“L’opera non è soltanto l’oggetto, ma anche quello che lo circonda e i vuoti, gli spazi” (Oscar Niemeyer). Quando si apre il sito web di http://www.marasmastudio.it, nella sezione team, compaiono due foto che riprendono due giovani architetti e designer: Giuseppe Mascolo e Filomena Fusco. Già queste due immagini parlano da sé: sono i volti luminosi e appagati di due persone che sembrano respirare l’ aria, la luce di ogni forma d’ arte e di bellezza, da un tramonto allo spettacolo della luna sul mare, a un dipinto di Caravaggio, a un calice di buon vino. Tutto diventa arte quando si vuole che ciò accada! Giuseppe e Filomena sono due persone e due professionisti che si sono uniti nella vita come nel lavoro con un intento comune: rendere bello e funzionale il mondo che li circonda. I loro volti, tanto belli ed espressivi, rimandano direttamente alla loro filosofia di vita, al loro concept esistenziale: sono la quintessenza dei loro giorni trascorsi a pensare, a progettare, a sorridere e a vivere la vita fianco a fianco. Decisivo fu quel giorno che li ha fatti incontrare come in un punto luce, in uno spazio infinito di progettualità. Sì, perché quando si nasce per creare, si vuole avere cura di ogni spazio, di ogni spicchio di terra e territorio, vicino o lontano che sia. Creare, inventare, muoversi negli spazi diventa una vocazione, una missione. Giuseppe e Filomena( rispettivamente di trentanove e trentaquattro anni) sono di origine napoletana ma vivono a Caserta dove ha sede il loro studio di architettura e design che prende il nome di Marasmastudio, uno studio di progettazione con un nome che è tutto un programma e che, come in uno scrigno di intime sensazioni e idee, racchiude un bagaglio culturale, un percorso, un traguardo raggiunto. Giuseppe e Filomena sono marito e moglie: si svegliano al mattino nella loro casa dalla cui finestra si può ammirare la storica e suggestiva Reggia, si guardano negli occhi e si comprendono al volo perché già intuiscono come andrà la loro giornata: in quale progetto tuffarsi, quali saranno le priorità alle quali rendere conto, quale ambito culturale e posizione studiare per rendere materia viva i loro fogli con schizzi e disegni che hanno visto le ore piccole o l’alba di un nuovo giorno. Tutto secondo le esigenze di una singola persona o di un territorio circostante! Ogni mattina Giuseppe e Filomena prendono in mano la loro ventiquattrore con rotoli di progetti simili a pergamene antiche e hanno una destinazione diversa che li accompagna in luoghi e strutture diverse. A seguirli nei cantieri e nei loro viaggi di lavoro, c’è Joe, un cagnolino di razza cocker che allieta le loro intense giornate. Una vita a dir poco stimolante, la loro, che nasce da un’ esigenza prorompente fondata sulla cura degli spazi che vedono, ammirano, interiorizzano. Fino ad esplodere su carta con segni, funzioni matematiche e geometriche, fino a farne un’ architettura interiore per poi passare alla sequenza di progetti e progettualità in nome del pragmatismo. Una parola quest’ ultima, un credo, un’ etica professionale che piace ad entrambi e nella quale si rivedono e si ritrovano spesso e volentieri. Giuseppe Mascolo è cultore della Materia in progettazione architettonica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli e dottore di ricerca in Progettazione architettonica e urbana. Gli studi intrapresi hanno dato il “la” ad una professione in embrione, che sentivano nascere a poco a poco dentro di sè per poi prendere forma e sostanza in disegni, viaggi, progetti che avanzano prima nella mente e poi sulla carta e nella pietra. Lo studio di architettura Marasmastudio, fondato dagli architetti Giuseppe Mascolo e Filomena Fusco, è da anni un laboratorio permanente di riflessioni sull’architettura, sul design e sul territorio. Affianca all’attività professionale progetti editoriali e l’organizzazione annuale del workshop di progettazione architettonica “Workin’on”. Dal 2014, i nostri architetti danno vita al progetto MARASMA ATELIER, come spazio dedicato all’ideazione di prodotti e arredi, progettati e seguiti fino alla realizzazione da un team di architetti e designer, affiancati da aziende artigianali locali. Molte sono le loro opere idealizzate e realizzate sia sul territorio campano ma anche a livello nazionale ed internazionale. Ne citiamo solo alcune: da piazza San Luigi a Napoli alla Cittadella del design di Shanghai, al The Lakefront Kiosk di Chicago. La loro parola chiave è la semplicità, il semplificare le cose nella vita come nel lavoro, l’ essere se stessi, il voler star bene con se stessi e gli altri. Al momento dell’ intervista, i due architetti sono di ritorno da un sopralluogo presso una masseria in Puglia e già dalle prime parole emesse trasmettono energia, trasferendosi a vicenda una forte carica emotiva, frutto delle loro sensazionali esperienze professionali ed esistenziali.
Perché chiamare “marasma” il vostro studio di architettura? E’ così caotico?
Sorridono, consapevoli di aver dato un nome che esige quantomeno spiegazioni in merito e che riporta alla mente un percorso artistico ed estetico, lì dove si rivedono, ritrovando gli anni nei quali è iniziata la loro avventura professionale.
Giuseppe: -Inizialmente, si è voluto creare uno studio a valenza artistica che abbracciasse varie discipline: dalla musica all’ arte, dall’architettura al design, aprendoci a vari eventi culturali. Io nasco come pianista jazz, poi l’ arte in sè mi ha fatto approdare sulle spiagge dell’ architettura e del design. Mia moglie si è occupata di pittura e continua a dipingere. Questo nome ci ha portato fortuna e il marasma è, appunto, questo caos artistico, in senso buono, naturalmente, quando ti accorgi che tutto è arte, se vuoi che lo sia. L’ architettura e il design non possono prescindere da un percorso artistico. Per essere dei buoni professionisti del settore, bisogna essere appassionati d’arte, dal cinema alla buona musica…Quindi, denominando marasma il nostro studio di progettazione, abbiamo voluto lanciare un messaggio provocatorio contro ogni forma di stereotipazione.
Filomena lascia parlare prima suo marito Giuseppe, poi sente di aggiungere poche parole ma significative: – Un vero architetto si sporca le scarpe nei cantieri…Per il nostro modo di fare design oltre che architettura, ci avvaliamo di pezzi di artigianato locale, quindi tutto concorre a “fare musica” nell’architettura stessa. Diceva l’ architetto triestino Ernesto Nathan Rogers che tutto è architettura, dal cucchiaio alla città. Quindi non c’è differenza tra una sedia e un edificio. L’ importante è riempire culturalmente gli spazi. Progettare, dal latino “projecto”, è una proiezione culturale ed artistica che non può e non deve essere settorializzata. Non si può, poi, prescindere dalla cultura del bello per inventare, creare e riempire spazi nuovi!
Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti un po’ di tempo fa… ad un concerto di mio fratello Antonio che è un chitarrista classico.
Che cosa vi dona in termini emotivi il fare architettura?
Certamente avevamo una predisposizione iniziale ma il nostro fare architettura, nel tempo, ci ha aperto la mente ed è per questo che abbiamo voluto occuparci degli spazi esterni ed interni. Gli studi relativi al settore, intanto, hanno tracciato una strada che è diventata una filosofia di vita!
A che cosa state lavorando attualmente?
Giuseppe: -Il nostro ultimo progetto è per l’azienda CARMASCIANDO con sede a Guardia Lombardi. Questo lavoro è un vero progetto di recupero sociale e territoriale. L’azienda produce il famosissimo pecorino di carmasciano, che è di proprietà di Angelo Nudo e Feudi di San Gregorio.
Questa esperienza ci sta formando molto, è davvero stimolante poter operare sul territorio campano e venire a conoscenza di tante sfaccettature storiche e culturali…Poi stiamo lavorando ad uno stand per un’ azienda che produce occhiali, la “Essedue” di Ariano Irpino: interessante anche questo intervento ed in ultimo ci stiamo preparando per un convegno culturale del primo giugno che ha per tema la pietra leccese e del quale saremo i relatori…
Filomena: – Io per prima, utilizzo marmo e pietra unendoli alle esigenze e prospettive dell’ architettura contemporanea.
Che cosa vuol dire lavorare fianco a fianco?
Giuseppe: -E’ stimolante e divertente, apriamo la giornata con un sorriso, cercando di essere spesso positivi. Tra noi c’ è una stima profonda e un profondo rispetto…
Come diceva Freud: si parte dal rispetto, dal latino “respicere”, guardare, prima di amare una persona…
Filomena: -Proprio così, ci rispettiamo prima di amarci. Essere entrambi degli architetti non può che compensarci e migliorarci. Fondamentalmente tendiamo alle stesse cose, vogliamo e amiamo le stesse cose. Certo, litighiamo anche, ma poi ci guardiamo negli occhi, sorridiamo e finisce lì…anzi ritroviamo una nuova intesa e una nuova carica per proseguire…
Che cosa ha Filomena che tu non hai?
Filomena ha la cura per il dettaglio, la perseveranza e la costanza che io non ho.
Che cosa ha Giuseppe che tu non hai?
Ha l’estro giusto, quell’ apertura mentale in più ed è un po’ più folle di me…
Quali sono le vostre fonti di ispirazione insieme ad architetti dai quali vi sentite ispirati particolarmente?
Giuseppe:- Parliamo di architetti del calibro di Alvar Aalto, Luigi Moretti, Adalberto Libera, Carlo Scarpa. L’ architetto Luigi Moretti è un architetto che mi affascina molto… ho dedicato la mia tesi di laurea ai gasometri di aree abbandonate dove trovo un filo conduttore con tutto il resto, con l’ambiente, gli usi, i costumi, la cultura del territorio che mi circonda.
Filomena: – Io ho realizzato una tesi nel parco della tomba di Virgilio a Piedigrotta, intervenendo con un’architettura totalmente ipogea, interessandomi alle luci, alle ombre, alla pietra, all’acqua, come parti fondamentali di un’architettura poetica fatta di atmosfere. Non a caso i miei architetti preferiti sono Carlo Scarpa e Peter Zumthor.
Giuseppe: -Intanto la nostra fonte di ispirazione è il mare e ci approcciamo sempre a tutti i nostri progetti con un sottofondo musicale. Uno a caso? Il pianista Keith Jarrett: :il suo vinile fu galeotto per il nostro incontro sentimentale…
Che cos’è l’ architettura per voi?
Giuseppe : – L’ architettura è l’ immagine della società, è quella disciplina che lascia le tracce verso varie forme d’ arte. Il resto lo lascio dire a mia moglie…
Filomena: – L’architettura, la quintessenza dell’architettura deve poter abbracciare varie branche in uno studio incrociato. Purtroppo oggi l’ architettura ha fatto un passo indietro, non è più quella di una volta perché mancano cultura e sensibilità. Si tende a buttare via tutto ciò che è vecchio anziché recuperarlo. A vantaggio di un’ edilizia classica, ma in questo modo le nostre città sono destinate a perdere la loro identità. Si costruisce tanto e male, devastando il territorio, tutto nel segno della praticità ma a discapito dell’atteggiamento romantico che ha caratterizzato anni di storia dell’ architettura.
Un vostro sogno?
Comprare una barca a vela e stare cinque mesi in mare aperto con buone bottiglie di champagne e…continuare a fare questo lavoro lasciando qualche traccia di noi… sì, pensiamo proprio che tutto ciò potrebbe davvero bastare!
Per info: http://www.marasmastudio.it