Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate (Diane Arbus). La vita è una danza, una danza vorticosa, una danza a passi lenti ma pur sempre una danza. Una danza che ti prende perché è bello abbandonarsi, è bello innamorarsi, è bello esprimersi… Una danza, però, che bisogna saper condurre. Guardarsi allo specchio, crescere, assistere ai propri mutamenti, guardarsi anche le cicatrici, guardarsi il sorriso e anche il sorriso che non c’è. E poi c’è la musica che ravviva le nostre giornate, musica classica, musica pop ma soprattutto quella musica che abbiamo dentro. Poi ci sono i nostri errori ma poi c’è anche la nostra voglia di riscatto. Ci sono anche le nostre porte aperte, semiaperte, chiuse. C’è la voglia di aprirle, di nascondersi dietro, di serrarsi. E poi c’ è quella campana che suona per tutti, quel segnale da riconoscere così importante perché delinea la nostra leggenda personale. Quante volte ci siamo trovati ad un bivio pur volendo alcune cose? Magari pensiamo di trovare la persona giusta che poi non si rivela tale per accompagnarci nel cammino della nostra vita. Magari proviamo a sognare una strada anche nel campo del lavoro, una strada che poi si rivela presto una strada imposta dai condizionamenti e dalle circostanze e che non corrisponde esattamente ai nostri gusti, passioni e habitus interiore. Ma proseguiamo perché ci sembra di non avere altra scelta. Ed ecco che arriva quello scossone, quel fulmine a ciel sereno per cui sobbalziamo, abbiamo un contraccolpo inaspettato. Ed è proprio lì che ci sembrerà di perdere i sensi, ci sembrerà di non sentirci più, come un orologio che non ha più le sue lancette per cui non sentiremo più alcun rintocco. Restiamo ferme al centro della stanza, raggelate. Perché la vita è una danza appunto ma alle volte ti prende e ti porta lontano dove non avresti mai immaginato essere. Noi donne, per un retaggio culturale che ci portiamo dietro, siamo abituate ad avere alti e bassi e colpi improvvisi, siamo forti ma anche così fragili da rischiare di non ritrovarci più o almeno non subito. Abbiamo bisogno di tempo, di un tempo interiore da vivere insieme alla nostra pelle e… che sia delicata o coriacea, siamo pur sempre donne! Ci sono volte in cui sembriamo abbandonarci al nostro destino ma, senza accorgercene, poi lo prendiamo in mano così come si prende un fiore reciso, come si prendono in mano le chiavi di casa o un giubbotto che ci copre e ci difende dal freddo e dal vento. Sì, perché prima proviamo quel freddo che si attacca alla pelle, quel freddo che ci indurisce i connotati e poi cominciamo a riscaldarci di noi stesse, dei nostri buoni propositi, dei nostri sogni e delle nostre passioni. E non c’è soddisfazione più grande di quella di avercela fatta da sé. Come è successo a Nuria Arezzi, quarantaquattro anni, originaria di Augusta in provincia di Siracusa, oggi vive nel territorio leccese, a Frigole, a quattrocento metri dal mare. Sposata con Andrea, un ufficiale di marina, un uomo che l’adora e che la stessa definisce meraviglioso, ha due figli Francesco di venti anni avuto da una precedente relazione e Marco di nove anni. Da buona siciliana, i suoi valori sono la famiglia e l’amicizia, adora il mare, la musica, l’ arte in tutte le sue espressioni e il profumo della zagara… Intanto scopriamo che il nome Nuria ha origini arabe e vuol dire luce, quella luce che è diventata nel tempo il suo leit motiv, il suo filo conduttore, la sua musica interiore. Quella luce rincorsa e poi ritrovata. Ci sono donne che vedono il mondo con occhi diversi e una di queste è sicuramente Nuria perché oggi vede il mondo dal suo obiettivo fotografico. Nuria si appassiona alla fotografia così per caso, per gioco, per spirito di iniziativa e di avventura. Complessa solo perché ha tanto da dire, sensibile, determinata, aperta alla vita, si è trovata un giorno come un altro a metà della strada… Ha sentito le gocce di pioggia sulla sua pelle, poi quel freddo che indurisce e dopo un po’, quel raggio di sole che riscalda. Qualche delusione, un lavoro che non sentiva proprio, problemi di salute l’hanno condotta al vicolo cieco della depressione…Ma Nuria dopo averla annusata, conosciuta, accettata, si è poi ribellata, ha rotto le sue stesse catene e ha preso in mano le redini della sua vita. Evidentemente nella vita ci vuole tutto, il dolore ne è una componente importante per apprezzare ciò che la vita stessa ci dà e per conoscerci di più. Ecco perché oggi la fotografia è diventata il suo riscatto e quella marcia in più. Una passione che ha coltivato nel tempo e che oggi vede i suoi frutti. Ed ecco che quella miriade di pensieri si dissolve nei suoi scatti fotografici. Discreta e comunicativa nello stesso tempo, rispettosa, elegante e raffinata nello stile e nei gusti, delicata e forte. Nunzia ha una predilezione per i ritratti ed in particolar modo per i ritratti che vengono ad essere quelle storie di donne, quegli spaccati, quei vissuti che sono la tela per dipingere un quadro. Anche se Nuria che oggi si ritiene una “fotografa campagnola”, ha iniziato per caso a lanciarsi nel mondo della fotografia, ha già riscosso un buon successo di pubblico femminile. Tutte donne che l’ hanno scoperta e che si sono lasciate riprendere dal suo obiettivo fotografico nel suo laboratorio a carattere familiare. Perché Nuria ha qualcosa in più, oltre che metterle a loro agio creando empatia, dialogo e complicità, sembra entrare nella testa e nei pensieri di ognuna, sembra intraprendere un dialogo tratteggiato nei loro occhi e nel loro volti. Donne che si mettono a nudo, che si aprono e confessano le loro paure così come parlano delle loro esperienze, delle loro cicatrici sulla pelle, dei loro sogni, delle loro passioni, di una strada da voler percorrere, di una strada che le liberi come libellule nell’aria. Nuria riesce ad illuminarle, a dare loro quel momento di gloria, quel momento fatto anche di cose semplici e complici, sicuramente un momento nel quale possano sentirsi protagoniste e artefici delle pagine della loro vita. Donne, dunque, che si raccontano a cuore aperto perché in Nuria trovano un’amica e una confidente, donne forti o meno forti, donne trafitte da un male che le voleva annientare, donne che cercano se stesse, donne, semplicemente donne.
Raccontati in genere…
Sono di origine siciliana, sono figlia di una parrucchiera, ho lavorato in un centro estetico, quindi ho maturato un certo senso estetico se pur non ho voluto continuare per questa strada…In precedenza ho avuto un’ attività commerciale di arredamento etnico, poi all’ età di ventiquattro anni ho avuto Francesco, il mio primo figlio, è stata una storia d’ amore travagliata… Poi ho conosciuto Andrea, siamo stati quattordici anni insieme e abbiamo avuto Marco. Ho seguito mio marito in Puglia ed eccomi qui…
Come nasce la tua passione per la fotografia?
Ho sempre avuto la macchina fotografica fin da ragazza per immortalare i momenti della mia vita, dalla famiglia alle gite… Ho sempre continuato a fare fotografie, poi all’età di trentacinque anni ho comprato una Reflex che utilizzavo sempre per scopi personali…Alle volte mi rendo conto che la mia passione è scoppiata un po’ troppo tardi però, che dire… meglio tardi che mai! Verso i quarant’ anni ho iniziato a frequentare dei corsi, mio marito mi regalò un’altra macchina fotografica stimolandomi e incoraggiandomi a perfezionarmi nel campo della fotografia. Ho frequentato dei corsi a Lecce dal primo al secondo livello, ho iniziato a comprare libri e ad andare per mostre…Arrivo poi al ritratto per gradi, il ritratto è la mia vera passione. Ho iniziato a interessarmi di fotografia a quarant’ anni proprio quando ho iniziato ad avere anche dei problemi di salute, scompensi ormonali che mi stavano portando alla depressione…
Ed è per questo che la fotografia è stata una forma di risposta e di riscatto?
Sì, direi di sì, è stata una terapia, con l’obiettivo ho iniziato a realizzare delle foto alle amiche, foto che, poi, man mano, ho pubblicato su facebook. Da qui sono arrivate sempre più delle richieste dal pubblico femminile, donne di tutti i tipi, belle o meno belle, tutte con i loro vissuti alle spalle, le loro storie e la loro voglia di riscatto… Con il tempo mi sono attrezzata ad allestire un laboratorio fotografico in casa… Tratto queste storie di donne con stile semplice ed onirico, un po’ fuori dal tempo, creando un contrasto di luci e ombre, un contrasto di luci anche sulla pelle e sulle cicatrici…Sono donne fuori dagli stereotipi, donne forti…donne con le loro problematiche, donne che vogliono lanciare un messaggio di forza e di speranza…
Come hai continuato a farti conoscere?
Ho partecipato a delle collettive a Roma, ho iniziato a far parte di vari gruppi sui social di fotografia e da qui devo dire che sono arrivate soddisfazioni miste ad emozioni uniche: ho iniziato a fotografare vari tipi di donne, donne con quella malattia chiamata cancro che si teme come la peste, donne che hanno voluto farsi vedere calve o con cicatrici, donne grasse che volevano vedersi comunque belle, o anche donne che chiedono semplicemente un riscatto della propria immagine. “Emozioni fuori dall’ ombra” è un evento organizzato presso lo spazio sociale di Lecce, una mostra di fotografia attiva fino al 17 novembre. In questa occasione ho presentato Mina, una donna che ho fotografato calva a seguito delle chemioterapie insieme ad un portfolio contenente una serie di foto. Mina non sopportava la parrucca e il figlio non sopportava vederla calva, intanto Mina ha superato questa malattia e ha voluto comunque farsi vedere calva, senza vergognarsi per lanciare un messaggio di forza; il figlio quando l’ha vista nella mia rappresentazione fotografica, ha superato il trauma della madre…
Altre soddisfazioni o episodi che ti hanno incoraggiata in questo cammino?
Beh, ad esempio, ho conosciuto una ragazza con problemi di peso che è riuscita a perdere trenta chili e che ha voluto farsi fotografare nella sua nuova dimensione di donna…sono tante le storie di donne, tutte interessanti, tutte significative, tutte con sfaccettature diverse che si mostrano con naturalezza e spontaneità…tutte storie che mi emozionano e commuovono.
Prossimi progetti?
Vorrei realizzare un book fotografico per riunire e salvaguardare tutte queste storie di donne, poi c’ è nell’ aria una richiesta di collaborazione con il reparto di oncologia di Lecce insieme ad un altro fotografo professionista per la realizzazione di un calendario di sole donne… Intanto a gennaio prossimo, una mia amica psicologa mi ha ingaggiata per la realizzazione di foto per una terapia di gruppo e in particolare per una terapia sulla rabbia.
Una storia di donna che ti ha emozionata particolarmente?
La storia di Marina Carcagna, una donna che ha sconfitto il cancro, una vera guerriera, adesso attiva nel reparto di oncologia, è a favore delle donne che combattono questo male…In foto ha mostrato la sua cicatrice come medaglia di vittoria.
Che cosa ti piace del vivere quotidiano?
Quel raggio di luce nelle persone con sani principi e quelle persone con le quali puoi dialogare.
Come ti definiresti?
Una persona curiosa e aperta alla vita e alla creatività: mi piace fotografare così come restaurare un armadio.
Un tuo sogno progetto?
Organizzare una mia mostra personale…e un viaggio nel deserto alla scoperta del popolo tuareg.
Una foto che hai in mente di realizzare?
Fotografare donne stile Botero in una masseria pugliese, donne abbondanti nella altrettanto straripante bellezza della terra pugliese.
Un tuo motto?
Vivi e lascia vivere…
Per info: Nuria Arezzi: cell: 393/1287108
La meraviglia della Donne… Complimenti Nunzia, grazie Rossella!!!