Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno, dipende da quello che farai oggi (Ernest Hemingway). Siamo tutti attaccati a un filo, un filo di speranza, un filo di felicità, un filo di verità, un filo di bellezza, un filo di spiritualità. Siamo tutti inclini a voler intrecciare i fili delle nostre vite per crearne trame attraverso la materia prima, ossia ciò che consideriamo più importante per noi affinchè tutto venga ad incastonarsi nei luoghi giusti, così come nei ripiani della nostra mente. Ed ecco che si crea un nodo indissolubile tra noi e il nostro tessuto sociale, ecco che teniamo ben stretti quei fili che poi vogliamo far passare per la cruna dell’ ago. La nostra volontà, le nostre passioni e potenzialità sono tutti fili che muovono il mare della nostra quotidianità e che si riflettono nell’acqua di una società sempre alla ricerca di emozioni nuove. Ma non c’ è cosa più bella che darsi emozioni più che riceverne e prima di riceverne. Non c’ è cosa più bella che sporcarsi le mani di pittura, di modellare un pezzo di creta, di stringere e legare a sé fili che siano pezzi di corde o addirittura fili di ferro. Non c’ è cosa più bella che lasciare un segno al di là del nostro viso, dei nostri occhi che brillano nella notte alla ricerca di idee e pensieri. Non c’ è cosa più bella che viaggiare con la mente e ritrovarsi in un sogno, una passione inseguita, fiutata a lungo e ritrovata poi così per caso o per pura volontà di riuscire in qualcosa che sia il riflesso della nostra personalità. Sì, perché ci sono persone che inseguono davvero i segnali come pietre, fuoco o altro per strada, segnali che possono segnare un cammino. E stanno ad aspettare perché sentono che arriveranno da lì a breve. Sentono di avere dentro voglia di espressione e comunicazione, di quel filo diretto, quel fil rouge che li conduca a scoprire anche la propria essenza, il proprio tesoro interiore e tutto diventa un lavoro di tessitura tra se stessi e la propria vocazione. Con una passione in testa e tra le mani si ha comunque meno paura anche di affrontare il mondo, perché una passione è quel rifugio, quel luogo vero, quel vento che ti fa prendere le ali per volare più in alto, lì dove regnano i buoni sentimenti, i buoni propositi e aspirazioni. Dunque basta prendere un filo tra le mani e modellarlo, un filo che può essere tanto importante non solo per la bellezza del materiale ma per quel tratto di strada che conduce ai sogni e all’altra parte della riva. Dove c’ è un rifugio di memorie per lavorare in pace e regalarsi e regalare emozioni. Allora capita di innamorarsi, di innamorarsi di un oggetto fatto di materia pregnante come il ferro, un materiale duro e fiero. Tanto da diventare il proprio vessillo, il proprio modo di amare le cose e le cose della vita attraverso i propri occhi. Ecco che un nuovo vento allora spira dal mare del coraggio, quella spinta che sa di energia pura, quella voglia di mettersi in discussione, di scoprire, di scoprirsi e perché no, di volersi più bene. Questo è capitato a Elena Chimenti, ex orafa e oggi una creativa, un’ artigiana che lavora il ferro. Originaria di Livorno, quarant’ uno anni, mamma del piccolo Lorenzo, dopo aver maturato esperienze nel campo dell’ oreficeria, ha voluto distaccarsene nel nome di una propria identità artistica che è venuta fuori come prosieguo o come cambiamento a ciò che realizzava in passato. Come se il passato avesse allentato la morsa per dare posto al presente e alle proprie risorse tanto da mettere in campo responsabilità e fiducia nuova, rinnovata, più brillante di prima. Perché talvolta dopo aver seminato e costruito in altri campi, si sente davvero il bisogno di creare qualcosa di nuovo, di proprio, una creatura che nasca da te e che abbia il tuo nome. Ed è così che Elena, incoraggiata anche da un’ amica che ne ha riscontrato le forti potenzialità, si è addentrata nel mondo dell’ handmade, di quegli oggetti personali e unici che prendono vita da un’ idea. Oggi disegna favole in ferro, disegni in ferro che si liberano nell’ aria e si impongono come l’ inchiostro sulla carta. Il ferro, scuro e vivo lascia le sue tracce tangibili nell’ aria tra le forme che Elena crea con entusiasmo, con quella gioia che libera la mente e lo spirito. Quel filo diventa un’ idea in più, ridonando una nuova sicurezza, un nuovo modo di vedere il mondo. Elena è una persona riflessiva, sulle prime diffidente, sensibile, riservata ma anche desiderosa di aprirsi al mondo, di conoscerne aspetti e scenari diversi. Si definisce un’ insicura e nel definirsi, ha tutta l’ aria di esserne consapevole e di voler varcarne quel confine per riprendersi altri pezzi di fiducia mancati a suo tempo, tendendo a voler ripristinare il quadro di se stessa, crescendo e migliorando. Come ogni donna responsabile, vuole vedere i frutti del suo lavoro ed ecco perché si affida a questo materiale antico, proprio per crearne forme dalle quali escono pezzi unici di artigianato. Cestini in ferro, lampade, forme di animali, oggetti di arredo, teiere, tazzine, pezzi corredati di orpelli vari come pezzi di stoffa. Tutti in chiave antichizzata e dal fascino retrò. La natura, intanto, è la sua fonte di ispirazione ma poi scopriamo presto che anche questo filo di Arianna che va a comporre le sue opere è un interminabile filo di unione con se stessa e con gli altri. Un modo per voler scoprirsi migliore e regalare emozioni uniche a quanti vorranno toccare con mano le forme di quell’ immaginazione, di quei pensieri dotati di particolare bellezza, fra prove, metamorfosi ed emozioni forti come il ferro.
Quale indirizzo hai dato ai tuoi studi?
Si è trattato di studi con impronta artistica. Ho frequentato il Liceo scientifico sperimentale con indirizzo artistico. Poi, a dire il vero, sono stata circa un anno a decidere cosa voler fare da grande, non riuscivo bene a trovare la mia strada…Ho conosciuto una persona che mi ha approcciato al campo dell’ oreficeria…
Quali sono stati i passaggi per poi vederti impiegata in questo campo?
Ho iniziato il mio approccio con la lavorazione a cera persa pur frequentando corsi attinenti con il contributo della Provincia di appartenenza… Successivamente ho trovato lavoro in un laboratorio orafo. Per vent’ anni mi sono divisa tra Pisa e Livorno. Devo ammettere di aver imparato tanto in questo campo: dal disegno del gioiello alla fusione con l’oro alla saldatura.
Quindi … tutto bene?
-Risponde timidamente come se avesse timore ad esternare qualcosa che poi è avvenuto interiormente e che le ha cambiato l’ assetto delle cose-.
Ho visto cambiare la mia vita con la nascita di mio figlio Lorenzo. Mi sono licenziata quando mio figlio aveva un anno, ho lasciato perché si lavorava tante ore al giorno e francamente ho voluto crescere mio figlio. Mi sono licenziata con l’ idea di continuare da sola a fare l’orafa ma non è andata così pur avendo acquisito tecnica e… come si suol dire, i segreti del mestiere…
Come mai non sei riuscita a proseguire in questo settore e che cosa è successo dopo?
Evidentemente tutto parte da dentro, a dire il vero ci ho provato ma oltre ad essere un lavoro che richiede tanto impegno, è successo che non l’ ho sentito più mio, ho perso la giusta motivazione e la passione è come svanita pur essendo una creativa nata…quindi non ho fatto altro che ascoltarmi ed aspettare qualche segnale esterno che mi potesse aprire qualche altra porticina, naturalmente, sempre in campo artistico. Dunque, penso che il mio estro creativo si sia sviluppato in seguito a questo stato emotivo, sgorgando tra rivalsa e passione nuova. Sono arrivata a vendere persino tutte le attrezzature, pur sapendo fare l’ orafa, infatti chi mi ha conosciuto mi ha dato della matta…Ma io cercavo qualcosa di semplice che mi aiutasse a conciliare il mio lavoro di mamma, sentendomi libera di creare e, paradossalmente, non obbligata a farlo! Ho provato un senso di benessere, mi sono sentita libera di scegliere, adesso lavoro perfino con mio figlio che si entusiasma ogni volta nel vedere i miei lavori…
Come e quando ha preso forma questa nuova passione?
Io e una mia amica abbiamo scoperto di avere delle inclinazioni in comune così un sabato mattina ci siamo recate a un mercato di antiquariato, e devo dire che mi hanno coinvolto subito questi oggetti antichi e da qui mi si è aperto un mondo… Ci è venuta l’ idea di unire il fil di ferro agli oggetti insieme a qualche dettaglio…La mia amica mi chiese di fare una scultura con un vecchio manichino e…venne fuori una testa di cavallo, mi sono divertita nel farlo, poi sono passata anche alle lampade con la base di scarpe in legno! E pensare che prima con il fil di ferro ci facevano semplici cestini e attrezzi da lavoro!
A che cosa stai lavorando adesso e quali oggetti ti ispirano?
Intanto sto lavorando ad una medusa e a soggetti marini decorandoli con vecchi merletti… Mi ispiro alla natura, fiori, rametti, cose che arredano la casa… I soggetti che mi ispirano sono tendenzialmente animali come cani, cavalli, così come oggetti di arredo mantenendo lo stile vintage e retrò anzichè moderno. Per me ha un fascino in più…
Che cosa realizzi e in che modo?
Realizzo cestini di ferro e lampade, cake topper per matrimoni, bomboniere come pacchettini di tessuto di lino con decorazioni in fil di ferro, oggetti di arredo e quant’ altro sia oggetto della mia immaginazione nel tempo…Intanto utilizzo il fil di ferro con le dita e le pinze per modellarlo, non c’ è alcuna saldatura…
Perché hai scelto il ferro come materiale?
Il colore del ferro essendo scuro si abbina bene, è come il carboncino sul foglio, lascia il segno…
La tua pagina facebook è Filomena con sottotitolo “wire art”, perché questo nome?
Mi ha dato questo nome il mio ex capo quando lavoravo in oreficeria: realizzavo opere formate da fili e da soggetti leggeri e morbidi, wire sta per filo…
Altre passioni?
L’ equitazione, mi piacciono i cavalli da sempre e piacciono molto anche a mio figlio… poi amiamo immergerci nella natura e passeggiare nei boschi…
Prossimi progetti?
Parteciperò allo Gipsy Garden a maggio, un mercato di artigianato che si tiene a Rimini e al Mercantile a Livorno, nel mese di giugno.
Che cosa ti dà il lavoro fatto a mano in termini emotivi?
Mi fa stare bene, mi fa essere me stessa, mi dà fiducia e soddisfazione nel vedere l’oggetto finito. Quando fai un lavoro con gioia e non ti pesa è davvero la tua strada!
Pregi e difetti che ti riconosci?
Penso di sapere ascoltare, me lo riconoscono, dall’ altra parte sono un po’ troppo riservata e timida…
Essere intervistata è stato anche un modo per superare questa timidezza?
Sì, credo di si, grazie.
Grazie a te!
Per info: pagina facebook Filomena