Io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, ma insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico ( G. Strehler)
Ogni forma d’ arte sboccia nel momento precipuo e prezioso, nell’ attimo fuggente che l’ artista stesso riesce a cogliere. Il seme intanto germoglia sin dalla tenera età, quando “ciò che è invisibile agli occhi, è visibile al cuore”. E da questo germogliare si arriva al “panta rei”, a ciò che cambia mentre scorre. Ogni forma artistica si impossessa del nostro essere in un duello alla pari, una croce e una delizia, un tormento ed una passione infinita. Come un albero che pone le sue radici possenti nella terra ma che ha bisogno di elevarsi, restituendo a se stesso la propria essenza. Perché è così quando ci si vuol nutrire. Si instaura un patto eterno tra l’ artista, la sua essenza e la materia da scolpire, capire e proteggere, placare, vivere e rivivere. Un artista anticonvenzionale e sensibile provocatore dei nostri giorni è senz’ altro Federico Benendo. Nell’ arte sembra espandersi, dimenarsi più che distendersi completamente. Un artista concettuale in continua tensione, un artista che va oltre la superficie, sviscerando il concetto e teatralizzandolo, cercando di arrivare comunque alla linfa vitale. “ La mia tela è il palcoscenico ed io sono il regista dell’ opera”, afferma, ed in questa espressione c’ è tutto il pathos, insieme ad un raggiungimento, al climax della sua essenza artistica. L’ artista Benendo vanta un curriculum d’ eccezione, versatile e lungimirante qual è. Tutto intriso dalla grande passione per il teatro, ha unito l’ arte scultorea alla figurativa. Creativo, installatore, in teatro ha lavorato come scenografo, occupandosi di allestimenti e quant’ altro. Oggi pur occupandosi di costumistica, non ha mai interrotto il suo dialogo, la sua predisposizione all’ arte teatrale. Tant’ è che rivive nelle sue opere che creano un ponte tra estetica, provocazione, avvenirismo. Sono opere sospese nello spazio e nel tempo, in una luce dorata che l’ artista privilegia per natura, per scelta e per un gusto raffinato, in un surplus, in un eccesso che piace perché non scade ma si racchiude in un fulcro di concettuale maniera estetica. Per nutrimento di bellezza ma di una bellezza nuova che vuole rinascere a tinte forti, gridando al mondo la sua forza lirica. Federico Benendo vive a Quinto di Treviso con la sua compagna Sara e la figlioletta Noemi. Attivo sul territorio, apprezzato organizzatore di mostre d’ arte e concorsi, fa parte della “Tavolozza trevigiana”, prestigiosa associazione presente dal ‘63 con un “Cenacolo di quindici”, ossia di soli quindici componenti. Federico Benendo continua a cercare location lontane dai luoghi convenzionali proprio per un richiamo diverso, per cercare di tenere unita l’ arte alla stessa natura o atmosfera simbolica. Questo per meglio contraddistinguere l’ atto creativo e artistico. In un logos continuo, in una ricerca spasmodica dell’ essere al mondo. Questo resta anche nello spettatore poiché l’ operato dell’ artista Benendo è una sorta di trasmigrazione. Non resiste l’ opera al solo atto visivo ma va oltre incuneandosi nell’ assoluto prima e nel divenire poi. Tra tensione e distensione, Eros e Thanatos, rigore e passione. Un’ autonomia artistica, un modus operandi che hanno condotto l’ artista in territori nuovi ed in altri ancora da esplorare. In un rapporto viscerale con la materia, lì dove il concetto intrinseco si fonde alla perfezione con essa poiché si lascia trasportare dall’ idea che dà movimento all’ opera stessa. I contrasti riescono ad essere riassorbiti in quella che è una continua progressione verso il bello e l’ autentico. Attraverso l’idea che apre ad un aspetto concettualmente rivoluzionario. In una teatralità unica e simbolicamente accesa, inerente al contesto e alla rappresentazione. Ecco, le opere di Federico Benendo sono rappresentazioni teatrali. Qui viaggiano figure simboliche che parlano da sé, creando un legame inconfondibile con l’artista stesso. Vivendo tra cielo e terra, arte e teatro.
Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…
Il mio percorso come pittore ed installatore nasce da piccolo insieme alla passione per il teatro che ho conosciuto già a nove anni… Nel tempo ho sempre cercato di unire l’ arte scultorea alla figurativa sempre tutto in uno stile teatrale. La mia ambizione massima è sempre stata la regia teatrale… Ho raggiunto l’ apice con la compagnia teatrale de “Gli Alcuni” come allestitore teatrale. In questi dieci anni ho toccato un po’ tutto: dalla scenografia teatrale ai costumi, dagli allestimenti scenici all’ illuminotecnica. Mi sono poi appassionato al teatro di figura, dalle marionette ai pupazzi alle figure del fantoccio. Da cinque anni ho voluto fermarmi con il teatro per esigenze familiari, oggi lavoro in un laboratorio tessile occupandomi di costumistica.
Come nascono le tue creazioni artistiche?
Il leitmotiv è sempre il teatro…ho partecipato ad una recita scolastica e pochi anni dopo, verso i tredici anni, è comparsa anche la passione per la pittura. Poi con formazione varia, sono passato dal figurativo all’ astratto all’ informale. Solo successivamente ho capito che avevo bisogno di far uscire la materia dal supporto…
La tua fonte di ispirazione?
Il mio stile ricalca un po’ l’ arte povera, mi ispiro ai concettualisti del Novecento. Come anche ho sempre ammirato la figura di Edward Craig, attore, scenografo e regista teatrale e il concetto della “supermarionetta”…Quest’ ultima non è una semplice marionetta di legno ma un essere superiore, un essere parlante di grande valenza artistica. Mi ispirano la mitologia, il riferimento all’ oro e alla sua regalità, le situazioni di vita che esaspero eccedendo… Nelle figure plastiche, ad esempio, inserisco un dispositivo audio…Teatralizzo un’ emozione, un sentimento, un pensiero…
Che cos’ è l’ arte per te?
Il mio modo di esprimere quello che percepisco, sviscerando il concetto che rappresento nell’ opera stessa.
Come racconteresti il tuo fare arte?
Nel mio fare arte, inserisco un opposto dell’ altro, la parte più bella e la più tetra, eccesso e difetto. Mi allontano da ogni forma di perbenismo, abbatto ogni forma di politicamente corretto. Bado all’ autenticità e alla verità, contro ogni forma di bellezza accademica… per me è più importante l’ idea che l’ aspetto visivo.
Materiale di utilizzo?
Si tratta principalmente di dischi in vinile che plasmo con la fiamma ossidrica, materiale plastico, policarbonato, acciaio, plexiglass.
Prossimi progetti?
In primavera sarò presente con due mostre, una a Casale sul Sile e l’ altra a San Biagio di Callata. La prima verte sulle emozioni, la seconda sulla sensibilizzazione climatica. Poi devo dire che mi piacerebbe fondare una mia associazione…
Come ti definiresti come persona e come artista?
Orgoglioso, generoso, egocentrico, istintivo, idealista, un buon ascoltatore.
Un tuo buen retiro e un tuo luogo del cuore?
Casa mia, il mio giardino sono il mio buen retiro…Quando ero più giovane, per dipingere e meditare mi recavo presso il santuario della Madonna della Rocca di Cornuda. Resta ancora il mio luogo del cuore.
Tre fotogrammi per te decisivi per essere oggi la persona che sei…
Il primo importante momento riguarda la nascita di mia figlia, poi nel 2015 ho voluto attuare una trasformazione fisica, ho perso peso in maniera considerevole e sono rinato! L’ altro fotogramma importante riguarda il mio lavoro al teatro Goldoni di Venezia…avevo ventidue anni e riconosco che sia stata una tappa molto importante del mio percorso artistico e lavorativo.
Un tuo motto di vita?
Se puoi sognarlo, puoi farlo.
Per info: 340-1526618 ; Instagram federicobenendo.art