“Il Guerriero della luce si concentra sui piccoli miracoli della vita quotidiana. Se sa vedere ciò che è bello, è perché ha la bellezza dentro di sé, giacchè il mondo è uno specchio che rimanda a ogni uomo il riflesso del suo viso” ( Da Il manuale del guerriero della luce di Paulo Coelho). Quando si vuole qualcosa o quando si vuole semplicemente vivere, costi quel che costi, gli ostacoli, talvolta anche insormontabili, si vedono ma si fa di tutto per allontanarli dall’ orizzonte. Come un gabbiano che passa da un cielo terso ad un cielo tempestoso, come un urlo che si riduce a risata, come il giorno che comunque vede l’alba prima della notte più buia. Il libro aperto della vita ha comunque bisogno dei suoi fogli anche se sparsi nel vento. La vita ha comunque bisogno di noi. Anche se i rumori sono assordanti, anche se crollano i muri intorno a noi, anche quando la terra è arsa, si può trovare l’acqua per bere, delle ali per volare e un modo di amarsi e amare comunque la vita che ci ha generato. Senza chiusura d’ali, senza indietreggiare, pur deglutendo a forza e ingoiando bocconi amari, può esserci qualcosa o qualcuno ad asciugarci il volto imperlato di sudore e lacrime. Può chiamarsi sopravvivenza o speranza, ma tutto converge in una catena indissolubile che riporta a se stessi e agli altri. Quando poi il dolore viene a farci visita, si hanno due possibilità: sublimarci o alterarci e deturparci. E’ con grande orgoglio e stima che intervisto il giovane Furio Cosenza. Venticinque anni a maggio, professione videomaker, è un ragazzo che ha tanto da dire e da dare. Il suo nome è di derivazione romana e vuol dire colui che combatte, un guerriero, un soldato o come dir si voglia. Forse sono proprio i nomi a catalogarci e ad annoverarci nel libro del destino. La sua vita è stata normale fino a che una furia inaspettata non lo travolgesse. Come uno che raccoglie conchiglie sulla spiaggia e vede splendere il sole in alto ma poi il cielo si rabbuia di colpo diventando grigioperla e poi grigio scuro e una tempesta viene giù a sconvolgergli il cuore. Gli occhi non vedono più la luce e il viso resta tra le mani che tremano per ore, per giorni. Questo è accaduto ad un ragazzo che poi è stato travolto dalla sua stessa carne, da una malattia che non fa sconti a nessuno. Ma Furio ha sempre voluto vivere a colori. Sin da bambino giocava con i colori, filtrando la luce, fin da bambino aveva in mano la sua tavolozza come si può tenere in mano una spada splendente per cominciare a difendersi dalle insidie del mondo. Da ragazzino amava incorniciare i suoi giorni, riprenderli in un video, e non avrebbe mai immaginato che sarebbe diventato il video della sua vita, che sarebbe stato il regista del suo film personale e che, oltre alla trama, avrebbe dovuto dargli persino un titolo. Furio è straordinario perché ha voluto che la sua esistenza fosse straordinaria, ossia fuori dall’ordinario. Furio ha cercato di arrampicarsi sugli alberi e aspettare che la tempesta passasse, ha cercato di diventare un po’cielo e un po’ terra, unendosi alla natura, al canto del sole e della luna. Ha vissuto i suoi giorni in balia delle onde ma ha sempre cercato una zattera, un’ ancora di salvataggio, ha sempre voluto vedere l’isola che c’è, un raggio di sole oltre l’ oscurità. Furio è sempre stato e continuerà ad essere il “guerriero della luce”. Delicato, sensibile, corretto, rispettoso, posato, maturo, esigente e… incredibilmente saggio. A tratti mutevole, sembra rincorrersi, sembra essere alla ricerca di se stesso, della migliore voce da dare, delle migliori parole da dire, così come ama scrivere, leggere poesie e analizzarsi. Si racconta mostrando professionalità e doti comunicative. Durante l’intervista, ad accompagnarlo con lo sguardo innamorato, è Giada, sua fidanzata da due anni. Colpisce la loro intesa sul lavoro poiché la sua Giada cura lo “storyboard”, letteralmente le storie attraverso i disegni che si preparano prima della realizzazione dei video. Incanta il loro guardarsi negli occhi e guardarsi nel cuore, il loro tenersi uniti, il loro amarsi, nonostante tutto, nonostante i passaggi obbligati, le delusioni, le sconfitte. I loro pensieri sembrano incrociarsi come fili preziosi. Si sorridono, annuiscono, si mettono d’accordo sulle sequenze dei loro video come delle loro giornate. Ricordano ancora il primo bacio dato tra i banchi di scuola, ricordano come si persero di vista per poi ritrovarsi e continuare ad amarsi. Insieme continuano a sorreggersi, a disegnare, a filmare, a scrivere le pagine del loro libro, della loro bella storia d’amore e di vita.
Chi ti ha dato il nome di Furio?
Mio padre…mia mamma voleva chiamarmi Valentino.
Che cosa pensavi di fare da grande?
Lo scienziato, guardavo sempre le stelle. Ho dato io il nome a mia sorella…
Come si chiama?
Siria…
Niente viene a caso… Come sei arrivato a voler essere un videomaker?
Credo si sia trattato di un continuo di emozioni, insieme ad una strada che ho percorso e che mi ha portato a questa decisione…Ho frequentato l’Istituto d’arte Filiberto Menna per la sezione di grafica pubblicitaria e fotografia. Successivamente sono stato tirocinante presso lo studio di produzione “Hobos Factory” di Dario Renda e Luigi Marmo, qui a Salerno. Ho iniziato con la realizzazione di video musicali per poi partecipare ad alcuni cortometraggi…
Per definizione, chi è un videomaker?
Per definizione, il videomaker è colui che cura personalmente le riprese e il montaggio dei suoi lavori, che in seguito verranno diffusi attraverso canali tv, web, oppure festival di cinema e cortometraggi.
Un cortometraggio al quale rimani più affezionato?
Un cortometraggio dal titolo “Insegnami a volare”. Ho voluto raccontare la storia di un bambino che insegna a vivere ad un barbone, attraverso un aquilone che resta appeso ad un filo, riuscendo a volteggiare nell’aria. L’aquilone è libertà ma il filo è qualcosa a cui aggrapparsi sempre.
Un’ esperienza che ti ha formato particolarmente?
La mia partecipazione al Giffoni Film Festival attraverso il cortometraggio dal titolo “il quattro gigante” che ha ricevuto il Premio AUDIENCE AWARD MyGiffoni. Sono quattro storie fondate sulla collaborazione tra adulti e bambini.
A che cosa ti stai dedicando attualmente?
Sto studiando “compositing video”, ossia come comporre e curare una scena.
Come si compone una scena?
Si valuta e si decide la scena dietro la telecamera. Si studia l’asse di profondità a cui aggiungere le foto. Si cura e si racconta la scena attraverso luci e colori, attraverso effetti speciali e, precisamente, attraverso il “color correction”. Le fasi principali sono quelle della produzione attraverso le riprese, della post-produzione e, dunque, del montaggio.
Le esperienze di vita che più ti hanno segnato?
Ci sono un po’di esperienze di vita che mi hanno segnato e continuano a farlo…A dodici anni ho perso mio padre…
Che lavoro faceva tuo padre?
Mio padre Salvatore era un falegname, no, non proprio, era un artista del legno ed era sempre in giro per lavoro. L’ avrò visto circa dieci volte fino alla sua scomparsa.
Un ricordo che ti lega a lui?
Avevo sette anni e mi disse: “Vuoi un cagnolino o una telecamera?”. Io gli risposi: “Una telecamera, perché il cagnolino muore, la telecamera resta”.
Chi si è preso cura di te?
Mia mamma, con enormi sacrifici, poi si prese cura di me un mio amico facendomi da padre… -Furio comincia ad emozionarsi, misura le parole, poi si riprende-. Si chiamava Stefano, mi proteggeva, mi ha voluto davvero bene, ma a vent’anni fu stroncato da un infarto il giorno di carnevale…mi sembrò uno scherzo ma invece era tutto vero…
Avrai sofferto tanto…
Sì, certe volte nella vita non sai mai che cosa può capitarti e io l’ho dovuto capire abbastanza presto…
Altri ricordi legati all’infanzia?
Ricordo che poggiavo la mia telecamera Panasonic su una pila di libri e cassette vhs e mi riprendevo…poi un giorno chiamai all’ appello tutti i miei amichetti di gioco per girare il mio primo video dal titolo: “Alla ricerca della mia terra”. Montai la telecamera su un cavalletto di un telescopio…
E ora come ora quale esperienza ti ha segnato?
La mia malattia, sono affetto da sclerosi multipla…
Vuoi che si parli della tua malattia?
Sì, voglio parlarne liberamente.
Quando ha iniziato a insorgere questa malattia e con quali sintomi?
Avevo sedici anni e non riuscivo a vedere bene. Mi diagnosticarono subito la malattia. In seguito mi sottoposi ad una serie di cure, ma nel 2012 ebbi la seconda ricaduta: oltre a non riuscire a vedere, non riuscivo nemmeno a restare in piedi, perché mi irrigidivo di continuo…
Adesso come stai?
Convivo con la mia malattia…Sono contento perché i medici mi hanno offerto la possibilità di una cura orale, mentre prima mi curavo con le flebo che proprio non sopportavo…
Anche se è difficile dirlo, quale possibilità ti sta offrendo la tua malattia?
Naturalmente non è stato facile scoprire tutto ciò, spesso il mio umore va giù e c’è stato un periodo in cui sono caduto in depressione ma poi ho conosciuto Giada, lei adesso è la mia vera cura… Intanto ringrazio la mia malattia, perché mi sta aiutando a crescere e mi sta aiutando a sviluppare un pensiero tutto mio…
La tua immagine per eccellenza?
L’ immagine detta “sedici noni”, un’ immagine che dà un limite a ciò che si vede. La preferisco perché voglio che si veda solo l’ essenziale per lasciare agli altri libertà di immaginazione ed interpretazione.
Un tuo sogno?
Diventare un regista…
Quando ami di più la vita?
Quando assaporo le piccole cose, quando vedo sorridere la mia ragazza…
Una poesia che rileggi spesso?
E’ una poesia di Martha Medeiros…Posso citarne uno stralcio?
Certo…
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Ci dedichi un tuo pensiero scritto ?
Non chinerò mai la testa davanti alla corte e ai giudici di questo mondo gestito da uomini di uomini. Resto in piedi a scontare la pena peggiore a testa alta senza sedermi un attimo…
C’è molto da imparare da te… auguri di vero cuore per tutto!
Grazie…
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