Manuela Marasco, le radici del nostro essere

Manuela Marasco, le radici del nostro essere

Senza arte la vita sarebbe un errore ( F. Nietzsche)

Abbiamo bisogno di voli, di altri voli per arrivare sempre di più a noi stessi nel miglior modo possibile. Ciò che più conta è arrivare dall’ altra parte della riva, dall’ altra parte della strada. In quel mondo fantastico ma solo nostro, in un mondo dove gli alberi possano diventare persone resistendo ed alzandosi in piedi sulle loro radici. In un mondo fantastico dove ci sia un concerto d’ anime. In un mondo dove sedersi nel vento e lasciarsi abbracciare dalla forza della natura. Perché poi dipende tutto dal nostro sguardo, da come noi guardiamo alle cose del mondo. A seconda delle nostre percezioni, delle nostre emozioni e pensieri ma quando si è chiamati a fare arte come una vocazione, un richiamo della natura, ogni cosa dentro e fuori di noi prende connotati diversi. L’ arte ci trasforma e non saremo più gli stessi poiché avremo bisogno di un nutrimento quasi divino, di qualcosa che non può partire soltanto da noi ma da un flusso, da un’ energia misteriosa che ci coinvolgerà ed avvolgerà. Manuela Marasco vive a San Donaci in provincia di Brindisi. Dopo aver studiato a Torino come fashion designer, approda a Venezia sempre nel campo della moda e solo dopo aver maturato l’ esperienza giusta, ritornando nella sua terra, ha come avvertito il bisogno di andare oltre, oltre e stessa. Grazie anche a studi sull’ illustrazione, oggi dipinge attraverso uno stile surreale, nostalgico ma anche drammatico. Poiché ammette di arrivare alle cose del mondo immergendosi in forti stati emotivi dettati dal dolore e dalla umana sofferenza. Questo per avere un quadro completo e vivo di ciò che la circonda. Manuela Marasco sta cercando di entrare in punta di piedi nel campo dell’ arte. Di grande sensibilità e umanità, è una giovane donna talentuosa che non riesce a starsene negli schemi, in qualcosa di predefinito. Ha bisogno, difatti, di incamminarsi da sola e di arrivare ai confini del suo io, ha bisogno di conoscersi profondamente insieme ai suoi meccanismi interiori. Ed ecco che nell’ immaginario della giovane artista Marasco tutto ha voce, anche una quercia…Difatti nell’ opera intitolata Quercia Gracile descrive una creatura solo in apparenza imponente poiché si nutre poi di fragilità, di piccoli fiori, mentre le radici la riportano e riconnettono a se stessa. Molto legata alla sua terra, l’ artista si ispira al ballo della taranta nell’ opera Tarantata, una danza di grande suggestione e sensualità che viene rappresentata con una figura morsa da un ragno. Mentre il corpo perde la propria connotazione e diventa un palcoscenico dove si incrociano sentimenti di dolore, possessione e trasformazione. Manuela Marasco riesce davvero ad andare oltre, pur amando il confine umano, lo trasforma nei sentimenti più puri come il dolore di una perdita, una posizione scomoda, il riflesso di un corpo che se pur ferito, si riappropria di altre forze misteriose. L’ artista Marasco sembra voler tendere alla verità, pur consapevole di dover compiere dei passaggi obbligati, pur consapevole di attraversare il buio più di una volta per arrivare all’ accettazione di una condizione umana che differisce l’ una dall’ altra. Anche se prove d’ arte, attraverso le sue opere Manuela Marasco sembra già aver acquisito una certa padronanza di linguaggio e stile che definisce materico ma anche drammatico dando più valore all’ intuizione che all’ esecuzione. Le sue opere sembrano fermarsi in quel tempo fermo che raccoglie detriti ma anche semi e la pazienza di un’ anima che spera di arrivare alla salvezza. Figure rare le sue, quasi a tratti mitologiche, provenienti da un pianeta che vuole soccorrere l’ altro, in un afflato tra uomo e natura. Mani che diventano tralci a rincorrere rivoli di luce senza stancarsi comunque di rivelare le proprie fragilità. Ecco è proprio questo che piace dell’ artista Marasco, il suo essere surreale e reale insieme, il suo voler scoprire i sentimenti tutti in un continuo disvelamento. Nostalgica nel rispetto delle sue radici familiari come nell’ opera Le pieghe del tempo dove descrive sua nonna Carmela, una donna arsa dal sole e dalla fatica quotidiana, una donna vera ed autentica che porta a spasso in un cestino la bambina che era. Manuela Marasco ha tutte le buone premesse ed un talento innato per emergere ed arrivare lontano, non soltanto per avere quel consenso di pubblico che merita ma per arrivare sempre di più a se stessa. Perché tra sonno e veglia, sogno e realtà, ci aspetta sempre un mondo magnifico da esplorare ossia il nostro senso di umanità e verità e profondità d’ animo. Tra vita e arte. In un’ eco che arriva a smuovere le radici del nostro essere.

Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…

Dopo aver frequentato il liceo classico a Brindisi, sono arrivata a Modena per studiare giurisprudenza, una materia un po’ consigliata e un po’ imposta in famiglia ma proprio non era nelle mie corde e ho lasciato…Ho studiato così come fashion designer a Torino all’ IAD, un istituto di design e arte applicata. Sono poi arrivata a Milano, partecipando alla Fashion Graduate, un concorso di moda per il quale sono stata selezionata con una collezione maschile. Fino ad arrivare a Venezia per finire gli studi all’ Iuav, una laurea magistrale in arti visive e moda. Una volta terminati gli studi, sono tornata al mio paese, oggi lavoro in una cooperativa sociale come social media manager e collaboro con laboratori creativi per soggetti psichiatrici. Insieme lavoriamo al feltro, realizziamo bambole, totem, arazzi…

Che cosa ti piace del tuo lavoro?

Veder sorridere queste persone che pensavano di non farcela.

Il campo della moda ti manca?

Si, però non avrei potuto esprimermi completamente come posso fare con la pittura su tela, ho declinato questa possibilità, chissà un giorno, mi piacerebbe unire i due aspetti, moda e pittura ma adesso mi interessa crescere in un percorso puramente artistico.

Come nasce quindi la tua passione per la pittura?

La passione ha origine un po’ dagli studi di illustrazione, poi per il mio compleanno ho voluto farmi regalare un cavalletto e pennelli e ho iniziato un percorso che tuttora mi appaga interiormente.

Tecnica e mezzo di utilizzo?

Acrilico su tela.

Come definiresti il tuo stile?

Materico ed espressionista, malinconico, drammatico, teatrale…sono molto lontana dall’ iperrealismo.

La tua fonte di ispirazione?

Mi piace dipingere corpi stanchi, affaticati, non vedo la perfezione come un potenziale accattivante. Mi ha ispirato molto mia nonna Carmela, continua ad affascinarmi perché è controllo, precisione. Mi affascina la sua figura un po’ piegata sulle faccende quotidiane, il suo tono di voce sottile, il senso di dolcezza antica che mi trasmette… Intanto mi interessano i dettagli umani ma anche i dettagli in generale come può essere la luce che brilla sull’ acqua…

Punti di riferimento in arte?

L’ espressionismo tedesco, Anselm Kiefer poi Francis Bacon per la drammaticità e l’ impatto visivo delle sue opere.

Perché ti interessa l’ aspetto drammatico in un’ opera?

Attraverso l’aspetto drammatico scorgo maggiore coerenza in ciò che accade…Il mondo non ha un ordine o un senso di giustizia ma c’ è poi un confidare nella speranza e nella potenzialità dei valori, in un gesto, in un sorriso… Anche se il tentativo può fallire, nella speranza c’ è tutto.

Prossimi progetti?

Mi piacerebbe organizzare una mostra con le mie opere e, tra i progetti futuri, c’è l’ insegnamento della storia dell’ arte.

Che cos’ è l’ arte per te?

L’ arte per me è percepire cose che diversamente non potrebbero esistere, è identificarsi in un oggetto e usarlo come riflesso di te nel mondo…L’ arte è un’ emozione ingiustificata che poi ti guida.

Il sentimento che più ti emoziona in assoluto?

L’ empatia.

Un tuo motto di vita?

Abbandonarsi e scegliere nello stesso tempo!

Per info: Instagram manuela.jpg

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