“Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte”(Gustave Flaubert).
Non ci vuole molto per essere se stessi. Alle volte basta poco per essere se stessi: un foglio, una matita e il proprio destino da seguire come una stella. Guardare, ad esempio, un sipario di stelle che ci cade addosso nelle notti estive ed ecco che può accendersi una fiammella. Come un miraggio o un segnale, zaino in spalla, ci proiettiamo verso l’orizzonte che si confonde con la terra. Sentiamo un’energia che ci pervade dalla testa ai piedi: è lì il tempo migliore, è lì che, oltre a guardarci dentro, dobbiamo andare, partire, volare. Perché poi il sogno premia e non rema mai contro. Il volo è quel segnale che aspettavamo. Decidiamo solo noi il per sempre e la continuità del volo, aprendo la porta e partendo a caccia di avventure. Quando poi quella fiammella comincia ad espandersi, quando sentiamo che diventa fuoco sacro, allora è come celebrare un rito. Tutto equivale ad assistere ad un progetto o, prima ancora, ad una passione che prima brucia e poi si materializza. In questo modo possiamo addirittura toccare il frutto di quanto sognato e poi realizzato sotto i nostri occhi. Francesca Garzilli, Chicca per gli amici, è oggi architetto e designer. Chicca ha semplicemente aperto gli occhi per inseguire un sogno che poi si è tramutato in un viaggio, una gran bella avventura come in un film le cui sequenze si proiettano nel tempo. Chicca ha dato soprattutto voce al suo tempo interiore, ha seguito il suo istinto e ha visto albeggiare i suoi progetti. Ha preso carta e penna e ha provato a disegnare. Ha preso un foglio e ha provato a farne barchette minuscole, le stesse che si scambiavano tra i banchi di scuola, un po’ alla volta. Un po’ per uno scopo ludico, un po’ per quell’ allegria sotterranea che usciva allo scoperto e chiedeva di costruire qualcosa, muovere le mani, filtrando i pensieri. Sì, perché il bisogno di costruire qualcosa e di essere qualcuno si avverte sin da ragazzi. Intanto che il tempo della scuola giungeva al termine, Chicca ha bevuto tutto il sole della sua Napoli insieme all’incredibile energia e messaggi che emana nel suo continuo divenire. Ha così sentito anche il bisogno di affacciarsi a nuove culture tanto da approdare in un rinomato studio di architettura a Parigi. Intanto le sue barchette di carta sono diventate il marchio “Sbiri design” che produce particolari bijoux tra cui bracciali, collane, ciondoli, orecchini che recano deliziose barchette trattenute da cime colorate. Educata all’arte e al bello, controllata, fresca, tranquilla, diretta, riflessiva, perspicace, tenace, ha negli occhi chiari dei suoi venticinque anni tutta la determinazione mista a dolcezza e punte di serenità che si sentono proprie perché inseguite come le vette più belle, come le migliori mete da raggiungere. Chicca Garzilli vuole dare il meglio di sé a se stessa e agli altri, convinta che, se si vuole, si può. Innamorata del mare e della vela, ha dato vita ad un progetto, partendo dalle mani e dalla testa. Animata, dunque, dai suoi programmi di vita che riflettono la sua essenza, continua imperterrita per la sua strada. Continua a guardare il cielo di Napoli nel quale è nata e ne sente un naturale richiamo, ma anche quello di Parigi che le ha regalato un’ opportunità. Chicca continua ad ammirare un cielo pieno di stelle e le barche in mezzo al mare. A Chicca piace leggere, disegnare, cucinare, andare a teatro, lavorare a maglia e in futuro ha in serbo di imparare a suonare uno strumento musicale…I suoi architetti preferiti sono Rem Koolhaas, Renzo Piano, Francesco Venezia, Carlo Scarpa, Gae Aulenti. Preferisce le architetture semplici, geometriche, razionali, con superfici lisce e pulite.
Francesca Garzilli è nata a Napoli nel ’91. Ha partecipato ad un progetto Erasmus presso T.U. Berlino nel 2013. Nel 2014 si è laureata presso l’ Università degli studi di Napoli Federico II: corso di laurea : Architettura magistrale-ciclo unico.
Tesi in Progettazione urbana (riconversione del lotto dove sorge un vecchio istituto psichiatrico L.Bianchi, in disuso da anni, in un nuovo Parco per la città di Napoli; come pivot di punto di partenza per la creazione e riuso di spazi verdi nella zona Nord di Napoli, dagli astroni a Capodichino). Nel 2017 è stata chiamata per uno stage presso MDP/Michel Desvigne Paysagiste con sede a Parigi. Attualmente lavora con contratto a tempo determinato presso MDP/Michel Desvigne Paysagiste con sede a Parigi. Intanto “Sbiri_design” nasce a maggio 2014.
Quando nasce la tua predisposizione al design?
Nasce tre anni fa quasi per gioco, con l’intenzione di costruire un braccialetto per il mio ragazzo Alberto che partiva per un’esperienza all’ estero. C’è da dire che mi sono approcciata ben presto al mondo della grafica e del packaging… Da ragazzina, intanto, avevo molta manualità, cominciai a confezionare le classiche barchette di carta e, vedendo che venivano su così bene … un bel giorno pensai di farne delle barchette stilizzate. Mi recai presso un orafo di fiducia con un modellino di cera ed ecco che venne fuori un bracciale per la linea “Sbiri design” da me ideata.
Come si è evoluta la storia della linea Sbiri design?
La linea Sbiri design è strettamente legata alla mia passione per il mare. A suo tempo ho praticato anche vela. Ho usato stroppetti e cime di barca colorate per legare al polso la barchetta in bronzo. Ho visto che il progetto aveva delle potenzialità per spiccare il volo… Ho investito per produrre altri pezzi per nuove collezioni contenenti anche collane, orecchini, anelli e ciondoli ed eccomi qua. Le forme degli oggetti sono sempre delle barche a vela o vele grandi che nascono proprio dalla forma delle barchette e barche di carta. Intanto mi avvalgo della collaborazione di artigiani napoletani come quelli di “Borgo orefici”…
Perché questo nome?
Mia mamma mi chiamava così da piccola, era il mio soprannome…in famiglia abbiamo tutti una vena artistica…
Gli ultimi oggetti realizzati per Sbiri design?
Ciondoli e orecchini recanti un’ancora. Quindi propongo sempre uno stile marinaro e mi ispiro profondamente al mare…
Come mai poi sei sbarcata da Napoli a Parigi?
Mi sto specializzando in architettura del paesaggio… Sono stata chiamata per uno stage presso MDP/Michel Desvigne Paysagiste con sede a Parigi. Attualmente lavoro con contratto a tempo determinato presso tale studio di architettura del paesaggio, sempre a Parigi. Mi ritengo fortunata per questa nuova opportunità che mi si è presentata…Vorrei specializzarmi anche in architettura di interni e continuare a seguire il mio marchio Sbiri che vorrei fosse una produzione made in Italy e made in Naples. Per quanto riguarda l’architettura di interni, ho in serbo di progettare camere per bambini ma anche tavoli, sedie, lampade.
Perché hai scelto di occuparti di Architettura del paesaggio?
Perché mi piacerebbe che si rivalutasse anche in Italia questo tipo di architettura. La terra è satura di costruzioni, abbiamo bisogno di spazi verdi. Bisogna dare un contributo di benessere a paesi e città e, in particolar modo dove non c’è il mare, valorizzare gli spazi verdi per poter creare aree pic nic, per trascorrere del tempo in famiglia, fuori dal caos cittadino. Così come si potrebbero bonificare ex fabbriche sempre, appunto, per la valorizzazione dell’architettura di paesaggio.
Che cosa ti piace della tua professione?
Ogni giorno posso fare o ideare qualcosa di diverso: è stimolante. Non potrei fare ogni giorno le stesse cose…ogni giorno è un giorno nuovo per affacciarmi alla finestra di una nuova ispirazione e assecondare le idee in cammino dentro di me…
Che cosa e chi ti ispira in generale?
Un po’ tutto… mi ispirano i romanzi di letteratura, riviste, mostre ed esposizioni tra Napoli e Parigi…
Un luogo ideale per vivere?
Napoli. A Napoli mi vedo vivere… per sempre. Napoli è una città che o la si ama o la si odia. Si sa, niente funziona veramente a Napoli ma tutto questo può essere stimolante dal lato della creatività e dell’ innovazione. Proprio perché non è facile la vita quotidiana, questo può stimolare la mente ad avere nuovi input e a produrre di più e meglio. Vivo al centro storico, mi basta uscire per strada e sentirla addosso con la sua storia, cultura e tradizioni uniche al mondo.
Chi ti ha educata all’arte e al bello?
I miei genitori, senza dubbio. Mio padre Gianantonio è il mio migliore confidente e consigliere. Per le mie creazioni mi avvalgo della sua esperienza anche perché, oltre ad aver aperto un’azienda, si dedica oggi alla produzione di pezzi di design. Poi c’è mia sorella Giorgia (detta Mumi in famiglia) che è un’ artista a tutto tondo… Anche mia madre Emma è una persona creativa, il suo marchio è Emma di Fiore- “Scì Scì”: è un marchio particolare perché produce gioielli utilizzando involucri di cialde per caffè. Ma devo dire che anche il mio ragazzo, Alberto, un farmacista con la passione per il design, mi incoraggia e mi consiglia riguardo alla mia attività e spesso mi regala spunti di creatività.
Se dovessi paragonarti ad un metallo o ad una pietra per un tuo gioiello, quale sceglieresti?
Il lapislazzulo, ma anche la pietra lavica. Come metallo, adoro il rame, che diventa verde una volta esposto agli agenti atmosferici.
L’ ultimo libro che hai letto?
Il Gattopardo, ho una predilezione innata per le ambientazioni storiche…
L’ ultimo viaggio intrapreso?
Sono stata in India…
La tua vacanza al mare per eccellenza?
Sorrento, la mia vacanza per eccellenza non può che essere a Sorrento…
Un tuo sogno?
Mi piacerebbe far diventare grande il mio “Sbiri design”…
Un motto che fai tuo?
La vita è uno specchio, ti sorride se le sorridi…
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