“Ti sto chiedendo amami. Ti sto chiedendo arrampicati sulle mie parole verticali, lasciandoti, imparando anche ad indossare il paracadute dei miei silenzi. Ti sto chiedendo amami. Che quando avremo le vertigini faremo attenzione a non guardare giù, per volare ancora e per ridarci le radici, che il posto non è il luogo, il luogo è l’ amore ed è in ogni dove” (da la luna blu di Massimo Bisotti). Un lento o un vorticoso passaggio di luce, il vento che muove le foglie e passa tra gli alberi, la natura diventa spirito e noi con essa. Ne ascoltiamo i richiami, le parole sussurrate in sere d’ estate o tra i paesaggi invernali, dove parla il silenzio, quel silenzio che ammanta le nostre menti come strati di neve sui monti, quel silenzio che avvicina a Dio e al miracolo della vita. Le nostre impronte sul selciato, i nostri passi sulla terra, il nostro cammino lento o impetuoso che scricchiola tra le pietre, tutto ci riporta alla natura. Possiamo anche fermarci in aperta campagna ed ammirare un tramonto di fuoco che insanguina i colli e le radure oppure ammirare il mare in lontananza…Ogni giorno che viviamo, se trascorso in sintonia con la natura, ci parla, ci suggerisce nuove avventure, ci racconta favole, quelle che fanno sognare non solo i bambini ma anche gli adulti. E sono proprio quei bambini che hanno trascorso ore ad ascoltare il vento tra gli alberi, sono quei bambini seduti per terra sui prati, sono quei bambini che hanno abbracciato i tronchi giocando a nascondino, sono quei bambini che, diventati grandi, hanno poi costruito la loro casa nella natura, per un bisogno intimo di starvi perennemente a contatto. Parliamo di Alessandro Iseppi e di sua moglie Cristina Pesavento, due persone che hanno ascoltato più da vicino i misteri della natura tanto da farne arte, poesia, musica, in uno scambio vicendevole e fortemente sentito. Alessandro è un tornitore e scultore e Cristina è una pirografa. Arti, le loro, che conservano il fascino nel tempo, come custodi di un passato lontano, vero maestro di vita. Arti che, rispolverate e riproposte, oggi sono delle vere e proprie magie nelle mani di chi le custodisce, sanno di unicità, elementi preziosi, sogni antichi. Cristina ed Alessandro hanno entrambi quarantadue anni, vivono a Rossano Veneto, in una zona ricca di suggestione, tra l’ incanto della natura e degli alberi “parlanti”. I due coniugi, con un percorso artistico preciso ed individuale alle spalle, oggi lavorano il legno fianco a fianco, guardandosi negli occhi, questi piccoli e così grandi solchi nell’anima che emettono luce ed energia. Innamorati, complici, si fidano l’uno dell’altra, si incuneano tra le fibre e le trame dei loro sogni costruiti sul legno a parlare d’ amore. Come l’ inchiostro che si intingeva nel calamaio per scrivere lettere dal profumo antico, così Alessandro e Cristina torniscono e incidono il legno, riscaldandolo e amandolo, creandone sfumature e bruciature con il ferro arroventato di una passione infinita. Un sentimento che li ha uniti e li unirà per sempre, perché Alessandro e Cristina, oltre a parlare la stessa lingua, guardandosi negli occhi, guardano anche nella stessa direzione. Galeotta è stata la loro unione artistica insieme alla passione per il bello, l’ arte, la poesia che li accomuna da tempo. Vivono la loro vita cogliendo quegli attimi preziosi, ispirandosi alle meraviglie del creato e al mistero della vita. Non a caso il loro laboratorio, il loro atelier immerso nella natura è intitolato “Riccioli di nostalgia”, un nome poetico per un lavoro che diventa poesia e che per loro ha raggiunto quelle vette di passione ed emozione uniche! Alessandro è un fiume in piena, Cristina, più riservata, pesa le parole ma sono complementari davvero, compensandosi a vicenda. Quando ad Alessandro manca un’ idea, Cristina, che lavora anche come arredatrice e interior designer presso un’azienda della sua città, lo aiuta organizzando e programmando i passaggi dell’attività che si susseguono ed armonizzano a seconda del momento e delle sensazioni. Un sospiro che si scioglie in un respiro, attimi che si inseguono, giorni lunghi una vita e una vita lunga un giorno. Tutto a voler inseguire un’ emozione per un bisogno naturale e spirituale. Alessandro e Cristina costruiscono emozioni incastonate tra pezzi di legno, a scolpire un destino che si sente sempre più proprio e ricco di percezioni provate sulla loro pelle come sulla pelle del legno. Una piuma si posa su una tavola di legno e da lì parte un’ idea che diventa sogno. Un’ idea che si racconta nella trama dei sogni appiccicati alle pareti dei giorni e dell’ infinito creare…Le emozioni si cercano tra riccioli di luce e tra il vento che muove le fronde degli alberi, tra il vento che muove anche una sola foglia e la lascia librarsi nell’ aria. Le emozioni si cercano nelle case che parlano, nelle strade, tra chiese e palazzi, nei circuiti dei nostri ricordi, nei nostri giorni, che, ore dopo ore, sono già trucioli di memorie. Le emozioni si cercano in ciò che facciamo, nell’ amore che mettiamo e che muove le cose, in quelli che siamo, in ciò che pensiamo, nel lavoro di tutti i giorni, nei segni di una passione assoluta. Segni, tagli, intagli, sfumature, bruciature risiedono nel legno, una materia antica quanto l’uomo, semplice quanto pregiata, viva e sensazionale perché regala sensazioni uniche al tatto, alla vista e al cuore. Cristina ed Alessandro creano queste emozioni, emozioni da vedere, da toccare e ascoltare come il vento tra gli alberi.
Alessandro, come nasce la tua passione per le arti del legno?
Da ragazzo ho iniziato ad appassionarmi alle arti del legno attraverso piccoli lavori che facevo a casa e alla casa al mare come tinteggiature e lavori per serramenti. Nessuno mi ha mai insegnato niente ma notavo nel tempo crescere pian piano una passione che mi spingeva all’informazione per l’intaglio, l’incisione, la tornitura. Tant’ è che poi sono stato prima un autodidatta e ho imparato poi sul campo da maestri falegnami e tornitori…
Qual è stata la spinta emotiva che ti ha fatto proseguire per questa strada?
La fortuna ha voluto che conoscessi Cristina, mia moglie, devo dire che da lì mi si è aperto un mondo… Appassionati entrambi di arte e di poesia, che ha dato quel tocco importante alle nostre vite, abbiamo frequentato la nota associazione “Olimpus”, un ritrovo di artisti importanti…Abbiamo poi iniziato a farci conoscere presso i mercatini della nostra zona per quanto riguarda l’arte del legno, io come tornitore e scultore, Cristina come pirografa. Tramite poi l’associazione suddetta, Cristina ha iniziato a farsi conoscere attraverso fiere importanti come a Vicenza e Bologna, in particolar modo con opere in arte sacra. In queste fiere abbiamo conosciuto artisti della Val Gardena che ci hanno arricchito tantissimo e da lì è stato un susseguirsi di incontri, progetti nella volontà di fare del nostro meglio… Nel tempo, poi, ho conosciuto dei tornitori della Valcellina e ho avuto modo di conoscere il noto scrittore, scalatore e scultore Mauro Corona, persona particolare, definito il migliore scultore europeo di arte dolorosa, famoso per i suoi Cristi piangenti…
Come vi siete conosciuti esattamente tu e Cristina?
Galeotta è stata la poesia, sicuramente un bellissimo modo per incontrarsi, conoscersi, capirsi e…innamorarsi. Io leggevo le sue poesie su un sito internet e lei le mie, è stato un incontro di anime…
Riccioli di nostalgia è il nome dato al vostro atelier, non poteva essere più poetico…
Sì, è vero, otto anni fa io e mia moglie ci siamo calati in questa avventura meravigliosa, avevamo bisogno di esprimerci entrambi, la passione per il legno ci completa. Molte opere nascono in simbiosi, io preparo la ciotola tornita e lei la incide… Ci è piaciuto questo nome poiché ha un significato antico ad evocare la nostalgia dei tempi andati insieme alle tinte date al legno, tinte seppia nei contorni, nelle sfumature e bruciature come fossero realizzate con la sanguigna, quel tipo di carboncino rosso che emana il grande fascino delle vecchie pergamene. Le opere piroincise a temperature più o meno alte delineano questo effetto dalle sfumature rossastre. Il significato con il tempo si è evoluto ma confluisce sempre nel nostro mettere in gioco l’arte manuale…“Riccioli” perché tutto si ricava dall’ albero e dalla natura: acero, melo, noce, ciliegio, faggio, frassino, ontano, pioppo, betulla… Di solito trovo questi alberi in un boschetto di un mio amico…Qui ci troviamo nella patria del legno e del mobile…
Quali tipi di legno si utilizzano rispettivamente per la tornitura e per la pirografia?
Per la tornitura, io ho bisogno di colore, ossia di legno colorato: il tasso arancione, l’ abete chiaro, il ciliegio rossastro. Per la pirografia solitamente si scelgono legni più chiari: acero, pioppo, betulla, cedro: l’ effetto deve essere come quello dell’ inchiostro su legno chiaro. Per la lucidatura dei pezzi in legno, si utilizza la cera d’api e la resina di larice come anche la cenere di castagno, che ha un potere abrasivo….
Che cosa realizzate e qual è la vostra fonte di ispirazione?
Ritratti su legno e in particolar modo le bomboniere sono l’oggettistica più richiesta, poi ciotole, orologi, quell’ artigianato artistico personalizzato che il cliente ci chiede di realizzare su commissione. E devo dire che il cliente cerca sempre qualcosa di unico e questo ci gratifica molto perché ha la possibilità di scegliere gli oggetti insieme al tipo di legno e alle finiture…
Quando hai capito che la tua sarebbe stata una passione?
Quando ho capito che non sarei potuto restarne senza, quando lavoro e non provo fatica, quando mi sono sentito in simbiosi con la materia legno, quando mi sono visto dal primo momento in mezzo ai trucioli e alla polvere…
Perché il legno e non il ferro?
Per me il legno è qualcosa di vivo, mi rimanda con la mente alle mie passeggiate nei boschi, e poi sono circondato dal legno e non dal ferro! Sono circondato dalle montagne del Monte Grappa e dell’altopiano di Asiago, non potevo che innamorarmi della natura e del legno…
Il più bel complimento ricevuto?
Mi hanno detto: sai entrare nella fibra, nel cuore del legno. A dire il vero, mi piace studiare il legno, capirlo. Mi piace conoscere la sua storia: se ha sofferto, se è stato colto da un fulmine, se è malato e se magari esternamente si presenta perfetto a differenza dell’ interno. Nel legno vedo le fibre piegate a sinistra e immagino che sia stato un albero sofferente; quando vedo un albero curvo, immagino che sia stato sottoposto alle intemperie o piegato per l’ età…Gli alberi sono come le persone, hanno un loro vissuto e all’ interno si nasconde la loro storia!
Prossimi progetti?
Ci piacerebbe fare una bipersonale, fra legno, colore e poesia, una mostra dove poter esporre le nostre opere. Poi ci piacerebbe tornare in Finlandia presso la scuola del legno e della pirografia, confrontarci con la cultura del legno della Germania. A me, intanto, piacerebbe approfondire anche la scultura con simposi tra la Svizzera e l’Austria. Penso di sentirmi pronto ad abbandonare un po’ la tornitura e calarmi nel mondo della scultura…
Che cosa ti piace di tua moglie Cristina?
Mi piace la bellezza esteriore ed interiore, la dolcezza; con il tempo comincio ad apprezzare anche la sua pazienza, io sono l’acceleratore e lei il freno, ci completiamo.
Un tuo motto?
Con la costanza e l’impegno si conquista mezzo regno, con l’ingegno e l’arte si conquista l’altra parte…
Cristina, invece a te che cosa piace di Alessandro?
Di mio marito mi piace il fatto che mi sa ascoltare e capire, il suo modo di socializzare, il suo ingegno e la capacità di risolvere problemi di ogni tipo.
Perché hai scelto la pirografia?
Mi è sempre piaciuto disegnare e poi pensavo sempre di decorare il legno senza voler arrivare alla pittura: la pirografia mi ha permesso di creare sfumature e contorni bruciati dall’ emozione del tempo…
Per info: Pagina facebook Pirografia ed Arte Ricciolidinostalgia; cell: 393/ 6981235; www.ricciolidinostalgia.it
Grazie Rossella.
Hai scritto bene e colto ancora meglio l’essenza del nostro vivere l’arte.
Un abbraccio e a presto.
Ale e Cri