Lo scopo dell’arte è lavare la polvere dalla vita quotidiana dalle nostre anime ( P. Picasso)
Siamo terra, alberi, radici, fiori. E torneremo ad esserlo. Ciò che può aiutarci nei nostri passaggi quotidiani è il cercare di arrivare il più possibile al senso universale di bellezza, salvezza, condivisione buona. Ed in questo l’arte può essere di grande consolazione nel sollevarci dagli affanni e dai timori della nostra esistenza. Può elevarci lo spirito, può lasciarci raccontare una storia, può permetterci di ascoltare la nostra essenza, la parte più profonda che ci è appartenuta da sempre. E che magari viene fuori attraverso una rosa blu o una rosa rossa. L’ importante è avere lo sguardo rivolto all’ infinito, l’ importante è non stancarsi mai di afferrare quel pennello o di leggere le righe di un libro. L’ importante è fare poesia. Claudia Amadesi è un’artista d’ eccezione poiché è fuori dagli schemi che il mondo dell’ arte il più delle volte detta. Artista e donna libera, indipendente, istintiva, versatile, si distingue per il suo ascolto costante rivolto al richiamo della natura, del vento, come della terra. Ed è proprio ciò che continua a fare di lei un’ artista vera, un’ artista che si ascolta, avendo le radici piantate per terra e lo spirito che anela al volo, alla libertà del volo. L’ artista Amadesi vive e lavora in provincia di Como. Attiva in mostre collettive e personali, si definisce un’ artista libera di creare secondo il suo stile materico astratto. Claudia Amadesi ha un rapporto viscerale con la materia che attraversa, solca, stratifica. La materia è il suo campo d’ azione ma è anche ciò che si rivela alla fine dell’ opera, alla fine dello sguardo e del pensiero che vi incide. Attraverso crepe, buio, luce e rinascita, la materia è quello spazio che diventa spazio interiore; materia che diventa maternità, pronta ad abbracciare la terra. Insieme agli elementi utilizzati che la caratterizzano come il gesso, la sabbia, il cemento, le stesse spaccature e i mondi lunari. La stessa componente pittorica, poi, che caratterizza le sue opere, emana luce ed ombra, distensione e tensione. Come il giorno e la notte, lo spirito e la materia, questa contraddizione emotiva vive perennemente nell’ artista ed è questo che ne traccia il divenire artistico. La natura, poi, in tutte le sue crepe e zolle aperte, è la scena madre in un continuo confronto. Colori accesi e colori più tenui, a seconda degli stati d’ animo. Poi tracce, incisioni di percorsi e tempi interiori. Nel logos che si apre al visibile e all’ invisibile. Perché si dipenderà sempre dalla terra ma non ci è dato di sapere il resto se non interpretandolo a seconda di un proprio sentire. La materia segue naturalmente la sua storia ma l’artista traccia le sue impronte spiritualmente attive attraverso la gestualità pittorica, arrivando alla trascendenza. Perché soltanto andando oltre la materia, riusciremo a ritrovarci, a rileggerci, a fermare un punto di luce nell’ oscurità. Claudia Amadesi si ricerca costantemente. Ed è proprio nell’ andare oltre, scavando la materia che ritrova il suo pneuma, il vento che muove il campo di grano e ravviva la terra. In una sintesi tra passaggio e paesaggio. Solcare la terra è solcare l’ anima. Un’ arte materica la sua che diventa poi una narrazione fluida, poetica, nel fluttuare dei moti dell’ anima. Tra l’ eidos, l’idea, ciò che non si vede ma si sente e il tangibile, il mondo sensibile. Ed è così che Claudia Amadesi continua imperterrita a dare forma e contenuto all’ arte. In una costante ricerca del materiale e del senso artistico, in quella che poi è la gestualità e l’ uso materico del colore. Tant’ è che nelle sue recenti opere alle quali ha dato il nome di Zip, Unzip e UrbanZip, ha voluto creare la metafora della “cerniera”, ossia ciò che si chiude e si apre a seconda di ciò che si intende svelare o meno. A differenza dell’ opera Rose-Tono III Blu-infinito, a considerare il groviglio della rosa che si arrotola in petali concentrici come crateri lunari. Ma a reggere la poetica artistica è sicuramente la materia, la terra che accoglie le nostre incertezze ed affanni e ci riporta alla luce e all’ ombra. Attraverso la nostra percezione, il nostro pensiero, la nostra più profonda interpretazione della natura e della spiritualità. Per certi versi, poi, le opere dell’ artista Amadesi ricordano i tagli, i graffi, i solchi e le lacerazioni dell’ informale artista Alberto Burri che ha trasformato la materia in protagonista assoluta. L’ opera “Sacco” di Albero Burri ricorda l’ opera prima “ I solchi della vita” dell’ artista Amadesi. Tutto questo nei colori, nelle sfumature e nel calore della terra. Perché poi alla fine alcune opere si assomigliano aprendosi al confronto e alla vita. Perché simili tra loro sono i solchi della terra, i solchi dell’anima, i solchi dell’ arte.
Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…
Ho sempre disegnato sin da bambina, si può dire che non ho mai smesso. Dopo il diploma presso l’ istituto statale d’ arte di Cantù nella sezione di decorazione pittorica, ho proseguito la mia formazione specializzandomi in comunicazione visiva a Milano. La mia è sempre stata una ricerca su pittura, materia e linguaggio visivo. Ho lavorato e lavoro come grafica ma ho sempre avuto la passione per l’ arte. Nel 1990 ho fatto parte del gruppo d’ arte erbese e insieme abbiamo viaggiato, realizzato murales, incisioni su lastre. Si è trattato di un bel momento. Ho conosciuto maestri come Giovanni Brambilla e Mario Luzzani…Ed è così che ho iniziato con quadri figurativi…
Qual è stato l’ input per dedicarti poi completamente al mondo dell’ arte?
Nel 2019 sono stata in Abruzzo e qui ho assistito a un fenomeno di siccità. Mi hanno colpito quelle spighe al vento e quella terra arida. Da qui in me si è sollevato anche una sensibilizzazione al problema ecologico. Ho iniziato a pensare alla montagne che crollano, ai ghiacciai che si sciolgono, al paesaggio antropico come le cave e ciò che viene causato dall’ attività umana sull’ ambiente.
La tua prima opera?
“I solchi della vita”, ad indicare la vita che somiglia ad un campo che seminiamo e coltiviamo. Nella progettualità, siamo sempre noi i fautori di ogni cosa, dipenderà da noi rendere arido un campo o curarlo, rendendolo fertile e rigoglioso.
La tua fonte di ispirazione?
La natura, la terra, insieme a ciò che penso e sento.
I tuoi colori?
Rosso, viola, bianco e nero.
Artisti e correnti artistiche che hanno attirato la tua attenzione nel tempo?
Picasso e il cubismo; ho pianto davanti a Les Demoiselles d’ Avignon, poi mi ispira Van Gogh, Matisse.
Che cos’ è l’ arte per te e che cosa dovrebbe essere?
L’ arte è liberazione, è respiro…L’ arte dovrebbe essere unicità, confronto, cultura.
Come ti definiresti come donna e come artista?
Impulsiva, determinata, istintiva, libera.
Quale potrebbe essere un tuo buen retiro o luogo del cuore?
Siviglia per i suoi colori e folklore, mi ispira nelle mie opere, adoro dipingere il flamenco.
Tre fotogrammi per te decisivi per essere oggi la persona che sei…
Il periodo trascorso con il gruppo artistico erbese; le estemporanee d’ arte insieme ad altri artisti; il vuoto che hanno lasciato le persone care, vuoto che poi ho riempito attraverso il mio fare arte.
Un tuo motto di vita?
Prendo a prestito una frase di Paulo Coelho: “Vivere è sperimentare. Non restare immobile a sperimentare sul senso della vita”.
Per info: Instagram amadesiclaudia; www.modern-art.it