Creare forse significa sbagliare quel passo di danza. Significa dare di traverso quel colpo di scalpello nella pietra ( A. De Saint Exupery).
Ci vorrebbe un’ altra vita, forse una sola non basta. Ma ci è dato di viverne una soltanto. Magari, nel tempo, sarebbe opportuno fare tesoro dei propri errori, dei propri sbagli, dei nostri abbagli, ma solitamente non ce ne avvediamo subito. Ma è proprio il tempo a venirci incontro con la sua eleganza, con il suo fascino e ad avvolgerci in un groviglio di emozioni. Poi ci sono gli impegni, la famiglia, il lavoro, le preoccupazioni e non c’ è troppo margine di tempo da dedicare a noi stessi. Ci vediamo crescere, indossiamo i nostri abiti, usciamo, siamo a contatto con le cose del mondo. Poi ci guardiamo allo specchio e, ad un certo punto, non ci riconosciamo più, non perché il tempo avanza e cominciamo a vedere le prime rughe. Non ci riconosciamo perché vorremmo vederci diversi, più capaci di afferrare le occasioni al volo, più capaci di ringraziare i giorni che viviamo. Vorremmo essere persone più soddisfatte di noi. Questo anche per brillare di luce propria, per poter dire che la vita sia degna delle nostre azioni, dei nostri progetti. Le donne, poi, hanno riserve interiori alle quali attingere perché hanno una maggiore capacità introspettiva, sono capaci di guardarsi dentro per capire che cosa va e che cosa non va. E anche quando sono attorniate da porte senza uscita, quando si sentono destabilizzate, non possono poi resistere a lungo senza provare a reinventarsi e a ricucire la propria vita. Sensibili e comunque determinate quali sono, le donne hanno quel pizzico di volontà di riscatto in più e non riescono a guardarsi allo specchio senza analizzarsi per poi comprendersi. E da questa autoanalisi, dalla voglia di risorgere dalle proprie ceneri, la donna si rinnova in tutta la sua bellezza interiore. Fino a danzare la sua danza, sotto il sole o sotto la pioggia, non importa. Perché l’ importante è davvero creare qualcosa di bello, avere tra le mani quel fiore da annusare, sentire tutta la natura che trema ad ogni tuo passo. Sentirsi in contatto con le cose del mondo, appunto. E ti accorgi che una vita non basta per creare. Questo percorso e altro ancora si snoda nella personalità e nell’ interiorità di Maria Antonella Cappuccio, una donna che ha saputo analizzarsi e che continua a conoscere i confini fra il tempo e la propria vita. E difatti la stessa ci elargisce vari spunti di riflessione. Come quello che appunto una sola vita non basta quando si vuol creare, quando si vuole partorire qualcosa di bello che esca fuori dalle proprie mani e dal proprio cuore. La creatività ti vivifica, pur avendo le gioie della famiglia, pur avendo provato a lavorare. La creatività è quel tuo confine e spazio privato nel quale puoi riuscire ad ascoltarti, ad ascoltare le tue onde e il tuo mare. “ I desideri insoddisfatti”, diceva Freud, “ sono la forza motrice della fantasia e alimentano i sogni notturni e quelli ad occhi aperti”. Proprio così, i sogni vengono a bussare alla tua porta e non puoi farcela a startene con le mani in mano, devi creare qualcosa che gratifica te e gli altri. Maria Antonella è una donna di cinquantadue anni, vive a Caserta con la sua famiglia, con la figlia Gaia di venticinque anni e con la figlia Simona di ventitrè anni, entrambe studentesse universitarie. Suo marito Nicola è un militare dell’ aeronautica già in pensione che ha fatto spesso attività subacquea fino a farla appassionare ancora di più al mare. Dopo qualche esperienza di lavoro, Maria Antonella prova un senso di inadeguatezza, interrogandosi incessantemente di notte e di giorno. Ma non riesce subito a trovare la risposta alle sue ansie e al suo senso di sfiducia. E le dispiace provare tutto ciò perché comunque ha la sua famiglia a sostenerla ma proprio non riesce a comprendere fino in fondo la radice del suo malessere. E… un giorno come un altro, si sveglia e quei raggi del sole la riscaldano come non mai. Le sembra di sentire una voce interiore che le suggerisce di provare a fare ciò che da ragazza la rendeva viva e contenta. Ed è così che ha iniziato davvero a sognare ad occhi aperti. Intanto verso i tredici anni le piaceva lavorare all’ uncinetto e questo l’ ha condotta nel mondo della bijotteria. Perché, come si dice, “ impara l’arte e mettila da parte”. E quindi dove ha trovato Maria Antonella la forza per ricominciare? Naturalmente da se stessa, dalle sue mani e dal suo cuore e da ciò che aveva appreso un tempo, dalla sua riserva di emozioni che la creatività le ha saputo restituire. Come un fiume in piena, poi, i ricordi e le emozioni ti assalgono e non puoi trattenerli. E finiscono tutte nelle tue mani e non riesci più a frenare il tuo istinto creativo. La forza di ricominciare e di andare avanti, Maria Antonella la deve anche alle sue figlie. Con Simona ha creato il nome della pagina Artumos creazioni, mentre Gaia è la sua fan più accanita nel sostenerla e nell’ incoraggiarla a non mollare mai. Maria Antonella oggi crea una meravigliosa bijotteria perché nel tempo si è specializzata anche in pittura acrilica e in particolari effetti cromatici, avvicinandosi così al metallo. Rame, ottone, alluminio, sono i materiali scelti. Si ritiene una persona rigida Maria Antonella, inflessibile, testarda ma poi ammette di ammorbidirsi a seconda dei momenti e delle persone, un pò come i metalli che forma e ai quali dà calore. Perché ciò che le piace di più è sentire quel calore scorrere tra le sue mani e trasmetterlo al metallo che è un materiale povero ma che si presta comunque alle sue operazioni creative. I suoi bijoux sembrano monili antichi, hanno un fascino particolare, come se fluttuassero fuori dal tempo. Impreziositi da pietre dure e pietre di resina, si assemblano ai metalli e diventano bijoux perfetti per ogni occasione. Raffinatezza, gusto e ricerca dei particolari è il trend che anima il percorso creativo di Maria Antonella Cappuccio. Un mood insieme ad una tendenza unica che si riflette nelle sue opere picchiettate da colori maculati o sfumati. Così la nostra creativa ha dato un senso alle sue giornate, vivendo nella dimensione che più le si addice, tra lastre di metallo e pittura, il cui contatto le procura un senso di gratificazione e appagamento. Oggi Maria Antonella si è riappropriata del suo spazio interiore fino a farlo emergere in ciò che di più bello fanno le sue mani. Mani che formano la materia che nasce e rinasce sotto al suo sguardo costante e meravigliato: uno sguardo che somiglia tanto a quello dei suoi tredici anni, uno sguardo vivace che esplorava il mondo.
Che cosa avresti voluto fare da grande?
Non ho avuto troppo le idee chiare, quando sei giovane, c’ è sempre il rischio che perdi di vista che cosa avresti voluto fare veramente da grande, ci vorrebbe un’ altra vita per riparare e per decidere di fare ciò che più ti piace. Con il senno di poi, mi sarebbe piaciuto essere una psicologa o un ‘ orafa…
Raccontati tra vita, lavoro e famiglia…
Mi sono sposata a ventidue anni, ero iscritta a pedagogia, ho fatto dei lavoretti, poi sono arrivate le figlie alle quali mi sono dedicata completamente…tutto qui. Ma poi ho cercato dentro di me qualcosa per esprimermi…
Come nasce, quindi, la passione per la bijotteria?
Da ragazzina, verso i tredici anni, lavoravo all’ uncinetto insieme a mia madre. Questa abilità nell’ uncinetto mi ha portato all’ abilità per la bijotteria. Intanto ho iniziato col fare decoupage per poi specializzarmi in pittura acrilica ad effetto materico. Ho anche partecipato a corsi di cake design, quindi devo dire che il mondo della creatività ha iniziato a bussare alla mia porta…Ho iniziato con il riempire di tele la mia casa ma poi ho voluto fare bijotteria, ho visto in internet, ho iniziato a scaricarmi persino la terminologia inerente alla lavorazione dei bijoux e altro e così ho iniziato ad aggiornarmi e a farmi conoscere. Così mi sono accorta di pensarla diversamente perché ho dato valore al lavoro delle mani, iniziando ad acquistare quella sicurezza che è ritornata a mio vantaggio, soprattutto nei momenti in cui ero tentata di lasciar perdere perché presa da dinamiche familiari. Posso dire che la creatività per me è stata una terapia, da qui mi sono avvicinata al metallo, in particolare al rame, all’ ottone e all’ alluminio…Creando poi forme con le mie mani. Poi c’ è sempre chi ti aiuta e nel mio caso, sono stata aiutata da un’ amica fidata che mi ha dato fiducia e con la quale ho avviato una collaborazione nel suo negozio Hera wedding e events. Qui realizzo particolari braccialetti con macramè per compleanni o feste di lauree accompagnate ai classici sacchetti portaconfetti.
Perchè hai scelto il nome Artumos per i tuoi bijoux?
L’ ho coniato insieme a mia figlia Simona che ha frequentato il liceo classico, difatti sembra un nome greco… Artumos creazioni è il nome dato alla pagina facebook e mi è piaciuto perchè evoca monili antichi, racchiudendo alcune lettere dei nostri nomi e iniziando comunque dalla parola arte.
Quali tecniche e materiali utilizzi?
Utilizzo pietre dure e pietre di resina, assemblandole ai metalli: rame, ottone, alluminio sono materiali poveri che si riscaldano fra le mani perché io stessa sento quel calore che trasmetto al metallo. Intanto occorrono lastre di metallo…la forma la ritaglio sul cartoncino, la passo sul metallo, prima batto con il martello e poi creo la forma con il Dremel e altri attrezzi e poi finisco la forma con le mani. Alla fine gioco con le pitture con le quali creo segni e macchie di colore…
Che cosa realizzi precisamente?
Realizzo perlopiù orecchini, sono i più richiesti, difatti anch’ io non esco mai senza orecchini, mi sento incompleta. Poi realizzo anelli, collane, ciondoli, bracciali anche in macramè con le pietre…
Altre passioni di vita?
La cucina, mi piace preparare torte di compleanno, mi piace ballare, fare sport all’ aria aperta, mi piace nuotare e mi piace il mare… Mi piacciono molto gli spazi aperti e il contatto con la natura, inoltre mi sto avvicinando allo yoga…
Che cosa è per te la creatività?
Per me la creatività è l’ espressione di ognuno di noi, è tutto ciò che hai nelle tue mani e nel tuo cuore, è ciò che non si riesce ad esternare a parole…
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti delude e che cosa ti fa star bene?
Mi deludono l’ ipocrisia e la falsità, la cattiveria gratuita perché sono una persona fondamentalmente buona e quindi non l’accetto. Dall’ altra parte mi piace stare sola con me stessa, guardare il mare che mi dà una sensazione di apertura, mi fanno star bene l’ amicizia, la generosità, e la disponibilità verso il prossimo.
Un tuo motto di vita?
Ritengo che la vita sia una danza, con i suoi alti e bassi, l’ importante è imparare a danzare…
Per info: cell: 347/ 4755621; pagina facebook Artumos creazioni
Intervista che mette in luce le capacità dell’artista, molto brava e creativa, autodidatta ed in continua ricerca di tecniche per poter creare nuovi lavori…. consiglio di visitare la sua pagina di FB
Danza con la tua arte , amplierai gli orizzonti della tua vita!
Un giorno mi chiama Rossella Oricchio e mi chiede di fare un intervista su ciò che creo,ma io in maniera educata e diffidente le dico che non sono disponibile.Dopo aver chiuso la telefonata penso alle sue parole e soprattutto attratta dalla sua voce empatica rifletto alla sua proposta fino al punto di mettermi in contatto con lei ed accettare la sua intervista. Ha saputo ritrarre la realtà della mia persona meglio di quanto avrei potuto descrivermi. Persona molto affabile e gentile. Mi piace molto il suo stile di scrittura. Rossella ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato e spero di poter avere altre occasioni di collaborazione future.
L’immagine di Antonella che scaturisce dall’articolo è assolutamente fedele alla realtà, al suo modo di essere, alla sua immensa sensibilità che, ora, trova espressione nelle sue splendide creazioni. Sarò di parte perché siamo amiche da molti anni e le voglio immensamente bene, ma vi assicuro che conoscerla è stato per me un dono della vita. Provare per credere❤️