Gabriele Poli, ad un soffio dall’ invisibile

Gabriele Poli, ad un soffio dall’ invisibile

Noi siamo geografia, siamo terra scritta, e su questa terra passano i pensieri come passa l’ ombra di una nuvola su un prato ( F. Arminio)

 

Come il tempo siamo noi. In relazione al nostro tempo interiore. Il tempo ci consuma, il tempo ci invecchia, il tempo ci scolpisce, il tempo ci leviga e livella.  Ma il tempo ci ama se noi lo amiamo, così come la natura che è lo specchio della nostra anima. Ciò che contano oggi sono gli atti e le opere di bellezza, cambiamento e coraggio. Siamo esseri fluttuanti, non sappiamo veramente dove ci porterà il gioco della vita. Tra bene e male, cielo e terra, tensione e distensione.  Ma ciò verso cui dovremmo tendere è sicuramente una sorta di respiro sul respiro stesso del mondo. Dovremmo tendere a creare sogni e bellezza,  dovremmo tendere a  fare arte, a costruirla come si costruisce una casa, come si costruisce la pace. Come si può consolare il grido della natura che soffre al solo bieco atto vandalico, alla sola nostra indifferenza e negligenza. Ma arriverà un giorno, se non è già arrivato, arriverà un giorno nel quale soffriremo insieme alla natura perché siamo nervi, vene, corpo e linfa vitale. Siamo natura e la natura è il nostro corpo poiché se continueremo a distruggere quanto ci appartiene più da vicino, continueremo a distruggere la nostra stessa esistenza. Il tempo modifica l’essere umano ma il comportamento lo modifica ancor più. Quindi non dovremmo preoccuparci del tempo esteriore ma del nostro tempo interiore e di come intendiamo le cose del mondo. Che cosa consegneremo alle generazioni future? Queste sono le domande che ci avvolgono, assalgono o appartengono. E c’ è chi come il giovanissimo artista Gabriele Poli sente di voler esprimere tutto il suo dissenso sul rapporto incivile e malsano che l’ uomo sta instaurando con la natura.  Gabriele Poli vive a Mazzano in provincia di Brescia, località nota per le Cave di Botticino, fonte del pregiato marmo utilizzato in tutto il mondo.  Molto legato alla sua zona d’ appartenenza immersa in una natura lussureggiante, Gabriele ha seguito un percorso artistico lineare quanto incline alle sue attitudini. Dopo aver frequentato il liceo artistico Olivieri di Brescia, ha poi frequentato il LABA, libera accademia di belle arti.  Un’ accademia questa che gli ha dato l’ opportunità di appassionarsi alla pittura prima e di scegliere la scultura poi.  Ma talvolta è tutto scritto, tutto segnato da elementi e fattori che si incastrano bene l’ uno nell’ altro.  Questo perché il nostro giovane artista ha sentito sì il richiamo dell’ arte ma ha respirato anche quella passione per la scultura da parte di nonno  Mario che faceva lo scalpellino.  Naturalmente dopo aver voluto indirizzarsi verso l’ arte scultorea, ha voluto seguire uno stile personale, un modus operandi ma anche una concettualità nell’opera stessa. Da subito impegnato in tematiche sociali ed ambientali, ha iniziato quindi a dare vita  a lavori concettuali di un certo rilievo. Di spiccata sensibilità artistica ed umana, l’ artista Poli ha voluto presto incidere sul complicato rapporto odierno tra l’uomo e la natura.  Nelle sue opere inserisce volutamente simboli importanti come un embrione per sensibilizzare alla tutela ambientale e alla responsabilità dell’ uomo nei confronti delle future generazioni.  Un tema che sente particolarmente e che ha fatto suo fino a scolpirlo nel marmo insieme alle sue emozioni ed interiorità.  Perché poi in arte si parte sempre da un sentire individuale fino a poter diventare messaggio universale. Perché un proprio pensiero viene lanciato nel mondo insieme ad un’ opera fino a diventarne tutt’ uno.  Le opere di Gabriele Poli concedono allo spettatore la facoltà di ricercare la verità, di approfondire alcune tematiche e sensibilizzare davanti a quesiti importanti. Come un lavoro lasciato a metà che dà all’ altro l’ opportunità di continuarlo provocando così uno stimolo adeguato al cambiamento. Perché poi l’ arte resta sempre ad un soffio dall’ invisibile: oltre  a ciò che si vede, c’ è ciò che si vede attraverso la propria interiorità. E Gabriele Poli sembra davvero soffiare sulle sue opere prima di scolpirle per darvi un senso che supera l’ opera stessa. Lo scalpello non scolpisce soltanto ma disegna, delinea ed implora il cambiamento che può avvenire in ognuno di noi.  Come una rinascita o una nascita poiché Gabriele Poli parla della natura come di una mamma che ci culla nel suo grembo, che ci protegge da tutto ciò che è falso, fittizio e cementificato. Tutto ad un soffio dall’ invisibile, da ciò che non si vede ma si percepisce attraverso la propria essenza ed energia vitale. Fino ad arrivare nella profondità delle proprie radici spirituali.

 

Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…

Sono sempre stato un bambino particolare, mi dicevano che invece di giocare al pallone, restavo ore ad inseguire farfalle e  a giocarci… Ho sempre dimostrato un senso artistico e quindi mi hanno consigliato di seguire studi artistici. Ho frequentato il Liceo artistico Olivieri di Brescia ad indirizzo pittorico: qui ho frequentato corsi di scultura e pittura. Devo dire che all’epoca ero interessato maggiormente al discorso pittura ma poi frequentando l’ accademia, soprattutto al quarto e quinto anno, mi si è aperto un mondo nuovo…complice il laboratorio di marmo in collaborazione con il centro di formazione Vantini.  Devo dire che mi si è aperto un mondo più vasto e ho iniziato a realizzare creazioni concettuali. Questo lo devo anche all’ aria che ho respirato grazie  a mio nonno Mario, che da giovane faceva lo scalpellino e si dedicava alla decorazione di altari e capitelli. Ha saputo consigliarmi e quindi ho iniziato ad utilizzare i suoi scalpelli, ho avuto amici artisti che scolpiscono il marmo e da loro ho appreso tanto.

La tua fonte di ispirazione?

Mi piace molto quel rapporto che ha l’ essere umano con la natura ma nello stesso tempo mi piace mettere in risalto  quel grande contrasto dettato  dal nostro costruire furibondo sopprimendo la natura.  Mi ispiro a temi sociali come la guerra, le ingiustizie sociali. In ogni scultura intanto inserisco un embrione in cemento o ferro perché è un ritratto della mia interiorità nel corpo di madre natura che conserva la prossima generazione in attesa di nascere. Una grande responsabilità  questa: non dobbiamo permettere che la natura venga distrutta per malsani e ingiusti atteggiamenti da parte dell’ uomo.

Che cos’è la scultura per te e che cosa provi quando dai vita ad una tua opera?

La scultura è un mio modo di essere e di pensare. Consumo molta energia pensando più che scolpendo, mentre scolpisco vado avanti e l’ idea può cambiare e subire delle fluttuazioni…Mi piace farmi sorprendere, scolpisco quello che sento. Penso che l’ arte non deve essere subito chiara a chi la guarda ma tutto deve essere scoperto gradualmente.

Un artista che è un tuo punto di riferimento?

Antony Gormley e le opere come quella dell’ uomo a quadretti con blocchi di ferro; oppure i corpi in ferro fissati nel mare per vedere l’ effetto del mare che fa su questi corpi attraverso l’erosione e quant’ altro. Questo per dimostrare come il  tempo possa modificare l’ essere umano…

Prossimi progetti?

Ho iniziato ad esporre nel terzo anno di accademia, ho partecipato  a delle collettive… Lo scambio con veri artisti è qualcosa di positivo. Per adesso mi concentro sulla ricerca, sull’approfondimento di certe tematiche perché ho intenzione di affrontare costantemente il nostro rapporto con la natura e con il mondo che verrà.

Come ti definiresti come persona e come artista?

Sono un buon osservatore che cerca di essere testimone dei tempi che scorrono, cerco di avvisare più che prevedere, penso di essere un buon comunicatore…

Altre passioni di vita?

Mi diletto a suonare il pianoforte, ascolto musica classica e  colonne sonore.

I tuoi luoghi del cuore?

Il mio laboratorio e la collina Tartarino che ho di fronte.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

Mi  rattristano i sentimenti di indifferenza, mi rasserenano gli atti di coraggio e cambiamento.

Un tuo motto di vita?

Il più piccolo dei gesti può fare una grande differenza.

 

 

Per info: cell: 331- 7972406; instagram gabry.art.poli

 

 

 

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