Nell’aperta misura delle ali del più libero uccello, nel vigore degli alberi, nella chiarezza-musica dei venti, nel frastuono puerile dei colori, nell’aroma del frutto, sarò creazione in un unico e diverso principio (Alda Merini).
Seguire il proprio messaggio in una bottiglia di vetro, aprirla e trovarvi quel segnale che ti indica la strada da percorrere. La vita può essere un sogno se la si vive con fiducia, alzando gli occhi al cielo e fidandosi delle stelle. Ma per avere un sogno, per raggiungerlo, bisogna andare fino in fondo e mettere amore in tutto ciò che si fa e si pensa. Possiamo muoverci di un solo passo e aspettare che tutto accada, se si ha veramente fiducia che tutto un giorno possa cambiare. Possiamo anche muoverci e andare lontano ma non credere davvero in ciò che facciamo. Si può tutto e il contrario di tutto. Ma il più delle volte siamo artefici della nostra vita, una vita che ci chiama al movimento e alla bellezza. Diversamente non avrebbe senso vivere. Ogni nostro passo presuppone una nuova energia e volontà di cambiamento nella vera conoscenza di sé. La vita non ci costringe a tappe o passaggi obbligati bensì ci invita a crescere maturando nel tempo la nostra identità. Questo per avere un giorno il coraggio di esprimersi e cambiare e per avere il coraggio di sperare e sognare orizzonti nuovi e ancora inesplorati. Bisogna sempre lasciare aperta una piccola porta per far entrare la luce giusta e quell’ aria di cambiamento che ci vedrà protagonisti indiscussi di scenari diversi. Di scenari spettacolari. E saremo noi a sceglier il nostro fiore, il nostro albero, quella terra in più che vuole accoglierci. Quella terra baciata dal sole e dal chiarore della luna. Quella terra che vuole darci poesia, quella poesia che manca. Ecco, per descrivere la nostra Narine Nalbandyan, oserei compendiare la sua essenza in un titolo che potrebbe essere “ Quella poesia da voler ritrovare. Sempre”. Narine ha origine armene, è una bella ragazza di trentun’ anni, ha occhi scuri che sembrano parlarti quando ti guardano, tanto è espressiva. Poi da lontano, da vicino, non ha importanza se la comunicazione è quella giusta, quella vera e sincera che va oltre le frontiere e che porta all’assoluto. Perchè sempre di bellezza, creatività, verità e sogno vogliamo parlare. Sentimenti puri questi in un’ epoca nella quale la poesia fa le bizze, nella quale non si ha tempo per ascoltare l’altro, nella quale non ci si ferma molto per creare bellezza e meraviglia. Narine è originaria di Yerevan, capitale dell’Armenia. La sua è una famiglia di artisti e quindi continua ad essere assetata di bellezza e di arte infinita. Sin da piccola, sin da sempre. Tant’ è che la sua terra non le è bastata, proiettata com’ è nel voler trovare altre forme d’arte, altre città d’ arte, nella volontà estrema di scoprire mondi nuovi. Ed è così che dopo aver frequentato la scuola d’arte nella sua città, ha scelto l’Italia per i suoi esperimenti, per i suoi aneliti di bellezza e poesia, per la sua musica e danza interiore. Dopo un sospiro lungo un sogno, è arrivata a Firenze e si è innamorata perdutamente di questa città che trasuda storia, arte e bellezza. E qui ha ancor più scoperto il suo incanto e la sua nostalgia per la poesia. Una poesia da ritrovare appunto in qualunque strada, come nella natura e nelle stesse pieghe della vita. Una poesia che non deve interrompersi ma continuare a vivere nei nostri occhi e nei nostri battiti. Intanto è proprio dalla sua spiccata volontà di voler trovare poesia un po’ dovunque che nasce la sua nuova forma di creatività. Narine studia all’ Accademia di Belle Arti di Firenze e quest’ anno dovrebbe ultimare gli studi ad indirizzo grafico. Narine ha ritrovato la sua poesia nei fiori e il suo messaggio in bottiglia è proprio quello di aprirlo e regalare i fiori alle persone, quelle amanti di semplicità, trasparenza e bellezza. Come è lei Narine, libera, bella, trasparente, delicata, sensibile e forte nello stesso tempo. Consapevole che ogni età ha la sua meta, il suo sogno, il suo fiore. Narine oggi realizza meravigliosi bijoux in plastica polyshrink; sono perlopiù fiori che acquistano quella trasparenza e originalità fuori dal comune. Fiori leggeri, luminosi, cristallini, magici che ispirano appunto armonia, poesia e bellezza da voler ritrovare in ognuno di noi. Quella bellezza da voler imprigionare per farla propria. E Narine, per questo, è sicuramente sulla buona strada. Sensibile, desiderosa di conoscere confini diversi, ha la sua stanza immersa di fiori e speranza in un futuro migliore. Ma a lei basta poco per sorridere perché ha inglobato tutti i valori e principi della sua famiglia d’ origine. La semplicità, l’ onestà, l’ amore, l’ armonia, il calore, la forza e il coraggio. Anche quando imperversava la guerra nella sua terra, dalle sue parole accalorate, la forza e la semplicità della sua famiglia mi hanno ricordato la famosa pellicola “La vita è bella” di Roberto Benigni. Lì dove il padre cercava di trasformare gli orrori della guerra in gioco intriso di squarci di poesia. Delicatezza, gentilezza, intelligenza, comunicazione buona è quanto trasmette Narine. E anche il suo sogno è semplice e riconducibile a quanto c’ è di più puro, bello e vero nella vita. Ogni età, poi, ha i suoi colori, i suoi simboli, la sua essenza. C’è l’età della calza di lana, l’ età dei giochi a nascondino, l’ età delle corse nei prati. Poi arriva l’ età dei papaveri… Narine sogna il suo campo di papaveri rossi, sembra non volere altro quando immerge il suo sguardo in “mille papaveri rossi”, citando le parole della celebre canzone di Fabrizio De Andrè. Non sogna altro davvero, anzi ammette di avere quasi la sindrome di Stendhal di fronte a tale bellezza e mistero della natura. E tutto si scioglie guardando i suoi fiori preferiti, fiori dal rosso acceso e dai petali delicati. Ecco, Narine è quel papavero rosso che esprime forza, energia, fragilità, voglia di protezione e calore umano. Narine è quel papavero rosso trasportato dal vento dalla sua terra armena alla quale resta profondamente legata fino poi ad innamorarsi di Firenze…
La cosa più bella che hai fatto nella tua vita finora?
La cosa più bella che ho fatto finora è venire in Italia e scoprire una città come Firenze della quale mi sono innamorata. Ho voluto seguire i consigli dei miei genitori e andare nella direzione di una strada artistica…Ero una ragazza che non era mai uscita dal suo paese e vedere tutta questa bellezza… è stato magico, un tuffo al cuore. Ho sempre vissuto a Firenze e devo dire che mi è piaciuto tutto: ho trovato dei buoni professori che mi hanno fatto amare la lingua italiana, mi sono sentita subito a casa…Per non parlare del cibo che adoro. Per un periodo di tempo, ho lavorato anche come pastaia e continuo a dire che questo era uno dei lavori più belli che abbia potuto fare nella mia vita! Sentire con le mani la pasta sfoglia, no, credo che non ci sia prezzo per sensazioni ed emozioni del genere!
Raccontati tra studio e lavoro…
Devo dire che vengo da una famiglia di artisti, mio nonno aveva uno studio d’arte, poi c’è anche mio padre che oggi è un insegnante di lingua russa e costruisce modelli di navi storiche…Così è iniziata la mia formazione nel mondo dell’arte, per istinto, per scelta, per passione. In Armenia la scuola d’ arte era più tradizionale mentre a Firenze mi hanno inculcato una maggiore libertà di espressione attraverso diverse tecniche e materiali diversi. Intanto ho sempre lavorato come grafico: ho curato la grafica per un giornale di Firenze per cinque anni…Oggi insegno italiano alle ragazze russe perché parlo il russo come seconda lingua e a febbraio spero di terminare l’Accademia magistrale ad indirizzo grafico.
Come nasce la passione per i tuoi meravigliosi bijoux?
Nasce da quando ero bambina, intrecciavo perline su un filo, con il tempo la mia passione si è trasformata in mostre di artigianato e così ho iniziato con il realizzare gioielli di legno. Una volta venuta a Firenze, inizialmente mi sentivo disorientata e così per ritrovarmi un po’, giravo spesso per varie mostre di artigianato e qui ho trovato dei particolari fogli di plastica che si restringevano con il calore…
Che cosa realizzi e quale è la tua particolarità fatta bijoux?
Realizzo fiori perché penso che in giro manchi quel tocco di delicatezza in più, semplicità in più, leggerezza in più, mancano i fiori, manca la poesia…
Il tuo fiore preferito?
Il papavero rosso, lo adoro. Il rosso è un colore che mi dà forza. Il massimo della vita per me? Trovarmi immersa in un campo di papaveri…quando è capitato mi sembrava di entrare in un quadro di Monet e ho avuto la classica sindrome di Stendhal come quando ho visto il quadro del Botticelli… Poi mi piacciono le ortensie, le peonie, le foglie di ginko…
Quali sono dunque i materiali e le tecniche che utilizzi?
Il materiale è la plastica polyshrink, simile a i contenitori per cibo da supermercato. Utilizzo fogli di plastica in formato a quattro, disegno il fiore con pennarelli, matite o pastelli e poi lo taglio… Poi metto la bozza del fiore nel forno: ha uno spessore di mezzo millimetro mentre nel forno si restringe e diventa più piccolo… Bisogna essere rapidi nel tirare dal forno la plastica altrimenti si raffredda e non si può più modellare, mi brucio un po’ le mani…ma va bene così. Si tratta di una plastica magica che mi ha rapito l’attenzione da tre anni a questa parte…
Le tue fonti di ispirazione?
La natura in genere, i viaggi, le persone…
Prossimi progetti?
Parteciperò alla mostra organizzata da Toscana Handmade : Etsy Made Local Italy dal 30 Novembre al primo dicembre.
I ricordi più intensi e legati alla tua terra d’ origine?
Sono tutti ricordi legati alla mia infanzia. I miei ricordi sono legati alla guerra all’ epoca tra l’ Azerbaijan e l’ Armenia…una guerra che ha indebolito il nostro paese. Mi ricordo che non arrivava elettricità e c’erano i supermercati vuoti. Ma quello che mi ricordo di più era il calore e l’armonia che la mia famiglia ha voluto creare nonostante tutto… Devo alla mia famiglia i valori della solidarietà, della forza, della pazienza, dell’aiuto reciproco, dell’onestà. Intanto ricordo le spezie con i loro colori, profumi e sapori, i contadini che vendevano la frutta e ponevano le mele in modo così ordinato e pulito che sembrava di entrare in un quadro d’ autore…
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti intristisce e che cosa ti regala gioia?
Mi intristisce l’indifferenza, la mancanza di amore verso il prossimo e verso la natura. Mi rallegra invece la gentilezza delle persone, anche un semplice sorriso, il sole, un campo di papaveri – Sorride dolcemente-.
Altre passioni di vita?
Ballare la salsa e poi adoro cucinare: mischio la cucina italiana all’ armena…
Un tuo motto?
Dopo la pioggia esce sempre il sole…
Per info: Pagina facebook Narina; cell: 366/ 5342911