Simona Nucci, qualcosa che brilla dentro

Simona Nucci, qualcosa che brilla dentro

Ognuno di noi dovrebbe imparare a scoprire e a tenere d’ occhio quel barlume di luce che gli guizza dentro la mente più che lo scintillio del firmamento dei bardi e dei sapienti (R. W. Emerson).

Un giorno  come tanti ti svegli ed è tutto cambiato dentro e fuori di te.  Non sai cosa fare, senti il ticchettio dell’ orologio che conta le ore,  i minuti, i secondi, ti giri e rigiri per casa ma non sei più la stessa. Perché hai perso l’ entusiasmo, hai perso dentro di te qualcosa che brilla.  Come se non vedessi più colori, come se non sentissi più il canto degli uccelli, come se il barlume incostante come una fiamma di una candela si avvertisse piano, quasi in maniera inconsistente. Per un attimo si resta disorientate, smarrite, ma poi, giorno dopo giorno, ci si analizza e si scopre pian piano il perché di tale black out dentro e fuori di noi. Si cambia, si cerca di adeguarsi, ma la luce resta sempre fievole. Allora qualcosa è veramente accaduto  soprattutto dentro di noi, qualcosa di nuovo che sembrerebbe irreparabile. Ce ne accorgiamo perché iniziamo a tremare, perché ci sembra che non circoli nemmeno quel filo d’ aria per farci respirare.  Ci sentiamo perse noi donne quando non riusciamo a capirci, quando analizzarci ci costa  ma serve farlo per consentirci di affrontare meglio ciò che ci si presenta davanti. Ma vere, coerenti e oneste quali siamo,  sappiamo di non poterne fare a meno. E così inizia un nuovo cammino fatto di sfide, discese, risalite. Questo per  cercare di arrivare alla parte più vera di noi, quella fatta di luce e spiritualità. Intanto si inizia   in un modo e poi nella vita ci si ritrova a fare tutt’ altro. Solo dopo tempo, solo dopo essersi dimenati come una farfalla intorno ad una candela accesa di notte, si riesce a fermarsi su quel fiore che ti ridarà poco alla volta ciò che la vita ci ha tolto.  E si sa, il giorno e la notte non sono da confondere, anche se può capitare che di giorno si può vedere la notte più buia… Simona Nucci ha quarantanove anni e vive a Mentana, in provincia di Roma. La sua è una storia semplice quanto significativa. Si è laureata  a suo tempo in ingegneria aeronautica per poi fare apprendistato presso i cantieri navali di Civitavecchia. Ma deludente  a dirsi, essendo una donna, non ha avuto troppe possibilità di emergere nel campo del lavoro e, come spesso può accadere, le cose non sono andate come sperava. Talvolta si tende a non far emergere chi non si vuole far emergere in un’ Italia in cui non sempre la meritocrazia esiste. Ed è ciò che più colpisce il mondo dell’ occupazione perché  si tratta di qualcosa che può segnarti profondamente. Perché poi le ripercussioni e i danni psicologici sono tanti e non sempre si riesce a reagire. Vuoi perché non sempre si ha la forza giusta vuoi per sfiducia nel genere umano, vuoi perché semplicemente si è stanchi di combattere. Le delusioni anche se ci accompagnano nel nostro percorso di vita non sempre sono facili da digerire… E così  Simona ha iniziato ad avere il suo periodo buio tanto da arrivare a provare depressione e attacchi di panico. Sensibile, riflessiva, sognatrice, si è trovata a fronteggiare anche le sue insicurezze emotive che sono scaturite in ansia e in quella sofferenza che passa per la psiche e arriva al corpo facendolo ammalare. Ed è così che si cerca di aggrapparsi  a qualcosa, ad un nuovo lato della vita, a qualcosa che viene fuori nel lungo scavarsi ed analizzarsi. A tratti ironica proprio per tirare fiato e ripercorrere così le tappe della sua storia personale, Simona ci parla della sua infanzia e soprattutto della fortuna di crescere con i suoi nonni. Racconta come fondamentale sia stato l’ incoraggiamento di suo nonno Antonio dal quale ha percepito amore e protezione sin da bambina e di come oggi, nei momenti di difficoltà, attinge proprio la forza dalle memorie passate. Un amarcord, una rievocazione del passato nostalgica ed ironica nello stesso tempo ma importante e preziosa per Simona proprio perché riesce a sentire dentro di sé quella spinta emotiva che suo nonno era solito infonderle.  Suo nonno che conosceva bene la sua sofferenza di bambina dislessica e che l’aiutava a leggere per darle quella fiducia in più che solo l’ amore di un familiare può darti. Così come ricorda la nonna Bernardina, attenta ricamatrice di abiti da sposa che ammirava così tanto persino da rubarli e tenerli un po’ con sé per poterne accarezzare perline e swarovski. Il vissuto viene fuori come una spugna imbevuta di emozioni e sensazioni uniche ed il passato, quello buono, non può che emergere al  momento del bisogno. Come un amico che ha da suggerirti il modo migliore per riprenderti e stare bene, così ciò che abbiamo vissuto è  come una miniera  da dove  poter estrarre quell’ oro che ci appartiene.  Forte di questo e fiduciosa nel poter intravedere qualcosa che brilla dentro e fuori di sé, Simona ha preso in mano quelle perline e ha iniziato a infilarle nelle sue creazioni e nei bijoux della sua fiducia che ha visto crescere ogni volta fino ad arrivare al mondo del soutache. Una tecnica affascinante quest’ ultima che scopriamo derivi dalla seicentesca parola ungherese “suitas” che significa traccia ornamentale, una sorta di passameneria a forma di cordoncino intrecciato. Una tecnica tornata in auge oggi anche grazie ad artiste e creative perlopiù russe e polacche. Ed è così che Simona ne è rimasta affascinata e a provato a realizzare i suoi bijoux in soutache. Un mondo che le ha permesso di avere a che fare con perline e  swarovski che tanto ha amato e ama, perfezionandosi  in questa tecnica molto suggestiva.  Simona riesce a mixare colori e materiali e amando tutto ciò che luccica, riesce davvero ad esprimerlo attraverso i suoi manufatti. Bijoux originali che le permettono di spaziare con i materiali e con la fantasia.  Intanto Simona deve ringraziare la sua voce interiore che l’ incoraggia ancora a proseguire e a fare anche della sua passione un possibile lavoro futuro. Perché non si sa mai che cosa la vita potrà riservarci e conviene comunque non spezzare quel filo, qualunque esso sia che ci tiene unite alla vita.  Basta vedere qualcosa che brilla e la vita potrà avere ancora quel senso, quella ragione e quella fiducia che vorremmo darle in un modo o nell’ altro. L’ importante è che sia un modo che si unisca a noi come in un filo di perle…

Che cosa ti sarebbe piaciuto fare da grande?

Devo ancora diventare grande, forse l’ingegnere…

Di che cosa ti occupi oggi?

Oggi lavoro soltanto ai miei bijoux…Ho lavorato  tanto nei negozi di abbigliamento, profumeria, negozi di alimentari. Mi sono laureata in ingegneria aeronautica nel ’96, poi ho fatto apprendistato presso i cantieri navali di Civitavecchia. Essendo donna non ho avuto troppe possibilità di realizzarmi in questo campo… Portavo caffè e spedivo posta ma non mi facevano emergere, da qui ho iniziato ad avere un periodo buio…

L’ esperienza più formativa della tua vita?

Crescere con i mie nonni è stata l’ esperienza più bella e formativa della mia vita. Sono nata dislessica, non è una malattia ma si incontrano varie difficoltà nella scrittura e nella lettura.  Mio nonno Antonio mi ha insegnato ad andare sulle montagne russe, – sorride- sì, perché, per me leggere era come andare sule montagne russe poi, negli anni sono migliorata perché sono stata aiutata. Anche il sacerdote mi invitava a leggere in chiesa per aiutarmi a superare questa difficoltà. Mio nonno intanto mi ha formata emotivamente, mi ha insegnato ad essere autonoma e più sicura di me, non lo ringrazierò mai abbastanza e lo porto nel cuore…

Come nasce la tua passione per i bijoux?

La mia passione è nata in un momento di disorientamento, leggevo delle riviste apposite per bijoux. Poi ho iniziato ad infilare le perline e a creare bracciali di perline per arrivare agli swarovski… In mezzo agli swarovski ci sono cresciuta, mia nonna Bernardina era una ricamatrice di abiti da sposa… Rubavo i corpetti degli abiti e facevo facce buffe davanti allo specchio, poi mia nonna si arrabbiava perché li toccavo con le mani sporche di marmellata o cioccolata… Ho iniziato così con il soutache da sei anni a questa parte, adesso sto provando il ricamo con paillettes e swarovski, vorrei far felice mia nonna…Devo dire che mi interessa particolarmente il ricamo goldwork. La creatività mi ha dato tanto a livello psicologico, più di quanto io posso dare alla stessa creatività…

Come definiresti il tuo stile?

Sono ancora in cerca di uno stile mio, cerco di trovare cose nuove, è importante essere aperti alle novità e provare a fare ciò che ti fa star bene…

Tecnica e materiali utilizzati?

Il soutache è la mia tecnica preferita perché mi permette di spaziare con molti altri materiali: swarovski in primis e perline, amo tutto ciò che luccica.

Prossimi progetti?

Mi piacerebbe organizzare dei corsi, quando impari delle cose vuoi metterle a disposizione degli altri. Anch’ io ho iniziato con un corso di Monica Vinci e con Julie Romero per quanto riguarda  i corsi sul goldwork.

Da che cosa ti  fai ispirare?

Mi ispirano gli stati d’ animo, i colori, il confronto con altre creative che ammiro tanto.

In che cosa ti ha cambiata la passione creativa?

Mi sento più tranquilla, mi ha insegnato ad essere più serena, più equilibrata…

Che cosa provi quando crei i tuoi manufatti?

Mi sento bene con me stessa, felice in quel momento, mi sento anche un po’ competitiva perché è sempre una sfida nuova… Non mi piace essere abbastanza, mi piace la perfezione. Mio nonno era un militare e mi ha insegnato la disciplina, devo anche a lui il fatto di non accontentarmi e di fare al meglio ciò che è nelle mie possibilità.

Altre passioni di vita?

L’ uncinetto ereditato da mia nonna, adesso lo sto applicando nei bijoux, realizzo anche borse all’ uncinetto, poi mi piace leggere, cucinare, viaggiare, scrivere…

Come ti definiresti come donna e come creativa?

Un’ irrazionale sognatrice come donna, diretta, concreta nelle cose della vita; come creativa sono maniacale, devo controllare che tutto sia perfetto…

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e che cosa ti rattrista?

Mi fa star male vedere la gente che non ha più dignità, bisogna  imparare a perdere  di tutto ma non la dignità personale, questa non si dovrebbe perdere mai, mi fa star bene invece vedere margini di miglioramento sia comportamentale che culturale.

Un tuo motto di vita?

Lascia volare i tuoi sogni!

 

Per info: cell: 349-8143456; Simona Nucci Designs

 

 

 

 

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