Ho molto lavoro da fare oggi: ho bisogno di massacrare la memoria, trasformare la mia anima vivente in pietra poi insegnare a me stessa a vivere di nuovo (A. A. Achmatova).
Provare quel brivido, provarlo ancora, quel brivido che ti percorre la schiena quando all’ improvviso ti si para davanti il sipario di un tramonto che scende a mare. E quando il sipario si chiude, ti sembra di scendere insieme giù a mare a far affondare i tuoi pensieri per poi risalire più pulito, nuovo, coraggioso. Arrendersi alla vita vuol dire avere quella forza giusta di viverla, non è così male, è sinonimo di leggerezza, saggezza, di saperci fare…di imparare a conoscere alcuni meccanismi che possano tornarci utili. Una volta che la pelle si è inondata di sole e si è asciugata e temprata, ritorniamo a fare le nostre passeggiate in campagna e qui incontreremo i nostri passi nella terra e li ripercorreremo. Li ricorderemo e li ameremo. E così non avremo più dubbi perché avremo seguito le nostre tracce fino in fondo e saremo rimasti fedeli a noi stessi. Durante il cammino, incontreremo fango, terra, pietre e ci accorgeremo che non saranno le solite pietre ma pietre bagnate dal rosa dei tramonti. Pietre che sembrano parlarti mentre le prendi tra le mani e le lavori, pietre che comporranno di lì a breve la storia della tua vita. E sorriderai di un sorriso nuovo, e ti ricorderai dei primi giorni trascorsi nella tua terra ad inseguire il mare con lo sguardo fino all’orizzonte fino a ripulirti l’ anima. Ti sembrerà di viaggiare per un po’ con la fantasia mentre il vento ti solletica i pensieri e non resisti, non resisti proprio più, devi ritornare dove eri, su quello scoglio a guardare il mare e la tua terra che ti ha nutrito, allevato, educato. E le mani cominciano a tremare per timore, volontà, sogni rubati agli alberi e alla natura, cominceranno a muoversi e a seguire la testa che le guida. E sembrerà in un solo gesto di essere ritornato in vita ogni volta. Gianni Calò sente una passione e un amore, perché tutto è amore, per le pietre della sua terra che è quell’ angolo di paradiso chiamato Salento. Le sue discese e le sue risalite l’ hanno condotto sempre lì in quella campagna alla ricerca delle pietre più belle e di quel sole che colora le pietre vive, quelle che sembrano parlarti, salutarti ad ogni tuo passo. Sì, perché la natura offre tanto, rispetta e attende i nostri frutti con pazienza e premura. Non è che il ritmo della musica come quello della pizzica salentina che ti scorre dentro e va tutto da sé, mentre il corpo comincia a muoversi come rapito. Questo è un po’ ciò che capita a Gianni che è completamente preso dal suo sogno di quella pietra che lagrima e sanguina…Gianni Calò ha cinquantadue anni, è di origine salentina e vive a Tuglie, in provincia di Lecce. Forte è il suo legame con la terra alla quale è devoto, grato e dalla quale continua ad imparare. Gianni ha lavorato insieme a suo padre Tommaso che era un costruttore di muri in pietra. Tre generazioni si sono alternate nella sua famiglia, da suo nonno Nino a suo padre che gli ha trasmesso questa passione, deve a loro questa eredità solida e radicata come pietra. Per quindici anni di fila ha costruito muri, trulli, rivestimenti, poi il suo corpo si è bloccato per un problema motorio perché la fatica e il dispendio di energia erano notevoli ma Gianni non si è arreso perché dentro di sé sapeva di poter aprire una porta ed entrare. Difatti mosso da questa sua grande dedizione per il suo Salento, circa quattro anni fa, ha iniziato a costruire i primi trulli in miniatura e da poco anche edicole votive in pietra naturale e pietra leccese. Il Salento è pieno di passione e tradizione che ti calano dentro come un tramonto infuocato. Gianni, sempre più innamorato della sua terra, ha deciso di resistere, di combattere perché ti attacchi a certi luoghi proprio perché combatti. Senza senso del sacrificio, tutto è vano. Ed è proprio la pietra del suo Salento a dargli la carica giusta, un percorso lungo che si espande nella forza della traccia, in tutto ciò che è radici, cultura di un popolo e linguaggio. E Gianni ci racconta di essere innamorato anche dell’ entroterra salentino, passeggiando alla ricerca di questi monumenti che sono i trulli che ti guardano da lontano come da dentro a delle roccaforti, trasmettendo un senso di pace ed appartenenza. Ed è così che Gianni non arriva a sera se non sceglie la sua pietra perfetta, quella nata dalla terra e per la terra. E qui nasce la sua passione per le miniature in pietra, dai presepi salentini a “li curti”, spazi adibiti come ricovero per pecore e cavalli, soprattutto animali da cortile. La pietra della quale è particolarmente innamorato è la “petravia salentina”, una pietra calcarea, compatta, una pietra che spaccandola, ci si accorge che è umida, bagnata…E già questo di per sé sembra una fiaba posta in un quadro, in un presepe appunto o in una miniatura in pietra. Una pietra questa così ricca di humus da farti riconciliare con la vita. Strada facendo Gianni ha conosciuto anche il “carparo”, la pietra tufacea o leccese che assembla alla petravia, alla pietra naturale: da ciò nasce l’ incontro con il suo territorio, un atto d’amore dovuto. Gianni oggi appare una persona saggia, consapevole della strada percorsa e di ciò che gli spetta, una persona genuina ed autentica, nata e cresciuta tra le pieghe ondulate del suo mare e tra gli alberi secolari di ulivo. Tra quei trulli freschi d’ estate e caldi d’ inverno. Della pietra ha conosciuto ogni aspetto, la fatica come la libertà del creare, un po’ come la vita che ti prospetta il lato più duro e il lato più morbido e malleabile. Della pietra gli piace tutto, l’ odore come la pesantezza e le tecniche utilizzate. I suoi manufatti in pietra sono pezzi unici perché ogni pietra si lascia lavorare in modo unico, altrimenti il lavoro delle mani non avrebbe senso. E ci racconta come la sua macchia mediterranea era tutto uno scoglio affiorante dalla terra, terra che poi è stata bonificata ma anche trasformata. Gianni oggi dalla sua terra attende la sua lezione giornaliera, percorrendo strade nuove di campagna, alla ricerca delle sue pietre. Perché all’ inizio e alla fine di tutto, ci sarà sempre quella luce che colora le pietre…
Raccontati tra vita e lavoro…
Ho voluto lavorare subito, ho fatto l’ intonacatore, il piastrellista, ho lavorato in fabbrica ma devo dire che sono resistito poco in fabbrica… Mio padre è stato un costruttore, quindi ho lavorato insieme a lui per molto tempo. La mia famiglia ha avuto a che fare con le costruzioni in pietra… Anche mio nonno Nino era un costruttore… All’ inizio questo lavoro non mi piaceva molto, poi man mano mi è sorta dentro questa passione. Per quindici anni, ho costruito trulli, muri, rivestimenti, poi ho avuto problemi motori, mi si erano usurate braccia e schiena e alla fine ho dovuto smettere. Ma la passione mi è sempre rimasta ed è così che ho iniziato con le miniature in pietra.
Che cosa avresti voluto fare da grande?
Il musicista, esattamente il chitarrista…
L’ opera più bella che hai fatto finora?
Mio figlio Tommaso…
Come nasce dunque la tua passione per l’ artigianato e l’ arte in pietra?
Ho iniziato a fare i primi trulli in miniatura quattro anni fa, da qui il nome Petre.. in miniatura. Oggi realizzo anche edicole votive in pietra naturale e pietra leccese.
Che rapporto hai con il tuo territorio?
Adoro il mio Salento, l’ entroterra, il mare, la gente, le tradizioni come la pizzica… devo dire che è facile innamorarsi di questa terra, chi viene in vacanza ne resta subito affascinato.
Piatti tradizionali della tua terra?
Purè di fave bianche e le pucce salentine, tipici panini con le olive mature.
Le tue fonti di ispirazione?
L’ entroterra, camminare in campagna e trovare questi monumenti che sono i trulli…
Prossimi progetti?
Realizzo edicole votive, il presepe salentino, li “curti”, ricoveri in pietra per animali da cortile o le cisterne, recipienti grandi in pietra che raccolgono acqua piovana. Lavoretti di nicchia, lavoretti semplici ma più particolari, prima lavoravo con la pietra calcarea, la pietra naturale salentina, adesso vi assemblo il carparo, la pietra leccese o la pietra tufacea. Per le miniature utilizzo in particolar modo la pietra calcarea, una pietra che si trova in campagna, difatti mi capita di raccogliere sia pietre che funghi, l’ importante è trovare tutto in natura. Sì, perché mi piace l’ utilizzo naturale della pietra che il sole colora…
Che cos’è per te la pietra e che cosa provi quando la lavori?
La pietra per me è arte e passione, è vita. Sono devoto alla pietra, le mani vanno da sé e sento un’energia scendere dentro di me… Ho vissuto per tanti anni in mezzo alla pietra, mia piace la pietra, la sua pesantezza, l’ odore, le tecniche… Ci ho lasciato me stesso nella pietra , è parte integrante della mia vita, mi sembra di lavorare insieme alla mia terra, si crea una simbiosi con il Salento, sento di fare parte di una unicità. Quando creo, mi sembra di fare un puzzle, solo che le tessere non hanno né numero né posizione…
Come ti definiresti come uomo e come creativo?
Non sono duro come la pietra- sorride-, ma sono malleabile, sono sui generis, lunatico, alterno stati d’animo, mi piace il confronto, dico quello che penso, sono diretto ma anche pacifico, mi piace l’ armonia, sono sincero. Non tradisco per non essere tradito. Per il resto sono un creativo in continuo movimento, cerco di fare cose diverse, altrimenti non si può parlare di manualità e unicità.
Altre passioni di vita?
La pesca, le arti marziali, camminare in campagna e percorrere stradine nuove per recuperare le pietre…
Se potessi costruire in pietra sentimenti buoni e valori, che cosa ti piacerebbe mettere su?
Pace, serenità, un po’ più di sicurezza nel lavoro e minore precarietà di vita…
Un tuo motto di vita?
Prendo a prestito un’ espressione di Nietzsche: “La mia solitudine non dipende dalla presenza o assenza di persone; al contrario, io odio chi ruba la mia solitudine, senza, in cambio, offrirmi una vera compagnia…”.
Per info: cell: 347/ 6680168 ; pagina facebook Petre in..miniatura