E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante. ((Da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry). La vita è un foglio bianco sul quale scrivere versi, anche scarabocchi, un foglio bianco sul quale incidere la propria anima. Difatti possiamo scrivere, cancellare, riscrivere a seconda delle metamorfosi del tempo. Ciò che conta è continuare sempre a scrivere la propria storia, avere voglia di raccontarla e di raccontarsi affinchè possa essere una testimonianza diretta e possa essere figlia dei tempi che viviamo. Tempi i nostri nei quali fluttuiamo come le onde del mare, tempi nei quali la società ci guarda spesso da lontano e ci chiude in sistemi ed ingorghi. Non possiamo essere completamente sereni nei confronti dell’attuale società, una società che dà e toglie in contemporaneità di pensiero ed azione. Quindi sta a noi chiedere, decidere, scegliere dopo aver guardato a lungo nello specchio dei nostri sogni. Sta a noi voler scegliere quale strada seguire. Non sempre è una strada tracciata ma il più delle volte è una strada in salita, piena di buche e sassi. Capita di sbucciarsi il ginocchio come da bambini in quella corsa forsennata, quando ci sembrava davvero di riuscire a raggiungere le farfalle multicolori nei prati, quando tutto intorno sapeva di mistero, quel mistero che poi inevitabilmente ci è stato svelato e che si chiama vita. Intanto la nostra lotta quotidiana anche per una posizione sociale, per il raggiungimento di obiettivi importanti ha talvolta soppiantato la voglia di sognare, la nostra creatività, la nostra più remota fantasia. Ma ognuno di noi ha quell’ angolo di cielo per poter far splendere il suo sole, anche se le nuvole la fanno da padrone, anche se non sempre è semplice stare sull’ altalena, guardarsi ondeggiare tra sogno e realtà. Poi capita che quando ci si cala profondamente nella realtà e nella quotidianità, si perde di vista anche il potere delle nostre risorse interiori, si perde di vista il potere dei sogni. Non ci resta che lasciarci andare e stare ad aspettare. Come ha fatto Gaia Minniti, una giovane donna siciliana oggi trapiantata a Segrate, in provincia di Milano. Gaia oggi ha trentasei anni, ha rincorso diversi treni lavorativi, è scesa da un treno per salire su un’ altro e per un’altra destinazione, in cerca di un lavoro che possa essere anche un’ oasi di soddisfazione nei confronti di se stessa. Ha lasciato la sua bella Siracusa dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti ad indirizzo scenografico per maturare diverse esperienze nel campo del lavoro. Ad esempio quella romana è stata una intensa esperienza di lavoro: ha preso la sua valigia colma di positività e voglia di apprendere e si è occupata per un po’ di visual merchandising e di allestimento di vetrine e negozi. Poi il destino come sempre fa dei giri immensi, ti prende, ti porta per mano ma ti mette anche a dura prova. La sofferenza è parte della vita, quindi, tra progetti e programmi, si infiltra restando tutto il tempo che vuole. Suo padre si ammala di cancro e dopo otto mesi viene a mancare. Anche un nome non nasce per caso: il suo nome Gaia è sinonimo di forza d’ animo, quella che ha cercato dentro di sé per non arrendersi e continuare ad avere forza per sé e per gli altri. Tra i suoi occhi espressivi e i suoi capelli rossi e fluenti, ha scolpito dentro di sé tutta la volontà di farcela, di raggiungere la sua dimensione che è anche un modo per far star bene se stessa e gli altri. Gaia ha dalla sua la gioia di vivere, generosa nei sentimenti, garbata, intelligente, spontanea, positiva, dopo vario girovagare nel campo del lavoro, si è fermata perché non si sentiva nel posto giusto al momento giusto. Ma la vita che è una girandola aspetta quel vento che la fa girare, bisogna solo fermarsi e ascoltarsi. Il pretesto è dato anche da un momento di riposo, un momento che vuole pace dopo varie peripezie. Pur vero è che i sogni si perdono e si ritrovano come l’ alba che spalanca la finestra dei giorni. Ed è cosi che Gaia Minniti non ha fatto altro che ascoltarsi. Ascoltarsi vuol dire accarezzarsi, capirsi, venirsi incontro. Ma Gaia è stata brava, ha saputo porre l’orecchio alla sua interiorità. Ed ecco che si è posta quella domanda apparentemente semplice ma sintomatica e costruttiva: “Che cosa voglio da me? Che cosa mi sento di fare? Come vorrei che fosse il mio lavoro?” Come in un grande baule che si apre alla ricerca dei ricordi, souvenir, quaderni, libri, è uscita fuori la sua risposta nata per caso. Ha iniziato a prendere in mano pezzi di feltro, quel materiale morbido che dà largo spazio alla fantasia… Difatti il feltro è una stoffa realizzata in pelo animale, un materiale affascinante perché non è un tessuto vero e proprio ma viene prodotto con l’infeltrimento delle fibre. Si caratterizza anche per essere caldo, leggero ed impermeabile e proprio così si è rivelato quel sogno ritrovato: caldo, leggero ed impermeabile. Gaia intanto ha iniziato a credere nelle sue capacità e risorse interiori. Oggi realizza varie creazioni in feltro visibili sulla pagina facebook Ricci & Fantasia : dai portalettere ai portabicchieri, dai centrotavola ai segnalibri per fermare le pagine del suo libro che aveva iniziato a scrivere e che poi aveva interrotto alla ricerca di quel guizzo di felicità e di quel sogno perso e poi ritrovato.
Quali sono state le tue esperienze di lavoro?
Dopo essermi laureata presso l’ Accademia di Belle Arti di Siracusa ad indirizzo scenografia, mi sono messa subito in contatto con un negozio di arredamenti per lavorare come arredatrice nella mia città. Ma dopo un po’ di tempo, ho voluto mettermi alla prova maggiormente e così andai a fare un’ esperienza a Roma nel mondo del visual merchandising per occuparmi di negozi e vetrine. Poi è successo che mio padre si è ammalato di cancro e sono dovuta ritornata a Siracusa per stargli vicino, difatti dopo otto mesi è venuto a mancare…
Non sarà stato facile per te…
No, assolutamente, questi avvenimenti ti destabilizzano profondamente ma poi la vita continua e devi pur impegnarti in qualche modo. E così trovai lavoro come addetta alle vendite presso il mobilificio Aiazzone che poi fallì come è noto, oltre tutto non vivevo una sana competizione… Ho continuato a lavorare come arredatrice poi ho rivalutato la mia vita perché i contratti erano precari e non del tutto regolari…Intanto mi sono sposata a Milano nel 2012 perché mio marito Salvo lavorava lì. Dopo sei anni che ci eravamo persi di vista, ci siamo rincontrati, davvero è tutto scritto nelle stelle!
Come è proseguito il tuo cammino nel campo del lavoro?
Ho lavorato all’Ikea a Milano come progettista di cucine: è stata una bellissima esperienza lavorativa dove ho trovato giusta competizione e collaborazione; si è trattato di un lavoro che mi ha fatto crescere ma purtroppo poi non hanno rinnovato i contratti per un po’ di tempo. Quando mi hanno richiamata, ero incinta e a malincuore ho dovuto rifiutare…Una volta cresciuto il mio bambino, ho lavorato come progettista per Mondo Convenienza e quindi ho potuto mettermi alla prova da mamma lavoratrice. Ma anche lì non riuscivo a conciliare comunque perché si lavorava dalle otto alle dieci ore al giorno e dovetti lasciare. Successivamente ho lavorato per l’OBI, una catena tedesca di bricolage ma anche in questo caso ho dovuto lasciare perché mi si richiedeva una certa forza fisica e non c’ era differenza tra uomo e donna… Così ho dovuto lasciare anche questo lavoro dove mi sentivo fuori luogo, poi mi sono dovuta operare di calcoli alla cistifellea e devo quasi ringraziare questo periodo di riposo a casa perché da qui è iniziata la mia avventura nel mondo del feltro …
Come hai iniziato a liberare la tua creatività?
Ho iniziato a disegnare cartamodelli, poi ho realizzato degli animaletti in pannolenci per il compleanno di mio figlio che diceva a tutti: “Questi li ha fatti la mia mamma…”, che tenerezza! Intanto mi venivano spesso in mente le parole che mi disse una cara signora, Laura Smith la quale ha un centro olistico a Milano e che conobbi in ospedale: “Tu starai bene quando troverai la tua strada…”. Quindi questo incontro o l’altro mi hanno fatto riflettere ed è avvenuto tutto in maniera molto spontanea: ho iniziato a comporre collane in feltro, poi alberelli di Natale e lanterne commissionatemi dalle maestre delle scuole, tutto questo mi ha reso felice e partecipe, mi è sembrato di calarmi in un’altra dimensione…questa volta tutta mia! Ad esempio ho realizzato dei laboratori per bambini a casa mia dove insegnavo a fare delle composizioni con la pasta di mais. Sono stata molto apprezzata dalle mamme che hanno voluto darmi un contributo, chissà, in un futuro, mi piacerebbe realizzare dei laboratori per le scuole!
Che tipo di mamma sei?
Sono dolce, attenta, seguo molto mio figlio, sono anche rigida per certi versi, credo che l’ educazione sia fondamentale e vada impartita da piccoli…
Che cosa gli stai insegnando?
Il rispetto in generale e il rispetto per le donne: non deve mai sminuire una donna e …poi voglio che si senta libero di scegliere e di fare ciò che sente giusto…
Il periodo migliore della tua vita?
Quello che sto vivendo perché mi sento di fare la cosa giusta, adesso provo sensazioni nuove e mi sento viva attraverso questa nuova passione…
Che cosa ci fa una siracusana a Milano?
-Sorride in cerca della risposta migliore-. Sono arrivata per amore a Milano, adesso devo dire che mi sono integrata bene, mi sento una milanese dal cuore siciliano…
Che cosa ti manca di Siracusa?
Mi manca la mia famiglia, mia mamma, le mie cugine, il loro abbraccio, essendo stata figlia unica, sono cresciuta insieme a loro…Mi mancano i luoghi del mio spicchio di Sicilia come l’ incanto di Ortigia, l’ isola che circonda Siracusa. ( ndr Anche se si tratta di un’isola, essa è collegata alla terraferma tramite il Ponte Umbertino che permette direttamente di passare da Siracusa città all’isola di Ortigia).
Altre passioni di vita?
Mi piace leggere, cucinare…
Il tuo libero preferito?
Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen,, è il mio libro preferito perché si possono incontrare donne eroine, donne coraggiose…
E tu che tipo di donna sei?
Sono pignola, testarda, dolce, rigida per certi aspetti…Credo che l’umiltà mi rappresenti; volo basso, cerco di entrare nella vita degli altri in punta di piedi, con il maggiore rispetto possibile…
Un tuo motto di vita?
Se vuoi, puoi farlo…
Per info: Gaia Minniti cell: 329/ 6348387; pagina facebook Ricci & Fantasia