Ama l’ arte, fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno ( G. Flaubert)
Quando non si sa niente dei giorni, delle ore, di come andrà la vita a breve e a lungo termine, bisognerebbe far leva sui nostri stati d’ animo, sul nostro io interiore. “ Nosce te ipsum”, diceva il vecchio Socrate e questo è un invito oggi quanto mai attuale e da prendere in considerazione. Perché si potrà fare veramente di tutto ma se non siamo in sintonia con noi stessi, se non pensiamo di conoscerci a fondo, correremo il rischio di non capirci e comprenderci, affannandoci inutilmente. Invece basta poco per arrivare ad una nicchia di serenità, in un posto sicuro dentro e fuori di noi. Bisogna vivere di sostanza o di apparenza? Questo è il quesito che dovremmo spesso porci per evolverci, migliorare la nostra condizione umana, per sperimentare nuovi orizzonti e sperimentarci. Ma, appunto, per far ciò, bisogna fare quattro chiacchiere con noi stessi e conoscerci di più. E non dare così il passo alla rassegnazione bensì a un nuovo modo di intendere le cose per trasformare anche la nostra realtà e la realtà che ci circonda. Perché ciò che conta nella vita è arrivare al nostro centro, con quel quid in più e quel coraggio che fa la differenza. Perché bisogna avere anche il coraggio dei propri sentimenti che ci porteranno in altri confini, magari volando sulle ali della bellezza e dell’ arte. In questo modo ci salveremo davvero. Come è capitato a Simone Oldani, un giovane che, a soli venticinque anni, ha capito e captato la vera essenza della vita, ossia fare ciò che ci rende persone autentiche, portando fuori le nostre potenzialità e mostrandole al mondo. E in un mondo come il nostro che tende ad appiattirsi dietro stereotipie e omologazioni, bisogna andare incontro alle nostre passioni. Simone Oldani è originario di Pisa e vive a Pisa, innamorato com’ è della sua terra toscana, di luoghi talvolta fuori dal tempo, di colori e atmosfere uniche al mondo. Ha studiato presso l’ istituto d’ arte prima a Cascina, poi a Lucca e a Pisa. Dopo varie sperimentazioni, è subentrato il suo istinto artistico, una passione che esula da un comune lavoro. Oggi Simone, versatile qual è, si occupa di ritrattistica perché dopo il lavoro, ha bisogno di vivere d’ arte perché ha bisogno di ritrovarsi, di crescere e di evolversi in un mondo che sente proprio e al quale ha pensato sempre di appartenere. Già all’ età di quindici anni, ha iniziato a realizzare ritratti per una esigenza interiore, per vedere persone e volti da un’ altra dimensione e angolazione. E…che cos’ è un ritratto? Quell’ attimo di luce e verità, un modo per fotografare un’ emozione per poi lasciarla cadere dentro di sé e tenerla stretta per sempre, un’ impronta nel tempo, nello spazio e nel tempo. Simoni Oldani ha una predilezione per i volti di donna perché ammette che, attraverso i suoi ritratti, riesce a catturare gli stati d’ animo. E come in una fotografia, riesce davvero a catturare quel particolare, quell’ emozione unica che scivola tra i colori. Pochi colori come il bianco, il nero, il grigio per un risultato di grande effetto finale. E tutto questo anche grazie all’ empatia che riesce ad instaurare con le persone e con se stesso perché solo conoscendosi a fondo, si riesce a scoprire l’ universo e le emozioni che gli altri trasmettono. E Simone Oldani non fa altro che aspettare quell’ onda di bellezza e meraviglia che gli arriva allo sguardo e chiede di essere ritratta dalle sue mani. Mani sapienti nonostante la giovane età, mani che sanno cogliere quel dettaglio e quella luce che trascolora sulle cose. Un po’ come avviene in un paesaggio incantato della sua terra toscana, un po’ come capita anche in una semplice giornata per colui che sa coglierne il meglio. Pochi colori essenziali come il nero, il bianco e il grigio sono quelli che utilizza e predilige per andare incontro ad una nuova realtà, ad una nuova storia fatta con le sue mani. Una storia che possa arrivare al cuore dello spettatore. E sono davvero storie quelle che racconta, perlopiù storie di donna che vogliono soffermarsi su loro stesse e allontanarsi dal caos quotidiano. Una scelta di vita da consolidare nel tempo quella di Simone Oldani che delinea i suoi soggetti e li raffigura su tela e tavole di legno con colori acrilici diluiti o meno, a seconda di quanto venga richiesto. Ma sicuramente ritratti che aiutano a fermare istanti ed emozioni. Perché poi già la parola ritratto è una parola particolare perché vuol dire riprendere, dare un’ impronta, continuarla a dare nel tempo.
Raccontati tra progetti, passioni, lavoro…
Ho frequentato l’ istituto d’ arte a Cascina per il biennio, poi a Lucca e Pisa diplomandomi in design del vetro ma non sono riuscito a lavorare in questo campo, ho poi conseguito un diploma di tatuatore e anche qui non sono riuscito a farmi strada perché c’ è molta concorrenza nel settore ma la pittura mi ha sempre accompagnato…Oggi lavoro in una rivendita di tabacchi e poi mi occupo di arte e di ritrattistica.
Come nasce la tua passione per la ritrattistica?
Ho realizzato i miei primi ritratti a quindici anni, realizzando un lavoro sulla profondità secondo la tecnica della posterizzazione in grafica, un processo che si utilizza per trasformare le foto in poster stampati, in pittura naturalmente tutto ciò è difficile…Oggi realizzo i ritratti con tre colori, grigio, nero e bianco che riducono l’ immagine affinchè si possa focalizzare meglio l’ attenzione sul soggetto. Realizzo ritratti perché mi piace catturare l’ istante, l’emozione che mi dà la persona, un po’ come accade in fotografia. Mi sono perfezionato in volti di donne perché le trovo molto espressive riuscendo a comunicare con maggiore naturalezza i loro stati d’ animo. Aggiungo anche del mio, soffermandomi sulla luce, marcando il dettaglio, e rendendo tutto più armonioso.
Materiale e tecnica di utilizzo?
Utilizzo tele e tavole di legno con colori acrilici diluiti o coprenti a seconda del soggetto da rappresentare.
Che cosa dicono dei tuoi ritratti?
“Sembra una fotografia!” ed è questo che voglio tramettere, questo essere fedele alla realtà valorizzando la persona.
La tua fonte di ispirazione?
Mi sono ispirato alla pop art che ha avuto un impatto importante nella mia crescita…poi mi ispirano i volti di donna: nell’ era tecnologica, l’ immagine della donna è spesso strumentalizzata, ecco perché sto portando avanti un progetto sulla sensibilizzazione dell’ immagine femminile. Nel 2018 a Roma ho tenuto una mostra sul nudo artistico per far passare il messaggio che si può far conoscere il corpo di una donna senza cadere nella volgarità e nella banalità.
Prossimi progetti?
Terrò una mostra il 18 febbraio febbraio a Torino…
Altre passioni di vita?
La fotografia, il teatro, il cinema, poi faccio parte di una compagnia teatrale con la quale si gira tutta la Toscana.
Che cos’ è l’arte per te?
Quando ho momenti in cui tutto il mondo mi sembra contro, mi sento protetto, ricambiato emotivamente…
Come ti definiresti come persona e come artista?
Sono estroverso, egocentrico, mi piace piacere ma sono anche una persona rispettosa degli altri…
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?
Mi rattrista vedere ragazzi più piccoli di me che sono apatici, rassegnati, demotivati, poi però vedo anche quei ragazzi che portano le coperte ai clochard e mi rassereno… Io per primo sono stato in un gruppo di volontari del servizio civile e ho guidato le ambulanze in tempo di pandemia con il rischio di infettarmi ma questa esperienza mi ha arricchito tanto.
Un tuo motto di vita?
Ho fatto mia la frase di Marlyn Monroe: “L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi”.
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