Serena Strino, quando l’ arte, come il mare, è di casa

Serena Strino, quando l’ arte, come il mare, è di casa

“Irene ha gli occhi tondi dei pesci, degli uccelli, dei mammiferi. Neanche nel sorriso accennano alla piega obliqua…Crescono pochi alberi, bassi per via del vento che li piega. Stanno ancorati al suolo con le radici che si attorcigliano alle pietre. Se sradicate mostrano all’aria la sconfitta della loro presa”. (Storia di Irene-Erri De Luca). Presentiamo Serena Strino con un passo del noto scrittore napoletano. La storia di Irene racconta di una bambina salvata in mare dai delfini e che cresce orfana su un’ isola greca. La letteratura offre spunti di riflessione là dove talvolta cambia le sfumature ma la pittura, insieme ai colori, resta la stessa. Questo perché l’arte tutta ci racconta il teatro delle nostre esistenze. Nella letteratura, come nell’ arte, si trova ogni tipo di accordo, si chiamano in raccolta tante tipologie di persone, tanti passaggi di storie, tante leggende. Questo perché l’arte siamo noi, la storia siamo noi. Mi è piaciuto presentare Serena attraverso i tratti autorevoli della penna di Erri De Luca, perché, anche se parliamo di storie del tutto oblique e differenti, si possono cogliere comunque dei particolari, delle assonanze, una voce che si unisce alle altre. E come la musica, la pittura e ogni forma d’ arte che ci racconta, così Serena, figlia della contemporaneità, può regalarci il suo pianoforte per suonare le note, i suoi colori per dipingere le tele, le mani e il cuore. Serena Strino è ingegnere elettronico, ha trentasei anni, vive a Napoli e ama profondamente il mare e la sua famiglia della quale va palesemente fiera. Una famiglia particolare, originale, unica, che ama l’arte e ogni forma artistica fino a riempirne casa, a crearne all’interno un laboratorio, una sorta di galleria d’ arte, a voler confondere quasi una vita reale con una vita surreale. Come Irene, Serena è cresciuta a contatto con il mare, che è la sua linfa vitale, tant’ è che Erri De luca dice: “L’ immensità del mare è sorella maggiore del grembo materno”. Figlia del noto pittore Gianni Strino, Serena ha respirato l’aria di una famiglia di artisti sin dalla tenera età e, come onde del mare, si è lasciata cullare. Sua sorella Francesca è pittrice, Eleonora è musicista, suo fratello Salvatore un videomaker mentre sua mamma Maria Rosa Ferrara, benchè avvocato, ha una spiccata vena poetica. Una famiglia che per Serena è la sua radice, il suo albero maestro. Tra lo sguardo fissato all’orizzonte e il volo di qualche gabbiano, siamo tutti a cercare pietre e conchiglie, siamo tutti alla ricerca di qualcuno o qualcosa. C’ è chi lo cerca in un modo tutto suo, un modo che si distingue dagli altri di vedere le cose. E se è vero che le cose ma anche le case parlano di noi, una volta entrati a casa Strino, si è come avvolti da un’ aura di mistero mista ad un cerchio magico dove alle pareti ci sono quadri e ogni tipo di oggetto sembra fare le sue acrobazie nell’ aria in un dolcissimo bazar. Vige quasi un disordine ordinato ed armonico, un ossimoro gradito , un “caos calmo”. Serena è una persona con colori e sfumature, un po’ come la sua Napoli, una che non si accontenta ma vuole scavare, approfondire, andare oltre i suoi confini. Di giorno fa l’ ingegnere e di sera si raccoglie in se stessa, si ascolta e sente vibrare una certa energia che le viene da dentro come quando un corridore ha davanti la sua strada o una ballerina il suo palcoscenico. Prende matita e foglio e comincia a disegnare o a fabbricare foglie e corni di varie dimensioni, noti alla tradizione popolare napoletana e per questo anche molto richiesti. Ha una predilezione per le figure marine. Soprattutto di sera, quando tutto sembra rasserenarsi, riesce a dare libero sfogo alla sua creatività per svestirsi e vestirsi di panni nuovi. A tratti presenta quell’ irrequietezza propria dei creativi e degli artisti, una personalità sempre in cerca di segnali e stimoli, di corse, di battute d’arresto e riprese. Serena sembra essere in cerca di qualcosa sulla spiaggia del domani e, come un cane segugio, cerca legnetti, foglie, pietre, radici. Oltre al mare e alla sua famiglia, ama visceralmente la sua bella Napoli, tanto bella e tanto irrequieta ed inafferrabile, tanto aguzza come pietra e tanto morbida come lana calda. E sono proprio queste contraddizioni che si respirano a Napoli e che avvertono per prima i napoletani, sono proprio queste pennellate cariche di colore, queste venature e intense sfumature a piacere e delle quali sapere di non poter fare veramente a meno. Serena è bella dentro e fuori, sembra apparentemente serena come il suo nome anche se nasconde un magma, una polvere incandescente pronta ad esplodere da un momento all’altro. Perchè è così alla sua età, perché è così quando si vuole spremere il succo della propria esistenza fino in fondo. Serena balla, canta, disegna, recita, crea. Sensibile, versatile, fresca, intelligente, introspettiva, ci apre le porte della sua casa, il resto lo tiene per sè come è giusto che sia. Con grazia elegante si racconta.

La tua attuale occupazione?

Dopo essermi laureata in ingegneria elettronica nel 2009, oggi lavoro a Napoli con la società giapponese Hitachi Industrial Engineering. Io lavoro presso Hitachi Rail Italy. Mi occupo di simulatori di treno per la logica dei veicoli. Devo dire che ho iniziato subito a lavorare…

Parlami della tua famiglia di artisti…

Mio padre Gianni è un pittore molto conosciuto all’estero, ha dedicato e continua a dedicare la sua vita all’arte, mia sorella Francesca ha seguito la sua scia, è una pittrice. Io e mia sorella Francesca abitiamo nella stessa casa a Napoli in via Mezzocannone. Una parte della casa è adibita a laboratorio di pittura. Mia sorella Eleonora, invece, è una chitarrista jazz. Mio fratello Salvatore lavora in una sala di registrazione, sempre a Napoli, ed è un videomaker. Mia mamma Maria Rosa Ferrara, intanto, è un avvocato mancato perché si è occupata sempre della famiglia ma adesso è venuta fuori la sua vena poetica e sta per pubblicare un libro. Questa, in sintesi, la mia famiglia ma c’è anche dell’altro…

Ossia?

Nella nostra Napoli, io e mia sorella Francesca recitiamo, ogni anno facciamo degli spettacoli con la mia vicina di casa Nunzia Arfè che è una bravissima regista e arrangiatrice. Quest’anno stiamo preparando gli “Aristogatti”. Con l’ associazione “Teatro cerca casa” , si apre una casa per allestire un teatro ogni anno, anche noi abbiamo aperto la nostra casa… Fanno, poi, parte della famiglia i nostri amici a quattro zampe, i nostri gatti Maria Callas e Roberto Benigni.

Essendo un ingegnere, ti sei sentita leggermente fuori dal coro? Per questo è scattata in te la molla creativa?

Sì, forse è andata così ma c’è da dire che ho sentito veramente il bisogno di creare qualcosa di mio che mi occupasse la mente, le mani e il cuore. Soprattutto di sera, dopo il lavoro, mi rilasso tanto, entro in comunicazione con me stessa e comincio a disegnare. Mi piace creare essenzialmente le cose che penso.

Come si combina l’ingegnere alla creativa che è in te?

A dire il vero le due anime convivono bene, non riesco a rinunciare ai due aspetti della mia personalità, è un’ esigenza emotiva: quando ho la testa piena di numeri e calcoli, ho bisogno di dare libero sfogo alla creatività e viceversa, quando creo, ho magari bisogno di essere più matematica e tecnica…

Le tue primissime creazioni?

Ho iniziato a creare gioielli con pezzi di riciclo dei pc, soprattutto lampade con i caschi di parrucchiere, grattugie e asciugacapelli. Ho continuato con serigrafie e stampe per poi creare oggetti in terracotta come corni e foglie. Dal momento che il prototipo è piaciuto, ho realizzato un calco di gomma siliconica riempiendolo di resina affinchè questi oggetti potessero essere più fruibili, ad esempio, per ciondoli o collane…

Un progetto passato che ti ha dato soddisfazione?

Io e la mia amica stilista Chiara Perrot (architetto con la passione della moda e una carriera avviata nel settore) creammo il progetto Casual_ità, da tempo noto sulla pagina facebook. Ci unimmo per dare vita ad una produzione di t- shirt, nacque tutto così per caso, da qui il nome del brand. Io e Chiara ci siamo scoperte a vicenda, lei ha letto in me potenzialità artistiche attraverso i miei disegni con particolari soggetti marini e io la sua professionalità e il suo stile. Ad entrambe piacque l’idea di unire tessuti italiani, qualità e disegno artistico. Dalla realizzazione alla distribuzione, avemmo subito successo tant’è che le nostre t-shirt si potevano trovare in alcuni negozi di Napoli come, ad es., da Oblomova in via S. Sebastiano. Sì, quella fu una bella soddisfazione…

Intanto, tra le tue stampe e serigrafie, troviamo molte figure marine, dai polipi alle meduse, dalle stelle marine ai cavallucci marini al riccio di mare, dunque che rapporto hai con il mare?

Amo profondamente il mare tanto da volerlo tenere addosso, infatti anche nelle t-shirt sono rappresentate per lo più figure marine. Ho scelto di stare a Napoli perché presenta magnifici paesaggi e scorci di mare…D’ estate e durante anche tutto l’ anno, approdo spesso nella mia isola preferita che è Procida, ma mi piace anche il mare di Maratea…

Un aneddoto che ti lega al mare?

Un anno a Maratea ho vinto un primo premio, così per caso. L’ artista Carla Vivarelli creò l’ evento “Chi cerca crea”. Si trattava di raccogliere l’ immondizia portata dal mare e farne opere d’ arte.…In una pineta poco distante dal litorale, c’ era tutto l’ occorrente per creare e ricreare ciò che si trovava in giro: dalla colla alla pittura. Io trovai un cerchione di macchina e ne feci una medusa. Vivo il mare a stretto contatto, ho praticato vela. Ho partecipato anche a dei campionati con la lega navale.

Una sensazione che ti regala il mare e che più ti piace?

Svegliarmi e trovarmi già in riva al mare…

La sensazione del creare che ti piace di più?

Il solo notare come le persone possano guardare un mio prodotto…

Intanto parli di Napoli come se fosse una persona, che cosa pensi della tua città?

Mi piace appunto come se fosse una persona con tutti i suoi pregi e difetti, è bella da togliere il fiato ma anche molto contraddittoria per via della mancanza di lavoro e della criminalità. A Napoli ci devi saper vivere…

Che cosa ti piace e non ti piace di Napoli?

Di Napoli mi piace la gente, la filosofia di vita della gente, la sua inventiva e il coraggio di andare avanti, un certo fermento artistico che sta venendo fuori…non mi piace che si pensi male di Napoli, si sa, bisogna prendere delle precauzioni, per il resto penso sia una città a dimensione umana.

Che cosa ti piace di te e non ti piace?

Mi piace la mia volontà di andare oltre, forse la mia determinazione e fantasia.Non mi piace il mio essere lunatica, avere degli alti e bassi, anche se a volte può sembrare normale, fondamentalmente mi piace ottimizzare il tempo il più possibile…

Un tuo motto?

Pensa a cosa avresti voluto fare che non hai ancora fatto… e inizia a farlo, ad imparare!

Che cosa stai iniziando a fare?

Suonare il pianoforte, sto iniziando a suonare il pianoforte…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *