“Le melodie dell’amore non sono facili o difficili, quelle che riescono bene sono semplicemente miracolose. Si impara a suonarle insieme, a quattro mani… L’ amore può mettere al mondo l’ impossibile. E sai perche? Perché a volte non è uguale alle altre volte, è lì che capisci che è amore. La volta che ti giochi il sangue fino all’ ultima goccia, la volta che spremi ancora dall’ impossibile gocce di possibilità” (da La Luna Blu di Massimo Bisotti). Ci sono momenti in cui un uomo o una donna crescono senza accorgersene. Sono mutamenti impercettibili dell’anima, gli occhi sembrano spalancarsi per guardare meglio il mondo. Certamente c’è qualcosa che fa crescere, qualcosa di fluttuante e misterioso come l’amore: il dolore. Il dolore converge nella storia della nostra vita e si riversa come il fiume nel mare. Quel dolore che si aggrappa al nostro corpo oltre che al nostro sentire. Il dolore ha mille volti, mille braccia, mille gambe, cammina con noi in maniera sotterranea e poi fa la sua comparsa, così, quando meno ce lo aspettiamo. Intanto non tutti riescono a capire e ad accettare il dolore, quel dolore che paralizza gli arti e ti toglie il respiro. Ma c’ è sempre un destino per ognuno di noi a far compagnia al cuore, ad un cuore smarrito e alle volte indifeso perché scivolato nel buio, in un buio nel quale non avremmo mai pensato di sprofondare. Come un sipario che si apre ineluttabilmente, la scena cambia sotto i nostri occhi. Restiamo fermi, immobili in un tempo che non sentiamo nostro. Come tutte le mattine, prendiamo il nostro caffè e alziamo gli occhi al cielo, ignari di quanto potrà accaderci. Basta un battito di ciglia, una folata di vento a spalancare la finestra della nostra vita e tutto cambia di colpo. Una vita normale e zac, si spezza qualcosa come un ramo che cade in una tempesta improvvisa, come un cielo che si offusca e si infuria, non lasciando più intravedere il contorno delle cose. Il corpo si blocca e con esso il pensiero: non sai più che cosa pensare perché il dolore è come un fuoco incandescente, una nuvola di fumo che ti imprigiona. C’ è chi del dolore ha fatto il suo vessillo. Questi è l’ artista Antonio Lanzetta: quarantatrè anni, originario di Sarno, vive a Striano. Una persona intelligente, corretta, coraggiosa, disponibile, cordiale, di grande esempio per tutti noi. In un giorno come tanti un incidente gli ha cambiato la vita, una vita fatta di normalità, appunto. Con il pensiero rivolto alla sua famiglia, al lavoro, alla casa, agli amici, come ognuno di noi. Poi tutto cambia nelle pelle e nel cuore. Dopo aver perso un braccio a causa di un incidente sul lavoro, con tutto il coraggio che un uomo possa avere, seguirono anni di disorientamento, paura, sconforto, perdita di identità e quella depressione che sembrava essersi attaccata addosso come un virus letale. Poi il bivio: svoltare o restare impantanato nel deserto delle proprie emozioni, quelle malsane che non danno respiro, speranza e luce. Ma l’anima conosce altre vie d’ uscita e l’ amore è quella mano che asciuga le lacrime. L’ artista Lanzetta ci confessa che a salvarlo sono stati l’ amore per sua moglie e la sua famiglia. Ma anche la luce che ha visto oltre ai suoi occhi e alle tenebre grazie ad una potenzialità e a risorse interiori che non pensava di possedere e che lo hanno iniziato al mondo dell’arte e della magia che essa può effondere. Ed è proprio così, il dolore ti mette alla prova, ma una volta risalito il dirupo, ne possono scaturire capolavori. E non può che nascere arte racchiusa nel mistero della vita. Magari si ricomincia a vivere e a provare e riprovare di nuovo quel brivido sulla pelle. La forza della natura ci conduce per mano, anche se può capitare di non avere veramente una mano ed un braccio. Non ci sono davvero parole per descrivere il personaggio Lanzetta: la sua storia parla da sé, una storia unica ad illuminare i passanti come una stella cometa in cielo. L’ artista Antonio Lanzetta adesso si definisce una persona serena e felice. A tratti anche autoironica quando dice che in cucina riesce con un solo braccio a pelare più patate e melanzane di quanto possa fare sua madre. Tutto ciò rimanda ad una unica riflessione: i limiti più grandi sono soltanto nella nostra testa perché il cuore non ne conosce. Antonio Lanzetta si definisce un vulcano in eruzione ed ha un rapporto viscerale con l’arte, sperimentando tecniche e materiali diversi, attraverso la sua accesa curiosità e ricettività. Aperto al confronto e alla comunicazione, ringrazia l’arte, questo mezzo di espressione e comunicazione che lo libera, pur fermando la sua attenzione sui passaggi temporali della nostra era contemporanea. Inizia a parlare a ruota libera, tale e tanta è la sua voglia di raccontarsi. Ci confessa anche di lavorare di notte o la mattina, quando i suoi figli sono a scuola, insomma incarna tutte le note caratteriali di un vero artista. Da quattro anni a questa parte partecipa attivamente a manifestazioni culturali ed artistiche sull’ ampio territorio provinciale e non solo, ricevendo numerosi apprezzamenti e riconoscimenti, con buone quotazioni da parte dei critici d’ arte. Ma forse è proprio la sua storia personale quella tessera del mosaico più bello dinanzi al quale non si possono che provare emozioni uniche.
Racconta pure la tua storia…che lavoro facevi prima di diventare un artista?
Prima di sposarmi ho lavorato in una fabbrica di infissi di alluminio, dopo ho lavorato presso la Giuaguaro SPA, dal ’99 al 2004, storica industria di conserve alimentari con sede a Sarno. Qui, nel 2004, è avvenuto l’incidente che mi ha cambiato la vita…
Che cosa è successo esattamente?
Era il mese di settembre, io facevo il turno di notte perché doveva partire la produzione. Io intanto procedevo alla sterilizzazione del macchinario: è scoppiata una valvola che mi ha ustionato l’ addome e il braccio sinistro…
Vuoi parlare ancora di quanto accaduto o ci fermiamo qui?…
No, anzi, voglio parlarne per offrire la mia testimonianza a tante persone nella mia stessa condizione, che magari non riescono ancora a superare e soffrono per il loro handicap.
Lodevole da parte tua, allora descrivici i passaggi fondamentali di questa tua dolorosa avventura…
All’inizio ho cercato di fare il forte, di sdrammatizzare soprattutto con mio padre che non riusciva ad accettare il calvario che poi inevitabilmente si è protratto…Ho subito quattordici interventi al braccio ma non sono serviti a niente poiché dopo due anni nel braccio non c’ era più scorrimento del liquido linfatico, quindi si è dovuto procedere all’amputazione. Ovviamente per quanto uno possa essere forte, sono seguiti anni di depressione, anni nei quali mi sono buttato nell’ alcool e sono arrivato a pesare centosessantaquattro chili, imbottendomi poi di antidepressivi che prendevo andando oltre il consulto medico. Insomma ho toccato il fondo e, se è vero che bisogna toccarlo per poi risalire, allora…
Come sei uscito da tutta questa storia?
Adesso è solo un brutto ricordo…Rafforzato, sono una persona migliore…non mi considero un invalido ma una persona con una marcia in più…
Che cosa e chi ti hanno aiutato?
Sembrerebbe scontato ma non è così perché si devono attraversare passaggi e dinamiche psicologiche di non poca importanza. Mi hanno aiutato mia moglie, l’ amore per mia moglie Angela, e la mia famiglia, i miei figli Nunzio e Alessio, che adesso hanno sedici e undici anni… E poi scoprire di avere quest’ arte nelle mani e nel cuore mi ha ripagato di tanta sofferenza.
Veniamo alla tua passione per l’ arte, quando ti sei accorto di avere una spiccata vena artistica ? E oggi dove ti ha fatto arrivare la passione per l’ arte?
Ho iniziato con il creare una balena a mio figlio con i cereali, da qui sono seguite altre immagini come i Simpson, per arrivare a immagini sacre come le Madonne, S. Pio fino al tema della maternità. Adesso realizzo mosaici con pietre. Ora come ora mi piacciono le sfide, più vado avanti e più sono stimolato dal campo artistico, pur avendo una grande passione per la cucina. Dunque, una volta che mi sono reso conto che le composizioni con i cereali si andavano deteriorando e avevano bisogno di maggiori trattamenti come il vetrocamera, sono passato alle pietre: sono pietre minuscole che variano dai tre ai cinque millimetri: per un quadro cinquanta per settanta impiego due mesi. Mi faccio arrivare le pietre dalla Tunisia e dall’ Egitto… Mi avvalgo di una matita per i miei disegni, poi li coloro con gli acrilici e con una pinzetta inserisco le pietruzze. Di solito creo uno sfondo con la sabbia e la pasta a rilievo. Da poco ho realizzato dieci orologi, ciondoli per donne, un fuori porta natalizio, il logo del Napoli… Tra i miei progetti, sono stato orgoglioso di aver realizzato il logo dell’ AVIS che mi è stato commissionato dal Presidente dell’ Avis di Sarno, Antonio Robustelli con la partecipazione del Presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Canfora. Due anni fa mi è stato commissionato il logo della Regione Campania, logo che ho realizzato con la pietra del Vesuvio come sfondo. Intanto l’ Inail mi ha scelto come testimonial per le sedi regionali affinchè possa passare il mio messaggio che un’ invalidità non può cambiarti la vita in peggio ma si può superare il dramma ed essere considerati persone normali pur avendo un handicap. Inoltre faccio parte dell’ associazione “ Nasi rossi” che si occupa di clownterapia. Da cinque anni a questa parte giro l’ Italia per mostre ed eventi culturali ed artistici.
Prossimi eventi ai quali parteciperai?
Parteciperò ad una collettiva a Palazzo S. Agostino, a Salerno, in occasione dell’evento natalizio “ Luci d’ artista”, poi il dieci novembre sarò a Milano dove esporrò i miei quadri in una collettiva che si terrà in un locale a Piazza Duomo. Da premettere che, dopo l’ incidente, ho conseguito la qualifica alberghiera… da pochi giorni sono stato chiamato presso il Cis di Nola per un corso di sessanta ore organizzato dallo staff del Gambero Rosso per conseguire la qualifica di chef…Insomma è un buon momento e non è finita qui…
Davvero? E cos’altro bolle in pentola?
-Sorride di quel sorriso che davvero fa pensare che il peggio sia passato, di un sorriso dolce, forte e consapevole che la vita possa essere una grande avventura quotidiana- Tempo fa sono stato al Centro Protesi INAIL di Vigorso e di Budrio ( una struttura di eccellenza nel campo della fornitura di protesi e della riabilitazione, a pochissimi chilometri da Bologna). Qui lasciai i miei dati al Comitato Paralimpico, dopo due anni sono stato chiamato a partecipare agli allenamenti a Formia e in un altro centro campano. Per l’ occasione l’ Inail mi costruirà una bicicletta tutta mia, e devo dire che sono contento come un bambino. Non pensavo di arrivare fin qui…
Incontri importanti?
A Budrio ho conosciuto Alex Zanardi, se io sono un vulcano, lui mi batte…e poi a Bologna Bebe Vio: è una persona eccezionale, come si sa.
Il miglior complimento ricevuto?
A Sarno in occasione dell’ evento “Eccellenze campane” fu ospite Marisa Laurito, alla quale piacque molto un mio quadro: mi fece i complimenti ancor prima di aver saputo che non avevo un braccio, per cui, poi, furono complimenti doppi! A Palermo, al Teatro Massimo, per una mostra incontrai Vittorio Sgarbi che ammirò i miei quadri dicendomi: “tien ’a guerra ’ncapo”. Detto da lui, fu un complimento…
Un tuo sogno?
Scrivere un libro che parli della mia storia e che possa essere fonte di coraggio per tutti…
Per info: pagina facebook Creazioni artistiche di Antonio Lanzetta; cell: 389/9520372