“…Non è prima di niente e dopo niente, è solo adesso, dopo il dolore, prima del dolore, finalmente è adesso, un momento in cui rimanere mentre c’è” ( Da Adesso di Chiara Gamberale). Non si può fuggire dai momenti, soprattutto da quei momenti che sono quelle radici che scavano nella terra per trovare l’acqua. Non si può sfuggire a se stessi, piuttosto possiamo assecondare i nostri cambiamenti, vestirci di colori che cambiano, di quei vestiti che ritroviamo negli armadi e che sono come vessilli a ricordarci proprio il tempo passato, a custodirci la memoria come in un vecchio baule in soffitta. Ma sarà proprio questo baule che pensavamo di isolare, sarà proprio quel vecchio baule a custodire i pezzi del legno di quella radice, insieme a mistero e verità che si intrecciano come tralci della stessa uva. Un giorno ci assaporeremo, verremo in contatto con la parte più autentica di noi stessi perché avremo aperto la porta alla nostra memoria storica, anche se tra tentennamenti e paura, ma, per tutti ci sarà un giorno che diventerà l’adesso. Quell’ adesso che ti cambia la vita, ti farà sorridere per come eri, magari anche per come ti vestivi, per come portavi i capelli, per come ti approcciavi alle persone e alle cose del mondo. Ieri, con memorie riflesse, dubbi e pensieri, tra vertigini e cadute sarà l’adesso di oggi, sarà quel mare che si è calmato dopo la tempesta e quel raggio di sole dopo la pioggia ad illuminarci il volto e la mente. Il presente, l’adesso, l’ “hic et nunc” ci porteranno lontano. Sarà quel frutto colto dall’ albero, il frutto di quel dolore che è diventato maturo, più succoso, più inebriante perché saremo stati in grado di coltivare il nostro orto senza lasciarlo incustodito, malgrado tutte le minacce del tempo. Capiremo che la vita è una e conviene viverla comunque, tra gioie e dolori. Non fuggire dal dolore, non fuggire da se stessi, dunque, ma se dovesse succedere di incontrarsi in un particolare momento della propria vita, sarebbe preferibile arrivare a comprendersi, a riaversi e a chiedersi: Chi sono diventato adesso? Che tipo di uomo vorrò essere un giorno? E, zaino in spalla, ci farà bene intraprendere un percorso che ci porterà alla conoscenza di noi tra speranza, verità e mistero. Guardarsi dentro è l’ unica grande possibilità che abbiamo di comprenderci per poi crescere, maturare e arrivare alle radici dei sogni. Consapevoli anche che bisogna guarire da qualcosa, qualcosa che ci ha bloccato il passaggio, qualcosa che ci ha ferito, qualcosa che è soltanto una pietra sul cuore da togliere per lasciar filtrare quel vento che è respiro, pneuma, soffio vitale. Tra bruciature d’ ali, pietre aguzze, tavole traballanti sotto i nostri piedi, saremo colti da smarrimento e perplessità. Solo successivamente capiremo che quel dolore sarà stato necessario per poter guardare in faccia noi stessi, solo successivamente capiremo che con quel dolore saremo riusciti ad arrivare all’ amore che guarisce da tutto. Capiremo che la vita di ognuno di noi è una storia da portare avanti, una sequenza di un film, una successione ordinata di elementi che conducono inevitabilmente ad una conclusione, un significato, un messaggio per sé e gli altri. Abbiamo avuto il piacere di conoscere un uomo di altri tempi, un uomo che si è costruito da sé proprio come un mobile che si inchioda e si lima, si protegge dai tarli e dall’avanzare del tempo. Dario Biagioni si definisce un semplice falegname ma è più di un falegname perché attraverso la sua arte e la sua tecnica, ha perfezionato alcune sue potenzialità intrinseche tanto da guarire se stesso e provare a far star bene gli altri. Si sa, ogni forma d’ arte ha un potere terapeutico e ognuno di noi anela a scoprire lati di se stesso tenuti sotto chiave, ognuno di noi spera di diventare una persona più consapevole e, perché no, anche più serena e felice. Perché la felicità è sempre una meta da raggiungere, da rispolverare attraverso le patine del tempo, i propri retaggi, la genetica, la più pura ambizione di cambiare per essere persone migliori. Sì, perché ambire a far star bene gli altri attraverso se stessi, attraverso ciò che si è appreso sulla propria pelle e nel proprio cuore è sensazionale e semplicemente lodevole. Così come appare Dario Biagioni, quarantanove anni, una persona semplice e intensa, una personalità in continuo divenire… Dario Biagioni ha un tessuto interiore, una sensibilità rara da trovare, un modo unico e solo di interagire con le cose della vita, con l’ emotività stessa che sgorga da una persona o l’altra e che mette in moto personali meccanismi nei confronti del mondo circostante. Versatile, ricettivo, disponibile, dotato di autocritica e lungimiranza e, a tratti della proverbiale ironia toscana, Dario è originario di Borgo San Lorenzo nella suggestiva terra del Mugello. Una terra ricca di suggestioni e sfumature di colore, terra di arti e mestieri, tradizioni antiche e di numerosi artisti ed artigiani creativi, in quella natura che parla da sé e che ha dato i natali alla illustre famiglia dei Medici. Complice dunque il luogo di provenienza dal quale trae fonte di ispirazione, Dario Biagioni ha voluto reinventarsi, lasciando addirittura il classico “posto fisso” che non gli permetteva di esprimersi nel modo giusto e affine alla sua personalità. Si potrebbe definire un “falegname filosofo” oltre che un artigiano del Mugello! Ma quando si ha tanto da dare, qualcosa dentro di sé viene a galla, nonostante tutto. Dopo un percorso e un lavoro su se stesso, frutto anche di un periodo buio e problematico della sua vita, oggi è come rinato grazie al suo laboratorio di falegnameria, che è un ritrovo, una fucina per giovani apprendisti tra opere davvero esclusive, originali e uniche. Dario adora passeggiare in campagna, ascoltare musica, scrivere…Felice papà di Maya di diciassette anni e Mila di tredici, sua moglie Eva lavora in una compagnia aerea. Nell’ equilibrio ed armonia, oggi la sua famiglia è la sua forza, la sua radice da cui esce tutta la sua potenzialità creativa, il suo essere autentico, il suo essere se stesso. Un lontano viaggio in Svezia gli ha smosso la passione per il legno per poi entrare nel mondo della falegnameria, mentre un incontro fortunato con il noto maestro e vecchio saggio che è Claudio Narajo (n.d.r. psichiatra, psicoterapeuta e antropologo cileno) gli ha cambiato decisamente la vita. A lui deve l’ essersi ritrovato, a lui deve l’ aver fatto chiarezza dentro di sé, a lui deve l’uomo che è oggi. Dopo una lunga ricerca interiore, tra leggenda personale e origini, oggi Dario Biagioni è specializzato in “patine antiche” e insegna ai corsisti come ritrovarsi e incontrare se stessi tra le trame del legno. Perché toccare, tagliare il legno, meditare diventa un tutt’ uno magico, una serra dove coltivare i propri pensieri, dove sciogliere i propri nodi, dove studiare le proprie radici, dove essere se stessi, ascoltandosi appunto tra anima e…legno.
La tua storia di vita e di lavoro?
A dire il vero, da piccolo, non ho avuto molta voglia di studiare, al contrario, avevo molta voglia di imparare, può sembrare strano ma il mio spirito libero mi ha condotto nei boschi già a quattordici anni. Il mio primo lavoro è stato proprio il boscaiolo, un lavoro duro ma che mi permetteva di stare a contatto con la natura… Pian piano ho iniziato a scoprire il legno negli anni ’90 in un viaggio in Svezia… Sono stato colpito dalla natura prorompente e dal mondo delle falegnamerie. Qui ho trascorso la maggior parte del mio tempo e ho appreso varie tecniche come quella della marezzatura a olio, del finto legno sui mobili di legno povero insieme a varie tecniche del ’700, poi ho iniziato a familiarizzare con i colori e ad approcciarmi al mondo del restauro grazie a maestri artigiani della zona. Una volta tornato In Italia, per esigenze familiari, mi sono catapultato in un lavoro normale, lavorando in un supermercato e accantonando la mia passione per il legno che è divenuta un semplice hobby. Ma la vita ti fa fare giri immensi per portarti al posto predestinato, quindi è successo che all’ epoca, con la nascita delle mie figlie, mi sono voluto occupare di più della mia famiglia e ho chiesto un part-time. Questo mi ha ricondotto alla mia passione iniziale alla quale ho potuto dedicarmi di più avendo più tempo a disposizione. Intanto ho sentito l’ esigenza di capire che cosa volevo, chi stavo diventando, e così ho intrapreso un cammino eremitico dettato da una filosofia orientale senza nulla togliere agli insegnamenti evangelici. Fu così che alcune suore mi fecero conoscere Claudio Naranjo, vecchio saggio e grande maestro e psicoterapeuta cileno, persona di grande carisma e cultura. L’ho seguito ovunque come per otto anni ho seguito le sue lezioni in Umbria: tutto verteva sulla conoscenza di se stessi su basi scientifiche come l’ enneagramma, un simbolo geometrico utilizzato in ambito psicologico ed esoterico. E così dopo questo percorso psicologico, capisco davvero che cosa voglio da me stesso e mi riconduco spontaneamente al lavoro della falegnameria.
Davvero affascinante la tua storia…dunque chi e che cosa ha suggellato l’ inizio del lavoro di falegnameria?
Un cliente mi chiese di arredare una villa su “misura”, poi vengo contattato in tutta Italia per lavori che mi commissionano e così lascio definitivamente il mio posto fisso…inizio a specializzarmi in patine antiche su mobili invecchiati: patine che creo con prodotti naturali delle botteghe antiquarie fiorentine: dalla colla di coniglio o bue alla caseina al gesso unito alla colla e quant’ altro. Ho appreso la tecnica delle patine antiche da quelle che erano le botteghe artigiane del ’400, ricette antiche queste che si basano su prodotti naturali nel rispetto dei giusti procedimenti per creare quello che è definito l’effetto screpolatura dal fascino antico! Intanto cominciano ad essere veramente tante le persone che mi contattano e due anni fa organizzo un piccolo corso per otto persone, un esperimento andato bene… Poi cerco di farmi conoscere in ogni modo: apro un negozio a Chiavari, in Liguria per il periodo estivo, poi vengo contattato da un prestigioso hotel per la sua riapertura, inizio vari lavori privati realizzando vari complementi di arredo artistico, insomma cominciavo a sentirmi davvero al posto giusto al momento giusto entusiasmandomi sempre più…
Tra rotoli di tempo e trame del legno, ti sei ritrovato dunque? Qual è la tua filosofia di vita e di lavoro oggi?
Sì, mi sono ritrovato e continuo a farlo attraverso il mio laboratorio di falegnameria e i miei corsisti… intanto ho scoperto che quando si ha una passione non si può industrializzarsi, quindi, più che voler essere un imprenditore, mi piace insegnare e vorrei mettere a disposizione degli altri ciò che ho imparato finora! La mia filosofia di vita e di lavoro è lavorare in consapevolezza e portare il proprio essere nel “qui e ora”! Inoltre ho inventato dei “corsi terapeutici”, si è trattato di un esperimento e non pensavo di arrivare ad avere successo in questo senso: lavorando sul legno e sui mobili, si lavora su se stessi. Equilibrio, consapevolezza raggiunti e conoscenza di sè si trasportano sul lavoro ultimato e si dà inizio ad una guarigione o rinascita come dir si voglia emozionandosi tra “l’incastro del legno e l’incastro dell’anima”! In questo modo offro una panca per meditare, unendo l’aspetto spirituale all’ aspetto creativo e manuale! Io per primo non pensavo che si potesse riuscire a lavorare in profondità su un mobile…Pensavo di fare un mobile e invece sono tornato a casa con una valigia piena di emozioni! Quando guardo gli occhi dei miei allievi mi emoziono e intuisco che tutto sia collegato e che siamo una trama precisissima! Al maestro Claudio Naranjo devo la maggior parte del mio percorso interiore, i suoi preziosi insegnamenti mi hanno condotto dove volevo…Il maestro mi diceva: non è importante il lavoro che fai ma come lo fai!
Prossimi progetti?
Penso di continuare ad organizzare questo tipo di corsi che renderò noti sui miei siti www.patinastyle.it e www.falegnameriafirenze.it a settembre riprenderò con molto entusiasmo…Si tratta di corsi base, corsi intermedi, corsi di patina emozionale di gruppo e corsi sulle patine antiche…
Come definiresti il tuo stile?
Mi sento una persona del ’700: il mio è uno stile antico, uno stile decadente, armonioso, rovinato e imbevuto dal tempo, quel tempo che passa sulle cose e le trasforma a sua immagine…Da qui poi è nata la mia ricerca sulle patine antiche perché dò appunto molto valore al tempo al pari di un vecchio saggio o maestro e francamente credo che un mobile antico abbia più valore di un mobile moderno! Il mobile antico ha una storia e penso che ciò che manchi oggi siano proprio le storie!
Che cosa ti piaceva fare da bambino?
Mi piaceva fare il bambino… non sono poi così cambiato, mi piaceva correre nella natura e ridere…ridere del bello della vita! Oggi mi sento ancora un bambino che vuole esplorare il mondo e più che maestro, mi sento un discepolo della vita!
Un tuo motto di vita?
Prendo a prestito la celebre frase di Dante Alighieri: “L’ amor che move il sole e le altre stelle…”. Credo che l’amore sia la forza guaritrice, la più potente che esista!
Per info: Dario Biagioni: cell: 328/0725925 ; www.patinastyle.it e www.falegnameriafirenze.it
Una persona speciale, riscopre in te quello che avevi smarrito…ti emoziona, facendoti piangere e ridedere, e mai avrei immaginato di riscoprire me stessa.
Grazie Dario
Fanny
Entusiasmante…d’ altri tempi…tempi preziosi in cui assaporare l’amore per le cose semplici, la natura e il legno un elemento primordiale…amore per la vita…l’amore…l’unica cosa che muove il mondo. Solo così si può essere veramente felici.
Felice vita