Vanna Netti e quel sogno chiamato Siriah

Vanna Netti e quel sogno chiamato Siriah

Per fare un prato bastano un trifoglio, un’ape.
Un trifoglio, un’ape. E un sogno. Può bastare il sogno se le api sono poche (Emily Dickinson ).

Camminare a piedi nudi su una spiaggia bagnata dalla risacca guardando il mare e tutte le sue sfumature più belle. Di notte soffermarsi a guardare le stelle fino ad arrivare alla pelle dei sogni, in quel tratto di silenzi e contenuti che più ci caratterizza interiormente. In una di quelle notti, dove tra la pace e il richiamo della natura, si possono partorire sogni fatti di stelle e stelle fatte di sogni. Questo può avvenire quando si ama profondamente la natura e quando non ci si sente distanti da noi stesse bensì partecipi dell’armonia dell’ universo. Difatti le donne hanno un universo incommensurabile da portarsi dietro come una casa con le sue cose preziose, come una strada e i suoi ciottoli o un tappeto d’ erba con fiori e cespugli. Le donne sono un mondo che si portano dietro e dentro, è davvero così…Chi è donna lo sa. Come fari che illuminano il mare nelle sere d’ estate e d’ inverno, basta un loro sorriso, un loro sguardo affettuoso ad infonderti fiducia, a darti qualche marcia in più. Le donne sanno comprendere, sanno piangere e ridere nello stesso tempo, perché trovano quel quid che le fa rinascere e quella proverbiale forza che le connota da tempo. E poi ci sono i sogni che fanno respirare le donne, quei sogni che si inerpicano nella natura fino ad arrivare dentro di noi. Quei sogni che sanno di noi e di quello che di più bello abbiamo conosciuto. E sarà proprio la bellezza e la purezza a salvarci, a metterci al riparo e a custodire i nostri sogni, quei sogni che poi diverranno realtà. Ecco perché noi donne siamo così sensibili, così autentiche e genuine perché riusciamo ad incanalare dentro di noi armonia e bellezza che ci serviranno un giorno nella nostra vita come nei nostri quadri d’autore, condividendo il respiro degli altri fino in fondo. Abbiamo conosciuto una donna di profonda sensibilità con un progetto lungo un sogno, grande e meraviglioso come il mare della Puglia…Vanna Netti ha origini pugliesi, vive nella cornice incantata di Polignano a Mare, ha quarantadue anni e una vita di progettualità e bellezza interiore da profondere nelle sue creazioni. Architetto e designer di gioielli, Vanna Netti è mediterranea nel cuore e nella forma che ha saputo dare al suo cuore, al suo atto creativo attraverso le sue produzioni artistiche. L’ arte nasce da una sofferenza e dall’ essere così speciali da trasformarla appunto in atto creativo. Mi piace paragonare la storia di Vanna a quella della perla e dell’ ostrica. Assistendo ad un passaggio naturale e altrettanto affascinante…scopriamo che la perla si forma quando un elemento estraneo al mollusco penetra nella sua cavità. Scopriamo che può trattarsi di un semplice granello di sabbia, di una larva marina o di un frammento di conchiglia. L’intrusione produce una forte reazione da parte dell’animale che, non riuscendo ad eliminare l’intruso, inizia ad isolarlo per renderlo inoffensivo. Secerne, dunque, una sostanza cristallina liscia e dura, la cosiddetta madreperla. Ecco che da una sofferenza, un conflitto, possono nascere meraviglie. Già neolaureata in Architettura, Vanna ha conosciuto la crisi del suo settore che l’ha destabilizzata per un po’. A questo si è aggiunto il triste episodio della perdita della sua cara mamma della quale, una volta ammalatasi, si è sempre occupata, trascurando anche in parte la sua carriera. Una perdita che l’ha segnata profondamente mentre di lì a poco scopre di aspettare sua figlia. Vita e morte, Eros e Thanatos, gioia e dolore sono le facce della stessa medaglia che però hanno provocato un conflitto interiore in Vanna, una contestualità di emozioni forti che ancora fatica a rielaborare. Conflitto, dunque, che ancora perdura perché non si è indifferenti alla vita, perchè si vuole andare oltre, perché come la perla e l’ ostrica, si vogliono generare meraviglie. La passione per i suoi particolari gioielli nasce con lei e si sviluppa pian piano. Tutto è iniziato infilando perline sin da piccola fino ad arrivare a Siriah, al mondo di Siriah e alla storia di Siriah. Delicata e forte, comunicativa e riservata, profonda e sensibile, nonché dotata di grande professionalità, il progetto dei gioielli nasce da un momento di prova nel quale ha notato dei segnali, supportata anche dalla fede crescente. Il marchio “Il Sogno di Siriah” ha a che fare anche con il mondo degli angeli. Chi non ha bisogno di aiuto e protezione? Ed ecco che viene svelata la storia sottesa alla sua progettualità e allo stesso marchio. Intanto i suoi occhi scuri e i suoi capelli neri fluenti somigliano a quelli di una bambina afghana che venne uccisa proprio quando stava conoscendo il bene e la considerazione di una persona buona. La bambina si chiamava Siriah, una storia che Vanna ha cucito sulla sua pelle e nei suoi sogni. Nel sogno di vedere salva Siriah, di vederla rivivere nel suo cuore e nei suoi occhi per sempre. E tutto questo attraverso le sue creazioni, donandole una perla al giorno, donandole un ciondolo, un orecchino… Ecco perché i suoi gioielli hanno un quid in più, ecco perché splendono magnificamente. Perchè sono frutto di quella sofferenza bagnata dal bene, da quella mano che vuole riportarti in vita, da quella voce che vuole parlarti ancora. Raffinatezza, accuratezza, gusto e ricercatezza fanno di Vanna un’ apprezzata designer di gioielli. Gioielli che danno energia perché pensati e vissuti interiormente. Saggia di una saggezza antica, una donna d’altri tempi, Vanna continua a sperimentare e sperimentarsi. Ecco che cosa piace di lei, il suo strascico di luci che si porta dietro, il suo voler credere nella bellezza e nel bene che salva. Infilando le perle di una sola collana, perle che ricordano la famosa storia dell’ostrica che le ha generate.

Il tuo excursus di studi e lavoro?

Ho frequentato il liceo scientifico e poi mi sono laureata con lode in Architettura presso il Politecnico di Bari. Dopo aver vinto una borsa di studio, ho seguito un master a Roma in Architettura sostenibile. Poi ho frequentato uno stage presso l’ufficio tecnico di Polignano, e poi sono partite le prime esperienze lavorative nella mia città come a Bari sempre in studi tecnici. Ma devo dire che nell’ anno in cui mi sono laureata, è iniziata la crisi a livello nazionale nel mio settore come anche nel campo dell’edilizia. Questo mi ha destabilizzata per un po’ di tempo, poi è iniziato il progetto dei gioielli…

Come nasce la passione per i gioielli?

La passione per i gioielli nasce con me e la femminilità in genere, non in senso civettuolo ma nell’accezione dell’ essere donna. Contenta di essere nata donna e sentendomi per questo già una privilegiata, sin da ragazza, mi sono appassionata al magico mondo delle donne, dalle scarpe all’ abbigliamento agli stessi gioielli. Per questi ultimi ho avuto una vera predilezione, da molto piccola infilavo perline e mi applicavo perché il risultato fosse un oggetto di ornamento…

Perché il sogno di Siriah, perché questo nome?

Ero in un momento di prova della mia vita, pur supportata sempre dalla fede, ho iniziato a notare dei segnali…Intanto ho perso mio padre a nove anni e ho sempre creduto che il mio angelo custode fosse lui, e ho creduto sempre nel mondo degli angeli, perché lo trovo un mondo delicato, protettivo…Tutti abbiamo bisogno di un angelo che ci protegga… In questo periodo della mia vita, ho saputo di una bimba afghana molto somigliante a me. Io non l’ ho conosciuta ma c’ è chi mi ha raccontato la sua storia… Nella sua terra difficile questa bimba aveva notato un uomo buono che si prendeva cura di lei, poi questa stessa persona, dopo averla aspettata a lungo, scoprì che la bimba fu uccisa…Questa storia mi ha colpita profondamente tanto da provocare delle forti ripercussioni ed emozioni in me che ho voluto poi trasferire nei miei gioielli. Un modo questo per salvare Siriah, la sua storia, per darle bellezza ed energia facendola rivivere nei miei gioielli…

Le tue fonti di ispirazione?

Il mare, vivendo in una bellissima località di mare, ne sono profondamente ispirata. Poi adoro il villaggio di S. Vito con la sua bellissima abbazia benedettina e le sue barche e gozzi. Cavallucci, perle, coralli, stelle marine e conchiglie sono le mie ispirazioni soprattutto per le collezioni estive, non potrei vivere in un paese senza il mare, poi a condurmi per mano sono le emozioni del momento…Il materiale mi rimanda spesso ad un’immagine di un oggetto finito, lo sforzo è quello di capire la strada progettuale, quindi ho un rapporto viscerale con il materiale che mi proietta poi nel mio mondo creativo.

Quali sono i materiali e le tecniche che prediligi?

Argento, pietre dure, ottone, zirconi, swarovski sono i materiali più frequenti ma sperimento anche materiali alternativi. Le tecniche sono quelle dell’assemblaggio ma devo dire che la tecnica prevalente è la ricerca, dai materiali ai componenti semilavorati alle stesse aziende del settore che lavorano i diversi materiali, la ceramica, l’ argento, il vetro di Burano, i camei, le conchiglie. Faccio tanta ricerca per capire quali sono le tendenze, i gusti e nello stesso tempo ricerco le maestranze più preparate, ossia commissiono degli elementi di loro competenza ma secondo le caratteristiche che scelgo io, insieme a colore, dimensione, forme e quant’ altro. Quindi c’è un lavoro di ricerca alle spalle, mi pongo un obiettivo talvolta anche ambizioso e cerco di raggiungerlo. Si parte da un progetto, da un disegno preciso realizzato al pc e poi inviato alle aziende, quindi si ha bisogno di tempo, è un lavoro molto complesso…

I tuoi colori preferiti?

Ho la predilezione per il fucsia e il verde che abbino spesso nei miei gioielli…Il fucsia è energia e passione e il verde è un colore più rilassante…

Come ti definiresti come donna e come creativa?

Prima ancora che donna, come persona, mi definirei molto riservata, affidabile, scrupolosa, questo mi rende anche rigida per quanto poi sia elastica e comprensiva nei confronti degli altri. Sono sostanzialmente una persona buona e non riesco a vedere il male negli altri ma lo percepisco comunque in un conflitto che non mi fa stare bene. So ascoltare e penso che questo oggi sia importante. Come creativa, forse sono lungimirante, vado oltre, attraverso la ricerca che mi fa percepire il movimento dell’ essere verso l’ essere, per utilizzare un’ espressione di Emmanuel Mounier. Sono un architetto che crede molto nell’ atto creativo. Proprio per questo non accetto di essere ingabbiata nelle regole della burocrazia…

Che cosa ti fa star bene e che cosa ti fa star male?

La cattiveria gratuita, la boria, l’arroganza, la presunzione, la mala fede mi fanno star male. D’altro canto mi restituisce gioia un progetto di vita, la rinascita, la creatività, tutto ciò che mi impegna nelle mani…il sorriso di mia figlia e le cose semplici della vita.

C’ è qualcuno che vuoi ringraziare?

Mia madre per avermi permesso di studiare e andare avanti ma anche me stessa per averci creduto…

Prossimi progetti?

Sono tanti i progetti, dall’attività professionale al progetto dei gioielli…

Un tuo motto di vita?

Faccio mia un’ espressione di Italo Svevo che nella Coscienza di Zeno dice: “ E’ un modo troppo comodo di vivere quello di farsi grandi di grandezze latenti. Molti si misurano con i se e con i ma, pochi con la realtà”.

 

Pagina facebook Il Sogno di Siriah; cell: 340/2847919

 

 

 

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