Anny Pellecchia, il profumo dei fiori ieri e oggi

Anny Pellecchia, il profumo dei fiori ieri e oggi

Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera ( Pablo Neruda).
C’era una volta un negozio di fiori…Il fondatore era stato Arturo Pellecchia, giardiniere e fiorista, il quale, dal 1919, portò avanti il suo negozio a Nocera, nonostante il difficile periodo storico (la fine della prima guerra mondiale, l’inizio della seconda, l’eruzione del Vesuvio del 1945). Nel 1954, uno dei sette figli di Arturo, Ugo, decise di trasferirsi a Salerno ed aprire un nuovo negozio. Fu subito un successo dato dallo stile inimitabile delle composizioni e dal bagaglio culturale trasmessogli dal padre. A partire dagli anni’60 fino agli annni’80, Ugo Pellecchia ha contribuito a diffondere la cultura dei fiori sul territorio nazionale, attraverso importanti trasmissioni televisive, come “Il mercatino del sabato”, condotto da Luisa Rivelli su Rai 1. Incontri prestigiosi, come quello con Piero Angela e addetti del settore come professori dell’Orto botanico di Napoli, hanno fornito a tutt’oggi il giusto contributo ad un’ attività in continua crescita. Artisti e pittori, come il maestro Carotenuto, hanno provato, poi, grande ammirazione e hanno trovato grande fonte di ispirazione presso il negozio di fiori “Ugo Pellecchia”. Oggi abbiamo incontrato la figlia Anny Pellecchia, fiorista d’ eccezione, la quale, dopo aver intrapreso gli studi umanistici, in ultimo la laurea in Lettere e Filosofia, si è concentrata anima e corpo sull’attività di famiglia. Anny è una persona cordiale, sensibile e delicata come i fiori che tratta; ha una gentilezza innata, una nobiltà d’animo ma anche una grande caparbietà che sicuramente ha ereditato da suo padre Ugo e da suo nonno Arturo, uomo brillante e lungimirante, che ha aggiunto un pezzo di storia e tradizione alla città di Salerno. Ha idee raffinate, Anny, ed è determinata a proteggere e custodire la storia della sua famiglia. Quando scorrono i ricordi sul filo della memoria e della nostalgia per i tempi andati, gli occhi le brillano di una luce nuova e cangiante. Questo perché Anny è ben consapevole delle responsabilità che ha dovuto assumere negli anni e, di tutto ciò, ha saputo cogliere ed assorbire i contorni migliori come i preziosi consigli ed insegnamenti del suo grande papà. Quarantasette anni e non sentirli o sentirli appena, solida, concreta e nel contempo romantica, dallo stile e dall’ aria un po’ rétro, Anny Pellecchia è una persona che, nonostante le difficoltà, è riuscita a ripensarsi, ritrovarsi, rigenerarsi. Ha scelto di dare la giusta valenza e il giusto spazio alle luci, se pur contenute nelle ombre, che ognuno di noi ha. Questo significa crescere e guardare il mondo con positività. Ed anche la passione ha un suo percorso: ha momenti e giornate che cambiano di volta in volta, vede alti e bassi. Come la pietra di un fiume o del mare che sente l’acqua scorrere su di sé tra le varie stagioni che si alternano, così è la passione per chi vuol seguirla: un tragitto da comprendere e amare nonostante tutto. Da circa cento anni nel mondo dei fiori fino al 2017 con la stessa passione, tra storia passata ed innovazione, una volta entrati nel suo negozio nel cuore di Salerno, si è come avvolti da un effluvio di profumi, da un tripudio di colori e da un ordine armonico. Vi trapela cura e amore per ciò che si è scelto di fare nella vita. Anny con la sua proverbiale affabilità, dà il tocco magico al suo angolo di paradiso, guarnito con fiori e piante di tutte le tipologie, a seconda dell’alternarsi delle stagioni. Si racconta con enfasi, a tratti con pause significative, per pensare consapevolmente al senso e al valore da dare alle parole. Ad accarezzarla e seguirla con lo sguardo è suo figlio Stefano, giovane altrettanto brillante, specializzato in design ed arredamento di esterni. E’ bello notare come tra madre e figlio ci sia intesa, appoggio morale, complicità ed un interscambio di energia positiva. Intenti comuni per un concept, una progettualità da studiare fianco a fianco, con tutto l’amore possibile. La loro parola chiave è cultura, in tutto ciò che si pensa, si progetta, si fa. Cultura che diventa anche un atteggiamento mentale: semplicemente il voler far bene le cose e dare il meglio di sé a se stessi e al prossimo.

La storia della sua attività è ben nota a Salerno…quali esperienze l’ hanno formata sul campo?

Io ho sempre vissuto nel negozio. I figli dei commercianti vivono con i genitori nel negozio e, senza saperlo, ne assorbono totalmente l’arte, il modo di fare. Che sia un fiorista, un panettiere, un ceramista, se si ha passione o se la passione viene tramandata, la si assorbe in toto. Magari c’è a chi non piace il lavoro dei genitori e fugge e chi, nascendo e respirando l’aria di un determinato ambiente, vi cresce proprio come una pianta in suo un percorso naturale. Poi, ovviamente, ci sono le scuole e i corsi per diventare fiorista professionista ai quali non puoi che non accedere, ma la base di questo lavoro, come di ogni altro, la si respira decisamente sul campo. Per quanto mi riguarda, la mia è una passione tramandata e arricchita poi dalla cultura, che credo amplifichi qualsiasi lavoro.

Quali sono i ricordi legati a suo padre Ugo Pellecchia?

Mio padre mi ha regalato il “terzo occhio” o “occhio del dio Pan”, ossia saper guardare e conoscere profondamente la natura. Significa capire se una pianta ha sete o se sta sbocciando, seguire i ritmi della natura e farne parte come una catena che si riannoda di volta in volta. Inoltre mi ha insegnato che da questo lavoro scaturisce il bello. Mi ha insegnato a saper godere del bello che può essere la natura, la musica, un buon libro o un buon amico. Questo dal punto di vista teorico o etico professionale, dal punto di vista concreto, invece, mi ha insegnato la manualità e la praticità, in una sola parola, ad avere l’arte nelle mani. A lavorare i fiori, a comporli, a creare accostamenti a seconda dei tempi e della stagionalità stessa dei fiori. Dal punto di vista umano, poi, mi ha insegnato che il cliente è sacro, quindi mi ha trasmesso l’arte dell’accoglienza, ma anche ad avere tanta disciplina, mi ha trasmesso un’ educazione oserei dire ottocentesca…Difatti per me, a tutt’ oggi, diventa importante stabilire un’ empatia, un rapporto di fiducia con il cliente tant’è che tendo sempre a concordare insieme quale impronta dare ad una composizione o quale tipo di progettualità portare avanti ed eseguire di volta in volta.

Il profumo dei fiori non cambia ma secondo lei come è cambiata questa attività da ieri ad oggi?

Devo dire che ieri si affidavano completamente ad un professionista, oggi, con il bombardamento dell’ informazione costante proveniente dall’era digitale, si prevarica questo mondo ma senza averne la cultura e la giusta misura. Si vive di immagini e quindi l’immagine di un fiore non trasmette qualcosa di vivo ma qualcosa di finito. L’immagine, se pur imperante, se non viene spiegata da un professionista, è vana. La gente oramai è talmente proiettata nelle immagini che non riesce nemmeno a sentire il profumo dei fiori in un negozio e non riesce nemmeno a vedere attraverso il proprio sguardo…Non tutti conoscono la storia dei fiori, la loro stagionalità e produzione, e ritengo che questo sia davvero un grave danno. La natura segue i suoi tempi ma non sempre è seguita nei suoi tempi dall’uomo. La natura non può essere rinchiusa in un’ immagine di carta o digitale e tantomeno in uno schema mentale.

La domanda sorge spontanea: i pro e i contro della sua attività?

Il fiore è un prodotto bello e vivo e già questo starvi a contatto determina un punto a favore: proprio perché il fiore è qualcosa di vivo, ogni giorno che lo si ammira, sembra sempre la prima volta. E’ scientificamente provato che il fiore è anche un antidepressivo. Basti pensare a come i Paesi del Nord Europa, essendo privi di luce per la maggior parte dell’ anno, siano i primi acquirenti di fiori. I contro di questa attività? Non parlerei nemmeno di un “contro”, poiché sono da mettere conseguenzialmente in conto i grandi sacrifici che questo lavoro comporta, perché i fiori ti danno molto ma ti chiedono anche molto. Parliamo dei mercati di notte che hanno anche la loro magia, ma ci si deve svegliare comunque nel cuore della notte, parliamo di sistemazione e manutenzione dei fiori e quant’altro.

Come definirebbe la sua attività?

Spalanca gli occhi forse per concentrarsi meglio, ci pensa un po’ e poi parte un sorriso dolce che parla da sé.
Definirei la mia attività…pacifista. La mia attività va a braccetto con il benessere e con la bellezza che comunque salva il mondo. E’ un’ attività che evoca inevitabilmente il bello, che scivola sui ricordi e fa nascere emozioni…Un fiore ferma i ricordi come in una fotografia. Chi non ricorda di aver ricevuto un mazzo di fiori inaspettatamente dalla persona giusta o in una ricorrenza particolarmente sentita?

Il messaggio che trasmette un fiore?

Cogliere il momento che al solo ricordarlo può durare anche tutta una vita!

In quale stato di salute versa il campo della floricoltura in Campania?

Devo ammettere, con una punta di orgoglio, che la Campania è la prima produttrice di fiori recisi in Italia, basti pensare ai produttori di fiori di Gragnano e Somma Vesuviana. In Campania si producono bellissime orchidee come quelle che vede nel mio negozio…E’ davvero una Campania Felix, da questo punto di vista…

Nei momenti di maggiore difficoltà, qual è il suo punto di riferimento costante?

Mio nonno Arturo, senza dubbio. Se ce l’ ha fatta a superare due guerre, io di che cosa dovrei lamentarmi o avere paura? Malgrado la precarietà dei nostri giorni, mi basta rivolgergli uno sguardo o un pensiero e tutto s’aggiusta, se c’è volontà e forza di andare avanti.

Qual è il miglior complimento finora ricevuto?

La nostra fiorista ci pensa ma sulle prime non riesce a rispondere ed è così che le viene in aiuto il figlio Stefano: “Qualcuno ha detto che siamo cresciuti nel bello…”

Altre sue passioni?

Il mare, la scrittura, la lettura.

Un suo progetto?

Mi piacerebbe far conoscere al pubblico il mondo dei fiori e promuovere sempre la cultura del fiore, vorrei che nella borsa delle persone ci fossero latte, pane e..fiori.

Un suo sogno da tirar fuori dal cassetto?

Scrivere un romanzo sulla storia e tradizione della mia famiglia…

Un suo fiore preferito?

Non saprei rispondere a questa domanda per il semplice fatto che i fiori per me sono come figli, dunque, sono tutti uguali…veder fiorire una viola del pensiero è come vedere fiorire una ginestra sul Vesuvio…

Per info: http://www.ugopellecchia.it

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