“Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello” ( V. Van Gogh).
Camminare nei nostri spazi interiori, fiutare l’alternarsi delle stagioni, mischiarsi al vento insieme alle correnti, altalenarsi, confondersi tra i rami, gli alberi, i tappeti d’ erba…Trovarsi per terra e poi rialzarsi, come si faceva da bambine quando tutto era fascino e mistero. Quando riuscivamo ad alzarci dopo una caduta proprio perché ogni cosa era una scoperta, un esperimento, un continuo voler imparare. Un continuo sgranare gli occhi per vedere le cose del mondo e meravigliarsi. Quando spaventava tutto e non spaventava niente, quando si era cera da plasmare nel fuoco della bellezza, del movimento, del gioco infinito di luci e parole che si rincorrevano libere. E tutto ci veniva incontro perché noi per primi avevamo il desiderio di unirci alla natura perché la si sentiva amica avvertendone vibrazioni e messaggi. Ecco, così si dovrebbe guardare il mondo, con gli occhi di un bambino, con la tenerezza nello sguardo, la meraviglia che ci accompagna, il legame di appartenenza ad un luogo, nel dialogo sincero che intercorre tra noi e gli altri, tra noi e le cose del mondo. In questo modo, sarà più semplice leggere le pagine della nostra vita o addirittura rileggerle nel momento in cui vorremmo rivederci, riconoscerci, riaverci. Il dialogo va sempre tenuto vivo, anche nel silenzio del nostro cuore, va sempre mantenuto forte quel filo che ci unisce alla nostra essenza, al nostro profondo sentire. Ognuno di noi si sente a modo suo, percepisce e legge attraverso una propria chiave di lettura, ma ognuno di noi deve fare i conti con i sentimenti, a volte con i compromessi, con gli errori, con le discese ripide e le risalite. C’ è chi prende fiato, chi cammina velocemente senza accorgersene e chi si riposa sulla proverbiale panchina. Perché vivere ha il fascino del gioco e bisogna saper giocare le proprie carte, non deve esserci indifferente l’esito insieme ai frutti che raccoglieremo. Certamente si avranno momenti difficili, dove la luce sarà nascosta da un temporale in arrivo, certamente non sarà sempre tutto bello e liscio ma bisognerà imparare a danzare anche sotto la pioggia. Con il tempo scopriremo anche il calore dei nostri falò in riva al mare, quel fuoco che ci riscalderà la pelle e quella luna che ci illuminerà dopo notti buie. Perché l’essenza della vita è tutta nel rialzarsi, nel riprendere il cammino, nel conoscersi e riconoscersi, sempre, incessantemente, senza arrendersi a se stessi come agli altri. E impareremo così che il silenzio sarà frutto di rumore e il rumore sarà frutto di silenzio nel lento e vorticoso fluire delle cose, come in quello che è definito caos calmo. In quell’ ossimoro che sembra una continua contraddizione ma che è davvero la nostra alchimia, la nostra vera mistura, il nostro mescolare le carte per continuare a giocare e vederci diversi. E noteremo con stupore che i rotoli di tempo che si avvolgono come nastri di una sola pellicola, non saranno andati perduti ma faranno parte del nostro spettacolo dove noi saremo protagonisti indiscussi. Così da scoprire ancor più che il passato e la nostra storia personale ci ritorneranno sempre utili. Come è accaduto ad Elisabetta Martinelli, quarantanove anni, originaria di Roma e precisamente del soprannominato “quartiere Ostia”. Elisa ha due figli: Davide di venti anni ed Alessandro di sedici. Il suo è un matrimonio stabile, difatti del marito Fabio, meccanico in un’ azienda, dice che è stata l’ unica persona a riuscire a plasmarla. Perché l’amore plasma, ma anche la vita insieme alle sue onde, al suo andirivieni, insieme alle alte e basse maree. Ed Elisabetta dà subito l’ idea di una donna che sa accogliere l’ onda in arrivo, una donna che sa ascoltare il mare in una conchiglia e che dorme sonni tranquilli quando percepisce armonia intorno a sé. Una persona vera, che si interroga spesso, una donna che ama gli esperimenti, il nuovo sole che sorge, una donna che è alla continua ricerca di se stessa ma che desidera continuare a plasmarsi. A vedere nuovi orizzonti e a raggiungere nuove mete, anche se in punta di piedi e a piccoli passi. Curiosa, sensibile, intelligente, saggia di quella saggezza antica e nello stesso tempo molto aperta al cambiamento, Elisabetta è riuscita a riprendere in mano le redini della sua vita, della sua vera inclinazione e passione. Con studi scientifici alle spalle, ha lavorato per molto tempo come tecnico di laboratorio specializzandosi in microbiologia alimentare. Poi, la vita, a volte, è strana, ti toglie e ti dà, ti fa fare giri immensi per permetterti di ascoltarti ancora. E di ascoltare ancora che cosa ti suggerisce il vento, il parlare sommesso delle foglie, le onde del mare, attraverso la natura che ci vuole da qualche altra parte. Forse perché meritiamo di arrivare alla nostra vera essenza. Difatti Elisabetta per motivi personali ha perso il suo vecchio lavoro e ha ritrovato però se stessa. Attraverso quegli occhi di bambina che continuano a pulsare oggi dentro di lei e a vedere tutto in un’ ottica diversa, più sana, più genuina ed autentica. Come autentico è il suo lavoro creativo. Elisabetta ha scelto il metallo per continuare a crearsi e ricrearsi, per giocare attraverso il fuoco, l’aria e la terra. Per congiungersi alla natura e ai suoi molteplici segreti, continuando ad avvertire l’ esigenza di esplorare ed esplorarsi. In lei viaggia il fascino del mistero, la semplicità delle cose, il dialogo incessante con un io per certi versi esigente e per certi versi così bambino da confondere le idee. Continuando così a voler cercare altrove altre alchimie, altre suggestive risoluzioni. Elisabetta oggi si ritrova in un elemento antico che è il metallo, perché lo sente vivo tra le mani, perché riesce a plasmarlo con il fuoco, ne avverte il respiro e ne ammira le sfumature di colore. Poi lavora il rame, l’ottone, elementi poveri che l’arricchiscono infinitamente insieme a pietre semipreziose creandone particolari manufatti e bijoux. Creazioni le sue che fanno sognare, che sanno di magiche notti d’ estate e di solitudini misteriose atte a creare e a crearsi. All’ alba come al tramonto, quando quell’ idea chiama e non puoi più fermarla e non puoi più fermarti…
Il tuo excursus di vita e lavoro?
Ho una base scientifica, ho studiato come tecnico di laboratorio. Nel 2013 è avvenuta la trasformazione del mio diploma in laurea per equipollenza. Sono stata un tecnico di laboratorio di analisi del sangue specializzandomi poi in microbiologia alimentare e autocontrollo alimentare. Dopo una vasta esperienza sul campo, è avvenuto il licenziamento…un po’ per sorte, un per caso, un po’ perché così è stato…Sono stata sostenuta fortemente dalla mia famiglia perché ho trascorso un periodo difficile anche perché non ho più trovato lavoro, ho cercato ma non ho trovato…
In che modo “ti ha salvato” il tuo mondo artistico?
Sì, mi ha salvato davvero… Da premettere che sin da piccola sono stata una creativa, amavo dipingere, disegnare…Sono sempre stata portata e sensibile al discorso artistico. Ed è così che mi sono aggrappata a questa zattera di salvataggio, al dono della creatività e ho pensato di iniziare a sviluppare le mie risorse creative…Ho iniziato intanto a seguire dei corsi di lavorazione del metallo, un materiale che mi ha affascinato subito. Ho seguito video su youtube, confrontandomi con altre creative e perfezionandomi…Sono un’autodidatta, oramai sono anni che mi dedico alle mie creazioni, penso che sia valso coltivare la mia passione nel tempo…
Perché il metallo?
Perché è un elemento vivo, si trasforma, respira, vive e cambia colore. Mi ha affascinato vederlo cambiare con la saldatrice e il fuoco. E quindi ciò mi ha spinto alla lavorazione del metallo e ogni volta che riesco a plasmarlo, a trasformarlo attraverso le mie creazioni, mi restituisco gioia e soddisfazione. Mi reputo un’artigiana e va bene così, intanto il metallo mi permette di fare esperimenti continui e mi arricchisce emotivamente.
Quali altri materiali utilizzi?
Utilizzo perlopiù metalli poveri come il rame, l’ottone, a volte l’ argento, pietre semipreziose come l’ ametista, la labradorite, la fluorite…
Che cosa crei esattamente?
Creo ciondoli, orecchini, anelli, bracciali incastonati alle pietre o semplici bijoux. Parto dall’ idea e la trascino su carta, mi lancio nella creazione anche senza progettare, vado a istinto, sentendomi libera il più possibile. Lavoro per commissione, sono tutti pezzi unici, originali e irripetibili che, insieme al cliente, realizzo secondo le proprie esigenze ma non tradendo mai il mio stile.
Quali sono le fasi della lavorazione del metallo?
Mi piace esprimermi in parole povere così per essere più comprensibile, il foldforming consiste nel battere la lastrina di metallo con un martello dando una forma proprio come fa il fabbro, la saldatrice si utilizza in un secondo momento…il fuoco dà forme diverse, rende morbido il metallo e lo forgia, piano piano, con pazienza. Mi affascina molto questa fase, intanto il rame con la fiamma acquista delle sfumature bellissime, sembra un tramonto…
Che cosa ti ha dato la creatività in termini emotivi?
Mi ha dato tanto in termini emotivi, mi chiudo in un mondo dove mi sento al sicuro e da dove escono fuori cose che mi rappresentano attraverso le quali sento di esprimere me stessa.
Le tue fonti di ispirazione?
La natura e lo stesso momento di meditazione nella natura. Mi ispira sia il mare che la pineta sul lungomare di Ostia dove trovo tanta ispirazione e pace interiore. Ho la mente libera per pensare anche a nuovi materiali e tecniche…
Prossimi progetti?
Vorrei approfondire la tecnica dell’ elettroformatura galvanica, è un tecnica associata alle piante e alla natura che si attua attraverso la produzione di oggetti. Ad esempio, foglie, fiori e frutti e qualsiasi cosa organica vengono trattati attraverso un’ operazione di metallizzazione che avviene per immersione in una particolare miscela di resine e polveri metalliche come l’ idrossido di rame. Si lasciano passare dei giorni e in questo modo i pezzi si conservano intatti come appena raccolti…è davvero affascinante tutto questo e mi stimola a fare sempre ulteriori esperimenti…
Tutto torna allora…
Sì, devo dire che la mia base scientifica mi ha aiutato molto…adesso sono attratta da altre alchimie chimiche che annesse al mondo creativo, risultano davvero molto interessanti e gratificanti.
Altre passioni di vita?
La fotografia, anche questa è un’ alchimia, poi mi piace leggere soprattutto Pennac e viaggiare…
Il tuo colore preferito?
Il blu cangiante tra il viola e il magenta, mi rasserena.
Il tuo profumo preferito?
Mia nonna era friuliana, mi piace molto anche la montagna, il mio odore preferito è quello del sottobosco come anche l’ odore della salsedine del mare d’ inverno…
Come ti definiresti come donna ?
Curiosa, determinata, testarda, dura come il metallo…
Un viaggio che ancora non hai intrapreso?
Mi piacerebbe visitare i castelli della Loira, emanano un fascino antico…
Un libro che vorresti leggere e che ancora non hai letto?
Italia occulta del magistrato Giuliano Turone.
Che cosa proprio non sopporti?
L’ipocrisia e la violenza gratuita.
Quale sentimento, invece, ti fa ritrovare?
L’armonia in genere e l’armonia familiare, svegliarsi al mattino con serenità e positività…
Un tuo motto?
Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te!
Per info: cell: 389-5138020; pagina facebook Elifiliemetallo