Davide Scutece, il colore dei sogni

Davide Scutece, il colore dei sogni

Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi (P. Picasso).
L’arte e la persona che fa arte sono uniti in una danza continua, come in una travolgente  taranta pugliese che ti prende e ti porta via con sé. Bisogna soltanto  fidarsi dei suoni, della musica, dei sogni così come dell’ arte e di se stessi. Perché fare arte, interessarsi all’arte e propriamente dipingere, è come  danzare nella musica, nei colori, nel folklore, nelle tradizioni, è quella danza che ti prende nel tempo e con il tempo ti migliora e ti libera. Il gusto e l’affezione per qualsiasi forma artistica non può che liberare l’ individuo che la percepisce, la sente propria, la ingloba dentro di sé. Tutto diventa arte, anche il modo di fare, di porsi, di pensare è arte; lo stesso movimento interiore è arte, se sentita, percepita e alle volte invocata. Per l’arte e nell’ arte si nasce, non ci si inventa artisti, non sarebbe giusto e possibile. I veri artisti hanno persino una vita che esula dall’ ordinario e va a confluire nello straordinario. I veri artisti guardano il mondo con occhi diversi, fanciulleschi e magari sono anche quelli che non crescono mai, coloro che nascono bambini e hanno dentro di sé “il fanciullino” di pascoliana memoria, quello spirito sensibile che  fa rima con la capacità di meravigliarsi e stupirsi delle piccole cose. Chi fa arte e vive per l’arte è essenzialmente una persona libera con se stessa e con il mondo che lo circonda, è una persona che riesce ad essere particolarmente se stessa.  L’ artista è quella persona che si alza al mattino e percepisce un’ aura magica per il solo fatto di scoprire di avere un racconto da raccontare o un racconto da dipingere che è lo stesso.  Perché ci sono libri dipinti e pitture scritte in uno spazio senza fine che è la propria anima, il proprio sentire, il proprio respiro. Per fare ciò bisogna nutrirsi di aria artistica, quel tipo di aria che dà spazio ai sogni e all’immaginazione, senza temere niente, senza voler sapere esattamente che cosa accadrà domani, perché il domani è proprio l’ arte con i suoi rifugi e meandri interiori. In questo modo può capitare di sentirsi al sicuro addirittura quando non si ha il prototipo di lavoro sicuro perché fondamentalmente ci si sente bene con  se stessi e non si desidera altro: l’ arte ti sfama, ti riempie, ti disseta. Questo e altro ancora è successo a Davide Scutece, un pittore nato e cresciuto con la passione per l’ arte pittorica. Quarantaquattro anni e sentirsene molti di meno anche perché ha scelto di vivere un’ altra vita che lo ha rinnovato, ridandogli nuova linfa vitale e lasciandogli respirare aria nuova… Perché ha deciso di cambiare la sua conduzione di vita nel momento in cui ha mollato tutto per dedicarsi esclusivamente alla sua  grande passione, quasi un perenne innamoramento…Nato da genitori di origine pugliese trasferitisi in Germania per poi fare ritorno in Abbruzzo, Davide oggi vive a San Salvo, un comune di ventimila abitanti in provincia di Chieti dove è apprezzato e stimato. Forte di quei valori tramandatigli da suo padre Francesco, operaio e da sua madre Pompea, una sarta  che ha sempre avuto  uno spiccato istinto creativo e che lo ha sempre incoraggiato a seguire i suoi interessi e le sue passioni.   Difatti sin da bambino è stato colpito dai colori, da quel mondo magico e protettivo, da quelle sensazioni impresse e indelebili che hanno segnato un percorso nonostante passate esperienze lavorative.  Dopo aver lavorato per anni in una fabbrica, si è come ribellato, non riuscendo a stare nello stesso posto per molto tempo e semplicemente non riuscendo a sentirsi libero e ad estrinsecarsi. Non si può essere diversi da come si è, prima o poi si tendono  a spezzare le catene di ciò che inevitabilmente ti imprigiona, ti soffoca e non ti fa sentire in sintonia con te stesso e con le cose del mondo. Si tratta di  assorbire uno stile di vita che non combacia più con il resto, si tratta di assistere  a divergenze che non si riescono più a sostenere. Ecco che si sente l’ impeto di quel richiamo bambino,  quella voce che ti fa sobbalzare ogni volta che si percepisce. E non si può che cedere all’ istinto, all’ istinto creativo e alle proprie pulsioni che si concentrano in una sola volontà: sentirsi in pace con se stesso pur avendo un occhio clinico, uno sguardo critico nei riguardi della società odierna. Non potendo esternare tutto questo in una vita sempre uguale e stereotipata, non sentendosi libero e spontaneo, Davide ha voluto abbracciare la causa dell’ arte, si è voluto scomporre e ricomporre attraverso la pittura,  unendo a sua volta i pezzi di una vita che sembrava andare in frantumi. Ma si sa, tutto nasce anche da tormento e inquietudine, dal voler scoprire e analizzarsi a tutti i costi.  I colori e con essi la pittura hanno ridestato il senso delle cose dando nuova linfa alle sue giornate, lo hanno ritemprato,  permettendogli di toccare la pelle dei sogni… Adesso Davide si sente il padrone di se stesso e del tempo attraverso simboli, soggetti, oggetti, emozioni, sensazioni, immaginazione.  Intanto il suo primissimo quadro si intitola “Indignazione” e rappresenta tre bambini con la faccia triste e un uomo che prova a scendere da un treno in corsa, un quadro che  ha rappresentato una fase fondamentale della sua vita. Un quadro che  si è rivelato anche una predizione, per questo è particolarmente caro al pittore Scutece, il quale ci confessa di lavorare anche e particolarmente a mano libera, sporcandosi tra croste di colore e dipingendo con le dita impiastricciate così come faceva da bambino creando un rapporto viscerale con la pittura stessa. Oggi affettuoso padre di Daniele ed Andrea, Davide  continua a conservare un filo diretto con la sua infanzia che altro non è che quella miniera di emozioni uniche, quella grotta, quel rifugio rupestre nel quale  ritrovarsi tra  radici  e origini che cullano il presente e che legano al passato ineluttabilmente.

Quando hai intuito che la pittura sarebbe diventata una tua compagna di vita?

Da subito.

Ricordi il momento in cui hai iniziato a prendere colori e pennelli tra le mani?

Ho iniziato a dipingere a tre anni con i colori ad olio e a tempera, poi ho lasciato per un po’ e a quindici anni mi sono sentito invadere da questo fuoco sacro al quale non sono riuscito più a sottrarmi nonostante mio padre mi distogliesse ogni volta incoraggiandomi a pensare ad un lavoro più sicuro…  Devo dire che, dall’altro canto, mi sono sempre rifugiato sotto l’ala protettiva di mia madre che  mi ha aiutato a far venir fuori la mia passione per la pittura…anche perché facendo la sarta per gran parte della sua vita,  ha conosciuto il valore della manualità e della creatività. Io, intanto, da piccolo, le rubavo le stoffe  e le dipingevo…

Come è proseguito il tuo cammino nell’ arte pittorica?

Ho iniziato a partecipare a delle mostre, poi ho conosciuto un pittore di Vasto, Ennio Minerva che è diventato il mio maestro per circa dieci anni… Lo stesso maestro scoprendo le mie potenzialità, ha voluto che partecipassi ad una mostra a diciotto anni insieme a pittori già affermati nel loro campo…qui è avvenuto il mio vero e proprio battesimo.

Perché hai scelto la pittura come forma d’ arte e che cosa è per te?

Ho scelto la pittura perché amo profondamente i colori: il colore è magico con le sue sfumature perché lo assimilo a svariati stati d’animo…dunque, mi permette di esprimermi in un modo o nell’ altro, sia che provo sentimenti più “scuri” o…più “chiari”.

Il tuo colore preferito o ricorrente?

Il blu decisamente ma anche il verde. Ma anche  il bianco e il giallo…diceva il mio maestro che il giallo si mette anche nel caffè la mattina…

Che cosa provi quando dipingi?

Svariate sensazioni ed emozioni, ad esempio mi sembra di fermare il tempo, mi sento padrone del tempo, mi ascolto, riesco a sentire il mio respiro, a sognare ad occhi aperti…

La tua modalità di fare pittura  e la tua fonte di ispirazione?

-Sorride di gusto come sentendosi scoperto…-. Ho due modi di fare pittura: quando sono adirato, uso il carboncino e disegno, liberando schizzi, invece quando ho l’ animo più disteso, mi libero nei colori perché producono quella spazialità della quale ho bisogno…poi mentre dipingo nella mia casa-laboratorio dove  in realtà amo restate da solo  e dipingere sia con la spatola che con le dita,  sono solito ascoltare musica dal rock al punk, la musica riesce a darmi la carica giusta per iniziare a liberarmi…

Quanti quadri hai  realizzato finora?

Circa duecento, realizzo un quadro a settimana…

Che cosa facevi prima di iniziare ad essere così produttivo in questo campo?

Tutt’ altro davvero, lavoravo in una fabbrica, la  Fiat Sevel a Val di Sangro, ci ho lavorato per ventun’ anni  ma poi mi sono fatto licenziare: non riuscivo a conciliare  con la mia passione, stavo male e francamente pensavo di  non meritare questa sofferenza… Poi non tollero la monotonia, la vita piatta, sempre uguale… Diciamo che ha fatto tutto la mia natura e la mia passione, mi sono ascoltato e poi ho detto basta, decidendo di vivere esclusivamente di pittura!

Ultimi soggetti realizzati?

Una bambina siriana dal titolo appunto BIMBA SIRIANA ( acquerello),  mi piace porre uno sguardo su quanto accade nel mondo e percepirne i cambiamenti,  poi ho realizzato una notte blu che ho intitolato “Notte senza PIXEL”… e di recente “BLUE, Rainbow without pixel,  quadri  questi profondamente immersi nel blu…

Pittori preferiti?

Goya, Van Gogh, mi ispiro all’ espressionismo tedesco del ’900 e all’ arte astratta degli anni ’50.   Riesco a dare più importanza al gesto artistico, non tanto al soggetto quanto a come lo racconto  e lo coloro…

Prossimi progetti?

Non amo partecipare a mostre, se non a Vasto, d’ estate, dove comunque espongo opere secondarie; preferisco i canali social per farmi conoscere, di frequente ed in maniera aggiornata,  posto le mie opere di volta in volta.

Premi e riconoscimenti?

Un’agenzia di software ha realizzato un libro su di me in tre lingue per farne un regalo alle sedi della Fiat Chrysler in occasione di un coffee book. Poi in una mostra del 2009 sono stato definito miglior espressionista europeo a Berlino vincendo un premio simbolico, e nel 2015 un museo di Shanghai ha scelto tre artisti tra cui io  per alcune opere che dovevano essere proiettate attraverso un  particolare video.

Come ti definiresti?

Uno spirito libero, anche se talvolta chiaroscurale ma  decisamente uno che ama la vita e la vuole conoscere  più da vicino….

Il quadro che più ti piace?

Quello che ancora non ho realizzato, la tela bianca perché dà spazio al sogno e all’ immaginazione…

 

Per info: Davide Scutece: cell: 334/1175693

 

 

 

 

 

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