Alessandra Cafforio, ricamando la vita

Alessandra Cafforio, ricamando la vita

Poi è il silenzio a darmi il più divino moto di gratitudine pel mondo ( P. Pasolini).

 

Ci sono donne che si aggrappano ai fili, ai fili della memoria, a quelle che sono le tradizioni familiari e popolari e al senso delle cose e della vita. Perché si può fare di tutto, lavorare, studiare, vivere, amare. Ma ciò che conta è anche liberarsi, volare sulle ali della fantasia, avere uno spazio creativo che sia unico e proprio. Ed in un progetto di vita, davvero la creatività può aiutare tanto. Tanto da distrarsi dalla quotidianità, dalla vita ordinaria, da una vita magari pesante e preoccupante.  Ci vorrebbe più leggerezza, più spensieratezza e soprattutto più gentilezza.  I sentimenti buoni, purtroppo, stanno scomparendo come quelle tradizioni ricche di valori e di quel senso della vita in più. Valori che davano anche quel pizzico di coraggio in più nel lottare e nell’ essere persone autentiche e speciali.  Perché oggi è speciale chi riesce a distinguersi dalla massa, da ciò che è perennemente standardizzato; è speciale colui o colei che riesce a tornare alla terra e a tutto ciò che di buono suggerisce; è speciale chi riesce a tornare in qualche modo al lavoro delle mani. Come Alessandra Cafforio che direttamente o indirettamente, lancia un bel messaggio di vita. Ossia  quello di ritornare al tempo lento di una volta, a quel tempo romantico nel quale ci si soffermava sui particolari e sulla cura dei dettagli. E… poi di cosa si ha veramente bisogno per creare? Dei propri strumenti naturalmente,  della propria essenza e del silenzio che induce alla creatività. Difatti Alessandra ricama alle prime luci dell’ alba, prima di mettersi in moto con gli impegni familiari. Una famiglia composta dal marito Gianfranco che la incoraggia nella sua passione creativa  e dai bambini, Riccardo di dodici  e Rebecca di nove anni. Alessandra vive nella bella Grottaglie, patria della ceramica e di quei fermenti creativi che sono frutto di antiche tradizioni. Lei stessa confessa di aver riscoperto la passione per il ricamo in età più matura. Anche se da piccola fu quasi costretta ad imparare l’ arte del ricamo senza risultati, poiché  Alessandra ammette di essere stata un maschiaccio e quindi ha sempre preferito i giochi all’ aria aperta. Poi tutto quanto si semina, prima o poi si raccoglie , fosse anche per un suggerimento dettato da una mamma o da un’ amica.  E così è stato. Mentre cresceva i suoi bambini, ha sentito impellente il bisogno di rimettersi in discussione e soprattutto di creare con le proprie mani. E qui davvero non c’ è prezzo. Il lavoro delle mani è un lavoro antico quanto l’ uomo, è anche molto ricercato ed apprezzato ma sta scomparendo a  causa della velocità del nostro sguardo, peraltro non sempre votato alla bellezza antica. Quella che sa di un sapiente modo di approcciarsi alle cose e al mondo.  Ecco perché è da ammirare profondamente il lavoro delle mani di  Alessandra Cafforio, una “ricamatrice anche di sentimenti e valori”.  Alessandra ricama soprattutto corredini per bambini ma sottolinea che per la buona riuscita di un lavoro, ha bisogno di ago, filo, silenzio e tempo lento. Non a caso il ricamo comporta tutto ciò dal momento che si tratta di una tecnica antichissima… Ciò che piace di Alessandra è questa sorta di devozione ma anche di gratitudine nei riguardi di una passione e delle  tecniche che ha acquisito nel tempo. Ricamando la vita, riflettendo sulle sue tappe di donna e di lavoratrice, ha voluto puntare tutto su  creazioni dettate dalla sua abilità e sperimentazione. Alessandra predilige il ricamo norvegese dalle forme geometriche  ma talvolta questa scelta può rispecchiare anche le sue note caratteriali.  Difatti Alessandra, sorridendo,  si definisce lineare, “geometrica”, precisa. Il lavoro delle mani come quello del ricamo è un lavoro di pazienza, di antica sapienza, di tempi lontani che non torneranno più ma che possono essere rievocati grazie a creative ed artigiane come Alessandra. Una donna appassionata, intelligente ma anche esigente nel rispetto di tradizioni e storia passata. Dalla sua terra pugliese ha imparato tanto ma soprattutto nel tempo ha acquisito quella nuova consapevolezza, quella gioia del rinnovamento e della continua ricerca. Perché poi ricamare è un po’ come ricamare la nostra vita. Attraverso le trame del tessuto, i colori, i fili da tendere, la fatica dell’ operosità che non è mai  del tutto fatica se la si riesce ad incanalare in un riscontro di bellezza e creatività infinita.

 

 Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…

Dopo l’ istituto tecnico commerciale, ho iniziato a studiare a Firenze presso l’ università di economia aziendale ma poi non ho continuato gli studi,… mi sono sposata e sono nati i miei due figli, quindi non ho fatto altro che crescerli, dedicandomi appieno alla mia famiglia.

Come nasce la tua passione per il ricamo?

Da piccola mi mandavano a scuola di ricamo ma non mi piaceva…nel tempo sentivo di voler dedicarmi a qualcosa ma non sono riuscita a mettermi alla prova.  Solo dopo che mi sono sposata, ho voluto sperimentarmi nel ricamo. Ho iniziato imparando su tutorial, sono autodidatta; ho iniziando ricamando il corredino di mio figlio e non mi sono più fermata da quindici anni a questa parte.

Che cos’ è il ricamo per te?

Sicuramente è un’ arte nella quale sperimenti un tempo lento, nel quale hai modo di riconnetterti con te stessa. Ho bisogno del mio angolo, di ago, filo, della mia musica come del silenzio. Dipende. Il ricamo mi rilassa, mi libera la mente…

Quali sono i manufatti più richiesti?

Principalmente corredini per bambini e tovagliati.

Qual è il materiale e la tecnica di  utilizzo?

Utilizzo principalmente lino e cotone; le tecniche sono lo sfilato, il punto antico ma quello che preferisco è il ricamo norvegese.

Prossimi progetti?

Mi piacerebbe che questa crescente passione possa diventare un ‘ attività lavorativa vera e propria. Mi hanno invitato in Umbria per partecipare ad una fiera ma ho dovuto rifiutare per impegni familiari ma sono esperienze che vorrei fare prima o poi.

Come ti definiresti come donna e come  creativa?

Sono una persona pacata ma anche determinata, paziente ma anche precisa ed esigente.

Che cosa pensi dell’ artigianato in generale?

L’ artigianato, purtroppo, sarà sempre più per pochi. Sono sempre meno le persone che vogliono imparare. Mi auguro che si possa tramandare, sono realista più che sognatrice. Non c’ è voglia di imparare, si va veloci, si vuole tutto e subito.

Quanto hanno inciso, se hanno inciso, le tradizioni popolari della tua terra nel tuo stesso percorso creativo e nell’ arte del ricamo?

Sì, hanno inciso tanto. Basti pensare che in ogni famiglia, c’ è una mamma, una zia, una nonna che sa ricamare e cucire. Mi porto dentro le tradizioni della mia terra e non solo…: il mare, la pizzica, posti come il Gargano, il Salento, cibo come i panzerotti. Tutto ha un senso di appartenenza.

 I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

Non sopporto l’ ipocrisia e la polemica inutile, ciò che non è costruttivo, la poca tolleranza, la diffidenza di fondo.  Mi fanno star bene  e mi permettono di sperare sentimenti come la condivisione, l’ empatia, la libertà di creare, la gentilezza, l’ educazione.

Un tuo motto di vita?

Vivi e lascia vivere.

 

 

Per info: cell: 328-7762969 ;  pagina facebook Il Filo Dell’ ordito

 

 

 

 

 

 

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