Feliciana Zuccaro, cuore di bambola

Feliciana Zuccaro, cuore di bambola

La bellezza non è qualcosa per cui si gareggia: ciascuno ha qualcosa di bello da scoprire; l’attenzione è la chiave della scoperta (Dacia Maraini). Guardare in alto, seguire il proprio sentiero alla ricerca della luce, abbandonarsi alla propria voce interiore. Poi crescere e senza accorgersene, fare tante cose, volere tante cose, essere affamati di vita, a volte inciampare, per poi rialzarsi e continuare ad andare avanti. Sembrerebbe una filastrocca, un treno di parole, i cui vagoni sono i contenuti stessi che si danno alla vita, però tutto conduce ad un piano stabilito, a un destino, ad un programma che non conosciamo o che meglio ancora, possiamo conoscere in parte. Come nel migliore dei film, la trama si vede, si legge, ma soltanto vivendo si può conoscere  morale della favola, contenuto, quella scatola che contiene l’essenza delle cose.  C’è chi quella scatola la apre continuamente perché crede nei valori, nei sentimenti, in ciò che fa, o ancor meglio, crede nella vita che non vuole tradire tradendosi. C’è chi si ribella al “così sarà per sempre e così deve essere” perché si sente attore, artefice più che spettatore. Se poi questo qualcuno è una donna, il mistero non può svelarsi subito ma è in continuo movimento, in continuo fermento, in continua evoluzione. Ogni donna è un universo unico, con un mondo di esperienza che si porta dietro, nella mente e nel cuore, ogni donna è un festival di sentimenti, una caccia al tesoro. Un tesoro che ha dentro di sé ma che deve solo scoprire e…per farlo, occorrono tanta pazienza, una strada e un paio di scarpe comode. Per farlo bisogna avere quell’ umiltà di camminare a piedi scalzi tra la natura dei propri desideri e delle proprie passioni. Per guardarsi dentro, bisogna staccare la spina con il mondo esterno e trovarsi un angolo proprio, un angolo dove regna il silenzio, quel silenzio che parla più di ogni altra parola. Per ritrovarsi bisogna avere il coraggio di  volersi guardare dentro come davanti ad un grande specchio che riflette pensieri, sensazioni, emozioni. Ma per piacersi, prima bisogna accettare ed accettarsi; bisogna prima capirsi, comprendersi, per volersi bene. Feliciana Zuccaro è una donna che ha amato e che ama scoprirsi e capirsi per apprezzare anche tutto ciò che la circonda. Ha avuto il coraggio di fare un bel lavoro su se stessa, non ha voluto sorvolare su alcuni episodi della sua vita, ma, al contrario, ha voluto approfondirli. Feliciana ha trentasei anni, è un’agronoma molto stimata e ricercata nella sua zona. Originaria di Matera, di quello spicchio di terra che trasuda storia e che  Feliciana definisce una madre che l’ha accolta,  armoniosa come una bella donna.   Oggi vive a Gravina in Puglia, territorio altrettanto suggestivo e ricco di storia e tradizioni.  Sposata con due figli maschi, Giovanni di sei anni e Salvatore di tre, si divide tra casa, famiglia e lavoro. Fin qui sembrerebbe tutto normale, ma  anche le vite apparentemente normali, possono nascondere i loro misteri quotidiani. Per un po’ di tempo Feliciana ha sofferto di depressione post partum, quella specie di nostalgia esasperata per la libertà e  la vita attiva che prima si aveva e  che poi si è costretti ad arrestare. Feliciana, sembrerà strano,  ma aveva perso quel sorriso che viene da dentro. Ne è uscita grazie alla sua ricchezza interiore, quella che ti fa guardare con la lente di ingrandimento alcuni aspetti dell’esistenza.  Attraverso il suo guardarsi dentro, ne è uscita maturata, motivata, una persona nuova, con quella consapevolezza in più che ti proietta meglio nel futuro. Difatti oggi è un’agronoma creativa perché ecco che cosa accade a chi scopre di avere un tesoro dentro, un tesoro fatto di esperienze filtrate da memorie familiari e sentimenti… Capita di avere un frutto tra le mani e accorgersene in tempo debito, sentendone il profumo, accarezzando al tatto, avendo quella sensibilità che ti fa andare a braccetto con la fantasia e l’immaginazione. Nel tempo giusto, nell’ angolo più spazioso e luminoso del proprio essere. Perché quando si cade, si risale, sempre. E le sorprese si trovano e ritrovano sempre in termini di fantasia, potenzialità, creatività, stupore. Tutte meravigliose stoffe per cucire il proprio abito interiore, per poi prendere ago e filo, inavvertitamente, e poi non poterne fare più a meno. Ago e filo per cucire quelle bambole che parlano di noi. Ma per fare tutto questo, Feliciana ha voluto approfondire ancora qualche aspetto emozionale, ha voluto sfogliare pagine e pagine di libri per accorgersi di possedere una dote: l’empatia, una parola che ascoltava spesso e che vedeva volare come un aquilone in cielo nei pomeriggi di primavera ma che, in realtà,  non pensava di avere. Una parola che dopo essere saltata alla sua attenzione, ha fatto propria. Sì, perché oggi la sua personalità si caratterizza proprio di empatia, oltre a professionalità, onestà di fondo, correttezza e dinamismo.  Una donna Feliciana che  ha un’incredibile fame di conoscenza, un’ irrefrenabile appetito per la vita. Le sue bambole sono frutto di fantasia  e ricordi attinti da momenti di vita quotidiana che la riportano emotivamente a sua nonna Feliciana che come lei creava e cuciva meravigliose bambole di pezza.  Oltre al lavoro di agronoma che ha scelto e che ama,  le sue bambole sono quel quid in più che le colorano i giorni, che le ritagliano tempi preziosi per analizzare i sentimenti altrui e per  continuare a conoscersi. Le sue bambole sono quel qualcosa in più che le ha ridato la giusta energia, inducendola ad uscire da un periodo non facile, sono quel qualcosa che le ha fatto ritrovare una nuova luce negli occhi per guardare meglio a progetti, incontri ed avventure. Dallo spirito libero, iperattiva, ironica, intelligente, Feliciana ci racconta il mondo delle sue bambole di pezza ma tra le stoffe, occhi dipinti, bocche e capelli di lana, ci racconta il suo cuore, il suo sentire, il suo cuore di bambola. Perché anche un oggetto inanimato può avere un cuore se lo vogliamo, e se lo vogliamo veramente, si può anche scoprire che è il proprio.

Il tuo percorso di studi e lavoro?

Sono diplomata come perito agrario e mi sono laureata in Agraria. Sono un’ agronoma e lavoro presso vari studi agronomici. Mi occupo di finanziamenti pubblici per le aziende agricole, consulenze, lavori per aziende pubbliche e private. Mi sposto tra Matera, Altamura e Gravina e  devo dire  che  fortunatamente mi sono occupata subito in questo settore.

Intanto c’è stato qualcuno in famiglia che ti ha trasmesso questo estro creativo?

Ho sempre visto mia mamma lavorare all’ uncinetto, poi mia nonna  Felicia, nonna paterna, creava e cuciva bambole dal niente e questa cosa evidentemente l’ho interiorizzata fino a seguire le sue orme… Mia nonna creava in particolare bambole per i presepi, partecipava addirittura a dei concorsi vincendo vari premi… Mia mamma ha in serbo per me una scatola con una quarantina di bambole di mia nonna, affinchè potessi tenerle con me ispirandomi, non vedo l’ora di avere questo regalo!

Perché oggi sei tu quella che crea queste fantastiche bambole di pezza…

Si, oggi sono io l’erede di questa passione artigianale…

Che cos’ altro realizzi e per quali occasioni?

Le bambole di ogni dimensione mi sono richieste per battesimi e comunioni, insieme a fiocchi nascita e sacchettini per confettate.

In quale momento della tua vita hai sentito crescere dentro di te  l’ esigenza di creare?

Il mio estro creativo era nel mio dna ma l’ ho scoperto negli anni e in particolar modo adesso. Questa esigenza nasce  quando ho avuto il mio primo bambino, è stato un momento di gioia da un lato, dall’ altro ciò ha comportato che mi allontanassi dal mio lavoro. Per una donna lavorare come agronoma non è semplice, ero sempre in giro ma mi sentivo anche molto attiva, vitale ed apprezzata per le mansioni che svolgevo…Insomma  mi mancava così tanto  il mio mondo lavorativo che  caddi in quella che si definisce propriamente depressione post-partum, una sorta di accesa malinconia per la  vita e la donna che ero prima…Ed è così che ho ripreso tra le mani la vecchia macchina da cucire, all’ inizio mi sembrava di avere una valvola di sfogo, poi, pian piano mi sono accorta che quando cucivo  e creavo con le mie mani provavo qualcosa in più… Ho iniziato ad appassionarmi ai miei lavori di cucito, ho anche seguito un corso per la realizzazione delle bambole dopodichè  le mie amiche hanno iniziato a commissionarmi alcuni lavoretti. Questa passione da  un po’ di anni a questa parte è cresciuta in maniera esponenziale  tanto da creare uno spazio espositivo sulla mia pagina facebook Le stanze di CreationMama.

Che cosa ti dà questa passione in termini emotivi?

Mi fa sentire viva, mi rilassa, riesce a realizzare i desideri degli altri, è un po’ come il lavoro di agronoma, ti senti bene perché aiuti gli altri nelle loro esigenze. Poi sono sempre alla ricerca di materiali nuovi e di idee nuove… Come quella che ho sviluppato per la prima comunione di una bambina: cucire lo stesso vestitino che indosserà in quel giorno anche  alle bambole che saranno le  sue bomboniere per l’ occasione!

Qual è la fase di lavorazione e  quali sono i materiali che utilizzi?

Utilizzo una dima, una sagoma che vado a copiare sul tessuto, cucio il tutto e l’ imbottisco di un’ovatta specifica, poi passo al trucco con il blush e i pennarelli indelebili e al parrucco  con la lana per i capelli, a seconda se sia maschietto o femminuccia, poi procedo al vestitino… per i tessuti prediligo il muslin, un tipo di cotone che si presta per la pittura e che non divora il colore ma che resta all’ interno della trama…

Qual è la tua fonte di ispirazione per le tue bambole?

Ogni bambola è diversa ed esclusiva a seconda del mio umore, di una particolare richiesta  ma tutte rappresentano la gioiosità infantile alla quale mi ispiro, poi tutte hanno un cuore…

Quanto tempo impieghi per realizzare una sola bambola e quando trovi il tempo per realizzarla?

-Sorride di gusto-. Adesso riesco a conciliare passione, lavoro e famiglia, vivo in uno stato di grazia rispetto a quel periodo buio… Diciamo che la libera professione ti permette di conciliare  e di gestire meglio il tuo tempo e spesso tra mestoli in cucina si trovano anche i miei attrezzi di lavoro…

Altre passioni di vita?

Scrivo poesie e racconti, adoro leggere…

Il libro che hai sul comodino?

Adesso di Chiara Gamberale ma i libri li porto in giro anche quando cammino…

Insomma sei un vulcano di idee…

Sì, mi sento proprio così…

Un tuo motto?

Chi crea con le mani, crea con il cuore…

 

Per info: cell 345/6442004; pagina facebook Le stanze di CreationMama

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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