In ogni attività creativa, colui che crea si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che lo circonda. Sia che il contadino coltivi il grano o il pittore dipinga un quadro, in ogni tipo di lavoro creativo l’artefice e il suo oggetto diventano un’unica cosa: l’uomo si unisce col mondo nel processo di creazione(Erich Fromm). Tutto è arte. Anche la nostra vita può diventare arte, solo se lo vogliamo. Può essere una tela sulla quale dipingere la scena più bella o il luogo dove vorremmo trovarci o ritrovarci. Può essere un libro che abbiamo aperto un tempo, un libro di cui abbiamo letto qualche pagina restando fermi su una sedia a dondolo o negli scomparti di un treno. Un libro che poi non abbiamo finito di leggere ma che abbiamo accantonato in un angolo della nostra casa e quindi non ne conosciamo ancora la trama, i capitoli e la fine. Quante volte ci chiediamo se quello che stiamo facendo sia la cosa giusta, se il lavoro o l’attività che abbiamo intrapreso ci possa ripagare non solo emotivamente ma anche in termini economici. Sicuramente possono venirci incontro l’istinto e la passione. Intanto con il tempo, avremo la possibilità di comprendere gli eventi della vita se li consideriamo da una prospettiva più ampia, come parte di una trama che è la nostra storia e leggenda personale.
Simona ha quarantatrè anni e ha scelto di vivere al mare, non lontano da Lido di Pomposa, località balneare in provincia di Ferrara dove crea le sue opere illustrate evolvendole in ciò che lei definisce, illustrazione applicata. Ha frequentato l’Istituto d’arte per il mosaico di Ravenna perfezionando la sua preparazione seguendo una scuola di ceramica per poi addentrarsi nel mondo della grafica pubblicitaria a Milano, facendosi le ossa lavorando presso studi grafici e fotografici.
C’è un momento particolare, precisamente verso i venti anni, quando la gioventù è una specie di corazza o corolla, un momento nel quale la fragilità o l’inesperienza ti fanno seguire strade talvolta in maniera inconsapevole. Poi, si sa, la vita fa giri immensi per riportarti, se destinato, al punto di partenza. Proprio a venti anni, le fu proposto di diventare illustratrice di libri per bambini ma rifiutò, un po’ per caso, un po’ per leggerezza, un po’ perché sentiva di volere seguire esclusivamente il settore della grafica pubblicitaria. Dopo svariate esperienze e qualche delusione, ha preso in mano la matita per ridisegnare la sua vita creativa. Magari c’è stato anche un momento nel quale ha sentito tutta l’energia dei suoi venti anni insieme ad una voce interiore. La matita insieme alla mano fanno poi cose meravigliose. Ha dialogato con se stessa, si è interrogata per conoscersi meglio ed è così che circa otto anni fa è nata la sua creatura, un delizioso alter ego di nome Mon Simò.
L’illustrazione o meglio l’illustrazione applicata è la sua area di azione e comunicazione, l’espressione più viva e vera che conosce e parla di sé. Nel mondo pubblicitario la quasi totalità delle agenzie realizzano i layout, i bozzetti e le varie componenti di un progetto un tempo fatti a mano, al computer. Ed è per questo che non si trovano tutti i giorni persone come Simona che vivono della loro creatività, ossia che partono dalla creatività per arrivare alla creatività avvalendosi poi di supporti (analogici) ma non partendo dagli stessi. Questo perché i veri disegni e le vere illustrazioni, partono da sensazioni più intime ed escono anche da un bisogno irrefrenabile di conoscenza di sé e del mondo circostante che Simona concretizza disegnando, manipolando e perché no, cucendo.
Sembrerebbe un bisticcio di parole, ma attraverso la realizzazione della sua Mon Simò, un personaggio capricciosetto tutto al femminile, sembra davvero essere sulla buona strada. Il suo è un modo per conoscersi e per regalare agli altri emozioni che scaturiscono dall’essenza, dallo scrigno dei pensieri che poi vengono fuori e delineano un’immagine che si rivela quella giusta. Simona ammette che il suo personaggio in parte le assomiglia, poi l’inconscio fa il resto. Mon Simò è dovunque: nella testa e nel cuore, la illustra integrandola al tessile su t-shirt, felpe , ecc., rigorosamente realizzate da lei dal cartamodello al cucito, seguendo le stagioni.
Ironica, ma anche riservata e dallo spirito libero, a tratti provocatoria, Simona ha una spiccata personalità: anticonformista, poliedrica, versatile, è aperta e diretta anche se soppesa le parole per mettere in luce nel miglior modo possibile la sua creatura. Come la sua Mon Simò, alla quale è legata a doppio filo, curiosa com’è, allarga gli occhi ogni qualvolta la vita la sorprende e in fondo sente che va bene così, ora non vorrebbe esprimersi diversamente da come si esprime.
Come nasce la tua passione per l’ illustrazione in genere e poi per l’ illustrazione applicata?
Ho seguito un percorso di studi e di vita trovandomi a fare ciò che un tempo avevo rifiutato. Ho frequentato l’Istituto d’arte per il mosaico e successivamente una scuola per ceramica sempre a Ravenna per poi seguire il percorso di studio/lavoro in grafica pubblicitaria a Milano, la mi città natale. Avevo venti anni e lavoravo in uno studio grafico a Milano quando mi offrirono di lavorare come illustratrice “pura” di libri per bambini. Rifiutai, al tempo mi interessava proseguire il percorso nella grafica pubblicitaria, volevo diventare un buon art director e tuffarmi in questa professione, ma la sorte alle volte è beffarda anche se il mio spirito curioso ed ironico mi aiuta sempre ad andare avanti…
Che cosa è successo?
Ho aperto uno studio grafico con il mio compagno, entrambi ci siamo impegnati affinché andasse tutto bene e così è stato fino a che con l’evoluzione del settore e la crisi economica (locale e non solo) ha generato un forte calo del lavoro e proprio in questo periodo ho ripreso a disegnare e lavorare l’argilla. Mi faceva stare bene, mi aiutava ed aiuta molto a rasserenarmi. Così, un po’ per gioco, un po’ per la passione che mi lega alla materia dei colori (in qualsiasi forma si presentino) ed allo sprone del mio compagno, ho ripreso a disegnare più assiduamente: è stato bello, emozionante; come una specie di risveglio artistico.In seguito, con passaggi graduali sono passata all’illustrazione applicata.
Che cosa è e che cosa è per te l’illustrazione applicata?
E’ quel mezzo che mi consente di spostare Mon Simò su diversi supporti senza “limitarla” alla pura illustrazione su carta ma facendola migrare in più dimensioni: sul legno, le resine ed il tessile creando così una linea di prodotti con un filo conduttore, dandomi molta più libertà espressiva. Pura creatività a 360 gradi, mi entusiasma, e mi consente di regalare emozioni.
E adesso arriviamo al personaggio creato dalla tua matita e che prende il nome di Mon Simò…Quando nasce?
Mon Simò nasce circa otto anni fa per poi svilupparsi nel tempo. Inizialmente, come tutto ha avuto la sua fase embrionale, era solo nella mia testa ed in piccoli bozzetti su qualche foglio di carta trovato quasi per caso. Poi si delineò il viso, ed in seguito la sua forma più completa che comunque continua a crescere ed evolversi progressivamente con me giorno per giorno.
Dove compare la tua Mon Simò e che cosa realizzi esattamente?
Parte sempre come progetto sulla carta e si sviluppa per realizzare gioielli, quali orecchini, collane, anelli e spille… la si può trovare anche su accessori per abbigliamento e nel tessile su piccoli capi di sartoria che a seconda delle stagioni cambiano e si adeguano alle nuove linee: d’inverno mantelle, felpe e guanti; t-shirt (d’autore) d’estate. Voglio sottolineare che per quanto riguarda la scelta dei materiali che utilizzo per i miei lavori, impiego prodotti a bassissimo impatto ambientale come resine senza PVC, tessuti biologici o di recupero altrimenti destinati al macero, metalli totalmente privi di nichel, piombo e cadmio e, le carte che uso, dal biglietto da visita al supporto per i disegni sono rigorosamente riciclate e non sbiancate tramite l’impiego di sostanze nocive.
Ogni anno rinnovo le linee dandomi un tema a mia scelta, sviluppo idee sempre diverse mantenendo viva Mon Simò e rimanendo identificabile, ma mai noiosa, il tema di quest’anno è “l’Arte libera”.
Come nasce dunque il personaggio tutto al femminile di Mon Simò?
Mon Simò nasce da un momento di ispirazione dall’emozione generata da un disegno realizzato da mio figlio sul muro della sua cameretta quando era più piccolo. Da lì l’ispirazione!
Quali personaggi dei fumetti hanno attirato la tua attenzione nel tempo?
Mi sono sempre piaciuti Dylan Dog, Lupo Alberto, i Peanuts, ancora li seguo…
Quanto c’è di te in Mon Simò?
Mi è capitato di leggere un libro interessante “Duoble face”, diceva appunto che nella maggior parte dei casi si disegna ciò che si conosce e quindi il personaggio creato assomiglia al suo creatore. C’è molto di me in Mon Simò. La strada che ho scelto oltre che emozionarmi mi aiuta ad analizzare il mondo circostante attraverso trend e passaggi temporali e aiuta ad analizzare anche me stessa. Mi ritrovo quasi involontariamente nelle sue espressioni, negli occhi grandi e curiosi, nei ricci dei capelli, in quel modo estroso ed insolito…
Dunque come sei tu e… pardon, come è Mon Simò, il tuo delizioso alter ego?
Siamo giocose, ironiche, realiste, a tratti un po’ provocatorie e ruvide ma vere…
I sentimenti che ti raccontano e di conseguenza che cosa ti fa arrabbiare e che cosa ti infonde serenità?
Mi rattrista il rapporto dell’umanità rispetto al denaro, il materialismo. La falsità, l’ipocrisia, il forsennato individualismo. Mi rasserenano le cose genuine, singolari, gli spiriti creativi, l’onestà, il senso dell’umorismo, il mare, la montagna: amo la musica…
A quali eventi sarai presente prossimamente con la tua Mon Simo?
Per tutte le informazioni esorto tutti coloro che sono interessati ad incontrarmi o, anche solo a visionare le mie opere a collegarsi alle mie pagine social (quello sfaticato del mio compagno non ha ancora finito di restaurarmi il sito).
Seguimi su Fb per vedere sempre dove trovarmi https://www.facebook.com/monsimo.it/ – istagram: monsimo72
Un tuo motto?
Da buona fatalista dico: le cose vanno come devono andare ma sta anche a noi dirigerle in un certo modo ossia, nel modo che più ci rappresenta…
Per info: pagina facebook Mon Simo