Carina Jerez, arrivare alla pelle dei sogni

Carina Jerez, arrivare alla pelle dei sogni

“Dove si crea un’opera, dove si continua un sogno, si pianta un albero, si partorisce un bimbo, là opera la vita e si è aperta una breccia nell’oscurità del tempo” (H. Hesse).

Nell’ intreccio formidabile di luce e penombre, ci muoviamo assetate di parole  e linguaggi interiori, di movimento che sia bellezza e di bellezza che sia movimento. Cullate dagli  eventi, talvolta anche catapultate dagli stessi eventi su una riva che non riconosceremo subito nostra se non dopo tempo. Solo perchè ci vedremo diverse, cambiate e anche fortificate dagli stessi eventi. Scopriremo di avere spazi e tempi nuovi perché noi per prime saremo persone nuove e aperte ai cambiamenti, cambiamenti forieri di gioia ma anche bagnati di lacrime…Questo perché dovremo oltrepassare ostacoli, intemperie  e imparare a  ballare sotto la pioggia, dappertutto e malgrado tutto. Ci caleremo nelle pieghe della nostra anima per conoscerci di più attraverso quelle schegge di luce che prima si erano rivelate scure e dolorose. Solo attraversando il dolore, solo non avendo paura della paura, solo restando ancorate  a noi stesse e alle nostre corde emotive, solo trascorrendo del tempo prezioso con noi stesse, ci ritroveremo rinate, con un nuovo spirito in  una nuova alleanza con noi stesse. E ci  ameremo per quelle che siamo  e noteremo di essere molto di più di ciò che pensavamo. Il poeta Gibran dice: “Il dolore è il rompersi del guscio che racchiude la nostra intelligenza”.  Scopriremo così che sarà stato utile aver accettato le sfide della vita, aver sbattuto il muso contro quella parete di dubbi, incertezze e smarrimenti per arrivare ad  essere persone più luminose, più consapevoli, più forti e determinate. Siamo come alberi piantati nella terra. Muoviamo le nostre foglie al vento, ci agitiamo, ci ritroviamo sole con i nostri pensieri che saranno poi frutto delle nostre azioni future.  Ma un bel giorno ci troveremo davanti ad un grande specchio e non potremo scappare più, non potremo nasconderci per paura di apparire diverse. Ma sarà proprio la vita a condurci per mano, quella vita alla quale non ci saremo piegate ma inchinate. Sarà proprio la vita a premiarci e a ridarci quel pezzo di strada che ci condurrà a casa. Perché l’ avremo amata. Ci sono donne che amano le metamorfosi, che amano mettersi in discussione  e che amano partire e andare. Senza sapere l’ esito ma con il coraggio tra le mani e la forza che fa vibrare tutto il corpo, illuminandolo di luce. Distesa a giocare in un prato della terra argentina, cresceva Carina, una bambina sorridente ed aperta alla vita. La sua è tuttora una famiglia  di artisti, poi, una volta diventata donna, è venuta in Italia dove ha trovato il suo rifugio, la sua nicchia preziosa perché è stata lei con la sua forza, il suo coraggio e la sua risorsa in più a renderla tale.  Arrivata in Italia,  tra mille peripezie, ha dovuto crescere suo figlio da sola. Oggi è una donna felice  e realizzata perché ha superato se stessa. Ha cresciuto suo figlio da sola, senza nessun aiuto, ma fiera di esserci poi riuscita. Suo figlio Kevin, oggi, è impiegato in un’ azienda, gioca a rugby,  si occupa di volontariato ed è felicemente fidanzato. Parliamo di Carina Jerez, una donna di origine argentina che vive  a Livorno. Carina ha quarantotto anni e la sua vita sembra una pagina di un romanzo. Si occupa di relooking di mobili e pareti  ed ha messo su un rifugio straordinario ricco di suggestioni, un luogo  che si è cucito  addosso e che ha percepito sulla sua pelle. Carina vede il bello in tutto e rende così velluto un tappeto di chiodi, rende preziose le cose nascoste, volendo dare nuova vita  ai pezzi vecchi. Per lei il vecchio non esiste, esiste ciò che può trasformarsi in nuovo, creando meraviglie mentre il suo affezionato cane Romeo la segue sui set di lavoro e dovunque vada. Dalle sue opere traspare talento, maestria, gusto e raffinatezza. Il nome dato al suo laboratorio è Atelier Camelie Creazioni Artigianali. Un fiore ritrovato e rivalutato quello della camelia, un fiore che, come lei, ha avuto il coraggio di imporsi e di ritornare in scena. Carina, difatti, si è trovata ad un bivio, quel classico bivio dove puoi mollare o lasciar perdere tutto compresi i tuoi sogni o proseguire  e andare avanti a testa alta. Carina ha scelto di rimboccarsi le maniche e a lavorare crescendo suo figlio che è la luce dei suoi occhi. Racconta anche di quando, tra mille sacrifici, non riusciva a pagare le bollette e cenava con il suo piccolo a luce di candela…Ciò che colpisce della mamma Carina è aver voluto trasmettere  a suo figlio il bello delle cose e della vita, un po’ come accade nella nota pellicola “La vita è bella”. Ha voluto e continua  a  voler vedere il lato migliore,  a dare uno soluzione ai problemi; il no non esiste nel suo vocabolario perché è andata avanti dicendo a se stessa: “ Sì, vai avanti, ce la puoi fare”. Ciò che colpisce invece dell’ imprenditrice Carina è la sua altrettanta forza nel comporre e scomporre le cose,  il suo rapporto viscerale con le cose, il  rendersi artefice dei cambiamenti esterni ed interni.  L’essere artefice del suo passato, presente e futuro. Dalla forte personalità, di lei piace la sua voglia  di riscatto perenne, il suo volercela fare, costi quel che costi, la sua ironia vestita di coraggio e sapienza, il suo voler arrivare alla pelle dei sogni. Sensibile, educata ai sentimenti, positiva, volitiva,  intelligente,  coraggiosa,  determinata, una forza della natura, Carina  si porta dietro parte della sua terra argentina dove ha lasciato il suo cuore, trasmettendolo poi al pubblico italiano.  Imprenditrice apprezzata, dunque, e in continuo divenire, Carina Jerez non parla ma canta mentre parla. Con la sua voce suadente, con il sangue argentino che pulsa nelle vene, con la musica nel cuore, comunica bellezza e movimento, gioia di esserci sempre e comunque e di non arrendersi mai. Perché l’ essenza della vita è proprio questa: rinascere dalle proprie ceneri, sentirsi la forza addosso che ti chiama per esplorare il mondo e per rigenerarti rinnovandoti, arrivando ai sogni, alla pelle profumata dei sogni.  Quei sogni che sembravano lontani e oltre le nubi ma ci si arriva, ci si arriva, anche se dopo tempo, avendo il coraggio di afferrare quell’altalena e arrivando a toccarli. Carina  continua a scrivere le pagine della sua vita volendone fare un capolavoro e questo non può che essere applaudito.

Che cosa ti ha cambiato profondamente la vita?

Crescere mio figlio a ventuno anni, senza nessun aiuto perché non potevo contare su nessuno. E’ stata dura ma mio figlio Kevin oggi è il mio orgoglio, è venuto su bene. Ho cercato di  insegnargli il rispetto per sé e gli altri e il valore di ogni essere umano! Devo dire che tutto torna perché è stato mio figlio a salvarmi, tirandomi fuori una forza che non pensavo di avere…

Raccontati…quali sono state le tue esperienze lavorative  prima di approdare al mondo del relooking?

Voglio precisare che il mio riscatto lavorativo che è avvenuto dopo un arco di tempo ha a che fare con ciò che  più mi piaceva. Nella mia famiglia d’ origine c’ è una bella contaminazione di artisti:  dal ceramista al  cantante, dal ballerino allo speaker radiofonico. Intanto sono finita nella culla dell’arte italiana e me ne sono innamorata. L’Italia è un paese stupendo pieno di arte e cultura e questo ha stimolato il mio senso artistico. Intanto una volta arrivata in Italia, ho fatto veramente di tutto per mantenere me e mio figlio: sono stata titolare di un ristorante, ho lavorato in un ippodromo, in un negozio di abbigliamento, in un aeroporto, ho cantato nelle orchestre… In ogni modo, ho sempre avuto a che fare con la gestione del cliente e questo mi ha formata…

I tuoi anni migliori?

Gli anni migliori sono stati i peggiori…

Che cosa fai precisamente nel campo del relooking?

Mi occupo di relooking di mobili e pareti, dando loro una nuova immagine…Tendo all’unicità, ad esempio, permetto ad una parete di comunicare  imprimendole una nuova espressione. Nelle case nelle quali entro, percepisco la parete che mi  parla. Le pareti sono un po’ come i quadri… Una  parete più è logora e meglio è perché poi la coloro e la personalizzo.  D’ altro canto, recupero il mobile con il suo vissuto, quel mobile che ha perso il suo charme, il classico mobile della nonna.  Un mobile è come una donna, cerco di dargli il trucco adatto…Intanto spazio dallo stile shabby al  gustaviano al francese, stili che cerco di coniugare il più possibile.

Come nasce l’Atelier Camelia Creazioni Artigianali?

Nasce nel  luglio 2016 a  Livorno dove vivo. Ho ripreso da capo a  fondo uno spazio fatiscente di centosettanta metri quadri. Mi sono chiusa qui per un mese e ho fatto il miracolo…il mio laboratorio è venuto su come l’ ho sognato e percepito fin dall’ inizio.

In che cosa ti assomiglia il tuo atelier?

Mi assomiglia  in tutto, qui traspira il  mio carattere sudamericano insieme al mio essere stravagante e passionale…

A che cosa ti sei ispirata per arredare il tuo nido creativo?

A me stessa, mi sono fatta trasportare da ciò che sentivo, adoro le patine antiche, quindi sto molto tempo con la parete o con il mobile, accarezzandone le sinuosità e i particolari…

Che cosa provi quando ti dedichi al tuo lavoro?

Mi sento completa ed appagata, una bambina che gioca, provo libertà e gioia pura, perché non dipendo da nessuno se non da me stessa.   Attraverso le mie creazioni, ho raggiunto un maggiore grado di consapevolezza.

Le regole giuste per decorare?

Non si può parlare di regole ma di esperimenti, in questo modo si può migliorare attraverso lo studio e la ricerca. Piuttosto sento di poter dire di creare  atmosfere…Io lavoro attraverso il gioco di luci e penombre e la musica classica che mi  stimola l’ istinto e le vibrazioni…

I tuoi colori preferiti?

I colori della terra sfumati con la luce…

Un profumo che ti fa impazzire?

Il profumo della pelle di mio figlio…

Ricordi della tua terra argentina?

Il momento in cui mio padre preparava il barbecue e di quando aspettava me e mia sorella appoggiato ad un pesco…Ho ancora la sua immagine negli occhi, invece mia mamma ci suonava la chitarra per farci addormentare…Ho quattro fratelli e tre sorelle…

Altre passioni di vita?

Il ballo e il canto, decisamente.  Per me, gioia pura!

Che cosa ti fa star bene e che cosa ti rattrista?

Mi rallegra il rispetto, mi rattristano le ingiustizie verso i deboli, i bambini, gli anziani, gli animali…

Un tuo sogno-progetto?

Mi piacerebbe fondare un’associazione per madri in difficoltà, madri che rischiano di perdere i propri figli perché le loro case non sono idonee e non possono offrire molto ai loro figli… Non tutte hanno la forza che ho avuto io, ma molte vivono nell’ ignoranza e nella paura… Ecco, mi piacerebbe trovare un  modo per aiutarle…

Un tuo motto?

C’è sempre una possibilità, sempre …

 

Per info:  Pagina facebook Atelier Camelia  Creazioni Artigianali ; cell: 345/7694195

 

 

Un pensiero riguardo “Carina Jerez, arrivare alla pelle dei sogni

  1. Che dire, commovente!
    “rende velluto un tappeto di chiodi” meraviglioso!
    Ed altre parole “il suo voler arrivare alla pelle dei sogni”
    Sei una grande musa ispiratrice, Carole!
    Spero un giorno di conoscerti
    Anche perché ti seguo molto ed i tuoi lavori davvero mi emozionano . Penso anche di ricordare quando dipingevi le pareti del tuo studio e mi sentivo affascinata ed attratta
    dal lavoro che stavi eseguendo.. zgrazie, continuerò a seguirti❤️

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