone in cielo, di andare, tornare. Ma ci sarà sempre quel punto fermo a cui fare riferimento, ci sarà sempre quella nostra idea personale, personalissima, che inseguiremo come una stella. E rivedremo anche la nostra vita come nelle sequenze di un film: ci rivedremo quando eravamo ragazzi sui banchi di scuola, ci rivedremo tra bozze, fogli e schizzi e sorrideremo, abbozzeremo quel sorriso che parlerà di noi. Perché potremo fare tante cose, tanti giri vorticosi e immensi, ma torneremo sempre da noi, nella nostra casa interiore, nei nostri sogni, progetti e alla nostra finalità e mission. Perché tutto ruota intorno al senso da dare alla nostra vita. E tra le pieghe del tempo ci scopriremo diversi perché ci accorgeremo che la vita, goccia dopo goccia, ci avrà trasformato rendendoci le persone che abbiamo sempre cercato di essere. Ossia persone tendenzialmente libere, con i propri personali pensieri e concettualità, con la propria direzione da dare alla vita interiore in primis, poi esteriore e ancor meglio, artistica. Perché quando si parla d’ arte, si è sempre salvi in un modo o nell’altro. E come le parole salvano, la luce salva, il respiro salva, l’ arte nel suo tempo e nel suo spazio ci salverà. Come è accaduto ad Angelo Scardino, uno scultore di grande spessore, un artista che si è fatto da sé, seguendo i suoi canoni interiori ed artistici. Una personalità sui generis, la sua, fuori dagli schemi ordinari, un artista che cerca la straordinarietà e la meraviglia attraverso la potenza dell’ arte, del fare artistico. Varie le pubblicazioni e le partecipazioni a concorsi artistici, Angelo Scardino oggi insegna Discipline plastiche, scultoree e scenoplastiche. Originario di Sava, in provincia di Taranto, oggi vive a Verona dove insegna. Si definisce quasi un apolide, una persona con non molte radici se non quelle relative all’arte. Quindi, ogni luogo va celebrato in nome dell’arte. Vive con la sua compagna a Verona, e quando può, torna alle origini. Ma di questo non ne risente più di tanto, il suo essere uno spirito libero l’ ha condotto sulle vie dell’ arte scultorea, una passione che è nata tra i banchi del liceo artistico per poi svilupparsi poco alla volta fino alla sperimentazione e alla ricerca del materiale. Ciò che piace del profilo umano e artistico di Angelo Scardino è il voler proporsi in una chiave nuova non per il gusto di farlo ma per un’ esigenza interiore. Scavando nell’ inconscio attraverso la scultura per dare forma allo spazio. Angelo Scardino si serve dell’ opera per sperimentare il materiale, dando più importanza alla spazialità che regge la materia stessa. La sua arte scultorea punta al figurativo. Si parte dal materiale per arrivare allo stile e alla decorazione. Le sue opere hanno un quid di mistero e fascinazione: sono pezzi che arricchiscono sicuramente l’ ambiente, inducendo anche alla riflessione sull’ esistenza e sull’ essere umano. Opere che attirano l’ attenzione per un significato recondito tutto da scoprire, opere che restano come sospese nello spazio e se ne impadroniscono. Perché l’ arte non è che una custode del tempo, del tempo contemporaneo come del tempo passato. E l’ artista Scardino sembra proprio voler trovare un punto di ricongiungimento tra presente e passato, sulla scia di quelle fasi storiche che hanno permesso una continuità intellettuale ed artistica. Ecco, le sue sono opere meditate e poi scolpite, sono figure erranti che tendono ad impadronirsi di un presente secondo una logica, se logica c’è, sempre dettata dall’ arte. Ma poi ci si accorge che tutto viene da dentro, dalla scelta del materiale alla stessa idea che prende forma e si inserisce e compone tra le pieghe del tempo. Perché, poi, seguendo un fare logico o illogico, l’ arte è comunque quel linguaggio che salva, quel mistero che purifica, quel tempo che cura.
Raccontati tra lavoro, passioni, progetti…
Ho frequentato il liceo artistico per la sezione architettura ma io ero più per le arti figurative. Devo dire che l’ esperienza liceale mi ha dato tanto…Poi mi sono iscritto all’ Accademia di Belle Arti di Lecce con indirizzo scultura ed installazione. Ho lavorato per avere un approccio al lavoro in ambito diverso…poi a ventisei anni mi hanno chiamato per una supplenza a Mantova, sono stato un supplente per dieci anni, oggi sono un insegnante di ruolo. Vivo a Verona dove insegno Discipline plastiche, scultoree e scenoplastiche da settembre scorso.
Quando e come nasce la tua passione per il campo dell’arte scultorea?
Sin da piccolo mi piaceva disegnare più che leggere e studiare…Al Liceo pur studiando architettura, non era neanche la pittura a piacermi ma la scultura; anche i docenti mi hanno indirizzato alla scultura, perché questo indirizzo, tra l’ altro, aveva pochi iscritti…La scultura mi ha dato il senso della sperimentazione del materiale. A Lecce dove si privilegia la pietra leccese, ha voluto sperimentare altri materiali e quindi non ho voluto che il materiale mi limitasse, anzi.
Materiali utilizzati nel corso del tempo?
All’ inizio del mio percorso artistico, ho utilizzato soprattutto l’ argilla …All’ Accademia ho continuato con la terracotta ma ho utilizzato la resina e il polistirolo. Da quattro anni a questa parte sto lavorando con più materiali, non solo con i classici; sto utilizzando dalle resine ai siliconi. Avendo come centro l’ arte figurativa, unisco il segno, il disegno alla forma. Utilizzo varie tecniche, dal modellato alle tecniche con la stampante 3d, questo per creare un prototipo da inserire su uno stampo e rielaborarlo con altri materiali. Intanto non riesco a seguire un filone preciso…
La tua primissima opera realizzata?
Una scultura con un’ opera figurativa…
Quale fase di lavorazione ti affascina di più?
La sperimentazione, quando c’ è l’ idea che si sperimenta su vari materiali e forme… Non ho un’ identità artistica e per adesso va bene così…
Prossimi progetti?
Non mi piace troppo programmare ma se dovesse riuscire, sarò presente con una mostra a Torino a settembre…
La tua fonte di ispirazione?
La figura umana, i concetti da realizzare attraverso la figura umana… L’ opera mi serve per sperimentare il materiale. La scultura è una forma nello spazio, non deve rappresentare qualcosa di preciso, l’ importanza viene data al vuoto non alla forma. Come diceva Heidegger, poi, “ ogni forma ha la sua funzione”.
Gli anni più formativi?
Il secondo e il terzo anno del liceo artistico, quello che ho appreso lo devo ai docenti del liceo artistico, la sperimentazione è soltanto un passo successivo.
Altre passioni di vita?
La musica è un accompagnamento alla giornata, il vino pugliese…
Come ti definiresti come persona e come artista?
Non mi piace essere vincolato a niente e nessuno, sono uno spirito libero…anche se sono una persona ligia alle regole, empatica, soprattutto con i ragazzi con i quali cerco di instaurare al meglio un rapporto di fiducia. Forse sono più ragazzo che adulto -sorride-.
Che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?
L’ ingiustizia, l’ egoismo in generale, l’ ipocrisia, l’ ignoranza mi rattristano; l’ onestà è un sentimento che mi fa stare bene insieme alla coerenza.
Che cos’ è l’ arte per te?
La risoluzione di un problema o meglio, è la risposta a una domanda. L’ arte è sempre una risposta a qualcosa.
Un tuo motto di vita?
Spero di sopravvivere e di arrivare a domani…
Per info: cell: 380-5062990; www.scardinoangelo.com