Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole ( P. Picasso)
Siamo sempre a metà strada, tra anima e corpo, diluiti nell’ acqua di un panta rei che ci vuole fuoco, logos, in continuo divenire. Lì dove l’ essere e la storia possano combaciare anche se con finalità e modalità diverse. Poiché mentre l’ essenza della storia è il suo continuo divenire, l’ essenza dell’ individuo è il suo stesso passaggio nella storia. Tra l’ altro, non siamo nessuno senza optare per una scelta di vita come pensava lo stesso Kierkegaard, poiché sarà la scelta a renderci individui autonomi. C’ è chi sceglie di appartenere alla storia, chi sceglie di appartenere alle proprie radici, alle proprie memorie. E c’è anche chi sceglie di appartenere all’ arte in tutta la sua quintessenza, in tutta la sua ragion d’ essere. E non per avere un campo d’ azione privilegiato bensì per unirsi alla terra come al cielo. Ecco, l’ arte dà questa possibilità di essere nell’ hic et nunc, in quel presente storico che è soprattutto elevazione verso l’ alto, verso la bellezza e il suo significato intrinseco. Quindi c’ è chi come Francesco Samorè non riesce soltanto a ricoprire un ruolo di tutto rispetto ma deve andare necessariamente oltre, per un bisogno dell’anima, per unirsi alle proprie radici, alle memorie familiari, alla stessa sensibilità artistica che l’ ha connotato e continua a connotarlo nel tempo. Perché si ha bisogno di un segno, di lasciare una impronta nel nostro passaggio terreno. E si sfiora quella matita così come si soleva fare da bambini, si apre quella scatola di colori con il medesimo spirito di meraviglia e di entusiasmo. Questo perché si sente come una necessità, una volontà di restare in un mondo sospeso tra cielo e la terra. Francesco Samorè vanta un curriculum vitae e professionale-accademico d’ eccezione che si riporta in breve. Nasce a Milano nel 1976. Dal 2011 è direttore scientifico e dal 2015 è segretario generale della prestigiosa fondazione Giannino Bassetti che ha sede a Milano dal 1994. Laureato in Storia economica, è dottore di ricerca in Storia dell’ impresa e finanza aziendale; è autore di libri e saggi sulla struttura dell’ economia italiana contemporanea e lo studio biografico degli imprenditori. Inoltre è docente al Politecnico di Milano dal 2014, e da tre anni a questa parte è un apprezzato pittore acquarellista. Sposato con Cristina Tajani, senatrice della repubblica italiana, fa la spola tra Roma e Milano. Un rapporto solido il loro tant’ è che il nostro artista continua ad essere incoraggiato dalla moglie a proseguire nella sua attività pittorica. Di cotanta meraviglia da voler trasmettere agli altri nel tempo, se ne sono accorti un po’ tutti. Come la cartolaia di Lavagna, in Liguria, donna attenta che le regalò una scatola di colori quando era ragazzino. E come suo papà Tito, altrettanto appassionato di pittura acrilica. Una passione nata intorno ai nove anni quella di Francesco Samorè e mai interrotta. Galeotti sono stati dei manuali ricevuti da suo padre: Disegnare con la parte destra del cervello di Betty Edwards e Acquerello. Dipingere la figura e Acquerello. Dipingere ritratti di Charles Reid. Intanto sua nonna Ada era una pittrice appassionata di pittura ad olio, tecnica appresa in Argentina a inizio Novecento. E sua madre Germana Pisa è tuttora un’ appassionata di scrittura. Ed ecco che Francesco Samorè non poteva che assorbire tutta questa eredità spirituale e artistica. Tant’ è che poi ha iniziato a “fotografare” scene familiari ritraendovi l’ anima in quell’ atmosfera rarefatta che contraddistingue i suoi acquerelli. Una tecnica scelta proprio perché ne apprezza la naturale e fresca trasparenza insieme alle suggestioni dell’ attimo. Intanto gli studi artistici liceali hanno dato l’ input a proseguire insieme alle memorie della sua giovinezza che sono quel fil rouge che caratterizza la sua pittura. In quella che è una nobiltà tecnica ed intellettuale ed in quella visione nostalgica che ricorda il romantico William Turner insieme all’ impressionismo di Monet. Scene familiari che si aprono come un sipario in atmosfere sospese, in bilico tra cielo e terra. Tra tensione e distensione, rigore e passione. Tra nebbia, luce, alba, candore. Nell’ ammirare le opere dell’ artista Francesco Samorè, si resta come incollati a delle visioni che descrivono un tempo che non vuole morire, un tempo che pretende di essere ripreso tale ne è la potenza scenica. Nell’ aspirazione a restare storia, in quel connubio prezioso che unisce l’uomo alla storia. Sembra di entrare in atmosfere nel tempo e fuori dal tempo. E la nostalgica impostazione scenografica si sfalda sui volti delle persone care riprese in atteggiamenti naturali e densi di significato. Come è naturale l’ acqua che li sfuma restituendoli a contorni indefinibili.
Come nasce la tua passione per la pittura?
Ho frequentato il liceo artistico sperimentale di Milano, intanto ho impresso in me suggestioni familiari, soprattutto quelle ricevute dai suggerimenti di mio padre e di mia nonna, appassionati artisti. Ma poi ho voluto studiare Storia economica. Intanto devo molto a mio padre che mi ha stimolato con la buona lettura regalandomi due preziosi libri di disegno…tutto è nato intorno ai nove anni quando ho iniziato a provare uno spiccato senso artistico volendo anche sperimentarmi in disegni e bozze.
Perché la scelta dell’acquerello?
Della tecnica dell’ acquerello apprezzo la naturale trasparenza e la freschezza associata all’ impressionismo, tutto attraverso suggestioni luminose, potendo poi dipingere quasi ovunque, perché la carta e i colori puoi portarli con te tranquillamente.
La tua fonte di ispirazione?
Le impressioni, le memorie, le emozioni di carattere familiare legate all’ infanzia, come la cartolaia di Lavagna che avvertì la mia passione da ragazzino. Sono piccoli incontri e ricordi che ti restano in mente come anche la riproduzione di Magritte da un albergo all’ altro…Poi ho dipinto mio padre, mia moglie…Mi ispirano anche le atmosfere sospese sia in città che in una stanza, un paesaggio naturale, il gioco della luce…
Prossimi progetti?
Una mia mostra di acquerelli che si terrà dal 12 al 19 novembre nella bellissima chiesa di Milano che è San Protaso in Lorenteggio con la collaborazione della curatrice Paola Barsocchi; a fine novembre sarò a Bruxelles con miei tre acquerelli…Intanto il mio sito web continua ad essere curato da MADI, ossia da Annalisa Marino ed Evelina Pirazzi che ringrazio per la cura costante e la professionalità.
Che cos’ è per te l’ arte?
Un’ espressione sintetica di tutto ciò che nella realtà non è prosaico. L’ arte è una forma di relazione molto intensa, capace di sottrarsi al consumo veloce, quindi ha la potenza di durare nel tempo. David Hockney dice: “Se voglio posso dipingere un ritratto, questo è quello che intendo per libertà”.
Altre passioni di vita?
Camminare in montagna, il cinema che è comunque un incontro con la storia…
Come ti definiresti come persona e come artista?
Sono una persona paziente, mite, incostante, attribuisco molto valore alla durata e questo l’ arte lo concede…Nulla è sicuro nella storia, quando l’ uomo riesce ad edificare qualcosa come può essere l’ arte, sta riscattando se stesso nella storia. Come artista mi piacerebbe definirmi un artista dell’ impressione.
Film preferito?
ET, l’ extraterrestre perché è l’ espressione di quanto può essere bella la bruttezza. L’ unico film che ho rivisto due volte di fila a sei anni…
Ultimo libro letto?
“Il libro contro la morte ”di Elias Canetti.
Un tuo motto di vita?
Prendo a prestito una affermazione di Epitteto: “Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no…”
Per info: www.francescosamore.it
Ho ammirato, gentile Rossella, la cura e la profondità di approccio con cui lei ha presentato la figura è l’opera di Francesco Samorè. Ha posto in risalto, con espressioni, che sono a loro volta altrettante pennellate le caratteristiche più peculiari del tratto pittorico di Francesco Samorè. […] “volti delle persone care riprese in atteggiamenti naturali, come è naturale l’acqua che li sfuma, restituendoli a contorni indefinibili” […]. Grazie di averci fatto conoscere Francesco Samorè.