Salvatore Fazzino, quell’ albero che scrive la nostra vita (foto di Miriam Piccione)

Salvatore Fazzino, quell’ albero che scrive la nostra vita (foto di Miriam Piccione)

“Lascia che la pace della natura entri in te come i raggi del sole penetrano le fronde degli alberi.  Lascia che i venti ti soffino dentro la loro freschezza e che i temporali ti carichino  della  loro energia. Allora le tue  preoccupazioni cadranno come foglie d’ autunno (John Muir).

Una volta chiesi ad un bambino: “Perché disegni proprio un albero?” Mi disse: “ Perché è  più alto di me e può parlare con Dio e può dirgli se possiamo essere tutti felici”. Questa risposta così semplice e così pura toccò parte della mia interiorità in maniera indelebile. E quando le cose non vanno, mi ricordo di quel bambino che mi diede quella risposta, in modo del tutto naturale. Proprio come può rispondere il vento tra gli alberi e sussurrarci l’ arrivo del bel tempo come della tempesta.  Perché gli alberi sono come i bambini, sono sinceri, puri, e soltanto dalla loro voce può trapelare la verità. Quella verità che alle volte teniamo nascosta nel nostro cuore per paura di farla conoscere al mondo e che poi viene fuori all ’improvviso e così,  quando meno ce l’aspettiamo,  ci ritroveremo a rincorrere quell’ aquilone in cielo. Quello che tenuto stretto nelle nostre mani, ci inonda gli occhi di quella libertà mai vista prima. E torneremo così a sorridere e a nasconderci dietro un albero di ulivo, di mandorlo o di gelso rosso fino a sporcarci il viso di risate e felicità.  Ed in quel preciso momento sarà una festa, sentiremo battere il nostro cuore dall’ emozione, sentiremo di non essere più soli ma parte di un tutto. Noi che siamo le tracce che ci portiamo dietro, i passi del nostro cammino inondati dai sogni di ieri e di oggi.  E assomigliamo davvero  agli  alberi con  cerchi, venature  e linfa vitale, insieme alla scrittura infinita del passato incisa nel presente.  Nella terra, nel fuoco e nell’ aria. E come gli alberi si nutrono di cielo, noi ci nutriamo di emozioni e di quelle nuvole di sogni che le avvolge tutte. Siamo scrittura lieve e solitaria e scrittura intensa e pregnante, ad ogni passaggio lasciamo cadere una parola, un concerto di parole, come gli alberi lasciano cadere le foglie. E siamo vento che le rincorriamo insieme a quella voce interiore che accoglie tutta la nostra speranza, la nostre sete  di conoscenza, la nostra pazienza e quel coraggio in più che sarà degno di nota. E ci accorgeremo che inseguendo ciò che di buono vogliamo essere, ossia inseguendo la parte migliore di noi, sarà più dolce arrivare a sera perché l’ avremo colorata con i nostri pensieri e sarà tutta nostra. Come è tutta sua la passione di Salvatore Fazzino per il legno, per l’ armonia e la cultura sottesa al legno e agli alberi che lo racchiudono nelle lunghe storie di vita. Salvatore Fazzino ha una peculiarità che lo caratterizza subito: riesce ad essere se stesso fino in fondo, senza filtri e senza indugi. Diretto, comunicativo, empatico, riesce a comunicare il suo entusiasmo al pari di un bambino che vuole scoprire mondi e mondi nuovi. Attento e rispettoso nei riguardi di ciò che lo circonda, è riuscito  a creare quell’ unicum, un’ impronta personale, un marchio che contraddistingue la sua passione diventata poi lavoro di mani e di emozioni. Salvatore Fazzino non lavora soltanto il legno, lo ama, lo accarezza, lo sente nell’ anima, nel profumo, nelle trame.  E da qui arriva a scrivere il suo tempo dettato da ritmi naturali, un po’ come nell’ alternarsi delle stagioni, tra sole, vento, pioggia, fiducia e speranza in un futuro migliore. Salvatore scrive la sua storia al riparo del suo laboratorio scavato all’ interno della sua quiete familiare come un rifugio, una roccia, una fucina per incontri importanti. Tutto ciò per dare vita a Sygla che non corrisponde soltanto alla creazione di penne ricavate dal legno degli alberi della sua Sicilia ma è anche una filosofia di vita, è esperienza, ingegno, legame con la propria terra. Sygla è un modo di essere, uno slogan,  un marchio frutto di incontri fortunati con persone che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, persone che amano la cultura e il proprio territorio. Come primo fra tutti, lo chef stellato Ciccio Sultano che ha intuito subito il fermento creativo dell’ amico Fazzino e l’ha incoraggiato a lanciarsi nella nuova avventura di Sygla. E da qui è stata una catena di eventi e di emozioni con altri personaggi influenti come Enzo Criscione, titolare, all’ epoca,  della famosa cartoleria a Ragusa. Poi c’è Carlo Scribano, grafico,  che ha ideato il logo a forma di ramo… Ad abbracciare questa sua filosofia tanti altri amici artisti dai quali è scaturito un ottimo feedback, risultato dalla volontà di valorizzare la  cultura e la bellezza della propria terra d’ origine. Salvatore colpisce per il suo coraggio e per citare un celebre ossimoro, per il suo “ caos calmo”. Come un mare calmo che conosce  le sue onde,  Salvatore attende il suo processo creativo  con ansia e devozione. Perché tutto nasce da un filo che riporta indietro nel tempo,  un filo che è radici, appartenenza ad un luogo che ci ha nutriti. Originario di Avola, Salvatore vive a Ragusa con la sua bella famiglia, con la moglie Gabriella che conosce la sua volontà di estrinsecazione, con le figlie Giulia e Flavia, rispettivamente di sedici e undici anni. Perché tutto nasce dal calore, dall’aria, dalla terra e dall’ amore.  Una geografia dell’anima e del paesaggio si cala e trasuda nel progetto Sygla. E scopriamo così che Salvatore ha voluto cambiare vita, da agente farmaceutico quale era, non riusciva più ad essere presente nella vita della sua famiglia e a godere di quelle piccole gioie familiari, ma soprattutto non riusciva ad essere se stesso fino in fondo. Come si fa a provare ad essere felici in tutto? Servono la memoria, il proprio legame con la terra,  un albero e una penna… A Salvatore basta questo. Il rispetto per le proprie radici fa il resto. Rispetto e valori inculcati da suo padre  Corrado e da suo nonno Salvatore che hanno vissuto in sintonia con la natura, coltivando la loro terra. Fino ad arrivare a quell’ albero che scrive la nostra vita. Tracce, incisioni, quella scrittura che è lettura del passato e delle proprie origini e che si affaccia al presente con altrettanto riguardo e rispetto delle dinamiche sociali e contemporanee. Gocce di luce ricadono su quel legno, tra polvere e trucioli, passione, fuoco sacro e memorie. Ed è cosi che, tra stupore e bellezza, nascono le penne Sygla. Dalle mani che estraggono la radice e che ridanno  al legno degli alberi quella dignità  che si rinnova nella scrittura. Creazioni o creature nelle sue mani, figlie del suo tempo, con precise caratteristiche e con nomi che le connotano. Perché alla fine e prima di tutto siamo tracce da condividere con gli altri.

Raccontati tra lavoro, famiglia e vita…

Vivo a Ragusa con la mia famiglia. Ho sposato Gabriella, un amore nato  ai tempi dell’ università,  entrambi ci siamo laureati in scienze  e tecnologie alimentari  a Catania. E oggi abbiamo Giulia di sedici anni e Flavia di undici anni, due figlie meravigliose che sono la nostra ragione di vita… Per quanto riguarda il mio lavoro, sono stato un ricercatore per un po’ di tempo e poi sono stato un tecnologo alimentare e ho lavorato per una grossa azienda che produceva succhi d’ arancia. Fino a quando ho intrapreso la carriera di agente farmaceutico  ma devo dire che questo lavoro non mi è mai piaciuto,  difatti,  ho poi seguito il mio istinto e ho lasciato questo lavoro per fare tutt’ altro…

Quando e come nascono le penne  Sygla?

Ho iniziato a creare le penne per gioco nel 2011. Ho sempre avuto la passione per il legno e ho iniziato ad appassionarmi fino a voler imparare a lavorare il legno con il tornio avvalendomi di corsi specializzati. Nel lavoro di agente farmaceutico, si utilizzava molto la penna e notavo come le mie penne piacessero, magari anche una piuttosto che un’ altra, perché cominciavo a regalarle e a farle conoscere… Galeotta è stata una cena per il mio quarantesimo compleanno nel ristorante  Duomo di Ragusa. Portai una penna con me da regalare allo  chef Ciccio Sultano che ha voluto spiegazioni in merito. E da qui è nato tutto perché mi ha incoraggiato a proseguire, consigliandomi di utilizzare i legni siciliani e a fondare un marchio che potesse contraddistinguere le penne.  E così mi decisi e  iniziai a lavorare al progetto Sygla…che in latino vuol dire firma. Il grafico Carlo Scribano ha ideato il logo con la y a forma di ramo. Nel giro di pochissimo, io avevo il mio logo, nel maggio del 2015 è nata Sygla.  Intanto arrivai a farmi conoscere  da Enzo  Criscione, titolare di una nota cartoleria a Ragusa.  Adesso Enzo non c’è più e ha preso le redini il figlio Gianpaolo e oggi il suo negozio ospita più di trecento penne Sygla…

Altri incontri fortunati?

Per la stagionatura ho un aiuto indispensabile in Sebastiano Roccuzzo. Attualmente, tutte le grafiche di Sygla sono realizzate da Luana Gravina. Tutti i testi, lo storytelling di Sygla incluse le descrizioni di tutte i modelli sono stati scritti dallo scrittore e sceneggiatore Michele Arezzo. In itinere i progetti creativi con l’ artista Giovanni Robustelli, con l’ architetto Fabrizio Foti e l’ illustratrice Francesca Dimanuele e gli artisti Francesco Fusco e Saro Sgarlata.

Ogni penna ha un nome e una storia…

Sì, sono tutte mie creature e come tali vanno definite anche per collezioni. Della collezione Club c’è “Cygar”. Con lei nasce Sygla. Fu la prima penna che Enzo Criscione definì all’altezza del suo negozio ed era la penna che regalai a Ciccio Sultano. Poi c’ è “Milord”, il nome per ricordare mia nonna Marietta che mi chiamava così.  Ero il suo unico nipote maschio che portava il nome del suo amato marito…È il top nella gamma di penne Sygla. “Corrado”, invece,  è dedicata a mio padre. Nasce insieme a Milord da cui copia la clip e le finiture scure delle parti… Poi c’ è la collezione Business:  qui  abbiamo “Liolà”, “Mita”, “Tuzza”, “Nyca” e “Cola”, tutte penne ispirate a storie e leggende siciliane.  E per finire c’ è  la collezione I tre Ponti dedicata a tre uomini che di questa terra  di Ragusa sono la cifra più alta. E sono Enzo Criscione che ha creduto in me, l’ attore Marcello Perracchio noto al grande pubblico per il ruolo di Pasquano nella serie televisiva italiana Il commissario Montalbano che regalava una Sygla ogni volta che doveva fare un regalo. Mimì Arezzo è l’unico che non ho conosciuto personalmente. Ma, avendo conosciuto e vissuto i suoi figli, in questi primi anni di Sygla, ho avuto modo di apprezzare e realizzare quanto grande e prezioso è il tesoro che ci ha lasciato con le sue opere. Celebrare questi uomini con tre penne che portassero i loro nomi (Enzo, Marcello e Mimì) l’ho considerato doveroso.

Che cosa ti ispira ed emoziona?

 Gli alberi e la loro storia mi emozionano e mi ispirano, c’è tanto da imparare dagli  alberi  e a loro sono  profondamente grato per aver dato vita ad un sogno…Sono sette gli alberi della memoria perché sono gli alberi di mio padre Corrado e di mio nonno Salvatore che avevano un’ azienda agricola: l’ ulivo, il carrubo, il limone, il gelso rosso, il mandorlo, il “milicuccu” ossia  il bagolaro e il noce. Vivo in campagna, il legame con la natura e le mie radici è forte. Non sono mai voluto andar via dalla Sicilia…

Come ti definiresti come uomo e come creativo?

Sono un sognatore, un idealista, dico sempre alle mie figlie di inseguire i propri sogni. Sono allegro, di compagnia, molto testardo, leggo tanto, vado a pesca, studio, mi confronto…Per il resto sto facendo un “viaggio” con la mia famiglia  e con Sygla, pur consapevole delle difficoltà, intanto sono in continua evoluzione ed in continuo fermento creativo…

Le parole più belle che scriveresti e incideresti nel legno?

Amore, rispetto, fiducia, sogno.

Il tuo luogo del cuore?

Il mare di Avola, il porticciolo…

Un tuo motto di vita?

Non smettere mai di sognare!

 

Per info:  Salvatore Fazzino; cell: 345 / 2367000

www.sygla.it

 

 

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