In cima, arrivare in cima alla montagna è come arrivare in cima al proprio essere, alla propria luce interiore. Se poi si riesce ad arrivare ancora più su, si potrà godere di una vista eccezionale. Ma, come spesso accade, per arrivare da qualche parte, bisogna partecipare, bisogna faticare, bisogna credere nell’ eventuale traguardo. Anche perché non tutto è in salita, la vita ti riserva tunnel, luoghi aspri e impervi dove ci si può graffiare e fare del male. Dalle crepe, però, il più delle volte, è sempre uscita la luce. E le nostre cicatrici si sono spesso tramutate in cicatrici dell’ anima, dalle quali, nonostante tutto, bisognerebbe liberare segni, sogni, insieme alla nostra resilienza, il nostro modo di stare al mondo, la nostra voglia di vivere e gioire per una vittoria. Perché vivere vuol dire anche vincere, bene o male è così; anche se si è stanchi, feriti, oppressi, bisogna guardare dritti verso la meta perché poi ci aspetta un paesaggio meraviglioso fatto di amore, cura, incanto, gentilezza. Sentimenti questi che appartengono alle donne, sì, soprattutto alle donne che hanno un’ anima da voler far volare. Intanto il corpo di una donna è un’ opera d’ arte, e può anche capitare che un colore si sciolga e venga giù dalla tela. E…ci si ritrova una mattina come tante a guardarsi allo specchio, e notare che qualcosa non sia proprio al suo posto come quella tessera del mosaico perduto nel tempo. Sì, perché poi quando si scopre qualcosa di diverso nel proprio corpo, si cominciano ad avere timore, terrore e sospetti che ti riportano giù a vivere in apnea, senza cognizione del tempo. Michela Cavedon vive a Carrè, in provincia di Vicenza con il compagno Stefano e suo figlio Paolo. Lavoratrice e mamma come tante donne, Michela è riuscita a sublimare il suo dolore. Nel giugno del 2022 le hanno diagnosticato un cancro al seno. Si sa, la sola parola cancro genera immenso smarrimento e dolore. Tutto ad un tratto la vita si ribalta, sembra di entrare in un mondo parallelo, lì dove non hai più la percezione di te stessa. Oggi Michela si racconta come avvolta in un’ aura di luce perché ha sconfitto il suo nemico. Ma ciò che più colpisce di tutta quanta la sua storia è il suo esserne entrata quasi in simbiosi perché ammette che nonostante lo sconforto iniziale, ha accettato che l’onda la travolgesse, ascoltandosi profondamente. La diagnosi di un tumore comporta un percorso irto di dubbi, incerto, oscuro e questo lo riconoscono tutti coloro che ci sono passati o che ci stanno passando. Perché poi il dolore è l’ esperienza più intima che si possa sperimentare. Si vive un po’ con il cuore tra le mani ascoltandone le pulsazioni o sentendosi respirare. Forse proprio questo aiuta: sentirsi ancora respirare per poter comunque partecipare al grande mistero della vita. E le cicatrici del giorno dopo non saranno più soltanto segni, solchi nel corpo ma diventano cicatrici dell’ anima. Il dolore rende unici e delinea una propria identità, un proprio voler essere e agire secondo una propria inclinazione. Ed ecco che Michela ha voluto lasciare un’ impronta dell’ amore provato dopo il dolore. Perché è proprio questo che si prova dopo aver superato una malattia del genere: amore per la vita e per gli altri, gratitudine, speranza per sé e per gli altri, maggiore conoscenza e consapevolezza di sé. Non a caso il poeta Gibran dice: “ il dolore è il rompersi del guscio che racchiude la nostra intelligenza”. E da qui parte un guizzo, un lampo di luce, un qualcosa che, nonostante tutto, possa renderti anche ciò che hai perduto, anche se niente va perduto. Qualcosa che possa donarti quella gioia di esserti attraversata, raggiunta, compresa da te stessa attraverso il coraggio delle proprie emozioni. Una forza in più sotto forma di cicatrice o di un tatuaggio sulla pelle per fermare ciò che ci ha lasciato diventare grandi tutto d’ un colpo. Ed ecco che Michela che si definisce autocritica e introspettiva, pur avendo lavorato nel mondo della carta e avendo amato il mondo dei libri che lei stessa cuciva e ricuciva, ha provato a scriverne uno tutto suo di libri e ci è riuscita benissimo. Una guerriera della luce, nel corso degli anni, Michela Cavedon ha scoperto la passione per la scrittura. Presente, questo il titolo, è un libro che parla di rinascita, di come il dolore possa essere attraversato e di come, alla fine di un percorso vittorioso come può essere la sconfitta del cancro al seno, ci si senta anche delle privilegiate perché se ne esce fortificate e come rigenerate. In occasione anche della giornata internazionale contro il tumore al seno, giornata che si celebra ogni anno il 19 ottobre, Michela Cavedon l’ 11 ottobre presenterà il suo Presente alla Omniart Open Gallery di Latina. A cura di Marianna Scuderi, interverranno l’ architetto Ugo De Angelis, la scrittrice Assunta Gneo, la critica d’ arte Giulia Vignapiano. Intanto la foto di copertina del testo è curata da suo fratello Cristiano Cavedon. Il titolo è “Women” e vuole celebrare le donne che hanno lottato e che portano con sè cicatrici profonde dentro e fuori… come fiori tra i capelli, come un gioco di luci e ombre, come una pittura.
Raccontati tra vita, lavoro, passioni…
Da ragazza ho avuto un po’ di problemi adolescenziali, un po’ di turbolenze, poi dopo un diploma che non mi calzava propriamente a pennello, mi sono impiegata in un’ azienda che produceva cartoline e tutto ciò che aveva a che fare con il turismo. Successivamente mi sono impiegata in un’ azienda che produceva libri, si andava dalla stampa ai libri. Non mi sono trovata bene e ho aperto un bar ma non è andata come pensavo, e così ho chiesto di tornare nella vecchia azienda fino a lavorare poi in un’ altra azienda sempre nel reparto cucitura. Vi ho lavorato per venti anni, ho sempre amato i libri, le carte…sono anche diventata capoturno…Le mie passioni restano la montagna e …adesso la scrittura.
Quando hai scoperto di avere un cancro al seno?
Nel 2020 ho scoperto di avere un fibroadenoma, a dire il vero fino ad allora ho condotto una vita difficile, mi sono un po’ trascurata anche con l’ alimentazione, poi è arrivato il covid…e ha messo tutto a tacere. Nel giugno del 2022 vado a fare i controlli e mi viene diagnosticata una neoplasia.
La sola parola cancro spaventa… come hai reagito e chi ti ha aiutato a reagire dal punto di vista psicologico prima e medico poi?
All’ inizio ero molto frastornata, ero spaventata, avrei avuto bisogno di fermarmi e di prendere coscienza, ma non c’ è stato tempo.. mi è sembrato di entrare in una dimensione nuova e di arrivare su un altro pianeta…non riuscivo a pronunciare la parola cancro, ero talmente persa nel vuoto, come in una bolla. E cosi, poi, il 13 aprile del 2023 mi sono sottoposta all’ intervento che è avvenuto presso l’ ospedale Santorso dell’ Alto vicentino. Devo dire che ho trovato una equipe medica fantastica, dall’ oncologo al chirurgo agli infermieri, tutti mi hanno aiutata molto psicologicamente, infondendomi fiducia e calore umano.
Come e quando nasce l’ esigenza di scrivere un libro?
Ho iniziato a prendere appunti, ho sempre avuto un po’ di problemi nel parlare con le persone, sono stata fuori dal lavoro un anno e mezzo, sono stata a contatto con pazienti e dottori e da loro ho imparato tanto…quindi ho sentito il bisogno di mettere tutto su carta… In quel periodo, poi, sono stata anche molto di più con mio figlio, con i miei genitori, vivendoli di più. C’ è stato un giorno nel quale sono stata in montagna con mio papà sull’ altopiano di Asiago, quel giorno venne giù pioggia e grandine ma è stata una giornata tutta nostra, stavamo in silenzio nella malga a mangiare ricotta e miele. Ho avuto la paura di perdere tutte le sensazioni ed emozioni, il tempo passa e volevo fermarlo… E così, scendendo dalla montagna, ho iniziato a vedere il titolo del mio libro…
Perchè il titolo Presente?
Presente a me stessa, presente a tutti i doni che la vita mi ha fatto, nonostante tutto.
In che cosa ti ha cambiata questa esperienza?
Prima ero una persona che si irritava facilmente, molto impulsiva e sanguigna, oggi mi lascio scivolare le cose addosso, sono più riflessiva, più profonda, più empatica…
Quale messaggio vorresti lanciare alle donne che si trovano ad affrontare un momento difficile come quello del cancro al seno?
Consiglio loro di accettare qualsiasi emozione si presenti e di non farsi spaventare, si ha sempre una reazione umana e personale a tutto…Naturalmente consiglio di fare prevenzione, di volersi bene e di non trascurarsi.
Un tuo motto di vita?
La felicità è fatta di tutte le cicatrici che non abbiamo più bisogno di nascondere.