Alessandra Di Marcantonio, quel tempo dell’ infanzia che diventa fotografia

Alessandra Di Marcantonio, quel tempo dell’ infanzia che diventa fotografia

Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace: a questo punto l’immagine diventa una grande gioia fisica ed intellettuale (Henry Cartier Bresson). Siamo cresciute, ne abbiamo fatta di strada, eppure capita di annusare nuovamente quel profumo che, come vento tiepido, ci accarezza la pelle, un profumo di glicine e rose che circondava il cortile della nostra infanzia…Per un momento diventiamo le bambine che siamo state, con i calzettoni che mettevamo a primavera e le scarpette graffiate dai giochi, lasciandoci cullare dal vento e portando le nostre treccine ribelli in giro insieme alle nostre corse in bicicletta. Mentre il futuro ci sembrava un territorio da esplorare e l’orizzonte ci incuteva un senso di timore ma anche di esplorazione, curiosità, ricerca. Basta davvero un niente per riascoltare le note del passato, una vecchia canzone che ci sembrava solo nostra per poi accorgerci che piaceva un po’ a tutti, una voce di un amico ritrovato, tutto diventa un sentimento dolce velato da un quid nostalgico, tutto diventa un percorso di oggi nel passato che ritorna ma che non si riesce a fermare se non nella nostra mente e nei nostri ricordi. Il passato, dunque, non può tornare ma è impresso nella nostra memoria, saldo e pronto a liberarsi nel presente. Ci sono volte però che vorremmo essere aiutati a trattenere in qualche modo i nostri ricordi, la nostra memoria storica, vorremmo essere aiutati da qualcosa di indefinibile e fantastico, qualcosa di finito e concreto nello stesso tempo, pur sempre qualcosa che ci aiuti a far rivivere il passato, i nostri ricordi, la nostra infanzia, adolescenza…Insieme a tutta la bellezza che ci portiamo dietro, insieme a tutto il candore e lo splendore che si rifletteva nei nostri occhi. Perché c è un tempo esteriore e un tempo interiore che, come un tramonto sul mare, cola a picco nei nostri cuori. E da tutto ciò è davvero impossibile sottrarsi, perché saremo presi come per mano e ricondotti in quel posto preciso, in quella data e ora precise, in quel giorno preciso che ci ha fatto innamorare di quella persona, in quel giorno che ci ha reso autonomi, in quella festa tra amici che ci ha reso felici. E allora ci chiediamo più volte: come tornare a quella fetta di felicità, a quel profumo di felicità e benessere? Vorremmo quasi rinchiuderla come si fa con un’ essenza profumata in una boccetta; vorremmo mettere al sicuro la nostra felicità, il nostro tempo migliore in una valigia dei sogni per portarcela dietro con noi. Un mezzo per poter fermare il tempo e con esso i ricordi è senz’ altro l’arte e le forme che nascono dall’arte come la fotografia, un’ arte quest’ ultima che ha davvero il potere di fermare il tempo, quel tempo interiore che vorremmo fare nostro per sempre. La fotografia suggella i ricordi e li ripone nei piani giusti, diventa anche un modo per fare ordine tra i nostri sentimenti, lì dove appare un’ educazione all’ emotività, al nostro sentire, per discernere i buoni sentimenti appunto, ciò che veramente ci ha condotti alla nostra crescita interiore. Abbiamo conosciuto Alessandra Di Marcantonio, fotografa di professione, quarantaquattro anni, originaria della bella terra abbruzzese e precisamente di Sulmona. Ale Dima, il suo nome d’ arte, Alessandra Di Marcantonio è una fotografa per l’infanzia e per il wedding. Appassionata da sempre di foto con ritocco antico, si è calata poi nel mondo della fotografia per l’ infanzia per la quale ha una vera predilezione, un mondo quello dell’ infanzia che sa rendere fiaba, un racconto velato di sogno e incanto. E se è vero come è vero che tutto è dentro di noi, Alessandra ha potenzialità spiccate per questo settore che oggi la fa essere una fotografa ricercata e apprezzata sul suo territorio e non solo. Sensibile, riflessiva, attenta, generosa, disponibile, eclettica, Alessandra ha vissuto un’ infanzia felice, amata dalla sua famiglia in un ambiente che l’ha sempre protetta e aiutata ad esprimersi. Tutto secondo le proprie inclinazioni che l’ anno portata oggi ad amare il confronto e lo scambio emotivo. E così Alessandra ha creato un mondo poetico dentro di sé lontano dalle insidie e dai turbamenti, un mondo fatato, quasi ovattato, un recinto di grazia e bellezza. Atmosfere incantate e rievocate secondo un modus operandi adeguato nel dare il giusto valore al mondo e al tempo dell’ infanzia, un tempo da proteggere, salvaguardare, amare. Un tempo che diventa un tesoro di gemme rare e preziose, un forziere che custodisce la nostra forza, i nostri ideali, il nostro credo, i nostri progetti, i nostri sogni. Perché solo tornando al mondo dell’ infanzia, scopriremo chi siamo, solo volando e planando su quel sorriso felice di bambino, ritroveremo un sorriso vero dentro di noi, quell’ essere uomini e donne di domani. Un domani non lontano ma presente nei nostri occhi e nel nostro più puro sentire. Il mondo dell’ infanzia si unisce alla fotografia per dare voce a quel mistero svelato, dove tutto è chiaro: il nostro essere insieme a forza e fragilità. Perché il fascino che esercita su di noi il passato è irresistibile e attraverso mondi come quello della fotografia diventa riproponibile, realizzabile, concretizzabile. E così quando ci vedremo cambiare inavvertitamente e non sapremo da che parte andare, chi voler essere, quando questo avverrà, non dovremo spaventarci. Riconosceremo che tornare al passato sarà un passaggio obbligato per arrivare alla conoscenza di noi stessi. In un momento tale, sarà utile aprire il nostro cassetto e scovare gli album dei ricordi, prendere in mano quel pezzo di fotografia e rivederci con gli occhioni spalancati a spegnere le candeline dei nostri primi compleanni o sedute su un tappeto d’erba tra gli alberi. Sarà utile ricondurci indietro in un tempo amico, quel tempo che ci vuole serene e consapevoli persone di oggi. Alessandra Di Marcantonio dell’ infanzia dice questo: “Un bambino è una speranza, una promessa, una stella fortunata. Le emozioni che nascono dalla loro presenza sanno trasformare ogni scatto in una fiaba. La fotografia mi permette di conservare nel tempo il segno di restare bambini”.

Il tuo primo approccio al mondo della fotografia?

Dopo la laurea in sociologia, ho iniziato ad appassionarmi di foto con ritocco antico. Ho iniziato ritoccando foto antiche, ho poi seguito diversi corsi nella mia città per poi trasferirmi anche a Roma dove ho collaborato con un fotografo che mi ha instradato arricchendo il mio bagaglio di conoscenze. Ho lavorato in post produzione di foto antiche come ho collaborato con vari studi di fotografia della mia zona: da Vallata Peligna a Pescara a Roccaraso ma anche fuori zona. Un anno fa ho aperto lo studio fotografico “AleDimaPhoto” che porta le mie iniziali mentre da due anni a questa parte è sbocciata la predilezione per il mondo dell’ infanzia ossia la fotografia per l’ infanzia che mi ha entusiasmata e continua ad entusiasmarmi in ogni modo.

La prima foto che hai scattato?

Ho scattato la prima foto ad Ambra, una bambina di diciannove giorni, la figlia della sorella di una mia collega, da qui l’ input a continuare perché è piaciuta molto l’ idea oltre la foto in sé.

Altri input che ti hanno consacrato al mondo della fotografia per l’ infanzia?

Eh sì, a dire il vero, è successo che dopo aver visto questa foto della piccola Ambra, una bimba nata nell’ospedale di Sulmona, la stessa azienda ospedaliera mi ha ingaggiata per una produzione fotografica all’ interno del reparto di ginecologia. L’ entusiasmo è stato tale che nel dicembre scorso ho tenuto una mostra fotografica presso l’ospedale, proprio nelle sale adibite per l’evento. Un evento voluto anche per incentivare le nascite anche perché il reparto di ostetricia ha rischiato di chiudere per un calo drastico della natalità…Intanto la prima mostra in assoluto sul tema dell’ infanzia l’ho tenuta l’estate scorsa nel complesso dell’ Annunziata, a Sulmona, e devo dire che ha riscosso un buon successo di pubblico…

Che cosa è per te la fotografia?

La fotografia ha un potenziale intrinseco, il valore assoluto di immortalare momenti che non tornano più, un modo per fermare e rapire il tempo, un tempo emotivo che rimarrà dentro per sempre.

Invece che cosa è per te la fotografia per l’infanzia e che emozioni suscita in te?

Le emozioni dettate dalla presenza dei bambini sanno essere uniche con quel tocco di infinito, di magico, di etereo. Voglio vedere così i bambini, protetti in un mondo ovattato che sa prendersi cura di loro e della loro tenera età. Mi sento male al pensiero dei bambini che non vivono la loro età ma sono indifesi, sfruttati, lasciati al loro destino. Per me il mondo dell’ infanzia è quel confine che non deve essere superato, è quel giardino dove custodire i sogni e vivere come in una fiaba…Intanto mi sono ispirata all’ australiana Anne Geddes che è, da oltre vent’anni, la più nota fotografa di bambini al mondo. Naturalmente io seguo il mio stile, ad esempio mi piace sfumare la foto con un colore rosa antico, vintage che conduce i bambini nel mondo dei sogni, un mondo a parte che li vuole protetti, sicuri, amati e ammirati. Fotografo bambini dai dieci giorni fino agli otto anni di età e ho avuto modo di entrare pian piano nella loro psicologia, conoscendoli più da vicino: ad esempio le femminucce sono più vanitosette dei maschietti che sono più timidi e ritrosi… Ho fotografato i bambini su una luna in legno realizzata da mio padre che quando può mi segue nel mio percorso, ho fotografato bambini sull’ altalena tra le nuvole, è così che li vedo, liberi e felici di vivere la loro età, un’ età preziosa che non torna più e deve essere vissuta nel miglior modo possibile…

Che bambina eri?

Una bambina che sognava tanto, una bambina che voleva un mondo corretto, una bambina felice, amata dai miei genitori e dalle mie sorelle…una bambina vivace, amavo colorare, disegnare, stare a contatto con la natura, ascoltare musica, ancora oggi suono diversi strumenti musicali…

Prossimi progetti?

Intanto sto abbracciando anche il mondo del wedding con un mio stile personalizzato, e dal 15 al 18 agosto, presso il complesso dell’ Annunziata di Sulmona si terrà la mostra fotografica dal titolo: “ Racconto di una fiaba”…

Che cosa provi quando scatti una foto, ossia nel tempo che intercorre tra il prima e il dopo?

Fotografia vuol dire proprio scrivere con la luce, quindi mi sembra di portare i bambini alla luce… Sono soddisfatta, gioiosa, mi emoziono, mi diverto, mi rilasso, mi commuovo. Tutti sentimenti che si intrecciano tra loro e devo dire che anche i genitori dei bambini percepiscono le mie stesse emozioni come la mia bravissima assistente di set, Arianna Zimbaro, che prepara i bambini con cura adagiandoli e sistemandoli amorevolmente… Arianna è la mia alter ego oltre ad avere un linguaggio parallelo con questi bambini. Entrambe proviamo il mistero del prima, dell’attesa prima dello scatto che è importante poi per un confronto di emozioni!

Che cosa ti piace del mondo del wedding?

Il mondo del wedding regala emozioni adulte, quel tempo emotivo da saper cogliere oltre al dettaglio di un fiore o del velo…

Un matrimonio che hai fotografato e che ti ha emozionato particolarmente?

Il matrimonio di Riccardo ed Elena a Perugia il dieci giugno scorso: Riccardo era sulla sedia a rotelle e questo mi ha emozionato perché lo sposo ha inteso lanciare volutamente il messaggio che l’ amore va oltre ogni handicap!

Che cosa vuol dire cogliere le emozioni per trasmetterle agli altri?

Mi sento protagonista delle emozioni altrui ma anche responsabile nel cogliere le emozioni giuste nel rispetto degli altri e di ciò che provano e sentono in prima persona…

Come ti definiresti come donna e come artista?

Come donna penso di essere una persona risoluta, quello che ho voluto, l’ ho sempre ottenuto grazie alla mia forte determinazione e sana ambizione al fine di creare sempre qualcosa di bello…ho mille passioni: suono il violino e il pianoforte, adoro leggere e cucinare e quando posso, realizzo montaggi di films e cortometraggi… Più che un’ artista mi sento una persona che ama l’ arte che è in continuo divenire…

Un tuo motto di vita?

Auguste Rodin diceva: “I veri artisti sono quasi gli unici uomini che fanno il loro lavoro per il piacere di farlo”. Ma se devo fare mia questa frase direi: amo il mio lavoro perché mi permette di sognare…

Per info Alessandra Di Marcantonio: cell: 329-2867127; Pagina facebook Aledimaphoto

 

 

 

 

 

 

 

 

3 pensieri riguardo “Alessandra Di Marcantonio, quel tempo dell’ infanzia che diventa fotografia

  1. è una professionista e l’intervista ha reso in pieno il concetto delle sue foto. Brava! Ale ha collaborato con il mio studio per diversi anni ed e la sua mente era come mare di idee, intuizioni, progetti in continua evoluzione! Ad oggi ancora di piu’!

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