Claudia Brandi, il tempo passato tra emozioni e tracce di memoria

Claudia Brandi, il tempo passato tra emozioni e tracce di memoria

Quando ci poniamo di fronte all’antichità e la contempliamo con serietà nell’intento di formarci su di essa, abbiamo il senso come di essere solo allora diventati veramente uomini (Johann Wolfgang Goethe). C’ è veramente un luogo in cui ci si ritrova più che in un altro, il suo nome è radice. Difendere, salvaguardare, proteggere, tutelare la storia, andare alle radici, alla provenienza della propria storia, della propria leggenda personale e familiare. Risalire alle origini come si risale un torrente di montagna che poi ti conduce ad essere libera di vedere la natura circostante. Andare oltre le apparenze e fermarsi alle pendici di un albero e volerne conoscere la storia, voler imprimersi nella terra per scoprire le proprie radici, le proprie origini e vederle, toccarle ed essere pieni di sé, essere contenti di aver toccato la storia. Cavalcare le onde del tempo presente con uno sguardo rivolto al passato, a quel groviglio di memorie per poi voler riuscire a dipanarle come una vecchia matassa lasciata a lungo in una cassapanca.  Poi aprirla e con essa i desideri, i sogni, nella volontà di scoprire le origini della propria famiglia, i propri antenati, la loro filosofia di vita. Questa è la spinta emotiva del lavoro di brocanteur di Claudia Brandi, quarant’ anni, fiorentina doc, appassionata di oggetti antichi. Claudia più precisamente, in giro per mercati  toscani, recupera oggetti antichi, riproponendoli al pubblico di estimatori e non solo. Si definisce una brocanteur italiana perché dice che c’è chi fa ricerche e recupero di oggetti antichi anche tra mercati francesi. Claudia, intanto, sembra una donna fuori dal tempo perché sogna di realizzare appunto cose fuori dal tempo. Dopo quel dolore che apre le corolle ai fiori e fa crescere l’ erba nei parti, quel dolore che ti fa prima  a pezzi e che poi ti ridà la giusta pelle, ti ridà un corpo per respirare di nuovo, per mettere di nuovo i piedi per terra. Dopo tutto ciò, Claudia è riuscita  a ritrovare se stessa e quindi anche la sua strada. Perché non si può stare a lungo senza una passione, senza sapere dove andare  e chi voler essere. Claudia ha voluto dipanare la sua matassa, ha fatto quattro chiacchiere con se stessa ed è ripartita più bella e più forte di prima. Per far questo, bisogna solo ascoltare il silenzio del proprio cuore, magari starsene in un angolo a veder scendere il sipario della notte e a veder poi spuntare il giorno. Per far questo, bisogna sentirsi crescere e poi sentirsi maturi e responsabili di seguire una strada che ti porti a vedere cose nuove, cose mai viste prima, sotto una nuova luce. Claudia  riesce a recuperare e raccogliere vecchi oggetti  con quella libertà  e leggiadria, con quella ferrea volontà, cosi come si possono raccogliere le mele in un frutteto, riempiendo ceste di materiali antichi o vecchi, dipende  dalla forza del tempo che ne ha plasmato forma e contenuto. Oggetti che hanno impressi dentro e fuori i segni del tempo, di quel tempo che non vuole andare più via, quel tempo che conserva una patina, quella polvere preziosa che si insinua nelle crepe, nelle pieghe, nelle increspature del legno o del ferro o di qualsiasi altro materiale. Recuperare un oggetto, sentirne la sua storia, perfino il suo profumo antico, accarezzarlo, pulirlo come si può pulire un fiore recinto, porlo in un angolo, ammirarlo e volergli ridare un’altra vita, studiandone l’epoca e andando indietro con la mente a quella che è stata la sua storia. Poi curarlo come si può curare una ferita ma lasciarlo così com’ è, con tutta l’ emozione del passato impressa nella materia e nelle tracce di memoria. Creare poi un filo conduttore  a seconda di ciò che l’oggetto comunica al momento e all’ emozione che regala, porlo  nel suo habitat decorando e arredando angoli di casa. Dare all’ oggetto una nuova luce facendolo passare da inanimato ad animato, perché lo si vuole riconoscere come un buon padre che riconosce suo figlio tra tanti, tutto nel rispetto del tempo e mantenendo i segni del tempo. Non trasformare ma valorizzare e tutelare come beni culturali perché tra una chiesa da restaurare e tutelare e un oggetto che sia un candeliere o un ciborio, il principio è sempre lo stesso: preservare, salvaguardare, valorizzare lasciando viva la patina del tempo, quella patina che si può contemplare come il migliore dei dipinti  o opere d’ arte. Questa è la storia di Claudia ma la sua è ancora più storia perchè continua ad arricchirla con substrati di sentimenti, ricerca delle origini e delle radici della sua famiglia. Le storie, le leggende familiari che le raccontava suo nonno Gualtiero come tra le più belle e significative favole, le hanno restituito un forte legame con il suo passato che ha voluto scoprire sempre più, ininterrottamente, sinceramente, amorevolmente. Sua nonna Maria, invece, poco più che novantenne, riempie i suoi giorni di quella luce che le è mancata quando ha perso la cara mamma Giovanna. Vissuta nel centro della fiorentinità ossia nel quartiere di S. Croce a Firenze, la sua personalità è imbevuta di cultura e tradizioni di una città che è da sempre la culla della storia dell’ arte e della civiltà. Claudia, nell’ arco dell’intervista sorride di un sorriso nuovo, un sorriso che si è riacceso dopo tempo. Dà l’ idea che il suo sorriso arrivi prima della sua stessa razionalità, prima di Claudia.  Il sorriso è per chi sa toccare la pelle dei sogni e vive appeso ad una falce di luna, aspettando e aspettandosi. Da funamboli,  da mediatori di sogni,  filtrando il passato e stillando nuova luce dal presente. Perché solo chi apprende dal suo passato può riflettersi meglio nella quotidianità. In questo modo il sorriso diventa uno stile di vita e sintetizza la predisposizione ad accogliere, custodire, proteggere le cose e gli altri, la propria esistenza e l’esistenza altrui.  Poi è ancor più un sorriso quando è un sorriso recuperato, frutto di esperienza e di quello spicchio di dolore che poi diventa sapienza e bellezza per sé e gli altri. Un sorriso di chi va sott’ acqua, tocca il fondo e risale.  Sensibile, educata di quell’ educazione antica, intensa, laboriosa come suo nonno Gualtiero,  nostalgica, romantica, dice di avere mille passioni, di essere curiosa nei confronti delle cose della vita… e ci confessa di sentirsi talvolta fuori dal tempo. Non è da tutti voler preservare il tempo, volerlo inseguire come un aquilone nel vento. Ma Claudia ha fiuto, talento per tutto questo. Poi l’essersi circondata dal calore familiare, continuare a vivere in una città come Firenze non può che fare la differenza. Una differenza che è insita nelle note caratteriali, una distinzione spontanea che si radica senza sforzi quando si vuole vivere di arte e poesia. Quando si vuole respirare quella storia vissuta tra le travi delle case, nelle soffitte dove si custodivano gelosamente oggetti che diventavano presto ricordi e ricordi che diventavano presto oggetti in uno scambio  vicendevole che solo quel tempo rispettato e vissuto bene può restituire.

Che cosa avresti voluto fare da grande?

Esattamente quello che sto facendo ora. Il mio desiderio, sin da ragazzina, era quello di aiutare ad arredare angoli di casa, di immergermi negli oggetti  antichi che hanno una storia e che comunque sono dimenticati e fuori tempo, fuori moda. Mi sento una mancata architetta, una mancata arredatrice! Da piccola non vedevo l’ora di entrare nelle case delle mie amichette per ammirarle ed emozionarmi,  per entrare nella loro dimensione ed atmosfera!

Quali i tuoi studi e le esperienze di lavoro a tutt’ oggi?

Ho frequentato il Liceo artistico Leon Battista Alberti, poi ho iniziato a frequentare la facoltà di Lettere con indirizzo archeologico ma non ho continuato… Difatti mi sono iscritta a Farmacia volendomi specializzare in tecniche erboristiche ma anche lì non ho continuato…

Che cosa è successo?

Mia mamma è venuta a mancare e sono caduta in depressione, oltre a sentire la responsabilità dei miei nonni. Intanto ho dovuto essere un pilastro per tutta la mia famiglia, e questo sentimento mi ha stimolato nel voler conoscerne storia ed origini! Solo dopo tempo, mi sono cercata un lavoro a tempo pieno; dopo alcuni lavori in alcuni negozi della mia città, ho conosciuto Gabrio, mio marito che mi ha aiutata tanto incoraggiandomi anche a non rinunciare alle mie passioni…Poi sono diventata mamma e  mi sono occupata di mio figlio Federico, una stella caduta dal cielo… dopo questo periodo, ho continuato a lavorare nei negozi della mia città ma non riuscivo a sentirmi completamente soddisfatta, tutto perché sentivo di essere portata per altro oltre a dover conciliare la mia passione con le esigenze familiari…

Di che cosa ti occupi oggi?

Oggi sono una brocanteur, una brocanteur italiana, ossia colei che recupera oggetti antichi o vecchi; italiana perché li recupero nei mercati della zona anziché, ad esempio, in Francia… la differenza  dell’ oggetto antico o vecchio è insita nell’ età, un oggetto antico deve avere almeno cento anni,  invece vecchio è un’ oggetto  di qualche anno fa…

Quando nasce e come si è sviluppata nel tempo la tua passione per gli oggetti antichi?

Io ho vissuto sempre insieme ai miei nonni, ho vissuto con una mamma con la quale avevo un rapporto viscerale perché i miei genitori si sono separati presto… La forza degli insegnamenti dei miei nonni e di mia mamma è stata fondamentale per la mia crescita e per trovare la mia strada…Intanto mia nonna Maria è ancora in vita, ha novantuno anni e la adoro…Mio nonno Gualtiero era uno stimato tipografo fiorentino, una persona che ha avuto un forte legame con le sue radici e che ha condotto sempre ricerche sul suo passato, sulle sue origini e… invece di raccontarmi la favola di Biancaneve, mi raccontava la storia di famiglia, insieme studiavamo l’albero genealogico e sono arrivata addirittura a conoscere il nonno del mio trisnonno!

Voler preservare e curare l’ antichità è voler salvare un pezzo di storia della tua vita insieme alle  tradizioni e radici?

Touchè,  personalmente  sono molto legata a quegli oggetti che mi riportano a momenti vissuti, a tracce di memoria. Conservo di tutto, bicchieri, tazzine, medagliette, persino  brochure che mi riportano a momenti felici…Poi  mi piace rinnovarmi attraverso gli oggetti e cambiare in continuazione… Per gli oggetti che recupero e valorizzo dando loro un’ altra vita, cerco di risalire alla loro storia, alle loro radici…

Che cosa vuol dire per te avere uno spirito di appartenenza?

Mi dà sicurezza, mi sento parte di qualcosa per il solo fatto di avere una storia! Ha un potere salvifico…

I primissimi oggetti da te salvati e quindi recuperati?

Oggetti da cucina: dai  mattarelli con i quali la mia bisnonna faceva la pasta in casa a cucchiai, forchette, tazzine…

Che cosa fai dopo aver recuperato un oggetto, quale tocco personale gli dai?

Prima di tutto mi emoziono quando lo prendo tra le mani, lo coccolo e poi cerco di risalire alla sua storia e alla sua epoca, lo pulisco, lo tratto con una cera protettiva e antitarlo se è di legno… Comunque sia, tendo sempre a far rimanere l’oggetto così com’ è e a preservare la sua patina mantenendo i segni del tempo! Intanto ricerco questi oggetti per mercatini della mia zona, soprattutto di domenica insieme alla mia famiglia, approfittando anche di fare gite fuori porta! L’ emozione che mi danno alcuni oggetti e che possono restituire non ha prezzo!

Che cosa ti ha dato e continua a darti una città come Firenze?

Sono nata e cresciuta nel quartiere di S. Croce: questo ha stabilito subito un contatto con l’arte, un contatto spontaneo per chi vive a Firenze. La mia scuola era sul retro della basilica di S. Croce, in questa zona mio nonno lavorava come tipografo… Mio nonno veniva a prendermi a scuola e poi insieme andavamo in tipografia, sento ancora l’odore dell’inchiostro… i miei ricordi poi sono tutti in piazza dei  Peruzzi ma anche al mercato di S. Ambrogio, quando la nonna e la mamma andavano a fare la spesa tra profumi e colori…

Un tuo motto di vita?

Vedere la poesia nelle cose, il bello anche dove non c’ è! Valorizzare l’ attimo…Anche vedere una brocca capovolta con un fiore dentro è poesia per chi sa vederla con occhi diversi…

Per info  Claudia Brandi cell. 339-7616232: pagina facebook Mon petit marchè magique

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