Valeria Acerbi, come il fuoco, come l’aria, l’acqua e la terra…

Valeria Acerbi, come il fuoco, come l’aria, l’acqua e la terra…

Ogni essere umano è unico come il tempo che ci è concesso vivere. Capirlo ci rende opere d’arte (Gaetano Pesce).
Quando la vita diventa poesia? Forse quando ci si solleva da terra, si va oltre se stessi per raggiungere le nuvole dei sogni, saltare sugli alberi e stare per ore a contemplare la luna che inebria le nostre notti….Notti fatte per meditare, notti fatte per creare…Che cosa bisogna fare dunque per avere appagamento interiore e quel pizzico di felicità in più? Magari concedersi di rompere gli schemi e assecondare ciò che sentiamo profondamente e non ciò che dobbiamo essere per conformità di un sistema che ci vuole piatti e stereotipati. Tutto questo per arrivare a nutrirsi del proprio immaginario. Essere imprevedibili anche nei confronti di se stesse, in questo modo si possono sviluppare nuovi linguaggi e temi di lettura. “Nosce te ipsum” diceva Socrate! Avere volontà di conoscenza è un porto sicuro nel quale approdare perché soltanto conoscendo le nostre più profonde esigenze, i nostri desideri e propensioni, riusciremo a regalarci una nuova esistenza, oltre ad un diverso rapporto con noi stesse. Perché noi donne non siamo fatte per avere davanti una sola traiettoria. Dobbiamo sperimentarci, dobbiamo avere davanti a noi svariate possibilità di scelta, comprendendole e comprendendoci e arrivando alla radice delle cose. Solo così arriviamo ad essere noi stesse e a raggiungere quello stato mentale che ci possa gratificare nel corpo e nello spirito. Solo così riusciamo a diventare acqua, aria, terra e… fuoco. Perché noi donne siamo proprio così: impalpabili come l’aria, fresche e chiare come l’acqua, testarde, dure e fiere come la terra, appassionate e ardenti come il fuoco. Questa volta parliamo di Valeria Acerbi, una donna che ha scelto la sua strada, ha rivoluzionato a tratti la sua vita a dispetto di tutto e di tutti. Originaria di Fabbrico, in provincia di Reggio Emilia, oggi si occupa di ceramica raku. Ha un figlio Sebastian di otto anni e mezzo, dinamico come la mamma e un cane Ralph preso in un canile quando aspettava il suo bambino… Quarantaquattro anni e sentirsene pressappoco la metà, poiché tale è il suo entusiasmo che la trasforma anche esteriormente, rendendola più bella e luminosa. Perché oggi ammette di avere una luce nuova negli occhi che trasmette e si riflette nelle sue opere. Il segreto è tutto qui: l’arte ci fa belli, ci ringiovanisce e quando si scopre ciò, non si vuole che progredire e, perché no, addirittura invecchiare, insieme all’arte che ci ha nutriti e allevati. Valeria ha cercato la fusione con se stessa e con gli altri e il mondo circostante. Ha voluto prima conoscere l’ humus della terra dove ha affondato le mani per sentire sensazioni ed emozioni. Poi ha voluto modellarla modellandosi, avvertendo quell’ istinto primordiale che ti conduce dall’altra parte della riva. Sull’ altra sponda, dall’ altra parte, su quel faro in cima alla roccia. Perché Valeria si è sentita proprio così: presa e rapita da quell’ energia vitale che le ha mosso i passi cadenzandoli fino a condurli in altri luoghi. Fuori appunto dai luoghi comuni, dai preconcetti, dall’ automatismo, dalla mancanza di stimoli e dalla convenzionalità. Non possiamo essere schiavi delle nostre scelte perché saranno le vere scelte a liberarci e ad aiutarci a crescere! Valeria ha lavorato per anni in un ufficio commerciale di un’ azienda ma non si è sentita più al posto giusto al momento giusto. Oggi Valeria è diventata quel vaso che crea, quell’ idea che è sempre in attesa di risposta, quell’ idea che vuole essere plasmata dalle sue stesse mani, quell’ orciuolo che si riempie di istinto, potere creativo e fantasia. La sua casa di campagna dove ha allestito il suo laboratorio è una fucina di idee, un rimescolio di colori e materia nella quale si rispecchia imprimendo tutta la sua energia e passionalità. Lì dove tutto nasce per caso o nasce per scelta, il mondo della ceramica raku l’ ha letteralmente rapita fino ad assorbirla fisicamente e spiritualmente. Per Valeria la sua ceramica è un’ esperienza sensoriale, la sua esperienza privata che ha voluto poi condividere con gli altri, un’esigenza interiore, un’ espressione, un mondo che parla perché da lei stessa ascoltato. Intanto scopriamo che attraverso le sue affascinanti tecniche e fasi di lavorazione, la ceramica raku risale agli inizi del XVI secolo ed è strettamente legata alla cerimonia del tè, tanto cara al popolo giapponese da cui deriva la tecnica di costruzione di cottura. Raku deriva dal nome di una delle più autorevoli famiglie di maestri vasai e significa vivere con gioia ed armonia la natura. A tutto ciò protende Valeria. Una volta trovato il suo habitat nella casa di campagna, si è sentita avvolta dal mistero della natura e dai quattro elementi indispensabili per la creazione. Così è diventata anche lei acqua che filtra e scorre nella terra a seconda dei tempi e delle incanalature, fuoco che si accende, terra da modellare e aria per i suoi pensieri da imprimere tra i pezzi, unici come è unico il modo di approcciarsi all’arte e alla creatività. Poi ci sono il rigore e la passione, la tensione e la distensione, tutti stati d’animo che vanno a scolpirsi negli occhi e nella materia e che danno il giusto peso all’ opera finita. Valeria Acerbi oggi si ritiene una donna pienamente appagata, riscuotendo successo tra il pubblico di estimatori e tra coloro che si accostano a questa forma d’arte per la prima volta. Valeria adesso parla davvero la lingua che avrebbe voluto sempre parlare e che era celata a lungo dentro se stessa. Come possono brillare pezzi di cielo al canto del sole e della luna, la sua ceramica brilla di suggestione e fascino e riesce a ricreare atmosfere magiche. Cura dei particolari, continua ricerca, passione, raffinatezza, stile, eleganza e solidità insieme è quanto trasmette il suo modus operandi. Valeria riesce a far questo perché ha trovato la sua dimensione sentendosi unica come i suoi pezzi, unici e irripetibili. Tutto merito di quella voce interiore che va ascoltata anche dopo un lasso di tempo. Ascoltarsi, sperimentarsi, vedere con le proprie lenti un altro universo al quale non si sarebbe mai immaginato di tendere e di raggiungere ma che era semplicemente nelle nostre mani come l’ aria e l’acqua…Per Valeria tutto continua ad essere mistero da voler scoprire. E…finchè c’è conoscenza e scoperta c’è vita, il resto è sopravvivenza. E… questo Valeria l’ ha capito.

La tua vita prima di essere folgorata dall’ arte della ceramica raku?

Ho un diploma di tecnico dell’ impresa turistica, poi ho studiato Lingue; a vent’ anni poi non si hanno troppo le idee chiare, quindi un lavoro valeva l’altro…A vent’anni ho lavorato in un maglificio e poi da adolescente ho lavorato in campagna. Poi, con il tempo, ho trovato una persona che mi ha dato fiducia e ho lavorato in un ufficio commerciale per un’ azienda nel settore della plastica a Correggio…Posso solo dire che ho lavorato qui per dieci anni, il mio capo mi ha sempre stimato tantissimo e mi piaceva tanto anche il lavoro che facevo… Ma c’ è stato un momento storico in cui il mondo del lavoro stava cambiando tanto, si lavorava tanto e male, senza organizzazione e programmazione ma soprattutto sul bisogno e l’urgenza del cliente…Non mi andava più così, alle otto del mattino ero già satura, avevo bisogno di stimoli nuovi…Fortunatamente già precedentemente, un paio d’anni prima, ho scoperto l’ uso delle mani e quindi la creatività grazie a Benny, una mia vicina di casa. Abbiamo iniziato a creare con legni e sassi e da lì è sbocciata la voglia di lavorare l’argilla…Ho pensato di iscrivermi alla scuola serale dell’ Istituto d’ arte, il Toschi, a Parma, e poi ad un corso di ceramica raku: il mio intento dunque è sempre stato quello di lavorare l’ argilla! Così nel 2008 mi sono licenziata e oltre a frequentare scuola e corso a Parma, sono stata in viaggio in Cile e all’ Isola di Pasqua. Un viaggio, questo, che mi ha fatto vedere tutto da un’ altra prospettiva… Desideravo, poi, tanto un figlio e al ritorno da questo viaggio, ho scoperto di aspettare un bambino…è proprio vero, la vita ti toglie e ti dà. Quindi ho continuato a pasticciare con l’argilla allestendo perfino un laboratorio in casa, poi quando mio figlio ha compiuto un anno e mezzo, ho pensato di investire su questa passione travolgente e, in una nuova casa di campagna, ho allestito il mio laboratorio che è diventata la mia oasi di pace…

Che cosa ti dà in termini emotivi lavorare la ceramica raku?

 

Da sei anni a questa parte, lavorare la ceramica raku mi fa sentire appagata. Mi esprimo completamente e sono contenta di me stessa, la luce che ho negli occhi la trasmetto nei miei pezzi cotti con le varie sfumature, pezzi che sono unici ed esclusivi e devo dire che proprio questa unicità mi appaga…Ogni volta che apro il forno è come se aprissi un regalo, non so esattamente cosa verrà fuori ma tra fumi e cottura sono io, mi scopro e riscopro e mi sento viva…

Le fasi di lavorazione della ceramica raku?

Occorre un pacco di argilla circa di dieci kili, in base all’ oggetto da creare. Il tipo di materiale utilizzato è l’ argilla refrattaria perché al suo interno contiene della chamotte che è argilla fatta asciugare e poi tritata. Viene unita all’impasto con quella morbida. Si tratta di un tipo di argilla “indurita”, seccata e mescolata all’ impasto ed è più resistente agli shock termici. Poi avviene la cottura dell’ oggetto in forno a mille gradi: una volta uscito dal forno diventa “biscotto” e acquista la solidità giusta per essere poi smaltato con smalti ossidi e cristallini. La seconda cottura avviene in un forno a gas a novecentoquaranta gradi, poi si spegne il gas e si estraggono i pezzi ancora incandescenti. Qui avviene lo shock termico sugli stessi colori e come si dice il “colore crepa”… Successivamente i pezzi vengono messi in un recipiente sul quale lascio cadere della segatura che prende fuoco a sua volta. Chiudo il recipiente e il fuoco si spegne, il fumo annerisce l’oggetto per effetto dell’ affumicatura e della mancanza di ossigenazione dando effetto a colori sempre diversi… Dopo aver lasciato i pezzi nel recipiente per un determinato tempo, il passaggio finale prevede l’immersione dei pezzi nell’ acqua…

Come nasce il nome del tuo brand Vale Raku?

Mi sono ispirata al vulcano Rano Raraku quando ero sull’ Isola di Pasqua, mi è piaciuto questo nome da dare al mio brand perché il mio lavoro è in linea con l’ attività vulcanica…e con gli elementi fuoco, acqua, aria e terra…

Quali sono le linee che hai dato al tuo brand?

Vale Raku si differenzia in tre linee: la “Mandala” dove ho ricreato l’ idea del mandala e quindi di preghiera e di energia che rappresento nei gioielli, la linea di vasi che ho denominato “Isole vulcaniche” e la linea “Vulcani più attivi al mondo” dove rappresento sempre i mie gioielli raku…

La tua musa ispiratrice?

La natura, decisamente, montagne e colline, tranne la pianura che non ha movimento…

Prossimi progetti?

Continuare a lavorare su queste tre linee Vale Raku, viaggiare, partecipare a mostre e fiere e creare nuove collaborazioni…

Prossimi sogni?

Cimentarmi anche con il gres e aprire un bed and breakfast, tra l’altro amo cucinare…

Che tipo di donna sei?

Sono tenace quanto basta, solare, positiva, vulcanica…

Come ti vedi tra venti anni?

Mi vedo e mi vedrò sempre con le mani nella creta…è questo che voglio ed evidentemente l’ho voluto da sempre…

Un messaggio da voler inoltrare?

Se non sei soddisfatto della tua vita, fai di tutto per cambiarla!

 

Per info: Valeria Raku : cell 338-2997820; pagina facebook VALE RAKU

 

 

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