Mariagrazia Talarico, quella infinita dolcezza del creare

Mariagrazia Talarico, quella infinita dolcezza del creare

“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’ è un’ alba che ci aspetta” (K. Gibran).

 

Quante volte abbiamo aspettato  l’ alba in piedi perché non riuscivamo a  dormire, quante volte ci giravamo nel letto di notte alla ricerca di un pensiero buono da tenere stretto a sé? Scopriremo nel tempo che fugge via che c’ eravamo noi sotto quella pensilina ad aspettare l’ autobus, c’ eravamo noi in quel bar ad aspettare una nostra amica per prendere un caffè… Perché noi siamo sempre il prodotto di quello che viviamo, di quel seme che piantiamo nella terra. Fino a diventare grandi e a scoprire  che non c’ è che bisogno di semplicità, tenerezza, calore umano. Quello vero, quello che a volte manca. E scoprire che ne abbiamo fatta di strada  ma certe volte non è bastato perché bisognava semplicemente fermarsi a ricordare…quando eravamo più piccole, più indifese ma anche più vere e spontanee. Da bambine a chi non piaceva rompere il polistirolo fino a sbriciolarlo nell’ aria tanto da sembrare neve?  Da bambine ci piaceva rompere, aggiustare, sperimentare, creare. Ecco bisognerebbe fare altrettanto: bisognerebbe provarsi per conoscersi e riconoscersi di più. Da bambine, ci piaceva pasticciare con colori, pennarelli ma ci piaceva anche girare il sugo nel pentolone la domenica o stendere la pasta fatta in casa con il mattarello. Ecco, bisognerebbe farlo ancora fino a ritrovarci dentro un bignè, come dentro un disegno, come dentro un ricamo o una pasta morbida da modellare. L’ importante è vedersi dentro le cose che facciamo, rivedersi, comprendersi, venirsi incontro e volersi bene. Ritrovarsi nella bellezza antica del creare, in quella infinita dolcezza del creare. Ed è così che una volta cresciute, diventeremo quelle persone oneste e rispettose  che avremmo desiderato essere.  E saremo riuscite nell’ intento perché saremo state fedeli e noi stesse, senza tradirci se non per conoscerci.  Come è accaduto a Mariagrazia Talarico, una donna di trentasette anni, originaria di San Pietro apostolo in provincia di Catanzaro. Una calabrese doc nelle fattezze e nel cuore. Mediterranea, bella, dallo sguardo intenso ma è anche bello scoprire che oltre i suoi occhi scuri, si nasconde una personalità schietta, profonda, attenta alle cose del mondo. Difatti Mariagrazia dopo aver conseguito la laurea in scienze del servizio sociale, lavora attualmente in un centro per “ minori stranieri non accompagnati”, raccogliendo i bisogni di queste persone meno fortunate di noi che si trovano in una  terra sconosciuta, lontane dalle loro radici. Per Mariagrazia il suo lavoro è tutto, l’ ha salvata anche da momenti dolorosi come la perdita dei suoi cari genitori.  Adesso ha accanto un uomo speciale, Salvatore, che la segue, la guida ed incoraggia nel suo percorso di donna e di vita. La incoraggia a creare le sue deliziose bamboline che parlano di lei, perché sembrano avere il suo stesso sguardo aperto sul mondo. Si sa, gli occhi sono lo sguardo dell’ anima e Maria Grazia non ha paura di guardarsi dentro, non ha paura di guardare dentro il pozzo dei suoi ricordi…poi dice che il dolore l’ ha stravolta ma anche fortificata. Le sue bamboline sono realizzate con il fommy, una gomma che si ottiene dalla lavorazione di un particolare tipo di resina termoplastica. Il fommy è conosciuto anche come gomma crepla ed è un tipo di materiale che viene utilizzato per creare diversi oggetti. Ognuno sceglie il materiale che più si presta anche alla propria personalità. Maria Grazia  ha scelto questo per modellare la sua vita e per superare difficoltà e momenti bui. Tra l’altro sempre il poeta Gibran dice: “ Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità”. Ed è proprio così, purtroppo lo sperimentiamo nella nostra testa e nel nostro cuore quel flusso di dolore che sembra non voler andare via, e che sembra posarsi su di noi come una traccia indelebile. E non ne capiremo mai la provenienza se ci rifiuteremo di ascoltarlo e di ascoltarci. Mariagrazia dopo aver danzato sotto la pioggia, è uscita fuori ad asciugarsi ai raggi del sole della sua bella terra e  si è riscoperta anche lei più bella perché purificata appunto dal dolore. Solo così oggi, con quella marcia, con quella forza e risorsa in più, riesce ad aiutare gli altri, sentendosi per prima salvata e provando così a salvare e a lenire gli affanni del prossimo. Di quelle persone che non hanno patria e non hanno se non quella mano che riscalda, quella  carezza che cura ogni ferita e quel sorriso che si posa sul cuore, dolcemente e sinceramente. Come è del resto Mariagrazia, empatica, dolce, sensibile, delicata e forte come nelle migliori sfumature, nelle migliori gradazioni e colori. Perché, sono proprio queste che si porta dietro come le cicatrici, come le note delle canzoni, come i ricordi di ciò che è stato e non potrà più essere.  Come le rose che coltivava sua madre Micuccia nel giardino di casa. Una donna, sua mamma, che le ha insegnato come tenere fermo il timone della sua barca affinchè non affondasse, anzi, affinchè arrivasse a riva per splendere di nuova luce. Ed è proprio questa nuova luce che l’ ha portata a creare; ha sentito forte un’ ispirazione, grande e profonda come può essere una vera amicizia e si è lasciata portare per mano dal suo istinto, dalla sua voglia di scoprire nuovi orizzonti che potessero assomigliare alle sue mani, ai suoi occhi, al suo coraggio in più. E si è messa a creare dai bijoux alle bamboline, a supporti di polistirolo  a oggetti di ogni tipo: dalle pantofole ai cuscini  per far sentire forte l’ odore di casa, per appartenere a quel mondo fatto di cose semplici e per offrire attimi di magia.  Quella che esce fuori da ogni sua creazione, da ogni notte d’ ansia  come da ogni giorno che chiede di essere scoperto e vissuto.  Mariagrazia ha scelto il fommy per le sue creazioni, così come da bambine ci  piaceva la plastilina e ne combinavamo di tutti i colori e ci sembrava di modellare il mondo.  Mariagrazia, intanto, ha davvero una grazia che incanta perché è una donna con la quale si può parlare di tutto, una donna versatile, una donna profonda, consapevole, motivata.  Una donna di altri tempi, una donna che lavora immersa nelle problematiche attuali del mondo contemporaneo.  E di lei piace proprio questa nuova luce che ha negli occhi, occhi intensi, belli come quelli di suo padre  e sua madre. Occhi nei quali si riflette tutta la sua forza e la sua tenerezza.  Occhi che hanno una sola emergenza, quella di diffondere la bellezza per la propria vita  e la vita altrui.  Fino ad avere dentro e fuori di sé quella infinita dolcezza del creare.

Raccontati tra vita, studi e lavoro…

Per quanto riguarda la mia vita, ho sofferto  sia per la perdita di mio padre Pasquale che ho perso a sedici anni e sia per mia madre Micuccia che mi ha lasciata dopo una lunga malattia. Da due anni convivo con Salvatore, il mio compagno il quale mi incoraggia e mi sta vicino, senza di lui mi sarei sentita persa…Intanto dopo il liceo linguistico, mi sono laureata in scienze del servizio sociale. Mentre studiavo e anche dopo, ho lavorato in un call center e  successivamente,  nel 2014,  devo dire che ho avuto la fortuna di essere assunta in un centro “per  minori stranieri non accompagnati”.

Come potresti definire il tuo lavoro?

Certamente è un lavoro gratificante  perché  l’ obiettivo è quello di dare una mano a chi non è fortunato, a chi è in cerca di un futuro migliore. Io raccolgo i loro bisogni, cerco di aiutarli…

Quando e come nasce la tua vena creativa?

Da ragazzina mi piaceva ricamare, mi piaceva lavorare all’ uncinetto e fare un po’ di decoupage. Poi ho iniziato a fare gioielli con le perline e gli swarovski, poi centrini di perline fino a che non ho conosciuto il fommy per fare fustellati con apposito macchinario. Ed è così che non c’ ho visto più, nel 2018 c’ è stata la svolta, ho preso parte a dei corsi e  ho cominciato  a creare bambole con le sembianze delle  persone. Tutto è partito dall’ insegnante Stefania Vescera e dai suoi corsi che mi hanno condotta in un mondo magico, un mondo che non pensavo potesse stare a pochi passi da me…

Che cosa realizzi esattamente?

Bamboline, fiori in fommy e un po’ di tutto anche in polistirolo, sagome per gli allestimenti, nomi, portaconfetti ma anche magliette, tazze e cuscini con stampe che realizzo con una termopressa  lavorando prima la grafica al pc. Insomma la m ia creatività si sta sviluppando sempre di più…

Le fasi della lavorazione del fommy che ti affascinano particolarmente?

Certamente sono  molto presa dalla modellazione del fommy, un materiale morbido che  è piacevole da modellare su supporti di polistirolo. Poi mi affascina molto la colorazione che definisce il proprio stile creativo.

Prossimi progetti?

Realizzerò pantofole, portafogli, magliette per la festa del papà, ma non nascondo che mi piacerebbe semplicemente continuare a  creare come sto facendo ora, partecipando anche ai corsi che ti fanno sentire partecipe di un gruppo animato dalla tua stessa passione…

Che cosa è per te la creatività?

Una terapia, mi allontana dai pensieri cattivi, mia madre sapeva della mia creatività ed era molto contenta quando vedeva le mie creazioni, difatti dopo un momento di grande dolore e disorientamento per la sua scomparsa,  incoraggiata anche dal mio compagno, ho voluto continuare a creare ancora di più per calmarmi e per dedicare a mia mamma queste creazioni…

Come ti definiresti come donna  e come creativa?

Sono una donna sensibile, empatica, sono una spugna che assorbe i problemi degli altri… Sono poi una creativa ansiosa e curiosa, mi piacerebbe sperimentare ancora tecniche e materiali diversi…

I tuoi colori preferiti?

I toni del viola e del lilla.

I tuoi profumi preferiti?

Il profumo delle rose, le ha piantate tutte mia mamma nel giardino di casa, sono circa ottanta piante che a maggio  avranno la loro massima fioritura.

Che cosa ti emoziona veramente?

I ricordi di quello che è stato e non potrà più essere.

Un tuo motto?

Mia madre mi diceva sempre: “Se non lo provi, non puoi capire!” Il mio motto comunque resta quello di  non arrendersi mai, farei un torto ai miei genitori se dicessi il contrario, a loro che mi hanno insegnato l’accoglienza, il rispetto, la condivisione, la comprensione e… l’ amore per  il prossimo!

 

Per info: cell: 331-6041684; pagina facebook Petali di Cristalli  Bijoux  e Creazioni Handmade.

 

 

 

 

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