La mia anima non ha l’ impermeabile e ogni tanto ci piove dentro, ma so che continuerò ad accendere fiammiferi per riscaldarla ( Da La luna blu di Massimo Bisotti). Cavalcare le onde del tempo, restare a riva, fissare da lontano l’ orizzonte. Sentirsi su un’ isola, in quell’ isola dove avremmo immaginato essere. Ma prima di arrivarci, bisogna vagare in mezzo al mare su una zattera traballante tra mille domande e intorno il rosso fuoco di un tramonto che cola sul mare improvvisamente. Perché la bellezza arriva quando meno ce l’ aspettiamo, la si percepisce intraprendendo un viaggio interiore sin da piccoli. Colui o colei che vuole vivere di bellezza la scopre in ogni dove, la scorge in un coriandolo di luce che si poggia sugli alberi a primavera, nello sguardo stupito di un bambino, nella strada di sera illuminata da un lampione. Tutto è bellezza se si vuole vivere per la bellezza che poi possa diventare bellezza dell’anima. Bisogna inseguirla, testarla, avere perfino fiducia nella bellezza che si vive per avere maggiore appagamento. Perché il bello ha bisogno anche di un contenuto; anche un orpello deve essere collocato nel posto giusto al momento giusto, deve avere il suo momento storico, deve nutrirsi di sostanza oltre che di forma. “Avere o essere?” diceva Erich Fromm e ci si accorge ben presto che la parola chiave è interiorità, ossia come interiorizziamo la luce che vediamo, su quale uscio della porta aspettiamo il nostro futuro e come lo aspettiamo. Anche il futuro ha vari colori e in questa epoca come in altre passate si ha bisogno di strumenti, di filtri giusti per continuare ad andare avanti. Diventa necessario porre delle domande a noi stessi per conoscerci e per capirci a fondo. Oggi che si vive tra incertezze e caos sociale, bisogna quantomeno estrapolare l’anima dalle cose e nelle cose, voler chiarirsi con se stessi e far leva sui buoni sentimenti. Solo se si parte da una mente libera si può arrivare ad una meta, una mente che dopo aver inseguito le proprie pulsioni e propensioni, si adagia su un bel prato con ali di farfalla. Solo così possiamo scoprirci contenti o quantomeno soddisfatti del lavoro che facciamo tutti i giorni e che andremo migliorando per nostre virtù intrinseche. Stefania Travanut, quarantaquattro anni, originaria di Pordenone, oggi vive ad Ivrea. Due territori molto radicati nei propri usi e costumi. Ci confessa di trascorrere giornate tra i boschi della Val Chiusella, terra fatta di saperi e sapori unici. Stefania è una decoratrice di interni, ha uno spiccato senso artistico, un sentore artistico perché percepisce e sente ogni forma d’arte. Come se fiutasse la bella stagione, il bello e il cattivo tempo, incline a volersi vedere cambiare nei segni e nel nome dell’arte. E così dopo aver studiato presso l’ Istituto d’arte di Pordenone, e dopo aver lavorato per alcuni anni in una serigrafia e per altri in un negozio di abbigliamento anni ’70, tempo fa è voluta approdare in Sicilia, precisamente a Siracusa dove è rimasta per quattro anni per apprendere l’ arte della ceramica. Stefania è una donna molto appassionata di storia e tradizioni locali e sente di voler sperimentare costantemente qualcosa nel campo dell’artigianato anche in maniera del tutto personale. Stefania è una donna che ama mettersi in discussione, rigida per certi versi, romantica perché rivolta alla storia passata, ironica di quell’ironia intelligente che apre la mente a vari spunti di riflessione. Ha occhio clinico nei confronti della società attuale, se ne sta a guardare da lontano con il suo binocolo e si tuffa in mare soltanto quando è convinta delle sue scelte e posizioni. A Siracusa, ad esempio, mentre studiava l’arte della ceramica, si è innamorata del macramè, dell’arte di intrecciare fili… ( n.d.r. Il macramè è un merletto a nodi. In generale il nome viene utilizzato impropriamente per indicare un pizzo, un ricamo, un intreccio raffinato e grazioso). Intanto, si sa, i nodi sono fatti per essere sciolti e Stefania porta perfino i suoi capelli annodati da quando aveva vent’ anni e ci confessa di non essere mai andata dal parrucchiere. Ha sempre amato la vita annodata, quella moda degli ingranaggi e dei nodi…da sciogliere per poi rimettere insieme. Stefania ha un’ anima gitana, vuole conoscere, capire, scoprire, talvolta lo fa con tatto, con sensibilità, talvolta con quell’ aria pungente come a voler toccare dei punti focali, dei punti nevralgici. Dalla tempra dura, da buona friuliana, si scioglie però a parlare della sua arte del macramè, con la quale realizza orecchini, collane, bijoux particolari, originalissimi ed unici come lo è ogni persona che si dedica devotamente al lavoro delle mani. Inoltre Stefania ammette che le sarebbe piaciuto vivere in un’ altra epoca sicchè appare un misto di devozione e contestazione: contesta la parte insana di questa società ed è devota al bello, a tutto ciò che anche attraverso pezzi unici di artigianato può risvegliare le coscienze riconducendole a valori, purezza e semplicità. Il suo macramè, i suoi bijoux in macramè hanno sfumature etniche e sono caratterizzati in special modo da ingranaggi di orologi… Ci accorgiamo presto che tutto ciò è freudiano e quindi anche il nostro modo di essere è studiato alla perfezione dalla nostra anima che ci parla attraverso ciò che facciamo e siamo. Dunque Stefania ammette di voler immortalare il tempo non perché teme il tempo che passa ma perché ama le trasformazioni temporali, il flusso creativo del tempo. Tra sforzi, movimenti interiori e trasformazioni tra i sentieri nei boschi, ha trovato il suo equilibrio e la sua dimensione. Ama vestirsi di nero perché lo ritiene un colore esclusivo e anche perché indossa il camice bianco tutti i giorni per imbiancare le pareti delle case degli altri, ma di una cosa è certa, ossia che continuerà ad intrecciare i suoi fili. Questo perché sente davvero che con i nodi sciolti o non sciolti si arriva a creare qualcosa di straordinario per illuminare la vita di tutti i giorni, meravigliando anche quella degli altri.
Quali sono state le tue esperienze lavorative?
Dopo aver frequentato l’ istituto d’ arte a Pordenone, per quattro anni ho lavorato in una serigrafia e per cinque anni poi in un negozio di abbigliamento anni ’70. Tutte esperienze molto arricchenti ma…ero alla ricerca di qualcosa di nuovo, qualcosa di mio…Mi sono trasferita in Sicilia per quattro anni, all’ inizio è stata una vacanza esplorativa ma poi sono rimasta a Siracusa. Tutto questo perché volevo lavorare con la ceramica, dunque sono rimasta a Siracusa per quattro anni per apprendere le tecniche dell’arte ceramica ma è successo che calandomi negli usi e costumi siciliani, è saltata fuori la curiosità per l’ arte del macramè e… devo dire che ha finito per conquistarmi in toto. Dopo questa splendida esperienza, sono tornata in Piemonte dove ho continuato a lavorare il macramè unito al mio lavoro di decoratrice di interni che svolgo da nove anni a questa parte.
Quando è scoppiata dentro di te la passione per questi particolari gioielli in macramè?
Evidentemente avevo bisogno di trovare dei fili dentro di me e quando ho visto che con i nodi si può fare anche un oggetto tridimensionale in modo più pratico di quanto può essere lavorare un oggetto in ceramica, ho detto sì a questa nuova forma d’ arte appassionandomi a nodi e fili…
Quel filo che è diventato idea, il tuo senso delle cose…
Sì, è andata un po’ così…
Quali sono i materiali che utilizzi più spesso?
Utilizzo il filo del calzolaio per le sue scarpe, filo questo che garantisce una lunga durata, poi incastono pietre tra i fili ma utilizzo anche oggetti di riciclo come ingranaggi di sveglie, quadranti di orologio e tappi di bottiglie. Intanto le pietre mi arrivano anche dall’ India, sono pietre intatte, non bucate, né forate…In India sono stata per quattro anni trascorrendo un mese all’anno e sono rimasta affascinata da queste pietre particolari e ricche di suggestione… Sono solita andare anche a Torino al mercato Balon, mercato noto per antiquariato e roba vecchia, qui si trova di tutto e posso dar spazio alla mia immaginazione…
Quali sono gli strumenti per realizzare un gioiello firmato Stefania Travanut?
Prima di tutto ho modificato il tombolo: mi servo di una tavoletta di legno con velluto e gommapiuma per fermare il lavoro con spilli e aghi, poi ho con me una forbice per tagliare il filo e una gabbia che fascio di filo… per poi lavorarci sopra. Distendo i nodi in maniera asimmetrica, ho bisogno di grande concentrazione: di solito lavoro su una trentina di nodi, un nodo sbagliato può cambiarmi il disegno…
Quando lavori ai tuoi bijoux?
Nei ritagli di tempo del mio lavoro di decoratrice, quando posso, di pomeriggio…
Hai altri interessi?
Sono appassionata di giardinaggio, mi piace andare a teatro, alle conferenze, ai dibattiti femminili e politici… Adoro leggere e mi occupo di sette gatti.
Quale libro stai leggendo?
La felicità. Un viaggio filosofico di Frederic Lenoir.
Un testo bello ed impegnativo…in quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere?
Nell’ ’800, nell’ epoca vittoriana, decisamente, non mi piace questa epoca, la trovo buia, triste, egoista, superficiale, poco votata alla solidarietà…
I tuoi bijoux hanno un non so che di etnico, hanno dei particolari dettagli, ingranaggi di sveglie e orologi, che rapporto hai con il tempo che passa?
Devo dire che mi piace il tempo che passa, non mi spaventa, perché è entusiasmante assistere a varie trasformazioni, la vera vecchiaia è quella dello spirito!
Invece che rapporto hai con la tua terra di appartenenza?
Ho un buon rapporto con Pordenone, la mia città che è molto viva musicalmente, quando torno rivedo le vecchie amicizie, quelle dei vent’ anni per ricordare i vecchi tempi…
In che modo si respira l’ arte e l’ artigianato locale?
C’è un buon fermento artigianale soprattutto nell’ artigianato del legno, del tessuto e…dei sapori. C’ è ancora chi vuole lavorare e vivere di mestieri antichi ma sono destinati a finire… L’era tecnologica ha soppiantato alcune forme di artigianato, alcune sono rimaste delle nicchie per pochi estimatori, non si ha più la capacità di ascoltare l’ altro e questo dovunque, in qualsiasi aspetto della vita…
Che cosa provi quando realizzi i tuoi bijoux?
Entro in un’ altra dimensione lì dove sono in silenzio e si instaura un rapporto speciale e di meditazione profonda con me stessa…
Quali sono i tuoi colori preferiti?
Sono i colori della terra… il nero, il grigio, il bordeaux, il verde muschio, il marrone ma il mio colore preferito è il nero, mi vesto di bianco per lavorare e mi piace vestirmi di nero dopo il lavoro. Sono estremista…
Un bel caratterino, come ti definiresti allora?
Sono diffidente, riservata, critica ma so ascoltare ed aiutare gli altri e percepisco lo scambio vero tra persone…
Un tuo motto?
Sembrerebbe retorico ma il mio motto è… non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te…
Per info cell: 347/2374350; pagina facebook MadaMacraMè